Prima evidenza:
Il numero di commenti ad un post è inversamente proporzionale alla sua lunghezza.
Seconda evidenza:
Il numero di commenti ad un post è inversamente proporzionale alla sua complessità.
Risultato:
La strada per il successo per lanciare discussioni? Post brevi e scemi.
Evviva.
(in realtà il discorso è serio: quanto si presta la blogosfera ad affrontare tematiche realmente complesse?)
technorati tags: blog, commenti, complessità
Diego (questa volta non il suo Zoro) con l’acume che lo contraddistingue ha centrato il problema riguardo al Barcamp di Matera.
Ne abbiamo parlato molto anche di ritorno verso Roma, ma l’argomento si è poi diluito nei post (nel mio in particolare, mea culpa), nella voglia di ricordare una bella giornata.
Il BarCamp di Matera è stato diverso da tutti gli altri.
Lo è stato perchè – a differenza di tutti gli altri – è stato un BarCamp politico.
E questo non perchè a Matera vi siano le elezioni e vi partecipino una torva di candidati. Non è certo quella la politica alla quale mi riferisco, la politica strillata dai cartelloni elettorali. Mi riferisco alla politica vera, quella bella, quella che abbiamo quasi tutti dimenticato. Mi riferisco a quella politica che scalda gli animi, che smuove le coscenze, che cambia le cose. Perchè è di quella politica – anzi, di quella Politica – che c’è bisogno a Matera come in tutto il Sud, ed in tutta Italia.
Perchè al primo BarCamp del Sud Italia, una volta tanto, non si è parlato soltanto di reti, di social network “da cazzeggio” (Svaroschi, mi perdonerà la citazione!) e di amenità techno-geek. Si è cercato di parlare di problemi concreti. Si è parlato di problemi veri. Si è parlato di problemi che cambiano la vita delle persone e che disegnano il territorio.
Si è cercato di capire come le reti ed i socialnetwork possano davvero impattare sul tessuto di una regione, di una zona, di un paese. E questo, vivaddio, è fare politica. Di quella vera. Di quella che non si fa più ma che forse è necessario – e possibile proprio grazie alle reti – ricominciare a fare. Pochi lo hanno capito davvero, e con la loro presenza hanno voluto portare una preziosissima testimonianza politica, anche rispetto a chi non c’era.
Perchè il ruolo di iniziative come il Barcamp di Matera va ben oltre il Barcamp di Matera. Perchè l’iniziativa nata a Matera e che si sta sviluppando qui è prima di tutto un’iniziativa politica. Perchè se andrà avanti il suo successo non si misurerà in funzione della validazione XML delle pagine che costituiranno l’aggregatore, ma dell’impatto politico che avrà sul territorio. Il successo si misurerà in funzione di quanto riuscirà a smuovere le coscienze, a far riflettere la gente, a cambiare le cose.
A Matera ho detto che per creare la Rete bisogna uscire dalla rete. Uscire dalla rete, è fare politica. Di quella buona.
technorati tags: barcampmatera, politica, digital divide, e-matera.net
Ha ragione Jarabe de Palo:
Depende ¿de qué depende?
de según como se mire, todo depende
Eh si… perchè se il coltello sia un’arma o meno lo decide chi lo impugna…
Lo è, se lo usa Jack lo Squartatore. Non lo è (o non necessariamente), se lo usa Vissani.
In quest’ottica ritengo vada letta la discussione intorno ai blog e – soprattutto – ai blogger.
Che siano Apocalittici o Integrati, piuttosto che Apocagrati come afferma l’amico Massimo o Integralittici come allora aggiungo io, tutto dipende da loro. Ossia da noi. Questa è l’unica osservazione che mi sento di fare al commento di Claudio, e che mi frulla per la testa da quanto è partito il meme del mio giardiniere preferito. Non ha senso cercare risposte definitive. Non ha senso cercare accordo. Tutto dipende. Da chi usa il blog. E da come lo usa. Perchè il blog – comunque – è soltanto uno strumento. Magari evocativo. Che richiama idee e forse ideali (per ora). Idee di libertà, di autonomia, di anticonformismo o viceversa di conformismo. Ma solo e sempre uno strumento.
