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Archivio per novembre 2007

Il Peer2Peer e due parole su Sarkozy

27 novembre 2007

Il mio contributo di questa settimana su ePolis riprende la brillante idea di Nicolas Sarkozy della quale si è parlato in questi giorni ma della quale, a mio giudizio, si sarebbe dovuto parlare molto di più, soprattutto sui media mainstream.

Nei giorni scorsi Nicolas Sarkozy ha annunciato un nuovo provvedimento antipirateria. A coloro i quali saranno colti a condividere file on-line, dopo alcuni avvertimenti verrà negato l’accesso ad Internet. Sul merito del provvedimento – a rigor di legge – si potrebbe anche pensare di discutere (ma, sia chiaro, discutere non vuol dire condividere o giustificare). È sul metodo che si prospetta una scenario piuttosto inquietante. Passi il fatto che l’applicabilità tecnica del provvedimento è tutta da verificare. Passi il fatto che c’è da chiedersi come si farà a tagliare la connessione ad un utente che accede ad internet da un computer il cui uso è condiviso (come accade nella maggior parte dei casi, soprattutto in famiglia). Passi il fatto che major e legislatori continuano a vedere nei sistemi di file sharing la causa dei mali del mercato discografico e non un sintomo della sua malattia. Ma è possibile far passare il principio per il quale qualcuno possa sistematicamente controllare il contenuto delle informazioni che mettiamo in rete, anche se il controllo è attuato per verificarne la liceità? È curioso come mentre ci si chiede quale sia il limite della privacy nei casi in cui sia a rischio la sicurezza propria o altrui, pochi abbiamo messo in discussione il fatto che si voglia superare tale limite per tutelare gli interessi commerciali di una lobby. Il cammino verso la Net Neutrality sarà lungo e difficile, con queste premesse.

Per approfondire il dibattito, vale la pena di leggere anche l’intervento di Federico e la risposta di Marco.

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L’INAIL se ne va su YouTube…

24 novembre 2007

Perchè non utilizzare le possibilità le possibilità offerte dalla comunicazione non convenzionale e dal social networking? Per esempio inserendo in YouTube, dove abbonda il trash, un messaggio socialmente significativo e stilisticamente corretto… Che ne pensi?”


E’ questo che si domanda (e ci domanda) Marco Stancati, amico e collega all’Università e Direttore Centrale Comunicazione dell’INAIL. E visto che è un uomo concreto, mette in atto il proposito inserendo in YouTube alcuni video, sui quali ci chiede di aprire una discussione


Io una mia idea me la sono fatta, ma prima di esporvela, vorrei sentire la vostra opinione


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Di nuovo in aula con la blogcattedra…

23 novembre 2007

Questa settimana ho iniziato il mio corso di Organizzazione e Gestione della Comunicazione Interattiva. Anche quest’anno utilizzerò il blog come strumento di gestione dei rapporti con gli studenti e come piattaforma di lavoro collaborativo.


I partecipanti cureranno approfondimenti che pubblicheremo on-line, sviluperanno le sintesi delle lezioni che metteranno a disposizione dei colleghi e – naturalmente – avranno modo di conoscere un bel po’ di blogosfera (sia in termini “accademici“, nel senso che ne parleremo, che “fisici“, nel senso che alcuni amici con molte cose da dire saranno invitati a lezione).


L’esperienza di quest’anno riprende quanto già fatto l’anno scorso, con alcune modifiche relative al modello didattico. Nella scorsa edizione io e gli studenti siamo stati molto soddisfatti di come sono andate le cose, quindi spero che la bella esperienza si ripeta anche quest’anno (anche se a dire il vero li ho visti un po’ più titubanti, ma conto di “convertirli“).


La blogcattedra è qui. Che ne pensate? Naturalmente, siete tutti i benvenuti!


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L’informazione non è una carrozza a vapore!

