Archivio

Archivio per ottobre 2007

Di nuovo su Bloglab…

29 ottobre 2007

Mercoledì, come scrive anche Antonio, si conclude la prima edizione di Bloglab. E’ da un po’ di tempo che io ed Antonio non ne parliamo sui nostri blog. E non a caso. Da una parte parnarne senza citare alcuni blog nati in seno al progetto sarebbe stato ingeneroso, ma scorretto nei confronti dei “non citati”. Dall’altra volevamo che il terreno di coltura del laboratorio fosse sempre meno fitto, sino a potersi diradare al punto da consentire ai “bloglabber” di svincolarsi dal laboratorio e poter divenire – semplicemente – “blogger“.

Questo, in molti casi, è successo. Abbiamo la certezza che diversi blog nati in seno al laboratorio non cesseranno le pubblicazioni, e l’evidenza che alcuni di essi sono cresciuti nel tempo sino a divenire prodotti di grande qualità. Un successo che – andando oltre le nostre più rosee aspettative – è merito dell’entusiasmo dimostrato dai partecipanti, dai fellow che ci hanno supportato e dalle aziende che ospiteranno i ragazzi.
Un ottimo esempio, a nostro giudizio, dell’applicazione pratica di quel concetto di intelligenza collettiva del quale spesso si parla.

In attesa di un post conclusivo, di quelli da scrivere con la lacrimuccia e tanto di ringraziamenti più meno solenni, l’appuntamento è per mercoledì prossimo. Siateci!

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Cronache Universitarie, Incontri

Il bello della coda lunga…

26 ottobre 2007

…si vede quanto, a metà pomeriggio di un triste venerdì di ottobre, Davide manda un twit che fa scoprire cose come queste, alla faccia dei mille discorsi pseudo-impegnati che popolano la blogosfera in questi giorni… non so ancora se siano completamente fuori di testa o si tratti invece di due geni, sta di fatto che una volta tanto youtube non serve per ridistribuire spezzoni di video rubati alla TV, ma è vettore di qualcosa di davvero originale


A quando un videoblog?


UPDATE: sempre via twitter… scopro che le due sono quasi famose… e che blusfumato le ha pure intervistate


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Diario di Navigazione

Dieci (s)punti per l’Innovazione

26 ottobre 2007

A valle di una consulenza fatta con il mio amico e collega Kurt Hilgenberg (che ha da pochissimo aperto un blog) ad una azienda di logistica, abbiamo sviluppato un piccolo decalogo per le aziende che vogliono avviare progetti di innovazione.

Lo posto qui, come di consueto…

Buona parte della complessità dei progetti di innovazione dipende dal fatto che il successo di un progetto si vede soltanto alla fine del progetto stesso. La difficoltà, quindi, sta spesso nell’avviare il processo, perché è proprio in questa fase che si creano i presupposti per il successo. Di seguito, dieci punti da prendere in considerazione quando si stanno avviando progetti di innovazione…

1. Il valore delle domande: Innovazione significa …dare più importanza alle domande
Porre delle domande è spesso più difficile che dare delle risposte. Le domande possono aprire nuovi orizzonti e creare nuove opportunità. Ma è importante imparare a porre le domande giuste alle persone giuste e nel giusto ordine. La domanda “Come iniziare ad innovare?” acquisisce in tal senso un valore decisivo, perché le risposte che a tale domanda verranno date avranno il potere di determinare il successo del progetto di innovazione.

2. Il valore degli obiettivi: Innovazione significa …dare più importanza agli obiettivi
Ogni impresa di successo si fonda su obiettivi chiari e trasparenti. Gli obiettivi di una impresa sono gli strumenti con i quali essa affronta il futuro e con i quali misura il proprio successo. Tutti i dipendenti devono conoscere questi obiettivi. Ciò permette di lavorare insieme con maggior consenso, efficacia e serenità. L’innovazione non è soltanto un obiettivo aggiunto, l’innovazione permette di capire meglio gli obiettivi dell’impresa nel loro insieme e costruire un sistema di priorità negli obiettivi stessi. L’innovazione – in tal senso – da un nuovo significato al concetto di priorità.

