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Archivio per gennaio 2007

Diario di navigazione

28 gennaio 2007

bussolaa.jpgSarà per deformazione professionale, o perché ho poca memoria. Sta di fatto che prendo molti appunti. E malgrado aggregatori, sistemi di social bookmarking, nani, ballerine e tutti gli altri strumenti che il web 2.0 mette a disposizione, lo faccio anche quando vago per la blogosfera. E per questo ho pensato di riassumere, come in un vero e proprio diario di navigazione, la mia settimana nel blog. Non è né vuole essere (né potrebbe essere) una rassegna stampa del blog italico, ma semplicemente una riorganizzazione dei miei appunti, ove raccolgo le non rare scoperte e le tante cose che mi sorprendono, mi interessano, mi stupiscono e mi fanno riflettere mentre vago a volte perso – altre consapevole – nei rivoli dei post di amici e perfetti sconosciuti (…in sintesi: serendipity autoreferenziale…)


La settimana, ovviamente, è partita con gli strascichi dell’ultimo Barcamp. Innumerevoli le cronache che si sono susseguite sull’argomento (tra gli altri, Christian Conti ne fa un simpatico post, Giovy un dettagliato resoconto, Antonio LdF una serie di piccoli ma efficaci ritratti di blogger, Gaspar entra nel dettaglio dei singoli interventi, Lele si perde in ringraziamenti). Molto incisivo il post di Marco; solo Piero – fuori dal coro – ne parla male (o almeno non ne parla bene…). Ma di particolare interesse mi è sembrata la querrelle tra coloro i quali vogliono mantenere “incontaminato” da influssi ed influenze commerciali il “modello” del barcamp, quanti ci riflettono cogitabondi e quanti invece pensano che tale contaminazione possa essere positiva. Considerazione personale: qualcuno ha criticato Tombolini per la sua presentazione dell’e-book, ma tutti hanno bevuto il suo vino


Mettendo da parte le questioni “barcampistiche” la settimana è stata poi dominata dal filmato inviato da Antonio Di Pietro su YouTube. La storia e la sostanza sono note. I commenti contrastanti. Massimo Mantellini sostiene che la comunicazione istituzionale del Consiglio dei Ministri vada fatta per vie ufficiali, Antonio Sofi, al quale fa poi eco Giuseppe Granieri, gradisce invece l’idea del Ministro. Cosa ne penso? Al di là delle valutazioni politiche, non capisco perchè avere un blog sia considerata una cosa positiva, inviare un video su YouTube no. Mi chiedo, invece, se Di Pietro si sia reso conto della grana in cui si è messo… Ha promesso di commentare i Consigli dei Ministri: quello di venerdì scorso era molto delicato. Manterrà la promessa? E comunque, come lo farà? Come per i romanzieri, la prova del nove è al secondo libro. E solo dopo potremo dare un giudizio…


Si riapre il dibattito qulla validità delle “mappe” dei blog, e di quella di Nova in particolare. A farlo è Tony Siino, che nel suo Deeario ha pubblicato un post interessantissimo sull’argomento, seguito poi da Giuseppe Granieri.


Si è parlato molto, in questi giorni, del blog in qualità di protomedia. Simone Morgagni spiega in un suo post cosa si intende con questo termine.


Qualche tempo fa parlai del cambiamento nel mondo dei media. Ci torna ora il Blog di Reporters, per raccontare dei cambiamenti nella redazione del Los Angeles Times. Ancora una volta, ci si muove verso un approccio integrato tra on-line ed off-line. E addirittura questa volta a guidare sarà l’on-line.


Concludo con qualche “spigolatura“:



  • l’idea più divertente? quella di Catepol, con il suo post …sperimentale.
  • Il tormentone? il dilagare dei meme. Maurizio Goez continua con quello sulla pubblicità, e rilancia quello sull’innovazione di Pierluca Santoro (rispetto al quale sono ancora latitante).
  • La moda del momento? Naturalmente Twitter, raccontata da “Lady Twitter”, in arte Svaroschi e ripresa da un bel post di Massimo Mantellini.
  • Il post più toccante? questo, segnalato da Andrea Beggi.