20 novembre 2007

Su ePolis di questa settimana, una breve riflessione sulla demonizzazione di Internet attuata dal sistema dell’informazione “mainstream”… Ovviamente, i commenti sono benvenuti!


Pochi sanno che quando, agli inizi dell’800, le prime automobili arrivarono in Inghilterra, vi fu una vera e propria rivolta. La rivolta dei postiglioni, che videro minacciato lavoro e futuro dalla nuova tecnologia che – di fatto – rendeva superflua la loro figura.


Per risolvere il problema bastò una legge. Legge che obbligava ogni “carro a vapore” ad essere preceduto da un servitore a piedi che, correndo davanti alla vettura ed agitando una lanterna, avvisasse i passanti dell’arrivo del mostro meccanico. Un modo un po’ miope – insomma – per salvaguardare posti di lavoro con la scusa della sicurezza. Esistono due tipi di innovazione: quella definita “disruptive“, che implica un forte cambiamento rispetto allo status quo e quella definita “sustaining“, che invece rappresenta un’evoluzione di quanto già esistente.


Leggendo le pagine dei giornali, in queste settimane, si ha la triste impressione che una parte consistente del giornalismo italiano – rispetto al tema dell’informazione – consideri Internet ed i “new media” (che poi tanto nuovi non sono più) un po’ come i postiglioni dell’800 consideravano le automobili. Ogni volta che qualcosa di nuovo si profila all’orizzonte, c’è sempre qualcuno che – più o meno inconsciamente – teme d’esser soppiantato. Ma soltanto affrontare l’innovazione con serenità consente di coglierne i vantaggi e di leggerne i limiti. Il resto, è solo cattiva informazione.


(Articolo in PDF)


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La Casta: due pesi e due misure?

16 novembre 2007

Posso sbagliarmi, ma non mi sembra di ricordare che per la presentazione del libro La Casta Rizzo e Stella abbiano goduto degli onori del TG2 delle 20.00, come invece è successo per il nuovo libro di Luigi Tivelli: Chi è Stato: gli uomini che fanno funzionare l’Italia (nb: il link è su IBS perchè su Anobii ancora non c’è…).


In sostanza il libro – con una intervista a Gianni Letta – racconta degli “Uomini di Stato“, quei grand commis che – a detta di Tivelli – avrebbero il merito di “far funzionare l’Italia“. Persone – afferma Tivelli – come Gaetano Gifuni, per molto tempo Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.


Peccato che, secondo Rizzo e Stella, Gifuni sia proprio uno degli esempi migliori della Casta della quale parlano nel loro libro. Cumulatore di pensioni (quella di Segretario Generale del Colle e quella di Segretario Generale del Senato, per un totale – in Euro – a sei zeri) ed oppositore tra i più agguerriti della pubblicazione del Bilancio del Colle.


Insomma, Gifuni a parte, pare proprio che l’operazione mediatica sia quella di dividere la Casta, mettendo da una parte i politici, che ormai nell’immaginario collettivo sono il male, e dall’altra quegli alti funzionari dei quali nel libro di Tivelli si cerca di dare una immagine retta, proba e pulita, ma che – nella realtà dei fatti – sono tra i principali protagonisti degli scandali denunciati da Rizzo e Stella.


Inutile dire che la stampa, prona come sempre rispetto ai poteri costituiti, stia recensendo più che positivamente il libro di Tivelli.


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Fenomenologia del blog: La coda lunga e le sue pulci

15 novembre 2007

A pensarci, i blogger sono come certe pulci, ed il sistema dei media è il loro cane.


Le pulci vi salgono sopra partendo dalla parte bassa della coda, e passano la loro esistenza cercando di scalarla per raggiungere il…


eh si… siamo strani, noi dei blog…


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Considerazioni Sparse

10 anni fa, parlando di e-learning…

14 novembre 2007

Scartabellando tra vecchie cose, oggi ho trovato questo mio articolo, pubblicato 10 anni fa (era il 1997) in un inserto dell’edizione italiana della rivista Technology Review. Il tema è quello dell’e-learning e dell’apprendimento in rete, il focus è sui social network.