3. Il valore delle idee: Innovazione significa …dare più importanza alle idee
Innovazione senza abbondanza di idee è come una festa senza musica. Le idee sono il carburante di ogni progetto di innovazione. Però, perché le idee nascano bisogna seminarle, creare il giusto contesto e strutturare un’organizzazione efficace per raccoglierle ed evitare che vadano perse. È questa la ragione per la quale è necessario un vero e proprio sistema di gestione delle idee. Senza organizzazione le idee nascono con difficoltà e quelle che nascono si perdono. Non ci sono ricette sicure per l’organizzazione di un sistema di idea management, ogni azienda deve trovare la strada che meglio le si addice. Tuttavia anche osservare come hanno risolto il problema altre realtà può fornire stimoli interessanti.

4. Il valore del progetto: Innovazione significa …dare più importanza al progetto
Prodotti innovativi, servizi innovativi, cambiamenti innovativi dell’organizzazione aziendale o innovazioni di marketing si realizzano al meglio se sviluppati nell’ambito di un progetto strutturato. La dimensione progettuale è la formula ideale, che combina pianificazione precisa e rigorosa con implementazione flessibile. Sviluppare un progetto per l’innovazione è il sistema migliore per favorirne lo sviluppo.

5. Il valore delle competenze: Innovazione significa …dare più importanza alle competenze
L’innovazione stimola lo sviluppo delle competenze nei dipendenti. Non solo è utile analizzare le competenze dei partecipanti al progetto di innovazione, ma è bene anche definire profili di competenza precisi. E per farlo è necessario partire dalle competenze che i professionisti coinvolti nel progetto già hanno. Spesso si scopre che essi dispongono di competenze utili all’innovazione che non erano conosciute dall’organizzazione. I progetti innovativi costituiscono infatti tanto una grande opportunità per mettere alla prova le competenze non impiegate nell’organizzazione, quanto una chance per promuovere l’acquisizione di competenze nuove. Al termine di ogni progetto d’innovazione è sempre utile trarre un bilancio delle competenze nuove e di quelle esplicitate, che rappresentano una risorsa per il futuro.

6. Il valore degli “spazi di responsabilità”: Innovazione significa …dare più importanza alle responsabilità individuali
Le aziende innovative di successo sono spesso quelle che lasciano ai loro dipendenti ampli spazi di libertà e di responsabilità, senza che questo comprometta la disciplina, la precisione e la puntualità. Al contrario: il senso di responsabilità si sviluppa al meglio all’interno di confini. Confini che non siano posti né in maniera arbitraria né in maniera rigida e stretta. Solo chi dispone di spazi di libertà sufficienti è in grado di reagire in maniera flessibile a eventi nuovi e imprevisti. E lo stesso vale per la gestione consapevole e responsabile dei rischi spesso insiti nei progetti di innovazione.

7. Il valore della comunicazione: Innovazione significa …dare più importanza alla comunicazione
Nessuna impresa può avere successo senza una comunicazione corretta. La comunicazione che si basa su obiettivi precisi, delle idee audaci, dei progetti ambiziosi e dei veri spazi di responsabilità cerca di trovare sempre l’equilibrio giusto tra il troppo e il troppo poco, tra il formale e l’informale, tra l’entusiasmo e la riflessione. La comunicazione nei progetti di innovazione deve essere inoltre tempestiva, garantendo che gli attori siano informati al momento giusto. Innovazione significa cosi anche “comunicazione partecipata“.

8. Il valore del “mondo esterno“: Innovazione significa …dare più importanza al mondo esterno
L’innovazione richiede l’osservazione continua e attenta del “mondo esterno“. L’autoreferenzialità di una impresa porta spesso all’immobilismo. Sapere cosa fanno e cosa pensano i concorrenti, i clienti, i fornitori e gli esperti del settore oggi è una condizione indispensabile per il successo di una azienda. Avere una “mentalità aperta“ è una caratteristica indispensabile per l’azienda che vuole essere innovativa.

