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Archivio per febbraio 2007

Professional blogging, tra adsense e masochismo…

9 febbraio 2007

dollaro.jpgSi parla spesso – ormai – di “professional blogging”, ossia della possibilità di fare del proprio blog uno strumento in grado di produrre reddito.

Personalmente non intendo neanche lontanamente considerare il mio blog come una fonte diretta di guadagno, ma non ho assolutamente nulla in contrario rispetto al fatto che altri lo vogliano e lo possano fare.

Il problema, a mio avviso, è piuttosto il modo – paradossale – attraverso il quale si tenta di farlo. Perché paradossale? Semplice: per la modalità con la quale si vuole trarre valore dal blog. É per lo meno curioso, infatti, che il guadagno sia direttamente proporzionale alla perdita d’attenzione degli utenti nei confronti dei contenuti del blog. In altri termini, più gli utenti lasciano il sito, più si guadagna. Eh si, perché in fin dei conti questa è la base del funzionamento di strumenti come AdSense. Maggiore è il click-through maggiore è l’income da esso prodotto.

Come dire: andatevene dal mio sito, che mi conviene.

  • Dal punto di vista della trasparenza della comunicazione, non ne faccio una questione di morale o di principio, se non nel caso di quei blogger che spargono sapientemente gli ads di google in maniera tale che l’utente inesperto vi clicchi per sbaglio (vero Robin?). È vero, negli ads è scritto che sono – appunto – “ads by google”, ma quanti utenti sanno cosa voglia dire “ads by google”? Mi sembra tanto quella correttezza un po’ pelosa degli “autminconc” dei quali ci parla Mauro.
  • Dal punto di vista dell’efficacia della comunicazione, mi pare evidente che – considerando i blog come strumenti di comunicazione orientati al dialogo diretto con l’utenza – l’idea di guadagnare cacciando via gli utenti con un improvvido click non mi sembra proprio la scelta più azzeccata possibile.
  • Dal punto di vista della sostenibilità del modello, ho l’impressione che i blogger italici, visti i numeri sui quali possono contare (per la lingua, non certo per la qualità dei contenuti), abbiano ben poche speranze di realizzare guadagni significativi con le tariffe di Google… Soprattutto in considerazione del fatto che – come afferma Marco – con i proventi della pubblicità di google spesso ci si paga appena il caffè…

In conclusione, senz’altro il professional blogging può essere una prospettiva per qualcuno, ma forse il modello è ancora da identificare…

Mi piacerebbe, a tal proposito, da una parte sapere cosa ne pensano Marco, Luca, Gianluca, Francesco, Pierluca e gli altri che gli annunci di google li implementano (anche se nessuno per fortuna “alla Robin Good“) e dall’altra il parere di Antonio, Mauro, Maurizio, Gaspar, Titti, Nicola, Roberto e quanti invece non li hanno (ancora?) inseriti nei loro template…

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Considerazioni Sparse

Tra SIAE e petizioni la soluzione statunitense: il Fair Use

6 febbraio 2007

lisasimpson.jpgLa SIAE è una vergogna nazionale. Lo dico e lo sottoscrivo. E non perchè sia contrario a priori al concetto di diritto d’autore, che anzi sostengo e ritengo fondamentale. Ma perchè credo fermamente che le modalità di funzionamento della “Società Italiana Autori ed Editori” siano assolutamente inadeguate a quelle che sono le realtà odierne in tema di right management. Quello che è successo in questi giorni a Galavotti è solo l’ultimo esempio di quanto a volte si possa essere beceri nell’applicazione pedissequa del diritto e delle regole. E non perchè io ritenga almeno un po’ strano che oggi copiare un DVD sia penalmente più rilevante che non passare sopra ad un pedone sulle strisce, ma perchè tali regole sono state applicate ad un sito evidentemente dedicato all’istruzione. E sono ormai moltissimi i paesi civili che sono in grado di comprendere le differenze tra l’uso di materiale protetto da copyright a fini di lucro (o di profitto, vabbè) e l’uso di tale materiale a fini didattici. La nostra beneamata SIAE, evidentemente, non è in grado di farlo, o non vuole, o non le importa nulla. Ma tant’è.