Con questo, concludo il mio diario di navigazione. Fatemi sapere cose ne pensate!
Alla prossima!


Diario di Navigazione

La reputazione artefatta ha le gambe corte…

28 gennaio 2007

ArtN26_Falsari_bandadeglionesti3.jpgNon riesco ad entusiasmarmi di fronte ad alcune iniziative finalizzate ad aumentare la propria visibilità nella blogosfera italica.


Sia chiaro: è evidente che chiunque scriva un blog è contento di essere letto, che ognuno di noi è un po’ esibizionista e primadonna (altrimenti non si metterebbe in piazza con un blog) e che dietro la voglia di “evangelizzare” le masse c’è anche un po’ la voglia di essere riconosciuto dalle masse come il loro evangelizzatore.


Intendiamoci: credo che quasi tutti quelli che hanno un blog di quelli “autoreferenziali” (ossia che parla di blogosfera) finiscano più o meno spesso a controllare su blogbabel o technorati la loro popolarità e la famosa “posizione in classifica“. (“fenomenologia del blogger” potrebbe essere il titolo del mio intervento al Barcamp nelle Marche.. che ne pensate?). Io, personalmente, sono contentissimo quando qualcuno mi aggiunge in blogroll o quando parla di qualcosa che ho scritto. E credo che il mio atteggiamento sia comune a molti.


Ma attenzione: ritengo che la visibilità a tutti i costi sia una tendenza sbagliata, pericolosa e squalificante per chi la ricerca. La corsa al link sul blogroll deve avere un limite (autoimposto, ovviamente), altrimenti – semplicemente – gli indicatori di popolarità e di “reputazione” perderanno il loro valore (ammesso che ne abbiano). Intendiamoci, non parlo di limiti “esterni”, strutturali o tecnologici, ma di semplice buonsenso.


Mi spiego meglio con un paio di esempi: l’apripista (come al solito) viene dagli Stati Uniti. Poi qualche tempo fa un blogger nostrano (Pierluigi Ruotolo) ha messo in palio un Ipod per tutti quelli che avessero linkato il suo blog. Ed ha proseguito con altri contest regalando chiavette USB ed altri aggeggi. Nei giorni scorsi, Napolux ha messo in palio dei link sul suo Feed RSS per tutti quelli che parleranno sul loro blog della sua iniziativa. Almeno Napolux non spende nulla, e trae valore direttamente dal suo Blog. Entrambe le iniziative sono fatte nella massima trasparenza e sincerità, basandosi sul fatto che i link “sono la nuova moneta dei blog“. Non c’è nulla di immorale o scorretto in tali iniziative.


Ma il punto non è questo. Il punto è che così facendo viene inficiato il meccanismo stesso che rende “valido” il concetto per il quale la reputazione, e quindi la validità e l’autoreveolezza di un blog, si misurino in base al numero di link che lo puntano. Technorati non ha inventato nulla. L’idea della valutazione della qualità di un contenuto in funzione dei riferimenti che puntano ad esso è vecchia di anni ed è utilizzata anche dagli organismi internazionali per misurare il livello di innovazione di un sistema paese. A partire da quanti riferimenti si fanno agli articoli scientifici scritti dai ricercatori di un Paese, se ne misurano autorevolezza e capacità di innovazione (si veda, ad esempio, il sito del Cordis e strumenti come l’European Innovation Survey). Ora, se ci si mette a generare Link che non nascono da un riconoscimento di valore, ma da altre merci di scambio, è come se ci mettessimo a battere moneta falsa.


Ne parlavamo anche con Luca durante l’ultimo Barcamp. Personalmente, sono felice se Luca parla di un mio Post, ma francamente mai nella vita mi sognerei di acquistare un link a pagamento sul suo sito. E questo non perchè il suo sito non valga i soldi che chiede per il collegamento (anzi, Luca sa bene che gli ho suggerito più volte di alzare le tariffe!). Ma perchè chiedere un suo link a pagamento equivale ad ammettere di non avere cose abbastanza interessanti da dire da meritarlo gratuitamente (e per questo Luca – che ci vede lungo – non li vuole vendere a Blogger, ma ad aziende!). Se ci si pensa, è lo stesso principio per il quale i link “gratuiti” di google vengono percepiti come molto più significativi di quelli sponsorizzati.