9. Il valore della sostenibilità: Innovazione significa …dare più importanza sostenibilità
Anche l’innovazione deve essere sostenibile. Innovazione senza sostenibilità non può che tradursi in un successo di breve durata. L’impegno per l’innovazione non può prescindere dall’attenta valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. L’innovazione deve attribuire al rispetto del uomo e dell’ambiente una priorità assoluta. Innovazione e sostenibilità vivono questo stesso “spirito“ che è alla base di ogni successo a lungo termine. Innovazione e sostenibilità vogliono il successo e l’eccellenza, ma non a tutti costi. Solo con questi principi e valori si garantisce che il successo anche nel futuro sarà un successo per tutti. Pianificare le decisioni con cura e con pazienza e realizzarle con entusiasmo e con rispetto, anche questo significa “innovazione sostenibile”.

10. Il valore del “secondo passo“: Innovazione significa …riconoscere “la risposta alla risposta”
Innovazione è più di un mero cambiamento, innovazione è un cambiamento che richiede e produce altri cambiamenti. L’innovazione è una risposta che produce nuove domande e nello stesso tempo nuove risposte. Bisogna riconoscere queste “risposte alle risposte”. È questa la vera differenza decisiva dell’innovazione e questo è il motivo perché “decidere l’innovazione” è un processo ciclico, iterativo, infinito.

Per concludere: Quale ricetta per l’innovazione?
L’innovazione non è né una medicina miracolosa e né una scienza misteriosa. L’innovazione non cambia niente in maniera brutale e non esiste una ricetta per l’innovazione. Ma se esistesse i suoi ingredienti sarebbero libertà nel rigore e rigore nella libertà, precisione nella creatività e creatività nella precisione; in quantità variabili, in funzione del contesto, del mercato, delle persone.
Solo uno sforzo continuo ed un vero spirito di innovazione sostenibile portano a risultati eccellenti.
L’innovazione è nel contempo un obiettivo, ed il mezzo per raggiungerlo.

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Non capisco: sarà la paura?

25 ottobre 2007

Proprio non riesco a capire come sia possibile che – magari perchè troppo presi a discettare di pagerank, conigli elettronici e simili amenitàsiano stati così pochi i blogger italiani a parlare di questo fatto. Capisco che parlare dei massimi sistemi dia più soddisfazione, ma se le cose stanno come sembra quello che è successo a loro potrebbe succedere, viste le motivazioni, a tutti coloro i quali hanno un blog.

Non sarà che il terrorismo a mezzo carta bollata funziona davvero?



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Considerazioni Sparse

L’Internet Tax in 1.500 caratteri

24 ottobre 2007

Su ePolis di oggi ho pubblicato – nei soliti 1.500 caratteri – una sintesi del mio modo di vedere le cose sulla vicenda dell’Internet Tax. Voi come la vedete?


Una vera levata di scudi ha caratterizzato i blog italiani nei giorni scorsi. Tutti contro il Disegno di Legge Levi per la riforma dell’editoria. Al centro delle polemiche l’idea di rendere obbligatoria l’iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione per qualsiasi “attività editoriale”, includendovi quindi anche siti internet e blog. La reazione dei blogger – dopo l’allarme dato dal sito Civile.it – è stata immediata e ferma: no ad una legge liberticida. Quale sarà il finale di questa storia ce lo potrà dire solo il tempo; per il momento però sono due le considerazioni da fare. La prima: la reazione a quella che è stata impropriamente definita “internet tax” rappresenta un interessante esempio di coinvolgimento dei cittadini alla vita democratica reso possibile dalle tecnologie. Senza la protesta dei blogger il Ddl sarebbe probabilmente passato totalmente inosservato. La seconda: le reazioni scomposte del nostro Governo. Gentiloni che ammette candidamente di aver firmato il Ddl senza averlo letto con attenzione, Pecoraio Scanio che si discolpa dicendo che non era presente al Consiglio dei Ministri nel quale è stato discusso. Di Pietro che dice che non ne sapeva nulla perché non è stato proprio discusso. E tutti, naturalmente, che si dissociano da tutti prendendosela con tutti. Il tutto con riferimento ad una proposta che – se fosse passata nei termini paventati – sarebbe stata democraticamente folle e tecnicamente pressoché inapplicabile.