L’uso di materiale protetto da copyright a fini didattici negli Stati Uniti si chiama Fair Use ed in molti paesi anglosassoni o di cultura anglosassone (Inghilterra, ma anche Canada, Australia, Nuova Zelanda, ecc…) si chiama Fair Dealing.

Il concetto è semplicissimo: chi vuole utilizzare materiale protetto da copyright in un contesto didattico può farlo, purchè l’obiettivo di tale utilizzo sia effettivamente quello di svolgere attività didattica. Tale approccio nasce focalizzato sulla didattica d’aula, ma sono diverse le interpretazioni che lo estendono alla didattica on-line. E comunque, prima ancora delle leggi dovrebbe bastare il buonsenso. Buonsenso che – evidentemente – alla SIAE è mancato e continua a mancare.

Meditiamo gente, meditiamo…

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Considerazioni Sparse

Secondo diario di navigazione

5 febbraio 2007

bussolaa.jpgQuesta settimana sono due gli argomenti che hanno infiammato le tastiere dei blogger nostrani: l’uscita del nuovo Windows Vista e – ahimè – la nota vicenda di Silvio Berlusconi e consorte.


Tra i primi a parlare del lancio del nuovo Sistema Operativo di zio Bill è Downloadblog (qui e qui), con tanto di video con le novità principali. Seguono poi con interessanti interventi Giovy, che si è perso la presentazione Microsoft; Mantellini che invece la descrive; Marcello che – cosa rarissima tra i Mac User – si annota le funzioni di Vista che vorrebbe vedere in Mac OS X; Cristian, con un interessante post su come installare il Sistema Operativo in versione Upgrade su una macchina vergine; Matteo che fa notare come l’interessante caratteristica del riconoscimento vocale nasconda simpatiche insidie e tanti altri.


Della serie “i panni sporchi vanno lavati in piazza”, sembra che neanche i blogger – che si sono rivelati in questo preoccupantemente simili al mainstream – abbiano potuto fare a meno di parlare della lettera di Veronica Lario a Silvio Berlusconi e della relativa risposta. Antonio Il redivivo Enrico (come specifica Antonio di Webgol :-) ) ci dice che è giornalismo, ma io mi chiedo che giornalismo. Visti da Lontano ci racconta che il Guardian si domanda se non sia una trovata dell’allegra famiglia Berlusconi per garantirsi un po’ di copertura mediatica ma questo – a parer mio – è sconfessato dallo strano silenzio stampa delle reti mediaset che ci fa notare Wittgenstein. Ma i post più interessanti sono due: ancora Visti da Lontano, che segnala una divertente riscrittura della lettera berlusconiana alla moglie a cura del Times, ed un commento di Tony Siino che nella sua lapidarietà credo vada ben oltre di mille sproloqui discettanti sul fatto dal punto di vista mediatico, sociologico, psicologico, semiotico e chi più ne ha più ne metta.
Al di là dei commenti, ci troviamo di fronte all’ennesima prova che se uno qualsiasi dei nostri tanti “VIP” dice qualcosa – qualsiasi cosa – trova sempre una stampa più che disponibile a fargli eco. Tanto per evitare di parlare di cose serie.


Sul tema dei media questa settimana segnalo un post di Luca, che ci racconta come alcuni grandi gruppi editoriali internazionali stiano profondamente rinnovandosi e – per contro – quello di Carlo su Reporters, con una semplice quanto inquetante domanda che vi consiglio di leggere. Sempre sul tema dei media, Antonio prosegue la discussione sul Nanopublishing, del quale ho già fatto cenno la scorsa settimana. Concludo le segnalazioni con Graineri, che commenta in un interessante post la Legge Gentiloni sul Digitale Terrestre.


