Caro Massimo, stavolta su Twitter non sono d’accordo…

1 dicembre 2011

Tra le cose che non cambiano nel tempo c’è la mia affezione verso la rubrica Contrappunti su Punto Informatico, che ormai leggo con piacere da anni. Massimo da sempre è un lettore attento dei fatti della Rete, che descrive e commenta con arguzia e sagacia. Tuttavia nei suoi Contrappunti di ieri, dedicati al dilagare di VIP su Twitter, ha sostenuto una posizione che non condivido.

Commentando il fenomeno, Massimo sostiene che

[...] su Twitter la penisola dei famosi, le star della TV e dello sport, i più conosciuti commentatori della vita pubblica, abbiano iniziato a fare sul serio, trascinandosi dietro una vasta schiera di ammiratori e curiosi che hanno iniziato anch’essi ad utilizzare la piattaforma [...]

Fin qui l’analisi mi sembra inappuntabile. Poi prosegue asserendo che

[...] Il successo di Twitter, a differenza di quanto è accaduto a Facebook, sembra passare attraverso una logica broadcast con una spruzzata di improbabile interazione [...]

E qui sono ancora abbastanza d’accordo. Seguono alcune considerazioni sull’evoluzione di Twitter nel tempo, da strumento di comunicazione personale e strumento di broadcasting informativo, che vorrei riprendere tra poche righe. La conclusione dell’articolo è però quella sulla quale sono in sostanziale disaccordo:

[...] “Twitter non è un social network”, con queste parole dai toni autoritari mi ammonisce da tempo la mia amica Mafe de Baggis. Sono d’accordo, finalmente, per lo meno da tempo non lo è più [...]

E da qui, in effetti, non sono più d’accordo… Perchè sono in disaccordo? Per vari motivi…

  • Cos’è un Social Network? Vale la pena ricordarlo: una rete sociale (si ok, in italiano fa meno effetto, ma tant’è) è costituita da insiemi di attori sociali e di relazioni definite tra tali insieme di attori. Gli attori sono i nodi della rete e sono collegati tra loro attraverso connessioni (archi) che possono essere orientati o meno.
  • Cos’è un Social Network Site? Nulla di più banale: è un sito la cui struttura è tale da facilitare gli utenti nella costruzione (o nell’esplicitazione) di reti sociali. Ossia di rapporti tra loro. Espressi di volta in volta come “amicizia” (Facebook è un SNS), “appartenenza ad una cerchia” (Google Plus è un SNS), “Rapporto Follower/Following” (Twitter, quindi, è un Social Network Site). Per un rapido approfondimento su come è strutturato il grafo sociale dei tre SNS citati, qualche tempo fa ho realizzato una semplice infografica alla quale si può fare riferimento.
In questo senso, dal punto di vista strettamente “topologico”, non mi sembra possano esserci dubbi sul fatto che Twitter sia o meno un SNS (peraltro nella redazione di questo post – scritto negli intervalli tra una riunione e l’altra –  mi sono accordo che Francesca Comunello ha ripreso il tema approfondendolo in maniera magistrale …ma d’altro canto la classe non è acqua).
Quindi, di cosa stiamo parlando?
Secondo me, di un malinteso significato del termine Social Network.
  • Le reti sociali non sono comunità (virtuali o meno). Reti e Comunità si comportano in maniera profondamente diversa. Le prime possono contenere le seconde, nelle seconde possono svilupparsi le prime, ma sono due cose diverse. O, almeno, esprimono due modi diversi di descrivere diversi aspetti delle dinamiche relazionali. L’impressione è che spesso si pensa alle une riferendosi alle altre, o semplicemente si considerano i due termini sinonimi. Nulla di più sbagliato.
  • Le reti sociali non sono strutture “democratiche” (o orizzontali). La difformità nella dimensione dei nodi in termini di connessioni entranti/uscenti è un elemento strutturale nei Social Network Site, destinato anzi ad amplificasi con l’aumentare della base degli utenti (il che è una diretta conseguenza della legge di potenza sulla quale si basa l’invarianza di scala introdotta da Barabàsi).
In altri termini, tornando a Twitter, ora che Twitter sta ampliando la sua base utenti si rendono evidenti difformità strutturali che nel momento in cui era popolato solo dei geek della prima ora (che allora si chiamavano nerd) non erano così evidenti. Mi rendo conto che questo può essere un trauma per i titolari di account con migliaia di follower conquistati con fatica in anni di duri tweet, che si vedono oggi superati dal Fiorello di turno che in pochi mesi li doppia di un ordine di grandezza, ma non capisco perchè il fatto che scali verso l’alto il numero di utenti delle “tweet-star” facendo ripiombare le “tecno tweet-star” nell’oblio della coda lunga (che si sviluppa così anche su twitter, il quale vede oggi al suo interno un suo mainstream) debba cambiare le regole del gioco.
Twitter era, è e rimane un SNS. …solo che gli hub ora sono più grandi. E non vengono dal nostro mondo. Pazienza per noi, ma penso che twitter possa sopravvivere al dolore di questo avvicendamento di tweet-star.
Certo, ha ragione Massimo quando dice che che è improbabile che le Star si mettano a rispondere a tutti gli utenti che le nominano, ma non è il coefficiente del tasso di risposta che fa di un Social Network un Social Network. Semmai farà di una Star una Star maleducata! Più seriamente: la “conversazionalità” può essere “una” caratteristica di una rete, ma non ne è certo una condicio sine qua non. E d’altro canto, la presenza di Star mute (o impegnate a parlare tra di loro) non impedisce alla coda lunga degli utenti di twitter di continuare indisturbata le sue conversazioni.
Anzi, forse dimostra proprio che Twitter è a tutti gli effetti un vero e proprio Social Network. Si sposta verso l’informazione piuttosto che verso la conversazione? Può darsi. Ma di questo sono sicuro che torneremo a parlare, magari via twitter…

