Diego “Zoro” Bianchi posticiperà la produzione delle sue celebri videocronache attirandosi le ire di milioni di fan. Antonio Sofi, Vito Antonio Bonardi, Federico Venturini e Francesco Biacca si alzeranno all’alba attirandosi le ire di Morfeo. Toni Siino passerà la notte in treno, Attirandosi le ire dei compagni di letto (forse russa). Mauro Lupi abbandonerà un convegno Edelmann, attirandosi le ire del Chairman (o è lui il chairman?). Alessio Jacona abbandonerà la redazione. Antonio Pavolini affila i microfoni da giorni. Fraktal abbandonerà i clienti che la inseguono famelici.
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Sul caso del noto portalaccio italiota tanto si è detto, e tanto si dirà nei prossimi giorni. Personalmente mi sono limitato a far osservare alcune strane coincidenze, che però non hanno sollevato le critiche che in qualsiasi paese civile sarebbero state più che ovvie. Ma che volete, in Italia siamo tutti presi a parlare di costumi sessuali, e le cose veramente inquietanti passano facilmente sotto silenzio.
Ad ogni modo, più che del portalaccio in se, ritengo sia particolarmente interessante ragionare sulla ormai nota iniziativa nata “dal basso” con il dichiarato obiettivo di “Riprogettare Italia.it”, ossia Ritalia.
Iniziativa lodevole, nata dall’entusiasmo e dalla competenza di professionisti qualificati (posso dirlo con convinzione perché molti li conosco personalmente) che vogliono fare del dialogo costruttivo una bandiera e del confronto una modalità di lavoro.
Tuttavia – da che l’iniziativa è stata lanciata – continua ad esserci qualcosa che non mi torna nella sua sostanza profonda. Qualcosa che non capisco, che mi sfugge e mi lascia un po’ inquieto. Qualcosa che – in fondo – penso sia sintomatico della realtà che rappresenta l’universo dei blogger, il nostro universo.
Un universo che, a dirla tutta, mi sembra un universo ingenuo. E tutto sommato ha tutte le ragioni d’esserlo, vista la sua età e le sue caratteristiche. Mi riferisco, sia chiaro, a quell’ingenuità che è propria dei bambini, dei sognatori e dei romantici. Un’ingenuità “positiva” di un universo adolescente, che ha ancora il coraggio e la forza di indignarsi di fronte alle stranezze ed alle brutture del nostro mondo un po’ meschino. Un’ingenuità che è sinonimo di voglia di fare, di migliorare, di sistemare le cose.
Ma quest’ingenuità – che è poi l’ingenuità per la quale amo il nostro universo – nasconde delle insidie. Insidie che rischiano di minare le basi di progetti belli come Ritalia. La prima insidia, la più pericolosa, è quella di non cogliere la vera sostanza del problema. Il disastro che si manifesta a chi si collega al portale italiano del turismo non nasce (solo) da scelte tecnologicamente sbagliate, non nasce (solo) da contenuti a dir poco ridicoli, non nasce (solo) da soluzioni progettuali discutibili. Nasce (soprattutto) dal fatto che Italia.it è un progetto che pianta i suoi costosi piedi d’argilla in un sistema marcio alla base.
Il sistema della politica italiana e del suo sottobosco fatto di accordi di parte, di favoritismi, di piccole e grandi collusioni, di amici ed amichetti furbi; insomma di incompetenza portata al potere. Il sistema che vede nel portale del turismo italiano solo uno dei tanti disastri compiuti – questi si in maniera bipartisan – in anni ed anni di governi più o meno truffaldini. I quarantacinque milioni di (nostri) euro di fronte ai quali ci siamo tutti scandalizzati non sono che una goccia nel mare di sprechi perpetrati negli ultimi dieci anni in nome dell’e-government.
Chi lavora in questo settore sa bene quante e quali risorse siano state impiegate in progetti come la carta d’identità elettronica, i portali pubblici per il cittadino e le imprese, le varie informatizzazioni sempre parziali e sempre da rifare. Sa bene che ogni volta che un nuovo Ministro vara un nuovo piano (nel nostro settore come negli altri?) lo fa senza il minimo riguardo per ciò che è stato fatto dai Governi precedenti. Il che equivale a dire senza il minimo riguardo per i (nostri) soldi già spesi, che vengono così bruciati in nome di “nuove strategie” che dovranno favorire nuovi amici.
Per questo temo che il progetto Ritalia rischi di pagare per l’ingenuità dell’universo nel quale è nato. Per questo penso che il vero rischio del progetto non sia quello di fallire, ossia di non produrre risultati progettuali, ma paradossalmente quello di riuscire.