Rileggengolo, l’ho trovato estremamente attuale …forse anche in maniera un po’ inquietante… che ne pensate?


In tema di Formazione a Distanza è immediato pensare a strumenti come il telefono o il servizio postale quali sistemi di contatto e comunicazione tra l’insegnante e lo studente. Le limitazioni fisiche dei mezzi utilizzati nella FAD hanno finito per rendere l’insegnante non solo “lontano” come localizzazione fisica, ma anche e soprattutto lontano nei pensieri dei discenti. Le nuove tecnologie, con specifico riferimento allo sviluppo delle reti di computer e di Internet in particolare, hanno il potere di rendere al processo di apprendimento quella dimensione sociale – altrimenti persa nella tradizionale FAD – data dalla partecipazione ad un gruppo di lavoro con il quale condividere l’esperienza di apprendimento vissuta nel momento della formazione.


Il passaggio dalla tradizionale Formazione a Distanza a quella definita On Line Education, infatti, vedrà trasformarsi sempre di più il computer da strumento accessorio per l’auto-apprendimento personale a mezzo di comunicazione collegato in rete che consente allo studente di dialogare con la “classe virtuale” composta da docenti, tutor, e soprattutto altri studenti. Creando con questi, oltre che una rete nel senso “tecnologico” del termine, una vera e propria rete di conoscenze condivise. L’avvento del concetto di Rete rappresenta probabilmente la prima vera novità nell’utilizzo delle tecnologie informatiche come sistema di supporto alla FAD dagli anni ’50 ad oggi. La Teaching Machine, nata nella seconda metà di questo secolo, non si discosta di molto dai più avanzati sistemi basati sul computer e sulle tecnologie multimediali dei giorni nostri.


L’ipertestualità – che concerne il modo in cui viene strutturata l’informazione – rappresenta una logica evoluzione della Macchina di Skinner; la multimedialità, in fondo, costituisce un “vestito” (siapure fondamentale) con il quale presentare l’informazione ipertestuale. Ad oggi l’inscindibilità di questi due termini è sancita dal sempre più frequente utilizzo del termine “ipermedia”, che li comprende entrambi. Ad ogni modo anche il più complesso dei sistemi ipermediali di formazione esistenti è basato su di una struttura chiusa nella quale i contenuti sono predefiniti, le domande e le relative risposte standardizzate e le azioni dell’utilizzatore già previste dall’autore del sistema.


L’interattività in sé – quindi – non rappresenta l’obbiettivo primario delle nuove tecnologie di rete applicate alla FAD; il vero arco di volta è costituito piuttosto dalla nascita di quella che viene definita CMC: Computer Mediated Communication. La CMC regala alla formazione a distanza il concetto di “collaborative learning”. Anche questo, si noti bene, non è un elemento nuovo nel panorama della formazione (Ahern fa risalire le prime esperienze di apprendimento collaborativo all’Accademia di Platone). La vera novità è costituita dalla possibilità reale di sfruttarlo nell’ambito di un sistema di rete distribuito. Grazie alla Computer Mediated Communication si aggiunge all’ipermedialità degli strumenti informatici tradizionali il concetto di collaborazione. Collaborazione tra gruppi di lavoro che comunicano per mezzo degli strumenti forniti dalla Rete; si parla, infatti, di “Collaborative Hypermedia”. Paradossalmente la rete elimina dalla Formazione a Distanza il concetto stesso di “distanza”.


Annullando le barriere fisiche consente la nascita di vere e proprie “classi virtuali” ove gli studenti possano affiancare al momento cognitivo individuale la possibilità di confrontarsi tra di loro e con l’insegnante, arricchendo la comprensione attraverso il confronto delle diverse prospettive e dei vari punti di vista dei singoli individui del gruppo. I diversi sistemi di comunicazione regalano alla FAD possibilità insperate. Gruppi di lavoro “virtuali”, forum in linea, gruppi di discussione, la possibilità di dialogare con il proprio docente e – soprattutto – di farlo assieme agli altri studenti, sono tutte caratteritiche della On Line Education.