Non sono i link ad essere la moneta di scambio dei blog. E’ l’attenzione. Se merito attenzione la conquisto. Se non la merito, tento di comprarla. Offire iPod è un modo diverso di comprarla. Ma l’attenzione non si compra. Al limite posso comprare un link.


Ora, lungi da me affermare che Napolux (che è nel mio feedreader) non meriti attenzione; spero che questo passaggio sia chiaro (soprattutto a Napolux :-) ). Ma ritengo fortemente che l’attenzione catturata a colpi di premi, concorsi e catene di sant’antonio, non porti realmente valore ad un blog. Certo, serve per far avere quei dieci minuti di notorietà che non si negano a nessuno ed a far scalare le classifiche di Technorati, ma non fanno necessariamente di un blog un buon blog. Peraltro, visto il funzionamento degli strumenti di valutazione, la gloria e la posizione in classifica sono pure di breve durata…


Le classifiche sono utili a rappresentare un fenomeno, le mappe a tracciarne i confini, ma sono le persone che determinano la qualità dei contenuti e dei loro autori. Luca, Massimo, Giuseppe e tanti altri non sono noti nel nostro piccolo mondo spesso troppo chiuso perchè hanno messo in palio chissà cosa, ma perchè hanno profuso impegno e dimostrato competenza negli argomenti dei quali parlano.


E voi, che ne pensate? Se siete d’accordo, fatemi un link!!! (…lo so, non ho resistito, dovevo dirlo!! :-) )


Considerazioni Sparse

Su TelePA parlo di blog…

27 gennaio 2007

telepa.jpgLa brava Alessandra Flora ha avuto il coraggio di intervistarmi per TelePA. Il tema centrale è stato quello del rapporto tra Pubblica Amministrazione e nuove tecnologie di comunicazione. In sostanza: come cambiano i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino con l’avvento delle nuove tecnologie, dei blog, del Web 2.0? A brevissimo, un post sull’argomento. Per il momento, l’intervista è qui

Detto in giro ,

Scommesse in salsa 2.0. E ora aspettiamo la censura…

26 gennaio 2007

logo_aams.pngAlessandro Guerra, il nostro tesista 2.0, mi fa notare che su Excite si parla di Gottabet, sito inglese dedicato alle scommesse in stile 2.0 (e ci mancava!). Com’è noto infatti gli inglesi scommettono su tutto, ma proprio su tutto. E con Gottabet si può scommettere su tutto. Ma proprio su tutto.

Il sito (che ovviamente riporta la dicitura “beta” ormai d’ordinanza affianco al nome) consente a tutti di pubblicare la propria scommessa definendone caratteristiche, quotazione e quant’altro. Non mancano un meccanismo di valutazione della reputazione del giocatore in stile e-bay, il pagamento con carta di credito e paypal, un sistema di tagging delle scommesse ed una strizzata d’occhio alla solidarietà (secondo me un po’ pelosa, ma a caval donato…) con la possibilità di donare in beneficenza parte delle vincite.

Mi chiedo quanto impiegherà la nostra efficientissima Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ad accorgersi di questo nuovo sito, ed aggiungerlo alla lunga lista di quelli già censurati.
Ah no, scusate, non si può parlare di censura, o di oscurantismo perché – come recita una “velina” del Direttore Generale di AAMS – il provvedimento “Non è oscurantista in quanto tende a non rendere accessibili i siti di quegli operatori che hanno deciso scientemente di “oscurare” – loro sì! – il sistema delle regole che ogni Paese democratico si dà e deve darsi per salvaguardare i consumatori, l’ordine pubblico ed il sistema competitivo”. E d’altro canto “…non è protezionistico in quanto ogni operatore che desidera entrare nel mercato italiano può già farlo con investimenti limitati, acquistando concessioni esistenti in Italia”. Infatti il problema non è evitare che si scommetta, ma farlo pagando la concessione governativa…

Io finché posso (ma tanto bypassare l’IP hijaking sarà abbastanza banale) una scommessa su Gottabet l’ho fatta (in noccioline). Chi partecipa?

