Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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ottobre, 2007

Mercoledì, come scrive anche Antonio, si conclude la prima edizione di Bloglab. E’ da un po’ di tempo che io ed Antonio non ne parliamo sui nostri blog. E non a caso. Da una parte parnarne senza citare alcuni blog nati in seno al progetto sarebbe stato ingeneroso, ma scorretto nei confronti dei “non citati”. Dall’altra volevamo che il terreno di coltura del laboratorio fosse sempre meno fitto, sino a potersi diradare al punto da consentire ai “bloglabber” di svincolarsi dal laboratorio e poter divenire – semplicemente – “blogger“.

Questo, in molti casi, è successo. Abbiamo la certezza che diversi blog nati in seno al laboratorio non cesseranno le pubblicazioni, e l’evidenza che alcuni di essi sono cresciuti nel tempo sino a divenire prodotti di grande qualità. Un successo che – andando oltre le nostre più rosee aspettative – è merito dell’entusiasmo dimostrato dai partecipanti, dai fellow che ci hanno supportato e dalle aziende che ospiteranno i ragazzi.
Un ottimo esempio, a nostro giudizio, dell’applicazione pratica di quel concetto di intelligenza collettiva del quale spesso si parla.

In attesa di un post conclusivo, di quelli da scrivere con la lacrimuccia e tanto di ringraziamenti più meno solenni, l’appuntamento è per mercoledì prossimo. Siateci!

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…si vede quanto, a metà pomeriggio di un triste venerdì di ottobre, Davide manda un twit che fa scoprire cose come queste, alla faccia dei mille discorsi pseudo-impegnati che popolano la blogosfera in questi giorni… non so ancora se siano completamente fuori di testa o si tratti invece di due geni, sta di fatto che una volta tanto youtube non serve per ridistribuire spezzoni di video rubati alla TV, ma è vettore di qualcosa di davvero originale


A quando un videoblog?


UPDATE: sempre via twitter… scopro che le due sono quasi famose… e che blusfumato le ha pure intervistate


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A valle di una consulenza fatta con il mio amico e collega Kurt Hilgenberg (che ha da pochissimo aperto un blog) ad una azienda di logistica, abbiamo sviluppato un piccolo decalogo per le aziende che vogliono avviare progetti di innovazione.

Lo posto qui, come di consueto…

Buona parte della complessità dei progetti di innovazione dipende dal fatto che il successo di un progetto si vede soltanto alla fine del progetto stesso. La difficoltà, quindi, sta spesso nell’avviare il processo, perché è proprio in questa fase che si creano i presupposti per il successo. Di seguito, dieci punti da prendere in considerazione quando si stanno avviando progetti di innovazione…

1. Il valore delle domande: Innovazione significa …dare più importanza alle domande
Porre delle domande è spesso più difficile che dare delle risposte. Le domande possono aprire nuovi orizzonti e creare nuove opportunità. Ma è importante imparare a porre le domande giuste alle persone giuste e nel giusto ordine. La domanda “Come iniziare ad innovare?” acquisisce in tal senso un valore decisivo, perché le risposte che a tale domanda verranno date avranno il potere di determinare il successo del progetto di innovazione.

2. Il valore degli obiettivi: Innovazione significa …dare più importanza agli obiettivi
Ogni impresa di successo si fonda su obiettivi chiari e trasparenti. Gli obiettivi di una impresa sono gli strumenti con i quali essa affronta il futuro e con i quali misura il proprio successo. Tutti i dipendenti devono conoscere questi obiettivi. Ciò permette di lavorare insieme con maggior consenso, efficacia e serenità. L’innovazione non è soltanto un obiettivo aggiunto, l’innovazione permette di capire meglio gli obiettivi dell’impresa nel loro insieme e costruire un sistema di priorità negli obiettivi stessi. L’innovazione – in tal senso – da un nuovo significato al concetto di priorità.