La considerazione è banale, ma consente di inquadrare la questione nell’unico modo possibile.
Chi sono io rispetto al (mio) blog? E rispetto alla (mia) blogosfera?
Un esempio? Se sono un giornalista potrò vivere il blog come lo strumento attraverso il quale esercitare la mia professione (Alessio, ti ci ritrovi?). Ma potrò viverlo, sempre da giornalista, anche come un luogo ove dire ciò che non è opportuno dire sulla testata dove scrivo (chi si candida a rappresentarne l’archetipo?). E potrò viverlo, inoltre, come un luogo ove parlare liberamente di argomenti collegati alla mia professione, ma che non trovano spazi sul mio giornale (Carlo, siamo d’accordo?). Ma vogliamo cambiare esempio? Presto fatto…
Se sono un professionista, potrò vivere il mio blog come uno strumento ove discutere di tematiche attinenti il mio lavoro (giusto Mauro, Titti, Maurizio?). Ma viceversa potrò anche viverlo come un luogo ove parlare di me, e guai a chi mi parla di lavoro! E allora la mia prospettiva cambierà ancora. Se non sono nessuno (o meglio: se non ho un’identità definita, o non mi piace quello che faccio nella vita ) potrò fare del blog ragione di vita, o strumento di realizzazione professionale, o ultima speranza, o grande opportunità, a seconda dei punti di vista (e qui metteteci chi vi pare). Ed in funzione di tutti questi questi “potrò” cambierà completamente l’approccio alle cose ed ai discorsi che affollano la nostra piccola blogosfera di blogosferanti… Non si può mettere in un unico calderone il blog di google con quello di beppe grillo (ammesso che sia ancora un blog)!
Che senso ha parlare d’etica dei blogger, se chi scrive i blog non può essere assimilabile ad una categoria omogenea? Il blog è solo uno strumento e non ha un’etica intrinseca. Tutto dipende da chi lo scrive. E da come si vede e si vive chi lo scrive rispetto al suo blog…
Non ci si metterà mai d’accordo su cos’è un blog – su cosa sia lecito e cosa non lo sia, su cosa sia giusto e cosa sbagliato – se non ci si rende conto che tutto ciò è filtrato da un elemento identitario imprescindibile… Io che ci faccio on-line? e che faccio con il mio blog?
technorati tags: cisco, blog, blogosfera, tassonomia, identità, etica, apocalittici, integrati
“Se lavori, ti tirano le pietre.
Non fai niente e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, capire tu non puoi
se è bene o male quello che tu fai”
Mi chiedo se non stia pensando al motivetto di Antoine il buon Stefano Venturi, che è incappato nella querelle nata da una considerazione del mio blogaforista preferito, Gaspar Torriero…
In effetti il motivetto descrive abbastanza bene la situazione nella quale si è messo l’AD di Cisco Italia, che avendo pensato di invitare 100 blogger ad un aperitivo milanese si è trovato con una bella gatta da pelare…
Eh si.. perchè i blogger sono creature strane, e vanno trattate con cautela… li consideri e si arrabbiano… non li consideri e si arrabbiano… insomma, trovano sempre un motivo per arrabbiarsi! Fosse che bloggare rende nervosi?
Come la vedo? Lo diceva il vecchio Umberto: ci sono gli apocalittici e ci sono gli integrati…
MFP è (o vorrebbe fare) l’apocalittico, Lele è (felicemente) integrato, Gaspar è integrato ma ogni tanto si diverte a giocare all’apocalittico…
Non c’è – in questo – il giusto e lo sbagliato. Ci sono due modi diversi di vedere le cose. Ci sono due modi di vivere un nuovo strumento che sta profondamente cambiando gli assetti della comunicazione. Ci sono due interpretazioni di un ruolo (avere un blog o essere un blogger?).
