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Archivio per gennaio 2007

Blog o non Blog: è questo il problema?

3 gennaio 2007

rete blog.jpgTony Siino ha scovato un interessante post di Michael Arrington nel quale si torna sul tema della “natura” dei blog. L’oggetto del contendere, questa volta, è la presenza dei commenti.
In sintesi: un blog, per definirsi tale, deve consentire ai suoi lettori di lasciare commenti?
Michael Arrington ha lanciato un sondaggio dai risultati eloquenti: su quasi 3.000 voti registrati al 2 di Gennaio, poco meno del 30% degli utenti ritiene che senza commenti un blog non possa definirsi tale; gli altri li ritengono comunque utili o molto utili.


Al di là della modalità quantomeno discutibile di porre la domanda, ritengo che il tema sia di rilievo. Capire cos’è un blog non serve tanto a sapere se quello di tizio o quello di caio possano o meno definirsi tali, quanto a comprendere le potenzialità intrinseche del mezzo. E sfruttarle al meglio.


Curiosare su Google per vedere le definizioni di blog non è molto confortante. Un minimo comun denominatore sembra essere la presenza di “notizie” (o comunque riflessioni) pubblicate in ordine cronologico inverso (come giustamente dice Tony). E possibilmente arricchite da commenti.


Tutto qui? Personalmente ritengo di no.


Il fatto che vi siano o meno i commenti, o che vi sia un paginone lungo lungo lungo piuttosto che una sola paginetta non possono essere gli unici elementi connotanti di un blog. Altrimenti siamo diventati tutti matti, a perder tempo tra classifiche, autoreferenzialità e compagnia cantante.


Penso invece che il blog – per esprimere al meglio la sua specificità – non possa essere considerato in maniera avulsa dalla blogosfera nella quale è inserito.
In altri termini il blog è tale solo se inserito nel suo contesto. Il blog è un prodotto dell’intelligenza collettiva (o intelligenza connettiva, come la definisce De Kerckhove). Quindi cessa di essere blog quando – proprio come un neurone – non è connesso attraverso le sinapsi agli altri neuroni.
E queste sinapsi non sono altro che i trackback, piuttosto che i servizi come Cocomment o anche il banale Technorati, che collegano i blog tra di loro dando vita alla blogosfera. Tecnologie, servizi e strumenti che fanno del blog qualcosa di ben diverso da un paginone commentato.


I commenti arricchiscono un blog. È evidente e ne sono convinto. Ma non credo che ne siano l’elemento connotante. Se dovessi immaginare un fattore discriminante per dire “questo è un blog, questo no”, indicherei altri elementi.



  • In primo luogo la presenza di un Feed RSS che consenta di veicolare i contenuti rendendoli “visibili” nei sistemi di indicizzazione (Technorati, o Google Blog Search ad esempio) e negli aggregatori.
  • In secondo luogo la possibilità di effettuare trackback ai post, che permette di sviluppare reti dinamiche di relazioni tra i blog su tematiche specifiche.

Tutti quegli elementi, insomma, che spostano il blog dalla dimensione individuale (e – mi si permetta – vagamente onanistica) ad una dimensione collettiva, che richiami i concetti di rete già descritti pochi giorni fa.

Considerazioni Sparse

Apologia dello Sviluppatore

2 gennaio 2007

aleale.jpgSe state leggendo questo post la colpa non è mia. La colpa è di Alessandro Di Cicco. Alessandro Di Cicco è un Amico (di quelli – pochissimi – con la A maiuscola). Alessandro Di Cicco è il mio “socio” (e le virgolette sono quanto mai importanti). Alessandro Di Cicco è uno di quei rari personaggi ai quali basta guardare male un PC per farlo spaventare ed autoconfigurarsi.
Di quelli che per fare un’addizione realizzano una calcolatrice scientifica e per tenere la contabilità fanno un sistema di gestione delle finanze personali da far rabbrividire Microsoft Money. Avete presente quelli che per non dover perdere tempo a capire come funziona un programma se lo riscrivono? Ecco, questo è Alessandro Di Cicco. In sintesi: uno sviluppatore.


Ma non uno sviluppatore “normale”. Uno sviluppatore appassionato. Ed è una differenza fondamentale.


Ritengo infatti che esistano due “categorie” di sviluppatori software. Quelli “normali” e quelli “appassionati”. I primi possono essere dei bravi (magari ottimi) professionisti. I secondi invece sono dei veri e propri artisti. E non uso il termine impropriamente. Intendo dire proprio artisti, come i pittori, gli scultori, i compositori. Solo che invece di usare un pianoforte, usano la tastiera (…quella qwerty).


Per Benedetto Croce l’arte è “intuizione lirica”, in quanto costituita da un’unità indissolubile di contenuto e di forma. Ecco, nelle realizzazioni di alcuni sviluppatori, quelli che oso chiamare artisti, vedo tanto l’intuizione che il lirismo. L’intuizione della soluzione tecnica, ma anche il lirismo della modalità esecutiva, tanto più enfatizzato quanto più nascosto. E non può che essere nascosto il lirismo celato nel codice, e quindi invisibile agli occhi dei profani.


Ma non riesco a spiegarmi diversamente se non con il sentimento la tensione degli Alessandro Di Cicco (promosso a vera e propria categoria filosofica) verso un vero e proprio gusto del bello. Un bello che si esprime con la capacità di vedere nei sorgenti armonia, fluidità, grazia. Un codice fatto male – anche se funzionante – va rifatto. Una funzione inelegante, anche se efficace, va riscritta. È il concetto del “bello in sé”, che li avvicina agli artisti. Un bello comprensibile solo dagli iniziati; quelli che riescono a vivere in un bel codice le stesse sensazioni (le stesse emozioni?) che proverebbero di fronte ad un bel quadro, ad una bella musica, ad un bel balletto.


Ok, potevo scegliere un modo un po’ più diretto per ringraziare Alessandro di avermi messo su il blog… ma tant’è…


(Ale, ho solo questa di foto, se me ne mandi un’altra potrei anche sostituirla :-)

Considerazioni Sparse ,