Considerazioni Sparse , , ,

Operazione Open Government: dati aperti e App. Al via Apps4Italy

18 ottobre 2011

Chi mi legge da un po’ di tempo ricorda che meno un anno fa, assieme ad un gruppo di amici e colleghi, abbiamo dato vita all’Associazione Italiana per l’open Government. Il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura dell’Open Government nel nostro Paese. Di farlo attraverso azioni concrete ed attività finalizzate a supportare la nostra società in un percorso tanto importante quanto complesso da intraprendere, consapevoli di come non possa esistere un reale sviluppo dell’Open Government senza una vera e concreta apertura della Pubblica Amministrazione in tal senso.

L’Associazione, malgrado le tante difficoltà derivanti dal fatto che ognuno di noi è preso da mille impegni, si era posta obiettivi che al tempo in cui li abbiamo concepiti non esitavamo a definire molto ambiziosi.

Volevamo redigere un Manifesto. Lo consideravamo un passaggio fondamentale per tracciare i contorni di un concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile del quale troppo spesso si parla in astratto e che invece va sostanziato con una linea d’azione concreta. Volevamo redigerlo in forma partecipata: coinvolgendo istituzioni, privati, associazioni. Il Manifesto vide luce il 30 novembre scorso, in una conferenza che si tenne presso la mia Facoltà, a Roma.

Volevamo incontrare cittadini ed istituzioni in seminari, conferenze e dibattiti pubblici, per sensibilizzare sul tema attraverso il confronto. Per questo abbiamo organizzato incontri in eventi come la Social Media Week  di Roma, nella quale abbiamo inscenato un vero e proprio processo all’Open Gov; o durante il Forum PA, nel quale un insuperabile Claudio Forghieri ha condotto – di fronte ad una sala gremita – un interrogatorio serrato ad un panel di esperti in un incontro dal titolo Open Data: dalle parole ai fatti. E ancora, altri convegni a Roma, Bologna, Milano…

Volevamo fornire alle Amministrazioni delle linee guida per supportarle nel processo di liberazione e di apertura dei loro dati. Lo abbiamo fatto con la pubblicazione della Guida “Come si Fa Open Data: Istruzioni per l’uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche“. Una guida semplice ed operativa curata da Ernesto Belisario , Gigi CogoClaudio Forghieri ed il sottoscritto che è nata grazie alla partecipazione di molti tra i più autorevoli esperti italiani di Open Data.