Io sono apocalittico i giorni pari ed integrato i giorni dispari. Ma non per questo arricchisco gli psicologi. Ma forse per questo – purtroppo – sono costretto a perdermi l’aperitivo con Stefano e Lele, che ringrazio comunque dell’invito. Ma ho lezione.
E voi? siete apocalittici o integrati?
technorati tags: Gaspar Torriero, Cisco, Stefano Venturi, Aperitivo, Milano, Lele Dainesi, Pubblicità
Nella mia rubrica, su ePolis di questa settimana, approfitto degli Internazionali di Tennis per riflettere su come cambiano gli “eventi” con l’avvento di Internet e della Rete. Nello spazio della rubrica c’è giusto il tempo di porre il tema, che però ritengo sarebbe utile approfondire. Cosa succede quando la tecnologia consente di “delocalizzare” gli eventi che radunano grandi masse? Cambiano i modelli di partecipazione? Cambiano le possibilità? La “Internet delle cose”, come è stata definita, come interagisce con lo spazio reale?
L’articolo, come ormai di consueto, è qui in formato PDF…
technorati tags: internazionali, tennis, roma, eventi, internet delle cose
Una partenza un po’ in ritardo. Ed in auto i panini della Signora Franca, mangiati scherzando ed osservando amici veri. E l’arrivo a mezzanotte. E l’accoglienza di Giovanni. E le prime parole scambiate al Pub. La sua tensione per la giornata successiva, e la stanchezza per quella passata ad organizzare per noi. E poi la giornata successiva, che è finalmente il giorno del Camp. Il primo nel Sud. Il primo per molti. La sveglia di buon mattino, e una prima passeggiata per Matera. E l’arrivo alla sede, e rimanere incantati dal posto. E aspettare gli altri, che siamo al Sud, e mica si può cominciare proprio puntuali. E le prime parole della prima relazione del primo BarCamp più in basso di Roma. E tanta attesa, e le persone che si guardano, cercando di conoscersi, o di riconoscersi. E l’unica pecca: i badge con i nomi, ma chissenefrega. Facciamo lo stesso. E vedere che succede, chi parla, che dice. E vedere che nasce – pian piano – qualcosa di grande. L’interesse, la curiosità, l’entusiasmo e la rabbia. E parlare di problemi veri, e di politica, che in fondo anche questo è farla. Perchè oggi, qui, è importante esserci. I primi gruppi che si formano. Le prime idee che crescono. Le prime ritrosie che si abbattono. E i gruppi che diventano un gruppo. E il volto teso di Giovanni che si rilassa, che ormai è certo: tutto andrà per il meglio. Ma già si mangia, che c’è la compagnia del Cavatappi che ci pensa. E poi una pausa, e poi le pause. E poi il tempo per riflettere. E quello per rilassarsi. E poi si ricomincia. E ancora le relazioni, tra un espressino e l’altro, che tanto non c’è fretta. E non sai chi sono io. E le conversazioni con chi già si conosce anche se si vede per la prima volta. E le nuove conoscenze, tanti piccoli tesori regalati da questo barcamp. E le chiacchierate spontanee si avvicendano alle relazioni. E nasce la conversazione. Che funzionano così, i veri barcamp. E scegliere bene tra le alternative. E Antonio che si perde incantato, su internet e nel panorama. E amici nuovi. E pian piano è ora. Ora di andare, ma non di smettere. E passeggiando per Matera, parlando di tutto, parlando con tutti. E poi ancora discorsi dei temi nostri, che però poi lasciano il posto a discorsi più Nostri. E poi la sera che lascia il posto alla notte. Finisce la cena. Ma non la giornata. E guardare le foto. E tutto che funziona, con un tempo che scorre diverso. Più lento. Più intenso. Che in fondo da ieri è passato solo oggi. Eppure sembra una vita che eravamo in macchina verso Matera. E ora ci siamo di nuovo, sulla strada, in direzione opposta, ma un po’ di cuore è ancora lì. E presto torneremo. Sicuro. Perchè è nato qualcosa.
technorati tags: barcampmatera, barcamp, matera