Considerazioni Sparse , ,

Ieri al BarCamp

21 gennaio 2007

heisenberg.pngTutti di ritorno a casa al termine del primo Barcamp romano, il RomeCamp. Questo è il tema dei messaggi che viaggiano in Twitter da ieri sera (ok, avete vinto, lo ho installato. Ora però quelli che mi hanno convinto, mi aggiungano ai contatti!). Il BarCamp romano c’è stato, ed è finito. Tanti e simpatici i partecipanti. Quanto alle partecipant(esse) delle quali qualcuno ha parlato in un post di giorni fa, si è lavorato su un principio di qualità più che di quantità…


Molte le relazioni, e alcune molto interessanti. Alla fine ho preferito defilarmi, trovando più divertente girovagare da una sala all’altra che non preparare il mio intervento…


Lascio ad altri, più “barcampisti” di me, la telecronaca puntuale dell’evento, e mi limito a qualche considerazione…


Il clima. Come ho già detto di persona (credo ripetendomi ossessivamente, scusatemi…), ho respirato al Linux Club un’aria che non respiravo dai raduni che si facevano un decennio quindici anni fa, quando si parlava di BBS, di BlueBoxing, di NUI e di NUA (chi si ricorda almeno tre termini sui quattro citati vince una cena). Un fermento ed una vivezza che avevo dimenticato. E di questo non posso che ringraziare il Blog e la blogosfera, che a dire il vero mi hanno fatto ritrovare un entusiasmo nella ricerca del nuovo che avevo perso da tempo.


La qualità degli interventi. Come accennavo già a Antonio “live”, la qualità degli interventi è stata mediamente più alta di quella di consessi ben più paludati. Il livello di noia è stato pressochè nullo, cosa assolutamente inedita nei “convegni” ai quali a volte “tocca” partecipare. Un po’ sarà la formula, un po’ il clima, un po’ i partecipanti. Il risultato è comunque ottimo.


I voli pindarici della stampa. Leggete l’articolo su Repubblica e capirete cosa intendo… ahimè…


L’autoreferenzialità (non poteva mancare). Il tema torna sempre a galla e a riesumarlo, stavolta, è stato il bravo Vittorio Pasteris con un intervento interessante, forse a volte un po’ sopra le righe (ma fa parte della simpatia del personaggio). Non capisco perchè ci si stupisca del fatto che “i blog parlano di blog che parlano di blog“. A farlo, infatti, sono i blog di quelli che si occupano di comunicazione, e oggi il tema dei blog, per chi si occupa di comunicazione, è centrale. Tutto sommato la parte di blogosfera che discetta di se stessa è limitata, se confrontata con la blogosfera nella sua interezza. L’incidenza dell’argomento, quindi, mi sembra decisamente residuale! Se a questo aggiungiamo poi che secondo il buon vecchio Heisenberg (grazie Tony!) l’osservazione di un fenomeno non può che alterarlo, e che il fenomeno è rappresentato da noi che parliamo di cose che facciamo noi, un po’ di onanistica confusione mi sembra sacrosanta… Scherzi a parte, che un Network professionale discuta dell’argomento oggetto del proprio interesse professionale mi sembra sacrosanto, ovvio, scontato e – oltretutto – positivo. Nei blog sui cani si parla di cani, nei blog sulla politica si parla di politica. Nei blog sui blog si parla di blog. Ma va?


I badge con i nomi. Dovremmo trovare un modo diverso per appenderli, o usare laccetti più corti. Inevidabilmente ci si salutava guardandosi la pancia invece che la faccia, cercando di capire con chi si stesse parlando. Non è carino…