Ma soprattutto volevamo coinvolgere le Istituzioni in un progetto concreto che promuovesse realmente l’Open Data nella Pubblica Amministrazione. Per questo immaginammo un contest, sulla falsariga di quelli realizzati in tante altre parti del mondo, che mettesse in contatto l’Amministrazione con il mondo degli sviluppatori, in cui questi ultimi sviluppassero applicazioni a partire dai dati liberati dalle prime. Con questo spirito è nato Apps4Italy, che ha visto il coinvolgimento diretto del Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, del Formez e di ForumPA, oltre che di un parterre rappresentativo delle principali realtà italiane che si occupano di Open Data. Non è stato certo facile (e non lo sarà nei prossimi mesi) ma il contest rappresenta un esempio virtuoso di come Enti pubblici, privati ed Associazioni possano lavorare assieme nella realizzazione di un’idea nell’interesse e per il bene comune. Anche questo, quindi, è stato fatto, e verrà presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa con i Ministri Brunetta, Brambilla e Gelmini. Conferenza stampa nella quale verrà presentato – oltre al concorso AppsItaly – anche il Vademecum “Open Data, come rendere aperti i dati delle Pubbliche Amministrazioni“, realizzato da un gruppo di lavoro composto – tra gli altri – da me, Ernesto Belisario e Salvatore Marras nel contesto delle Linee Guida per il Web nella PA curate dal Formez (ed anche questo è stato fatto…).

Insomma, ogni tanto serve guardarsi indietro per controllare il percorso fatto. In questo caso guardare a quanto abbiamo fatto nel corso dell’ultimo anno serve di stimolo per rinnovare l’entusiasmo da riversare in quanto ancora abbiamo da fare per il prossimo futuro. In passato dissi che raramente avevo trovato un gruppo simile per competenze, impegno, capacità di visione e spirito di collaborazione. Oggi posso aggiungere che in questo gruppo, dopo un anno passato assieme, ci sono alcuni di coloro che non esito a considerare tra i miei più cari amici. Grazie quindi ad Ernesto BelisarioAndrea CasadeiGianluigi CogoLuca De PietroGianni DominiciClaudio ForghieriCarmelo GiurdanellaSalvatore MarrasFlavia MarzanoGuido Scorza.

Considerazioni Sparse , , , ,

Twitter, uffici stampa e piccoli esempi di intelligenza collettiva

2 ottobre 2011

Come spesso mi accade, Venerdì scorso stavo facendo lezione. Questa volta ad un gruppo di professionisti di un ufficio stampa che si stanno avvicinando al mondo dei Social Network. Mi sono quindi trovato a parlare di Twitter e, per mostrare il suo funzionamento, ho spedito questo tweet:

Naturalmente alcune delle persone che mi seguono (e che seguo) hanno risposto con dei semplici – ma sempre utili – consigli. Rileggendo le loro risposte mi sono accorto che è sorto un bel decalogo a più voci, frutto di quella stupenda cosa che è l’intelligenza collettiva della rete, in grado di sviluppare processi di costruzione condivisa della conoscenza (cosa sempre più rara, tuttavia, con la frammentazione delle conversazioni che è conseguente alla sempre maggiore diffusione dei Social Network Site come Facebook e, appunto, Twitter).

