2.400 caratteri, per esprimere tutto il mio sdegno per il Boy Love Day (la giornata dell’orgoglio pedofilo), stavolta sono proprio pochi. Tuttavia è questo l’argomento del mio ultimo intervento su ePolis, che riporto qui di seguito oltre che – come di consueto – in formato pdf…
Sei minuti. Questo è stato il tempo necessario per aggirare il blocco verso il raccapricciante sito elogiante la giornata dell’orgoglio pedofilo che si è svolta “virtualmente” ieri. Giornata contro la quale si sono scagliati in molti proprio a partire dai giornali del gruppo ePolis, che hanno promosso una petizione che ha portato all’oscuramento del sito dell’evento.
Ma l’oscuramento del sito dell’International Boy Love Day può dirsi un successo? Due sono gli argomenti da affrontare prima di poter esprimere un giudizio: la liceità dell’azione e la sua efficacia.
Per quanto riguarda la liceità dell’azione, sarebbe forse troppo facile asserire che si sia trattato di un doveroso atto di censura anche quando, almeno ad opinione dello scrivente (sottoscrittore della petizione, sia chiaro), tale censura doverosa lo è stata davvero. Visitando l’irresponsabile sito, che si presenta con tanto di marchio registrato, non si trovano né immagini illegali né istigazioni a delinquere, rendendo comunque legittimo il “sequestro preventivo del traffico proveniente dall’Italia” in funzione dell’apologia di reato implicita nel messaggio stesso del sito.
Per quanto riguarda l’efficacia dell’azione, come sottolineato all’inizio, è sufficiente passare attraverso uno dei tanti anonymizer presenti in rete per aggirare il blocco e visitarlo. Certo, non tutti sanno cos’è un anonymizer, ma il dubbio che proprio chi non dovrebbe saperlo lo sappia invece molto bene, purtroppo, è forte. È evidente quindi come il problema sia lungi dal potersi dire risolto. Non è (solo) con un’opinabile censura che si affrontano questo tipo di problemi in rete. Una rete che fa proprio della possibilità di accedere all’informazione il suo principale punto di forza, anche quando il contenuto di tale informazione rischia di essere aberrante.
Se da una parte – quella di un mezzo di comunicazione di massa – una raccolta di firme è fondamentale per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ad un tema scottante, dall’altra – quella delle istituzioni – pensare di aver risolto il problema con un fallace atto censorio sarebbe ingenuo ed utopistico. Non sarà una mera soluzione tecnologica a contrastare la crisi dei valori che affligge la cosiddetta società civile. La speranza è che il Colosseo non resti illuminato solo per un giorno.
technorati tags: pedofilia, boy love day, orgoglio pedofilo
Anni fa, le aziende chiedevano Siti Web che non erano pronte a gestire.
Poi è venuta la rivoluzione, ed è cambiato tutto.
Il risultato?
Oggi, le aziende chiedono Blog che non sono pronte a gestire.
Non è che aveva ragione Tomasi Di Lampedusa?
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi?“
Pubblico la terza parte della serie di tre del mio contributo per la rivista I due Mari sui rapporti tra sviluppo sostenibile ed ICT. Nei giorni scorsi ho pubblicato la prima e la seconda.
Buona lettura!
Cambia il modo di lavorare
Se l’aspetto meramente “fisico” dell’informatica, collegato al ciclo di vita ed ai processi di produzione dei PC, non può che rappresentare un punto critico per lo sviluppo sostenibile, è innegabile che l’Information & Communication Technology possa configurarsi come una grande risorsa ed un’importante opportunità. Anche in questo caso, però, le opportunità non vengono necessariamente dalle direzioni dalle quali sarebbe lecito aspettarsele. Diverse volte negli ultimi trent’anni Nicholas Negroponte ha preconizzato la fine della carta negli uffici, quando è ampliamente dimostrato come negli ultimi anni lo sviluppo dell’IT nelle aziende vada di pari passo con l’aumento dei consumi di carta: secondo alcune analisi oltre il 30% in più entro il 2010 (“Far e-waste, l’altra faccia della tecnologia” S. Apuzzo – 2003). Non è quindi in questa “fronda ecologista” che si devono cercare i vantaggi dell’introduzione dell’informatica e delle tecnologie nelle attività lavorative.