Vecchi e nuovi amici, e le loro facce. Ovviamente è stata una buona occasione per incontrare (vecchi) amici, ad alcuni dei quali è stato dato finalmente un volto. Lele non ho avuto modo di salutarlo perchè quando siamo andati via stava tenendo banco, Marco mi è sparito sotto gli occhi, Giovy ci ha abbandonato dopo averci gentilmente ricondotto alla mia macchina, ma visto che era in fitta conversazione lo abbiamo perso di vista ad un senso unico e lui non se ne è accorto. Antonio e Cristian spero siano abbastanza coraggiosi (o incoscienti) da accettare ancora passaggi con me al volante. Svaroschi è in parte colpevole della mia conversione a Twitter. Gaspar è stato una scoperta assoluta. Alessio mi ha tirato su il morale con il suo …sano ottimismo! :-) . Luciano mi ha detto che son stato provocatorio… Io?? ma quando mai!
Naturalmente ringrazio Antonio, che ha avuto la perversa idea di intervistarmi, e l’impagabile Luca, che mi ha guardato male quando ho provato a disertare la cena che si è rivelata poi uno spasso, dal cameriere in poi (e chi c’era sa a cosa mi riferisco…).


E naturalmente saluto tutti gli altri!


Incontri

Ci mancava solo il Made in Italy 2.0. Grazie Lapo!

16 gennaio 2007

lapo.jpgRifiuti l’omologazione di massa? Sei una persona libera, che non ha paura di essere se stessa? Bene. Allora sei un indipendente. Un vero beauty seeker che sceglie la bellezza a prescindere dalla griffe o dallo status symbol del momento. Perché l’indipendenza è un modo di pensare che trascende l’età, la nazionalità, la cultura, il sesso e la religione.


No, non è lo stralcio di una tesina malfatta in tecniche di comunicazione pubblicitaria. È il prodotto dell’illuminata mente di Lapo Elkann, che con queste pillole di saggezza si propone di promuovere il “Made in Italy 2.0”. Eh si, perché non bastava internet, con il web 2.0. ci mancava pure Lapo con il Made in Italy 2.0. Che poi ‘sto made in italy abbia un nome mezzo inglese (Italia Independent) poco importa. E se vuoi essere una persona indipendente che rifiuta l’omologazione di massa lo sai che devi fare? Comprarti Sever, che costa 1.007 euro, ma mica è un occhiale normale. No, troppo facile. Sever è un personal belonging. Un oggetto unico per uomini unici. È dai tempi d’oro di Denim che non leggevo idiozie simili. Ve lo ricordate l’uomo che non doveva chiedere mai? …la scuola è la stessa. Solo che – non so perché – stile, concept, realizzazione, politica di pricing (ma qualcuno mi spiega i sette euro?) e tutto ciò che c’è sul sito di Italia Indipendent mi dà profondamente sui nervi.


Forse perché i testi sembrano scritti da uno studente appena uscito da un master in scrittura pubblicitaria con troppe nozioni e poco cervello. Forse perché è irritante pensare che ci sarà senz’altro (perché senz’altro ci sarà) qualche minus habens che per sentirsi indipendente ‘sti benedetti occhiali se li comprerà pure. Forse perché concetti come indipendenza e libertà mi sembrano troppo elevati per associarli ad un paio di occhiali, anche se da mille euro. E perché – tutto sommato – questo vuol dire che un impiegato per sentirsi indipendente dovrebbe spendersi quasi tutto lo stipendio. E poco importa per il mutuo. Tanto passa Lapo e salda. Forse perché veder messo in mezzo il Web 2.0 mi fa immaginare il copywriter di cui sopra tutto contento, che corre scodinzolante da Lapo a dirgli che ha avuto una trovata geniale: “inventiamoci il made in italy 2.0, così colpiamo il target degli utenti internet con la solfa del web 2.0 e quelli si comprano tutti l’occhiale”. Forse perché non ho trovato nemmeno un articolo che non celebrasse Lapo il Redento in ginocchio o a braghe calate, posizioni abituali della nostra stampa quando parla dei cosiddetti “potenti”. Forse perché negli ultimi giorni dalla suddetta stampa prona ho visto elevato Lapo, del quale non voglio ricordare il passato perché sarebbe come sparare sulla croce rossa, a maestro di pensiero dello stile, dell’italianità e dell’imprenditoria. E se questa è la nuova immagine dell’Italia, forse erano meglio gli spaghetti e i mandolini. Forse perché è un sito che puzza di finto e di costruito nella struttura, nelle pagine, nei termini che usa. Così finti da essere evidentemente finti (e questo, per un pubblicitario, è un grave errore). Forse perchè tutto il sito – malgrado i riferimenti al Web 2.0 ed il fatto che faccia anche e-commerce – esprime un modo vecchio di fare comunicazione, superato dalle cose, dagli eventi e dai mezzi.
Forse perché preso dall’irritazione del momento ho perso ben 18 minuti a scrivere questo post, ma ormai è qui, e tanto vale che lo pubblichi.