Riporto quindi qui di seguito il decalogo, ad uso e consumo di quanti vogliano leggerlo in un contesto più “strutturato” del fluidissimo Twitter…

  1. Non incollare “paro paro” il titolo di un comunicato stampa, ma adattarlo alle potenzialità, allo stile ed alle regole di Twitter (Valentina Di Leo);
  2. Usare un linguaggio asciutto ed essenziale, visto che Twitter nei suoi 140 caratteri lascia passare solo pensieri “nudi e crudi” (Samuele Vinanzi);
  3. Non importare contenuti (solo) da Facebook (Luca Becattini)
  4. Twitter è come un puzzle: ognuno mette una tessera e il quadro d’insieme emerge spontaneamente (Damiano)
  5. Twitter è informazione in tempo reale: sfruttare questa caratteristica (Paolo Rinaldo)
  6. Giocare [NDR: con gli utenti, per creare engagement] (Framino)
  7. Bandire l’ufficiostampese dai Tweet (Antonio Rettura)
  8. Twitter è un do ut des di sintesi: l’impegno che ci metti a scrivere in 140 caratteri lo guadagni in rapidità di lettura (Gianfranco Andriola)
  9. Evitare di inondare l’utente di Tweet: cercare di trasmettere la personalità, piuttosto che il flusso (Alessandra)
  10. Il decimo è un consiglio di Tambu (al secolo Marco Cilia) che letto così come è stato scritto può sembrare un po’ iettatorio, ma vogliamo considerarlo un sano invito all’aggiornamento professionale! :-)
Grazie a tutti e dieci!

Considerazioni Sparse ,

Alcune riflessioni su PA e social network per la rivista eGov di Maggioli

22 settembre 2011

L’amico Claudio Forghieri qualche giorno fa mi ha chiesto di rispondere a due domande relative al rapporto tra Pubblica Amministrazione e Social Network per il canale YouTube InnovazioneTV della rivista eGov, di Maggioli (nel comitato scientifico della quale sono entrato da quest’anno).

Le due domande sono le seguenti:

  • cosa deve avere il sito di una PA per potersi definire “2.0″?
  • quali sono le principali considerazioni da fare rispetto al make or buy di soluzioni di social networking per una PA?
Il target è quello degli amministratori pubblici che vogliono avvicinarsi a questa tematica… Ogni domanda in realtà richiederebbe ben più dei 5 minuti impiegati per fornire una primissima risposta, ma mi piacerebbe avere le vostre opinioni in proposito!


Detto in giro , , , , , , ,

Innovatori Jam 2011: per disegnare insieme la mappa dell’innovazione in Italia

12 settembre 2011

Vuoi contribuire alla costruzione dell’agenda dell’Innovazione in Italia? Farlo è semplice: partecipa a “INNOVATORI JAM 2011”, iniziativa organizzata dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione che si svolgerà in Rete (all’indirizzo www.innovatorijam.it, hashtag:#ij11) dalle ore 8,00 del 13 settembre alle 24 del 14 settembre 2011.

L’evento – una vera e propria maratona di 40 ore – si propone di far convergere il maggior numero possibile di esperti, appassionati o semplici interessati intorno a 10 temi importanti per l’innovazione nel nostro Paese:

1. Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori
2. Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione
3. Start up, incubatori, venture capital
4. I ranking dell’innovazione
5. Accessibilità, apps e nuovi canali
6. Digital agenda: open data, cloud computing e banda larga
7. E-commerce & e-tourism
8. Il Codice dell’Amministrazione Digitale
9. Informazione e nuovi canali
10. Le Smart Cities del futuro

Ad animare i dieci forum sono state chiamate alcune delle realtà italiane più attive sui temi dell’innovazione, tra le quali l’Associazione Italiana per l’Open Government, della quale sono direttore.

Citando Ernesto:

La sfida è ambiziosa: definire, in 40 ore, gli obiettivi dell’agenda digitale di cui l’Italia ha bisogno; si tratta di un’occasione imperdibile per affermare l’utilità e l’urgenza di intraprendere politiche di Open Data in ragione dei benefici che ne ricaverebbero Enti, imprese e cittadini.

Il metodo, finalmente, è open, usa gli strumenti del Web e fa ricorso all’intelligenza collettiva.

La promessa degli organizzatori è che i risultati della discussione saranno portati all’attenzione dei decisori.