Articolo in formato PDF


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Detto in giro ,

Gigi Moncalvo: ed è subito Querela

23 ottobre 2007

Sembra che Malex e Pierluigi Tolardo siano stati querelati da Gigi Moncalvo, noto querelatore seriale della blogosfera. Il primo per questo commento lasciato sul blog di Massimo. Il secondo per questo post. In considerazione della sostanza dei fatti, che penso non abbia bisogno di commenti, mi chiedo se – con un po’ di link qui o qui – riusciremo per solidarietà a far querelare tutta la blogosfera


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Considerazioni Sparse ,

Prodi, Berlusconi e la memoria di Google…

22 ottobre 2007

Guardate cosa spunta in decima posizione, scrivendo la stringa di ricerca Silvio Berlusconi, su Google


…a Mountain View devono aver perso una puntata…


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L’avevo detto io: “non c’ero, e se c’ero dormivo”

21 ottobre 2007

Non riesco proprio ad immaginare il clima che si deve respirare in certi Consigli dei Ministri… Chi dorme, chi si mette le dita nel naso, chi pensa all’amato e chi all’amata (vabbè, ‘sti due non c’erano, ma tanto per dire i tipi…), chi legge Topolino, chi non ci va proprio. I nostri Ministri, come dei bambini beccati con le dita nella marmellata, si difendono dalla levata di scudi di ieri sul tema della Intenet Tax. C’è quello che ammette candidamente che aveva firmato senza leggere, l’altro che come a scuola ci dice che non c’era (ma porta la giustificazione: era corso a premiare i gggiovani, poverino), l’altro ancora che tra una visita a Second Life e l’altra precisa che il provvedimento al Consiglio dei Ministri non c’è proprio andato


E così dopo la brutta figura che riguarda il provvedimento in sè, si aggiunge la pessima figura di governanti approssimativi, distratti e improvvisati…


Va bene l’equivoco.. ma un po’ di eleganza… Viene il dubbio che non ci sia mai limite al peggio


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Tranquilli, ci deve essere un equivoco!

20 ottobre 2007

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Vedete questi puntolini sulla destra? sono tutte persone che hanno preso un abbaglio. Le ho chiamate qui per questo, per dire loro che possono stare tranquille, perchè non può che esserci stato uno sbaglio. E’ inutile, quindi, sprecare tempo, bit ed energie per discutere di una cosa che non può che essere frutto di un madornale errore!

Eh si, perchè non può che essere un errore quello riportato su Repubblica.it e Punto Informatico. Deve esserlo. Deve essere un innocuo errore di un Governo distratto da questioni più serie; non può essere l’ennesimo atto di un governo l’ignoranza del quale è inferiore solo alla sua arroganza. Non possiamo essere così maligni da pensare che questa sia la risposta ad una operazione demagogica come il V-Day, non possiamo credere che sia un modo per iniziare ad eliminare alla radice un problema che si chiama democrazia. Non possiamo essere così pessimisti da dover immaginare di essere in un regime autoritario secondo solo alla Cina ed a Cuba.

Sono sicuro che a giorni, a ore, forse a minuti arriverà una tranquillizzante rettifica, nella quale con mille scuse per la paura che ci hanno fatto prendere il nostro Presidente del Consiglio Romano Prodi ed il prode capo del PD, nonchè Sindaco dell’amata Capitale (quale occasione migliore – peraltro – per mostrare a tutti l’armonia che regna tra di Voi?) ci chiariranno l’equivoco.

Eh si, perchè se così non fosse dovremmo aspettarci ancora più tristi novità! Che so, un decreto nel quale vengono vietati gli assembramenti non autorizzati di più di quattro persone, o una legge nella quale si impongono i libri di testo nelle Scuole e nelle Università…

Insomma, potremmo anche temere che a qualcuno vengano in mente forme di censura preventiva di Internet, ma sappiamo che non è possibileo si?