Il tema dei media si porta dietro, stretto stretto, quello sul diritto d’autore. A tal proposito, da leggere sono un post di Alfredo relativo ai cambiamenti sul tema legislativo a valle della recente sentenza emessa dalla Terza Corte di Cassazione, ed i diversi post (tra i quali cito quelli di Anto, Catepol e di Solstizio), relativi alla petizione dell’ANITEL sul ruolo del diritto d’autore per gli utilizzi didattici. Gli anglosassoni, in proposito, utilizzano il principio del Fair Use. Noi no. Complimenti Italia. La petizione probabilmente non cambierà nulla, ma almeno è bello provarci.


Numerose le “spigolature” di questa settimana:




  • Sulla barcamp mania segnalo un utilissimo post di Giovy con il calendario dei prossimi (numerosissimi) Barcamp. Partecipare a tutti, rischia di diventare un lavoro…



  • Della serie “la vita è tutta un meme”, è la volta di Marco Camisani Calzolari e di Marco Giusti. Il primo con un domandone inquietante:che succederebbe se del.icio.us chiudesse” o in altri termini, ci rendiamo conto che distribuire i nostri dati a spasso per siti “2.0” equivale a rischiare di perderli, nel momento in cui i siti dovessero chiudere i battenti?. Numerose le risposte. Io, la mia, ancora devo darla. Il secondo con un “metameme” su come organizzare i meme: “Memetic Evolution”.



  • Della serie “evviva l’apocalisse”, Macchianera riporta un post dal titolo “Blog is Dead”, di Gianmarcoluca Neri. Il titolo è abbastanza autoesplicativo. Non sono d’accordo quasi su nulla, soprattutto perché affrontare i discorsi in maniera troppo semplicistica non aiuta mai a trovare risposte serie.



  • L’Intelligenza Collettiva è il tema di un bel post di Catepol, che esplora le connessioni tra rete e formazione.



  • L’idea più interessante della settimana? quella di Marco, impegnato ad attraversare la strada



  • I video della settimana? Naturalmente quello di Zoro, con la nuova puntata, e quello segnalato da Nicola su Google.


E con questo, anche questa settimana è tutto. Ovviamente, se siete passati di qui e questo post vi è piaciuto, lasciate un commento (se non vi è piaciuto, pure!). :-)

Diario di Navigazione

Quattro chiacchiere con il podcaster…

1 febbraio 2007

pavolini.jpgOggi Antonio Pavolini è stato mio ospite all’Università, per parlare con gli studenti del primo anno della laurea in Scienze della Comunicazione. Argomento all’ordine del giorno, ovviamente, il podcasting. Un intervento che definirei “spumeggiante”, punteggiato dall’entusiasmo che caratterizza il personaggio – vero e proprio pioniere del podcast in Italia – e che ha letteralmente trascinato i partecipanti.
Al di là dei ringraziamenti ad Antonio per il bell’incontro (mi ha fatto venire voglia di darmi al podcasting), il suo intervento è stato per me un’ulteriore conferma di quanto sostengo da tempo. L’università ha bisogno della presenza costante, strutturale e continua di figure che vengano dal mondo del lavoro e delle professioni. E questo serve, beninteso, a tutti: università, aziende, studenti. Serve all’Università, perché si arricchisca dell’esperienza di chi opera quotidianamente sul campo. Serve alle Aziende, che tramite tale rapporto possono raggiungere direttamente i tanti giovani pieni di talento che malgrado le mille difficoltà del sistema della formazione popolano le nostre aule. Serve agli studenti, che grazie alla presenza delle aziende possono lanciare uno sguardo al mondo del lavoro che li attende, capendo come orientarvisi al meglio.


Sembrerebbe ovvio, ma chi conosce l’università sa che non lo è.

Incontri