Per la cronaca: non ho nulla contro chi spende mille euro per degli occhiali da sole. Ma se lo fa lasciandosi convincere dal sito di Lapo, allora è proprio vero che i soldi non necessariamente si sposano con il cervello.


Nota per Maurizio: credo che da questo post si evincano le risposte che cercavi! :-)

Considerazioni Sparse ,

1.000 battute per un blog!

13 gennaio 2007

mille.gifNon posso non rispondere a Luca, che mi ha carinamente coinvolto in un gioco: descrivere il blog in meno di 1.000 caratteri. Al quale aggiungo una piccolo livello di complessità in più: farlo in esattamente 1.000 caratteri.


Ecco i miei mille :-) :


1000 caratteri per parlare di blog. Anzi, per parlare della mia visione dei blog. Cosa dire in soli 1000 caratteri? Ora, poi, ne ho 884. Blog: infinito fluire di esperienze e cose dette fatte pensate provate vissute e infine scritte. Rigurgitate nella memoria collettiva della rete. Impossibile descrivere tutto ciò in solo 884 caratteri! No, non più! 661. Come fare per dire, in così poco spazio, degli inguaribili individualisti collaboranti, egocentrici altruisti della conoscenza, spinti a condividere da passione interesse divertimento entusiasmo calcolo gioco. Troppo poco spazio. Solo 413 caratteri per parlare del clima, da tempo dimenticato, di chi sperimenta, rinnova la comunicazione e così vive una rete che non è solo tecnologia. Come fare in così poche parole – 257 misere lettere – ad esprimere la varietà di temi e di argomenti che tratteggiano gli spazi della blogosfera, punto d’incontro di appassionati e professionisti, studiosi e studenti, tutti ugualmente entusiasti? Non posso.


Ora, Francesco, Stefano, Davide, Lele, Luciano, Andrea, Andrea, Filippo, Tommaso, Francesco, Karim, Miriam, Mauro, Andrea, Marco, Matteo, Matteo, Michele, Filippo, Antonio, Luca, Luca, Luca, Marco, Pierluigi, Riccardo, Stefano, Giorgio, Marina, Marica, Mary, Cristian, Emanuele, tocca a voi!


E, già che ci sono, chiederei la sua versione anche al mio amico dfc!


Considerazioni Sparse

Il viagra ucciderà l’e-mail?

12 gennaio 2007

spam.jpgUltimamente si fa un gran parlare di Web 2.0, 3.0, 4.0 e chi più ne ha più ne metta. Eppure oggi, come (un po’ troppo spesso) mi succede ultimamente, non sono riuscito ad inviare una banalissima e-mail.
L’SMTP dal quale spedivo la posta è finito in spam list. Risolto il problema cambiando il server SMTP, ne ho incontrato un altro: il server della posta in arrivo ha pensato bene di rimuovere l’allegato in formato ZIP in quanto potenzialmente pericoloso (malfidato!). Morale della favola, ho messo il file su un sito FTP. Peccato che il destinatario avesse la porta 21 bloccata dal Firewall aziendale. Mi è toccato spostarlo su un server Web. Ed alla fine sono riuscito nella titanica impresa.


Forse, a pensarci bene, con la motocicletta avrei fatto prima.


Le ricerche ci dicono che quasi il 90% delle mail sono spam. E d’altro canto basta guardare nella posta in arrivo per rendersi conto che dicono il vero. Oltre sessanta miliardi di messaggi al giorno sono spazzatura. E se questo da una parte vuol dire affari d’oro per le società che producono software antispam (Cisco ha acquisito IronPort per la modica cifra di 830 milioni di dollari) dall’altra vuol dire grandi perdite di tempo per gli utenti: tre minuti al giorno passati a cancellare la posta indesiderata equivalgono a diciotto ore l’anno trascorse ininterrottamente sul tasto CANC per eliminare viagra, cialis e promesse di “guadagno facili con pochi tempo”.