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Qualche considerazione sulla Net Neutrality

18 ottobre 2007

Stefano Quintarelli, sempre attento osservatore dei fatti della rete, rilancia il tema della Net Neutrality scatenando una interessante discussione. Discussione nella quale, però, temo ci sia un difetto di fondo: siamo tutti d’accordo. E naturalmente mi metto nel “siamo”. La Net Neutrality è una bella cosa, è giusta, è sacrosanta. In effetti chi potrebbe dire diversamente? Ma il rischio, quando si avviano discussioni in questo modo, è che si perdano di vista alcuni termini del problema. Dare per scontate le cose, in particolare, è quantomai rischioso, e non aiuta a ragionare. Ora, fermo restando il fatto che sono personalmente convinto che la neutralità della rete vada tutelata (come ho già scritto in altre occasioni), penso sia comunque opportuno porsi una domanda che magari apparirà impopolare:


Esiste un principio “a priori” per il quale la net neutrality debba essere garantita?


Dal punto dei vista dei carrier, no. Dal punto di vista dei fornitori di contenuti, forse. Dal punto di vista degli utenti: si (ma con riserva).



  • Il no dei carrier dipende dal fatto che essi hanno tutto l’interesse a creare dei “wallet garden” sullo stile delle Pay-TV (d’altro canto è una logica che capiscono e comprendono. Poco importa che internet sia un’altra cosa. Non lo capiscono e non lo capiranno mai). Non a caso sono i carrier i maggiori antagonisti della net neutrality;
  • Il forse dei fornitori di contenuti dipende dal fatto che in un contesto in cui la net neutrality non venisse garantita i grandi fornitori di contenuti – o in altri termini quelli che finirebbero nei wallet garden – sarebbero favoriti. Non a caso tra gli antagonisti della net neutrality ci sono anche i grandi fornitori di contenuti;
  • il si degli utenti è intuitivo. E non a caso i grandi sostenitori della net neutrality sono proprio gli utenti.

Un po’ meno immediata è la postilla “con riserva” attribuita agli utenti. Ormai lo abbiamo dimenticato, ma alcuni principi della net diversity erano un tempo tacitamente accettati. I sostenitori della Net Neutrality (noi) temono – tra le altre cose – il rischio di una internet a due velocità. Un esempio? Semplice: “chi paga di più ha diritto ad un accesso veloce, chi paga di meno deve essere disposto ad aspettare per ricevere le informazioni“. Il che vuol dire discriminare l’accesso all’informazione in funzione della capacità d’acquisto dell’utente che deve fruirne. Ma è ciò che di fatto in rete si fa da sempre. Paghi un accesso di qualità? Hai la banda garantita. Vuoi un acconto free? condividi la banda con altri 200 utenti. Non fa una piega. Di ciò non se ne parla (quasi) più perchè di fatto la banda nelle reti wired è una risorsa praticamente in eccesso. Non a caso il tema è tornato caldo con il caso di Vodafone, che basandosi su una rete wireless nella sostanza gestisce una risorsa limitata. Vodafone a questo aggiunge una informazione ingannevole (ed a mio giudizio vagamente truffaldina), parlando di tariffa flat quando la tariffa flat non lo è affatto.


Ma nella sostanza non è così scontato il fatto che Vodafone non debba poter creare un’offerta con tariffe aggressive valorizzando contenuti selezionati in funzione di un accordo commerciale con un suo partner. Perchè non dovrebbe farlo? sarà il mercato – in fondo – a determinare il successo o il fallimento dell’iniziativa. A tal proposito apro un’altra piccola parentesi: un conto è discriminare la fonte del traffico ed in funzione di ciò tariffarlo, altro conto è discriminare il traffico in base alla sua natura.


Ma il mercato a volte è ingiusto, e potrebbe portare in una direzione lontana dalla Net Neutrality.


E quindi torniamo a bomba: il punto non è se la net neutrality sia economicamente conveniente o meno (in tal caso, dipende dai punti di vista). Il punto non è se con i nuovi modelli di business, con l’economia dell’abbondanza, con le nuove modalità di veicolare informazione la Net Neutrality convenga o no.


Il punto è se debba essere considerata o meno un valore universale. Se la risposta è si, allora il problema è politico, se la risposta è no il problema è economico. Il resto, rischia di essere tempo perso, per come la vedo io…


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