3. Il valore delle idee: Innovazione significa …dare più importanza alle idee
Innovazione senza abbondanza di idee è come una festa senza musica. Le idee sono il carburante di ogni progetto di innovazione. Però, perché le idee nascano bisogna seminarle, creare il giusto contesto e strutturare un’organizzazione efficace per raccoglierle ed evitare che vadano perse. È questa la ragione per la quale è necessario un vero e proprio sistema di gestione delle idee. Senza organizzazione le idee nascono con difficoltà e quelle che nascono si perdono. Non ci sono ricette sicure per l’organizzazione di un sistema di idea management, ogni azienda deve trovare la strada che meglio le si addice. Tuttavia anche osservare come hanno risolto il problema altre realtà può fornire stimoli interessanti.

4. Il valore del progetto: Innovazione significa …dare più importanza al progetto
Prodotti innovativi, servizi innovativi, cambiamenti innovativi dell’organizzazione aziendale o innovazioni di marketing si realizzano al meglio se sviluppati nell’ambito di un progetto strutturato. La dimensione progettuale è la formula ideale, che combina pianificazione precisa e rigorosa con implementazione flessibile. Sviluppare un progetto per l’innovazione è il sistema migliore per favorirne lo sviluppo.

5. Il valore delle competenze: Innovazione significa …dare più importanza alle competenze
L’innovazione stimola lo sviluppo delle competenze nei dipendenti. Non solo è utile analizzare le competenze dei partecipanti al progetto di innovazione, ma è bene anche definire profili di competenza precisi. E per farlo è necessario partire dalle competenze che i professionisti coinvolti nel progetto già hanno. Spesso si scopre che essi dispongono di competenze utili all’innovazione che non erano conosciute dall’organizzazione. I progetti innovativi costituiscono infatti tanto una grande opportunità per mettere alla prova le competenze non impiegate nell’organizzazione, quanto una chance per promuovere l’acquisizione di competenze nuove. Al termine di ogni progetto d’innovazione è sempre utile trarre un bilancio delle competenze nuove e di quelle esplicitate, che rappresentano una risorsa per il futuro.

6. Il valore degli “spazi di responsabilità”: Innovazione significa …dare più importanza alle responsabilità individuali
Le aziende innovative di successo sono spesso quelle che lasciano ai loro dipendenti ampli spazi di libertà e di responsabilità, senza che questo comprometta la disciplina, la precisione e la puntualità. Al contrario: il senso di responsabilità si sviluppa al meglio all’interno di confini. Confini che non siano posti né in maniera arbitraria né in maniera rigida e stretta. Solo chi dispone di spazi di libertà sufficienti è in grado di reagire in maniera flessibile a eventi nuovi e imprevisti. E lo stesso vale per la gestione consapevole e responsabile dei rischi spesso insiti nei progetti di innovazione.

7. Il valore della comunicazione: Innovazione significa …dare più importanza alla comunicazione
Nessuna impresa può avere successo senza una comunicazione corretta. La comunicazione che si basa su obiettivi precisi, delle idee audaci, dei progetti ambiziosi e dei veri spazi di responsabilità cerca di trovare sempre l’equilibrio giusto tra il troppo e il troppo poco, tra il formale e l’informale, tra l’entusiasmo e la riflessione. La comunicazione nei progetti di innovazione deve essere inoltre tempestiva, garantendo che gli attori siano informati al momento giusto. Innovazione significa cosi anche “comunicazione partecipata“.

8. Il valore del “mondo esterno“: Innovazione significa …dare più importanza al mondo esterno
L’innovazione richiede l’osservazione continua e attenta del “mondo esterno“. L’autoreferenzialità di una impresa porta spesso all’immobilismo. Sapere cosa fanno e cosa pensano i concorrenti, i clienti, i fornitori e gli esperti del settore oggi è una condizione indispensabile per il successo di una azienda. Avere una “mentalità aperta“ è una caratteristica indispensabile per l’azienda che vuole essere innovativa.

9. Il valore della sostenibilità: Innovazione significa …dare più importanza sostenibilità
Anche l’innovazione deve essere sostenibile. Innovazione senza sostenibilità non può che tradursi in un successo di breve durata. L’impegno per l’innovazione non può prescindere dall’attenta valutazione delle conseguenze delle proprie azioni. L’innovazione deve attribuire al rispetto del uomo e dell’ambiente una priorità assoluta. Innovazione e sostenibilità vivono questo stesso “spirito“ che è alla base di ogni successo a lungo termine. Innovazione e sostenibilità vogliono il successo e l’eccellenza, ma non a tutti costi. Solo con questi principi e valori si garantisce che il successo anche nel futuro sarà un successo per tutti. Pianificare le decisioni con cura e con pazienza e realizzarle con entusiasmo e con rispetto, anche questo significa “innovazione sostenibile”.