Ma forse questo è il male minore. Le aziende infatti si difendono. E lo fanno con filtri antispam, sistemi euristici di riconoscimento delle mail non richieste, liste di proscrizione di più o meno incolpevoli server SMTP. E magari, per combattere pure i potenziali pirati (non si sa mai) schierano batterie di arrabiatissimi firewall. Il risultato è che nella migliore delle ipotesi il messaggio inviato torna indietro come non recapitato, ma nel peggiore (e non infrequente) dei casi, non viene recapitato ed al mittente non è comunicato alcunchè.


Morale della favola: oggi per avere la certezza che l’e-mail sia stata recapitata, ci tocca telefonare al destinatario. Evviva.


E poi parliamo di web 6.0…

Considerazioni Sparse ,

Blog: Questo sconosciuto. Tristi esperienze nella PA

7 gennaio 2007

tristemavero.jpgAtto Unico. Scena Unica.


















Personaggi:

L’Assessore alla Comunicazione



Il Consulente Esterno



L’”Esperto” del Comune



Lo Stagista



Il Segretario dell’Assessore alla Comunicazione







Contesto: Un grande Comune Italiano. Assessorato alla Comunicazione. Un pomeriggio di fine Dicembre. Riunione informale con l’Assessore alla Comunicazione.


L’Assessore
[...] …e quindi, come le dicevo, mi piacerebbe, per il 2007, inaugurare una modalità nuova di comunicazione tra il Consiglio Comunale ed i cittadini…


Il Consulente Esterno
Cosa intende per “nuova”?


Lo Stagista
prende appunti…


L’Assessore
mha… diversa da quelle che abbiamo; l’URP, l’Ufficio Stampa… Vero Tiberio?
(Tiberio è l’esperto del comune nelle tematiche attinenti la comunicazione – consigliere dell’Assessore)


Tiberio (L’esperto del Comune)
(come svegliato da un bel sogno)
eh? si si! una modalità nuova!


L’Assessore
mi piacerebbe poter parlare direttamente ai cittadini, senza troppi filtri istituzionali, consentendo loro di esprimersi e magari dire la loro, vero Tiberio?


Tiberio (L’esperto del Comune)
si si! Dire la loro!


Lo Stagista
prende appunti…


Il Consulente esterno
Avete pensato a un blog?


Lo Stagista
Alza la testa incuriosito, smettendo di prendere appunti. Si legge speranza nei suoi occhi…


L’Assessore
(leggermente sorpreso, ma da buon politico si riprende subito)
Un che? un blob? ehm… bhè… si… vero Tiberio?


Tiberio (L’esperto del Comune)
(preso in contropiede, le mani sudate)
si si! Come no! Un Blob!


Il Segretario dell’Assessore alla Comunicazione
(dal fondo dell’ufficio, stava leggendo il giornale)
ah si un blog! Con Internet!! Ne ha uno anche mio figlio! per il Karate! Ci parla pure con la fidanzata, sa, usano sky! Si risparmia!


L’Assessore
Certo, via Internet! è un sistema innovativo! Abbiamo bisogno di mostrare che la nostra amministrazione si muove con i nuovi strumenti di comunicazione. Abbiamo anche la pagina Web del nostro assessorato! Dov’è, Tiberio?


Tiberio (L’esperto del Comune)
(completamente in confusione. Agitandosi sulla sedia)
eh? Sissi! la pagina Web! è su Internet! con Explorer!


L’Assessore
Quanto costerebbe un blob?


Il Consulente esterno
ehm… magari parliamone dopo Natale…


Lo Stagista
(riabbassa la testa. Visibilmente abbattuto)



(…continua …forse)

Considerazioni Sparse

Ashley: bambina per sempre grazie alla tecnologia

5 gennaio 2007

_42412327_ashley_203.jpgÈ ancora vivo nei nostri occhi il ricordo degli occhi lontani ma mai spenti di Piergiorgio Welby che combatte la sua battaglia per la morte, che un’altra storia si impone alla nostra attenzione, riaccendendo il dibattito sulla bioetica, sull’accanimento terapeutico, sui nuovi scenari posti ed imposti dalle tecnologie applicate alla medicina.