Né è da dare per scontato che i modelli di telelavoro ai quali tanto spesso si fa riferimento quando si parla di sviluppo sostenibile prendano positivamente piede su larga scala. I loro vantaggi sono stati più volte esposti, ma troppo spesso sono stati sottovalutati gli svantaggi che comportano (e.g. alla diminuzione dei consumi per i trasporti, corrisponde un aumento dei consumi per il riscaldamento delle abitazioni). E d’altro canto sono anni che se ne parla, ma ancora trovano scarsa applicazione diffusa.
I veri vantaggi dell’applicazione degli strumenti dell’I&CT vengono dall’ottimizzazione dei processi di produzione industriale, che permette di conseguire rilevanti risparmi energetici; che consente una gestione efficace delle scorte e diminuisce l’incidenza dei trasporti e dei costi di stoccaggio. In altri termini, grazie all’I&CT le aziende possono razionalizzare i processi di business raggiungendo il miglior rapporto tra efficienza ed efficacia. Attraverso l’ottimizzazione della loro supply chain possono garantire un abbattimento significativo degli sprechi ed un incremento rilevante del risparmio energetico.
Sviluppo sostenibile e società dell’informazione
Dal momento in cui il concetto di sviluppo sostenibile si è trasformato, passando da una impostazione iniziale orientata alla salvaguardia delle risorse per le generazioni future a quella attuale, che lo vede come uno strumento per consentire agli esseri umani di condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale, come recita la dichiarazione dell’Unesco, il ruolo dell’I&CT è divenuto centrale.
La società dell’informazione ha infatti un ruolo di primo piano nel favorire il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni. Anche per questo motivo l’impegno internazionale è orientato verso la riduzione del fenomeno del divario digitale, il digital divide. Ridurre il Digital Divide e favorire lo sviluppo delle reti, infatti, contribuisce a migliorare la condizione economica e sociale delle popolazioni più povere. Attraverso l’uso delle tecnologie informatiche in generale, e delle reti in particolare, è possibile garantire ad una più vasta fascia di popolazione l’accesso ad informazioni rilevanti: informazioni sui propri diritti, sulle condizioni del proprio mercato, sulla propria realtà politica, sul sistema sanitario ed assistenziale.
La diffusione delle reti inoltre favorisce lo sviluppo di progetti di teledidattica e di formazione a distanza, portando i sistemi formativi anche nelle zone più remote.
Avere accesso alle reti, inoltre, vuol dire avere la possibilità di far sentire la propria voce. Non è un caso se molte delle battaglie sociali dei paesi in via di sviluppo si siano combattute proprio a partire dalla Rete. Non è un caso se i paesi governati da regimi totalitari stiano compiendo una sistematica azione di censura nei suoi confronti.
Essere in rete, infatti, vuol dire poter comunicare la propria condizione, esprimere la propria identità culturale di fronte al mondo, affermare i propri diritti e poter far pressione su coloro che detengono il potere decisionale. Essere in rete, in ultima analisi, è un passo verso l’esercizio dei propri diritti. È un passo verso la democrazia.
technorati tags: Sviluppo Sostenibile, Internet Bill Of Rights, Democrazia, Telelavoro, Formazione A Distanza
Perdonatemi, ma faccio proprio fatica a capirne bene il senso…
Voglio dire: ho un giornale, nel quale potrei inserire dei meccanismi di rilevazione del feedback come si fa da queste parti da anni, ma mi guardo bene dal farlo. In compenso arruolo un battaglione di cento blogger che deporto in massa sulla mia piattaforma avviando una batteria di blog…
Che senso ha quello che faccio?
Se i blog in questo caso sono semplicemente un format editoriale da cavalcare perchè va di moda posso anche capirlo (magari non condividerlo), ma se i blog trovano la loro forza nel concetto di editoria indipendente, nell’aura di libertà d’opinione che si portano dietro e in tutte le cose che da tempo ci diciamo, me ne sfugge l’utilità, dal momento in cui vengono ingabbiati nel quotidiano di Confindustria… C’è una bella differenza tra un network di nanopublishing ed un network di blog di un megapublisher!
bho… Gaspar è ottimista, io per ora un po’ perplesso…
technorati tags: Nova100, Gaspar Torriero, Roberto Dadda, Punto Informatico, IlSole24Ore, Luca De Biase
Giorni fa, in occasione del ForumPA (del quale ho parlato qui), ho avuto il piacere di aprire un convegno gestito assieme ad Alberto Marinelli ed agli amici di Epistematica.