Tuttavia la strada della On Line Education è stata appena aperta. Gli esperimenti sono numerosissimi, ma i risultati spesso alterni. È fondamentale, a questo punto, la creazione di un modello di istruzione on line valido ed affidabile: la ricerca per quello che viene definito “CHEF”, Collaborative Hypermedia Educational Framework, è aperta.


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WiMax: cronaca di un fallimento annunciato?

14 novembre 2007

Questa settimana, per la mia rubrica Glocal su ePolis, è la volta del WiMax. Tra pochissime settimane scadrà il termine per la presentazione delle proposte da parte degli operatori, ed allora temo che saranno evidenti i primi problemi della struttura del bando di gara… che ne dite?

Tra poche luci, molte ombre e qualche ricorso al TAR, entro qualche settimana ci si potrà fare una prima idea di cosa ne sarà del Digital Divide in Italia nei prossimi anni. Stanno infatti per scadere i 45 giorni concessi agli operatori che intendono rispondere al Bando di Gara per l’attribuzione delle Licenze WiMax. La tecnologia WiMax consente – tra le altre cose – di risolvere il problema dell’ultimo miglio nelle zone non servite dalle normali connessioni a banda larga: in particolare quindi nelle aree rurali. Ove non è possibile arrivare stendendo cavi, infatti, sarà possibile farlo con questa tecnologia, che funziona su frequenze radio.

La risposta degli operatori al bando di gara del Ministero delle Comunicazioni sarà quindi fondamentale per coloro i quali si trovano in aree non raggiunte dalle normali tecnologie di connessione (oltre un quinto della popolazione in più rispetto alla media europea). Inutile evidenziare l’importanza di tutto ciò nella lotta al Digital Divide nel nostro paese. Importanza che in parte deve essere sfuggita agli estensori del bando di gara che – pur risolvendo alcuni dei pasticci compiuti dall’AGCom – ha comunque lasciato molto, troppo spazio ai grandi operatori di telecomunicazione, troppo tempo agli assegnatari delle licenze per predisporre l’infrastruttura e poco spazio alle realtà locali pubbliche e private per proporre servizi sul territorio. Staremo a vedere…

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Blogosfere parallele alla Splindernight

11 novembre 2007

La Splindernight della scorsa settimana è stata una simpatica occasione per rivedere i soliti cari amici presenti per l’evento ed incontrare ex-bloglabber accompagnate da strani tipi, ma anche e soprattutto un’utile conferma del fatto che non esiste “la” blogosfera, ma decine di blogosfere parallele che a volte si intersecano.


Eh si… è stata una soddisfazione vedere che al di fuori del nostro c’è un mondo di blogger che non sanno cosa sia Blogbabel (che – per inciso – ormai è definitivamente diventata la classifica dei blog più linkati dai blog iscritti a blogbabel, perdendo a mio giudizio buona parte del suo valore). Persone che si incontrano e passano una serata ballando, senza parlare di conigli ed altre tecnoamenità.


Forse non conocono i nostri Massimo, Luca, Andrea ed il resto della Top10, eppure vivono felici


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I Radiohead ed il bicchiere mezzo vuoto

9 novembre 2007

I Radiohead, rock band inglese con quasi vent’anni di storia alle spalle, hanno fatto molto parlare della loro inizativa legata alla modalità di distribuzione dell’ultima “fatica”: In Rainbows. Il disco, infatti, è scaricabile in rete con una modalità che consente all’utente di decidere quanto pagare il disco, anche nulla. Dopo un mese dal lancio, sulla base dei primi dati, sembra che – su oltre un milione di download – tre utenti su cinque abbiano scelto di non pagare nulla. Gli altri, avrebbero pagato pochi euro.