È la storia di Ashley.
Ashley è una bambina.
Ashley è una bambina celebrolesa.
Ashley è una bambina che rimarrà tale.


Non soltanto perché le sue capacità mentali, a causa della malattia, sono e rimarranno quelle di una bambina di tre mesi, ma perché anche il suo corpo rimarrà bambino per sempre. E questo non a causa della malattia, ma per precisa volontà dei genitori. Le sue ghiandole mammarie sono state rimosse, l’utero è stato asportato, una ingente dose di ormoni è stata immessa nel suo corpo per bloccarne la crescita.


Le numerose operazioni e le cure ormonali alle quali è stata sottoposta non sono connesse alla patologia della quale soffre. Ashley è stata mutilata degli organi sessuali ed inibita nella crescita per “migliorarne la qualità della vita”, a detta dei genitori.
La notizia è apparsa ieri sul Times ed è stata ripresa dalla BBC, da Wired (che parla di “bodyhack”) e da numerose altre testate. La storia è quella di una bambina di nove anni (sei secondo il Times, ma poco importa) affetta da una grave forma di encefalopatia e per questo incapace di parlare, camminare, nutrirsi da sola.


Rimanendo una bambina – hanno detto i genitori – Ashley avrà meno probabilità di contrarre diverse malattie. La rimozione dell’utero implica che non subirà mai i disagi del ciclo mestruale; la rimozione delle ghiandole mammarie annulla il rischio di tumore al seno”. “Inoltre in questo modo - affermano – ci sono minori rischi che la “bambina” Ashley subisca inerme delle violenze sessuali da parte di futuri possibili “assistenti”. C’è da chiedersi se quegli assistenti dei quali parlano i genitori di Ashley, pronti a stuprare una donna celebrolesa, si fermerebbero di fronte ad una bambina celebrolesa.


Ovviamente, le critiche non sono mancate. Il dubbio che i genitori abbiano seguito questa strada per rendere più semplice la loro vita piuttosto che quella di Ashley è forte. In effetti un corpo piccolo è più facile da gestire di un corpo grande. È anche vero che il corpo di un bambino malato spesso ispira tenerezza, mentre il corpo di un adulto malato a volte ispira pietà, per non dire di peggio. Il corpo di un bambino inoltre – affermano gli stessi genitori – può essere spostato più semplicemente.


Ma c’è un particolare: non è con un corpo che abbiamo a che fare in questo caso, ma con una persona.


I genitori si difendono sostenendo che il loro unico interesse è il bene della loro “bambina”. E lo fanno anche attraverso un blog dedicato a quella che è stata definita “La cura di Ashley”. Il blog è stato aperto il primo gennaio di quest’anno, a seguito della pubblicazione della Cura di Ashley su di una rivista scientifica. In due giorni i commenti presenti nei post sono oltre 350. Le accuse si perdono nelle manifestazioni di solidarietà.


La serie degli interventi ai quali Ashley è stata sottoposta è stata vagliata ed approvata da un comitato etico. Il Dr. Douglas Diekema dell’Università di Washington, membro del comitato, secondo la BBC pare abbia affermato che l’OK alla Cura di Ashley dipenda dal fatto che i genitori della bambina siano riusciti a convincerli che le operazioni sarebbero state effettuate realmente nell’interesse della bambina stessa: “rimanendo piccola, sarà molto più semplice per loro continuare a fornirle le cure e le attenzioni delle quali ha bisogno”.


Non voglio giudicare ciò che è già stato giudicato da un “comitato etico”, non voglio chiedermi quale etica e quale morale stiano guidando il comune sentire, non voglio spendere ulteriori parole per interrogarmi su quali saranno le nuove scelte che ci verranno imposte dallo sviluppo delle tecnologie. Non è questa la sede, non è questo il contesto. Ma di questo passo mi chiedo quando qualche genitore amorevole penserà bene di amputare le gambe al proprio bambino non vedente, per evitare che da grande possa sbattere contro un muro…

Fuori dai denti