 Io sarò coinvolto nelle discussioni che riguardano l’Open Data. Tutti coloro che vogliono partecipare possono richiedere un invito all’indirizzo eventi@datagov.it

Considerazioni Sparse, Incontri , ,

Phishing su Twitter: Attenzione all’URL di Twitter!!!

31 agosto 2011

Come sapete su questo blog non mi occupo quasi mai di questioni prettamente “tecniche”, ma penso sia utile fare un’eccezione per un sistema di phishing particolarmente “virale” che si sta diffondendo in questi giorni su Twitter. Sistema che, a giudicare dai Direct Message che ricevo, sta “confondendo” anche moltissimi utenti esperti (o sedicenti tali).

In sintesi il sistema funziona così: vi arriva un Direct Message simile ad uno di quelli riportati qui sotto, inviato dall’account di un vostro follower:

Il messaggio è credibile ed invita a collegarvsi ad un link dove, presumibilmente, troverete il contenuto promesso.

Solo che invece che il contenuto in questione ci si trova di fronte a quella che sembra essere la schermata di login di Twitter.

I più accorti noteranno l’indirizzo diverso, ed eviteranno accuratamente di inserire le proprie credenziali.

I meno attenti, invece, le inseriranno. E forniranno così al “pescatore” tutti i dati necessari per entrare nel proprio account ed iniziare a mandare DM a tutti i contatti della malcapitata ed ingenua vittima.

Sembrerebbe inutile ribadire che non si devono inserire le proprie credenziali senza aver verificato di essere davvero collegati al sito giusto. Tutti i sistemi di Phishing sono uguali, e questo non fa eccezione. Eppure questo sistema sta mietendo  moltissime vittime “illustri” (ovvero presumibilmente esperte) e quindi, come si dice… repetita iuvant!

Considerazioni Sparse , ,

Direste che questa ragazza non esiste? La storia di Eguchi Aimi, Star “virtuale” …e per questo perfetta?

21 agosto 2011

Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull’Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star “virtuale” giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell’immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l’hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate?

Eguchi Aimi è una cantante giapponese del gruppo AKB48. È bella, brava e molto famosa (…in patria). Ma non saremmo certo qui a parlarne se non fosse per un piccolo particolare: in realtà non esiste. La bella star sedicenne, infatti, è un prodotto “virtuale” realizzato dalla sintesi dei tratti somatici delle altre cantanti del gruppo. A rivelarlo è stato il management delle AKB48, messo alle strette dal video di uno sponsor che mostra come Eguchi sia stata “prodotta” utilizzando il computer. Insomma: centinaia di migliaia di fan non si sono appassionati per una nuova giovane stella della musica giapponese, ma per un hard disk contenente i 150 gigabyte di dati che ne rappresentano la reale essenza.

Non è la prima volta che in Giappone si tenta la strada della star virtuale (un ologramma canterino di nome Hatsune Miku riempie da tempo gli stadi del Sol Levante), ma è la prima volta in cui lo si fa senza che i fan siano realmente consapevoli di emozionarsi per un avatar.

La bella Eguchi fa riflettere su quanto sia facile, oggi, alterare la realtà dei nostri limitati sensi grazie alle meraviglie della tecnologia. In un mondo in cui analogico e digitale si fondono, fisico e immateriale si confondono, virtuale e reale si integrano e si compenetrano in un gioco di specchi e di rimandi sempre più inestricabile, forse la bella Eguchi rappresenta la star perfetta. Realmente virtuale e virtualmente eterna.

Detto in giro , , ,

A Start (Radio 1), per parlare della crisi di Wikipedia e delle sue motivazioni

11 agosto 2011

Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è dichiarato preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales.

Personalmente ritengo invece che il calo dei collaboratori sia solo il sintomo del vero problema: non esser stati in grado di rinnovare l’interesse verso un progetto di importanza fondamentale (Wikipedia, con tutti i suoi difetti, è comunque l’esperimento di costruzione condivisa ed organizzata della conoscenza più articolato e significativo della storia dell’uomo).