10. Il valore del “secondo passo“: Innovazione significa …riconoscere “la risposta alla risposta”
Innovazione è più di un mero cambiamento, innovazione è un cambiamento che richiede e produce altri cambiamenti. L’innovazione è una risposta che produce nuove domande e nello stesso tempo nuove risposte. Bisogna riconoscere queste “risposte alle risposte”. È questa la vera differenza decisiva dell’innovazione e questo è il motivo perché “decidere l’innovazione” è un processo ciclico, iterativo, infinito.

Per concludere: Quale ricetta per l’innovazione?
L’innovazione non è né una medicina miracolosa e né una scienza misteriosa. L’innovazione non cambia niente in maniera brutale e non esiste una ricetta per l’innovazione. Ma se esistesse i suoi ingredienti sarebbero libertà nel rigore e rigore nella libertà, precisione nella creatività e creatività nella precisione; in quantità variabili, in funzione del contesto, del mercato, delle persone.
Solo uno sforzo continuo ed un vero spirito di innovazione sostenibile portano a risultati eccellenti.
L’innovazione è nel contempo un obiettivo, ed il mezzo per raggiungerlo.

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Proprio non riesco a capire come sia possibile che – magari perchè troppo presi a discettare di pagerank, conigli elettronici e simili amenitàsiano stati così pochi i blogger italiani a parlare di questo fatto. Capisco che parlare dei massimi sistemi dia più soddisfazione, ma se le cose stanno come sembra quello che è successo a loro potrebbe succedere, viste le motivazioni, a tutti coloro i quali hanno un blog.

Non sarà che il terrorismo a mezzo carta bollata funziona davvero?



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Su ePolis di oggi ho pubblicato – nei soliti 1.500 caratteri – una sintesi del mio modo di vedere le cose sulla vicenda dell’Internet Tax. Voi come la vedete?


Una vera levata di scudi ha caratterizzato i blog italiani nei giorni scorsi. Tutti contro il Disegno di Legge Levi per la riforma dell’editoria. Al centro delle polemiche l’idea di rendere obbligatoria l’iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione per qualsiasi “attività editoriale”, includendovi quindi anche siti internet e blog. La reazione dei blogger – dopo l’allarme dato dal sito Civile.it – è stata immediata e ferma: no ad una legge liberticida. Quale sarà il finale di questa storia ce lo potrà dire solo il tempo; per il momento però sono due le considerazioni da fare. La prima: la reazione a quella che è stata impropriamente definita “internet tax” rappresenta un interessante esempio di coinvolgimento dei cittadini alla vita democratica reso possibile dalle tecnologie. Senza la protesta dei blogger il Ddl sarebbe probabilmente passato totalmente inosservato. La seconda: le reazioni scomposte del nostro Governo. Gentiloni che ammette candidamente di aver firmato il Ddl senza averlo letto con attenzione, Pecoraio Scanio che si discolpa dicendo che non era presente al Consiglio dei Ministri nel quale è stato discusso. Di Pietro che dice che non ne sapeva nulla perché non è stato proprio discusso. E tutti, naturalmente, che si dissociano da tutti prendendosela con tutti. Il tutto con riferimento ad una proposta che – se fosse passata nei termini paventati – sarebbe stata democraticamente folle e tecnicamente pressoché inapplicabile.


Articolo in formato PDF


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Sembra che Malex e Pierluigi Tolardo siano stati querelati da Gigi Moncalvo, noto querelatore seriale della blogosfera. Il primo per questo commento lasciato sul blog di Massimo. Il secondo per questo post. In considerazione della sostanza dei fatti, che penso non abbia bisogno di commenti, mi chiedo se – con un po’ di link qui o qui – riusciremo per solidarietà a far querelare tutta la blogosfera


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