Si è parlato degli sviluppi del Web e le prospettive per la Pubblica Amministrazione. In quest’ambito ho parlato dei punti di contatto tra il Web 2.0 e le esigenze della Pubblica Amministrazione.
Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto le slide ma – essendo costituite essenzialmente da foto e qualche concetto e quindi poco autoesplicative – ho ritenuto opportuno montarle con una sintesi dell’audio del mio speech e rendere il tutto disponibile sul blog, per chi c’era e chi no.
Nei primi dieci minuti fornisco una rapida definizione del concetto di Web 2.0 nell’accezione in cui ho considerato il fenomeno nel contesto, soffermandomi poi per descrivere come tale fenomeno impatti sul mondo della comunicazione e concludere con le ripercussioni e le prospettive per la PA. Come caso di studio, cito Italia.it…
Sperando di aver fatto una cosa utile, attendo i vostri commenti!
technorati tags: PA, Web2.0, Pubblica Amministrazione, Titolo V, Riforma, Delocalizzazione, Mash-up, Italia.it, ForumPA
Questa volta nelle pagine romane di ePolis, approfittando del fatto che l’ATAC ha lanciato i servizi mobili e Microsoft il suo Surface, e del fatto che mi sono un po’ rotto le scatole di Second Life come del resto di quasi tutte le cose per le quali il fattore “moda” supera quello “funzione” (blog – per il momento – a parte), parlo di Realtà Aumentata. I caratteri son sempre pochi, ma il gioco è divertente. Per semplicità di lettura, oltre al PDF riporto il testo dell’articolo qui di seguito…
Atac nelle scorse settimane ha lanciato il servizio Atac Mobile, grazie al quale pianificare itinerari, conoscere in tempo reale lo stato di congestione delle strade, leggere le previsioni dei tempi di attesa degli autobus, osservare in tempo reale le immagini dei principali snodi di traffico della città. Il tutto utilizzando un telefono cellulare collegato ad Internet.
Microsoft nei giorni scorsi la lanciato Surface: più che un computer da tavolo un tavolo-computer la cui superficie è un vero e proprio schermo sensibile al tocco che ricorda molto da vicino il (non più) fantascientifico display con cui interasce il Tom Cruise di Minority Report.
Cos’hanno in comune l’ultima creatura del colosso di Redmond e la nuova linea di servizi dell’Agenzia per la Mobilità del Comune di Roma? Apparentemente ben poco, ma entrambe fanno parte di un trend i cui sviluppi sono destinati a cambiare il volto dell’Information & Communication Technology. Troppo spesso l’attenzione dei media è focalizzata sugli aspetti più “scenografici” dell’informatica, così che tutti oggi si trovano a parlare di Second Life e di come centinaia di migliaia di persone – ma anche aziende e persino istituzioni – si dedichino ad una seconda vita in un edulcorato mondo virtuale.
È bene invece soffermarsi e riflettere su come le tecnologie dell’informazione possano contribuire a cambiare le modalità con le quali siamo abituati ad interagire non con il mondo virtuale di second life, ma con quello reale, di tutti i giorni. Non più – o non solo – realtà virtuale, ma anche e soprattutto quella che si definisce “realtà aumentata”. Una realtà che grazie all’ausilio delle tecnologie si arricchisce di informazioni che arrivano all’utente attraverso l’ecosistema sempre più fitto di strumenti che lo circondano. È l’informatica che esce dai computer ed entra nelle cose, consentendo alle cose di interagire tra di loro e con le persone. È l’informatica che non si riconosce più nei PC presenti negli uffici, ma che segue l’utente annidata negli oggetti, e che tramite tecnologie sempre più semplici ed economiche, e quindi più diffuse, li rende interattivi. È l’informatica che – diventando trasparente all’utente – diverrà finalmente parte integrante della vita di tutti, e non soltanto degli esperti. E se la rivoluzione a Roma prende l’autobus bhè, una volta tanto buon per noi…
technorati tags: epolis, atac, surface, realtà aumentata, augmented reality, second life