Nell’era delle reti, Wikipedia ha mantenuto il suo approccio basato, più che su di esse, su un sistema di tipo prettamente comunitario. Qualche anno fa mi sono soffermato, sempre su questo blog, nel descrivere la differenza tra il concetto di comunità e quello di rete nella gestione delle relazioni online. Wikipedia, in questi anni, ha sviluppato una forte comunità di contributori. Tuttavia, nell’era delle reti, l’approccio individualistico che dai blog si è sviluppato nei social network site non favorisce un processo anonimo di “cessione” della propria conoscenza, che nelle comunità (virtuali come reali) dall’individuo fluisce nel gruppo. I Social Network consentono un processo di conferimento del valore individuale verso la comunità con un modello che consente di mantenere la visibilità del proprio apporto. Wikipedia, al contrario, lavora su un principio del tutto opposto. Per intenderci: chi conosce il nome di un autore dell’enciclopedia libera?

Ecco: questa in estrema sintesi ritengo sia l’origine del problema. Non sono i social network site come Facebook che stanno “rubando tempo” agli autori di Wikipedia, è quest’ultima che non è stata in grado di sfruttare e valorizzare quelle dinamiche sociali proprie delle reti che – lavorando su elementi come la reputazione – possano spingere le persone a collaborare.

Di questo tema parliamo oggi il 18 Agosto* alle 11.30 a Start, spazio informativo di Radio Uno, al quale sono stato invitato da Pietro Plastina. Se qualcuno di voi è d’accordo (o meno) con la mia visione dei fatti, sarò più che felice di portare anche il suo punto di vista in trasmissione!

* oggi sono saltate tutte le dirette per dare spazio a Tremonti e le sue comunicazioni in merito alla crisi finanziaria. L’occasione è buona per avere più tempo a disposizione per raccogliere i vostri pareri e portarli in trasmissione!

UPDATE: intervista fatta. L’audio lo trovate qui!

Considerazioni Sparse, Detto in giro , , , ,

Google Plus, Facebook and Twitter compared in an infographic (english version)

18 luglio 2011

Yesterday I made and published a simple infographic to compare the different ways in which Google+, Facebook and Twitter let the user build relationships and share contents.

One of the most interesting things I noticed in Google+, a truly differentiating characteristic, is the fluidity. Let’s make an example: I usually write in italian and speak with italian counterpart, and I do that on my blog, on facebook, on twitter, on friendfeed. The reason is that I’m italian and so are both the stakeholders I address and the context I live and work in.

That said, with Google+ something seems to have changed: in the last days several non-italian experts have added me to their circles. Probably this is partly because we’re still a few on Google+, and so it’s normal to pay attention to people with whom we wouldn’t usually interact. Anyway I think it’s important that Goolge+ promotes a fluidity and openness that other Social Network Sites did not make possible (at least in my case).

Yesterday some of my “new” contacts asked for an english version of the infographic. So, for this reason this blog sees his first post in English: the translated Infographic. Excuse me, blame Google!

(Click to enlarge)

French Versione here. Thanks to Yohanne Legrand!

In English (!) , , , ,

Google+, Facebook e Twitter a confronto

15 luglio 2011

Google+ è il tema del momento per chi si occupa di Social Network. In questi giorni sono rimbalzate in rete pagine e pagine di commenti, impressioni, critiche, descrizioni della piattaforma social di Google. Riuscirà a sbaragliare Facebook? Metterà alle strette Twitter? Quanto impiegherà a sviluppare un processo di integrazione con le altre applicazioni di BigG come la mail, il feedreader, la suite di office automation? E’ presto per dirlo. Sarà necessario, per dare risposte sensate, verificare come risponderà l’utenza (quella normale, non i geek!).

Ho ritenuto invece utile riassumere – per tutti quelli che me lo hanno chiesto – le principali differenze e le più importanti analogie tra Google+, Twitter e Facebook.

L’ho fatto ricorrendo ad una semplice infografica che riporto qui di seguito (per ingrandirla, cliccare sull’immagine). Spero vi sia utile!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerazioni Sparse , , ,