Perchè riuscire potrebbe voler dire togliere le castagne dal fuoco all’IBM di turno, che magnanima si dice addirittura “disponibile ad accettare i suggerimenti” , a riprova del fatto che la cara mamma è tanto brava da dare addirittura ascolto ai buoni consigli. Che peraltro le forniscono un’ottima scusa qualora dovessero essere sbagliati. A riprova del fatto che con Ritalia – e questo penso che non sia solo ingiusto, ma anche immorale ed un po’ ridicolo – un manipolo di privati si stia trovando a fornire volontariamente (e volontaristicamente) una prestazione professionale per la quale qualcuno è stato profumatamente pagato.
Ma questo non risolverà il problema, non impedirà un nuovo Italia.it. Instaurerà invece un curioso e forse pericoloso precedente. Un precedente per il quale i cittadini si debbano trovare a “riparare i danni” generati dalla PA.
Forse andrà pure bene per un portale. Ma si provi a pensarlo per una ASL o una scuola… Questo, forse, è ciò che mi rende inquieto. Interrogarsi sui motivi, su come son stati spesi i soldi, su chi ha fatto cosa. Questo avrebbe consentito – prima di cominciare a “ripensare” Italia.it – di comprenderne davvero la genesi. Per impedirne la ripetizione.
Non so cosa ne sarà del progetto Ritalia.it. Se avrà successo o meno. Non credo che si arrivi in prima battuta ad una vera proposta progettuale condivisa con il piccolo esercito di ospiti presenti al Barcamp un po’ particolare di sabato prossimo. Ma francamente non credo che sia così importante. In questo progetto – paradossalmente – non conta tanto il risultato quanto il processo. Un processo – questo si – oggettivamente interessante da analizzare. Ma questa è un’altra storia.
Ahimè, me
lo sono perso. Con il mio Master che si
svolge spesso di sabato è sempre più difficile muoversi per l’Italia nei week
end. Ma anche questo Barcamp, ottimamente organizzato da
Antonella (che si sta beccando
meritatissimi ringraziamenti da tutto il web italico) pare proprio che sia stato
un successone. Buona l’idea dell’incontro tematico, buona l’idea
della diretta in streaming organizzata grazie al
Cineca. Insomma, un BarCamp davvero “on-line”.
Anche se – a dire il vero – non sono riuscito a seguirlo per bene perché non
potendo intervenire da remoto ho avuto diversi travasi di bile. Insomma, è come
non poter andare ad una cena di amici e poi provare a guardarla in TV …che
rabbia… Sono
decisamente d’accordo con Matteo, su questo punto.
Ad ogni modo l’evento lo si può rivivere nei tanti
racconti che
in queste ore stanno popolando la blogosfera; nella
divertente ricostruzione di Elena,
negli
incontri di Francesca, nelle
riflessioni (autoreferenziali?) di Dema. Alberto ne da un
ricostruzione
che parte dagli interventi che ha seguito e le chiacchierate che ha fatto,
Giovanni ne fa una vera e propria
cronaca “live”;
Gaspar scrive un
bel post.
Anche chi non c’era ne parla: Vittorio
in primo
luogo, che elenca i “partecipanti virtuali”; Davide, con i suoi
auspici per il futuro; Federico, che
condivide la mia
frustrazione, Francesca, che coglie l’occasione per
aggiornare il blogroll;
Caterina, che ne parla
in pigiama.
Ma non è stato il BarCamp l’unico tema sul quale i
blogger hanno concentrato i propri sforzi creativi. Quella trascorsa è stata
un’altra settimana vagamente autoreferenziale. Pietra dello scandalo è stato
un post di Massimo, che si chiede come mai i blogger italiani non
hanno che poche migliaia di lettori. Immediata
la
risposta di Mauro, che si chiede se migliaia di lettori sono pochi
per un blog. Nella stessa direzione della risposta di Mauro
una acutissima riflessione di Marco. Anche Dario fa una
lunga riflessione sul tema, Gaspar come al suo solito
coglie la sostanza delle cose in poche parole, Andrea parla del
vero valore aggiunto dei blog, ed io pure una volta tanto
dico la mia. Non credo, comunque, che il tema sia esaurito… Vedremo nei
prossimi giorni…
Veniamo ora alle spigolature:
alla prossima!
Si domanda, il buon Massimo, come mai i blog italiani abbiano al più “poche migliaia” di lettori. Gli risponde Mauro, dicendo che migliaia di lettori non sono pochi.
E secondo me ha ragione da vendere.