L’esperienza viene riportata dal Corriere della Sera come fallimentare: “I Radiohead traditi dal paga quanto vuoi“, titola il quotidiano. Ho la netta impressione che Simona Marchetti, autrice dell’articolo, abbia una tendenza innata al pessimismo, oltre che alla distrazione (1,2 milioni di download non sono esattamente la stessa cosa di 12 milioni!).


A caldo, mi viene da fare qualche considerazione:



  • rispetto agli economics, la lettura del post di Andrew Lipsman mi sembra d’obbligo. Inoltre, se tre utenti su cinque non hanno pagato nulla, è evidente come due su cinque abbiano invece pagato. Ed anche ad una media (stimata da Comscore) di due dollari ad utente, il totale è di quasi un milione di dollari. Nel primo mese. E senza intermediari.
    Se il CD fosse andato in distribuzione secondo i canali tradizionali, per rendere la stessa cifra agli artisti, avrebbe dovuto vendere qualcosa come quasi mezzo milione di copie (raddoppiamo la percentuale per gli artisti? sono sempre duecentocinquantamila copie…). Nel primo mese. Ed ora ci saranno gli introiti dell’edizione “boxed”. Insomma, dire che economicamente si tratta di un fiasco, mi sembra proprio voler vedere a tutti i costi il bicchiere mezzo vuoto.
  • rispetto alla pubblicità: mi sembra evidente che i Radiohead abbiano ottenuto una quantità di pubblicità (gratuita) pressochè inimmaginabile. E questo non potrà che giovare alle vendite successive della già annunciata versione deluxe.
  • rispetto ai numeri: 1.2 milioni o 12 milioni? L’approssimazione della stampa a volte raggiunge limiti lirici. Sta comunque di fatto che le percentuali sono quelle dichiarate dallo studio, indipendentemente dai valori assoluti riferiti al volume di vendita. In questo sono un po’ più tranquillo di Stefano, che in virtù dei numeri più bassi sospende il giudizio.
  • rispetto al mercato discografico: ritengo che l’esperimento dei Radiohead vada visto come tale, e di conseguenza da contestualizzare rispetto ad un mercato che a queste iniziative – ed a questi modelli di business – non è (ancora) avvezzo.
  • rispetto agli intermediari: è evidente che il ruolo degli intermediari (la distribuzione) debba cambiare. Non assisteremo a fenomeni di disintermediazione (se ne parla da anni, senza che mai si verifichino); ma vedremo senz’altro processi di reintermediazione a valle della rimodulazione delle value chain del settore. La convergenza genera tali fenomeni, e gli operatori del mercato dovranno tenerne conto. Anche loro malgrado.
  • rispetto al loro sito: mi chiedo quanti di quelli che ne hanno scritto abbiano provato a scaricare la musica dal sito dedicato. Io l’ho fatto. Non sarò nel target dei loro utenti, ma i ragazzi di Oxford avrebbero bisogno di un buon consulente sul tema dell’usabilità.
  • rispetto ai dati richiesti dal sito: per scaricare la musica, è necessario inserire una quantità di dati personali inimmaginabile. Anche questo è parte del “pagamento“, anche se …in natura. Anche ipotizzando che molti inseriscano dati più o meno fantasiosi (del tipo pippo@topolinia.com), immagino che la base di dati attendibili sarà comunque estremamente utile ad una buona azione di marketing push
  • rispetto all’articolo del Corriere: Al Corriere, anche quando citano le fonti, sono sempre stranamente vaghi. La Comscore (che ha fatto la ricerca) sta parlando della cosa dal suo blog da giorni, ma al suo sito (ed al blog) bisogna arrivarci “a mano“. Oltretutto, la loro opinione non coincide con quella del Corriere, ma pur usando il loro studio evitano accuratemente di citarla. Per non parlare del balletto delle cifre…
    E poi dicono che i blog sono inattendibili perchè non controllano le fonti…

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