Se scrivo su un blog è perchè vedo e voglio i vantaggi dello stare nella coda lunga, nella quale – da qualche mese – mi trovo oltremodo bene. Penso di essere un discreto osservatore del mondo dei media, e – anche banalmente guardando ai log del mio blog – so come far lievitare le visite. Qualche post riferito all’attualità, tette culi nani e ballerine, e le visite salgono, salgono, salgono.
Ma non mi interessa. Non mi interessa che il mio blog faccia 1.000 visite o 10.000, non mi interessa se non entrerò mai nell’empireo dei siti più letti. Non mi occupo di gossip, non mi occupo di politica, non mi occupo di attualità. Mi interessa un settore di nicchia. E questo vuol dire che scrivo di cose che non interessano al 99% della popolazione. Il che equivale a dire che il 99% della popolazione non è interessato a visitare il mio blog. E con questo?
Quando voglio esser letto scrivo sui giornali, e di solito trovo qualche incosciente pronto a pubblicarmi. Lo ho fatto per anni. Ma oggi mi da molta più soddisfazione l’esser letto da quelle poche, pochissime persone che stimo, e che stanno come me a loro agio alla fine di quella coda lunga lunga lunga. I blog non sono giornali, e cercare nei blog la platea dei giornali non è uno sport che fa per me.
Scrivere su un blog come i nostri (il mio, e quello di molti di coloro che stanno leggendo questo post) vuol dire conoscere – mentre si scrive – i volti di chi ci leggerà, e magari cercarli nella finestra del MyBlogLog, o nei meandri dei commenti. Vuol dire parlare tra amici, perchè, come ho detto altre volte, i blog sono conversazioni.
E se si è in tanti, non si conversa, al limite si fa (o si subisce) una conferenza. O no?
technorati tags: Massimo Mantellini, Mauro Lupi, Coda Lunga, Long Tail
L’”Avvio delle macchine” è previsto per il 30 Marzo.
Questa è la data nella quale – con un seminario alla Sapienza – inizieremo il nostro esperimento. Al seminario saranno presenti Antonio Sofi, Diego Bianchi, Mauro Lupi, Tony Siino; ma la partecipazione è naturalmente allargata a tutti i blogger che vorranno venire a salutarci ed a presentarsi agli studenti.
Per il momento, oltre a quelli già citati, gli amici che hanno dato la loro disponibilità a supportare gli studenti nel Bloglab sono i seguenti (rigorosamente in ordine alfabetico):
Naturalmente, se mi sono scordato qualcuno, …mi corigerete.
Quale sarà il vostro ruolo? Semplice: ad ogni blogger “navigato” saranno assegnati alcuni studenti. Gli studenti potranno riferirsi a lui (o a lei) per ottenere supporto, per avere consigli, per confrontarsi insomma. Nell’ottica di un approccio “inter pares” abbiamo scelto di definire tali blogger “fellow“, con una scelta terminologica che vuole indicare come non vi sia, nel rapporto tra blogger e studente, alcun ruolo di “dominanza”.
Ecco quindi nascere i “BlogLab Fellow“, ossia i blogger che – volontariamente – si sono proposti di supportare ed aiutare gli studenti che parteciperanno al laboratorio. E visto che oggi l’immagine è tutto, ai fellow tocca anche un antipixel, quello qui sotto:
…se volete inserirlo nel vostro blog, potete farlo con il seguente codice, che punta direttamente al sito di BlogLab:
In questi giorni, inserirò la lista dei fellow nell’apposita pagina del sito BlogLab…
Ovviamente, per qualsiasi chiarimento non esistate a contattarmi, tramite il blog o per posta elettronica!
…i lavori continuano…
technorati tags: BlogLab, Università
Nei giorni scorsi sono stato invitato da Antonio Pavolini alla trasmissione che conduce assieme alla simpatica Daniela Apollonio: Proxy Bar, su Radio Imago. Ho scoperto una realtà fatta da persone appassionate, entusiaste e competenti. Una Web Radio “nuova” in tutti i sensi, che fa molte cose interessanti e spero sia destinata ad un grande futuro.
Radio Imago è un tentativo di radio culturale, di quelle che non trovano posto nei canali mainstream ma che possono trovare nel Web un canale di distribuzione ideale, sempre ovviamente che gli sponsor se ne accorgano.
Sono stato intervistato sul tema dei rapporti tra stampa ed internet. Doveva intervenire anche Antonio Sofi, ma per problemi tecnici mi ha lasciato solo. Risentendo stralci dell’intervista, ho l’impressione di esser stato un po’ più “talebano” di quanto non sia in realtà, ma sottoscrivo…
L’intervista, per chi fosse così masochista da volerla ascoltare, è naturalmente disponibile on-line…
technorati tags: RadioImago, Antonio Pavolini, Antonio Sofi, Citizen Journalism, Media