Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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novembre, 2007

Il mio contributo di questa settimana su ePolis riprende la brillante idea di Nicolas Sarkozy della quale si è parlato in questi giorni ma della quale, a mio giudizio, si sarebbe dovuto parlare molto di più, soprattutto sui media mainstream.

Nei giorni scorsi Nicolas Sarkozy ha annunciato un nuovo provvedimento antipirateria. A coloro i quali saranno colti a condividere file on-line, dopo alcuni avvertimenti verrà negato l’accesso ad Internet. Sul merito del provvedimento – a rigor di legge – si potrebbe anche pensare di discutere (ma, sia chiaro, discutere non vuol dire condividere o giustificare). È sul metodo che si prospetta una scenario piuttosto inquietante. Passi il fatto che l’applicabilità tecnica del provvedimento è tutta da verificare. Passi il fatto che c’è da chiedersi come si farà a tagliare la connessione ad un utente che accede ad internet da un computer il cui uso è condiviso (come accade nella maggior parte dei casi, soprattutto in famiglia). Passi il fatto che major e legislatori continuano a vedere nei sistemi di file sharing la causa dei mali del mercato discografico e non un sintomo della sua malattia. Ma è possibile far passare il principio per il quale qualcuno possa sistematicamente controllare il contenuto delle informazioni che mettiamo in rete, anche se il controllo è attuato per verificarne la liceità? È curioso come mentre ci si chiede quale sia il limite della privacy nei casi in cui sia a rischio la sicurezza propria o altrui, pochi abbiamo messo in discussione il fatto che si voglia superare tale limite per tutelare gli interessi commerciali di una lobby. Il cammino verso la Net Neutrality sarà lungo e difficile, con queste premesse.

Per approfondire il dibattito, vale la pena di leggere anche l’intervento di Federico e la risposta di Marco.

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Perchè non utilizzare le possibilità le possibilità offerte dalla comunicazione non convenzionale e dal social networking? Per esempio inserendo in YouTube, dove abbonda il trash, un messaggio socialmente significativo e stilisticamente corretto… Che ne pensi?”


E’ questo che si domanda (e ci domanda) Marco Stancati, amico e collega all’Università e Direttore Centrale Comunicazione dell’INAIL. E visto che è un uomo concreto, mette in atto il proposito inserendo in YouTube alcuni video, sui quali ci chiede di aprire una discussione


Io una mia idea me la sono fatta, ma prima di esporvela, vorrei sentire la vostra opinione


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Questa settimana ho iniziato il mio corso di Organizzazione e Gestione della Comunicazione Interattiva. Anche quest’anno utilizzerò il blog come strumento di gestione dei rapporti con gli studenti e come piattaforma di lavoro collaborativo.


I partecipanti cureranno approfondimenti che pubblicheremo on-line, sviluperanno le sintesi delle lezioni che metteranno a disposizione dei colleghi e – naturalmente – avranno modo di conoscere un bel po’ di blogosfera (sia in termini “accademici“, nel senso che ne parleremo, che “fisici“, nel senso che alcuni amici con molte cose da dire saranno invitati a lezione).


L’esperienza di quest’anno riprende quanto già fatto l’anno scorso, con alcune modifiche relative al modello didattico. Nella scorsa edizione io e gli studenti siamo stati molto soddisfatti di come sono andate le cose, quindi spero che la bella esperienza si ripeta anche quest’anno (anche se a dire il vero li ho visti un po’ più titubanti, ma conto di “convertirli“).


La blogcattedra è qui. Che ne pensate? Naturalmente, siete tutti i benvenuti!


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Su ePolis di questa settimana, una breve riflessione sulla demonizzazione di Internet attuata dal sistema dell’informazione “mainstream”… Ovviamente, i commenti sono benvenuti!


Pochi sanno che quando, agli inizi dell’800, le prime automobili arrivarono in Inghilterra, vi fu una vera e propria rivolta. La rivolta dei postiglioni, che videro minacciato lavoro e futuro dalla nuova tecnologia che – di fatto – rendeva superflua la loro figura.


Per risolvere il problema bastò una legge. Legge che obbligava ogni “carro a vapore” ad essere preceduto da un servitore a piedi che, correndo davanti alla vettura ed agitando una lanterna, avvisasse i passanti dell’arrivo del mostro meccanico. Un modo un po’ miope – insomma – per salvaguardare posti di lavoro con la scusa della sicurezza. Esistono due tipi di innovazione: quella definita “disruptive“, che implica un forte cambiamento rispetto allo status quo e quella definita “sustaining“, che invece rappresenta un’evoluzione di quanto già esistente.


Leggendo le pagine dei giornali, in queste settimane, si ha la triste impressione che una parte consistente del giornalismo italiano – rispetto al tema dell’informazione – consideri Internet ed i “new media” (che poi tanto nuovi non sono più) un po’ come i postiglioni dell’800 consideravano le automobili. Ogni volta che qualcosa di nuovo si profila all’orizzonte, c’è sempre qualcuno che – più o meno inconsciamente – teme d’esser soppiantato. Ma soltanto affrontare l’innovazione con serenità consente di coglierne i vantaggi e di leggerne i limiti. Il resto, è solo cattiva informazione.


(Articolo in PDF)


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Posso sbagliarmi, ma non mi sembra di ricordare che per la presentazione del libro La Casta Rizzo e Stella abbiano goduto degli onori del TG2 delle 20.00, come invece è successo per il nuovo libro di Luigi Tivelli: Chi è Stato: gli uomini che fanno funzionare l’Italia (nb: il link è su IBS perchè su Anobii ancora non c’è…).


In sostanza il libro – con una intervista a Gianni Letta – racconta degli “Uomini di Stato“, quei grand commis che – a detta di Tivelli – avrebbero il merito di “far funzionare l’Italia“. Persone – afferma Tivelli – come Gaetano Gifuni, per molto tempo Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.


Peccato che, secondo Rizzo e Stella, Gifuni sia proprio uno degli esempi migliori della Casta della quale parlano nel loro libro. Cumulatore di pensioni (quella di Segretario Generale del Colle e quella di Segretario Generale del Senato, per un totale – in Euro – a sei zeri) ed oppositore tra i più agguerriti della pubblicazione del Bilancio del Colle.


Insomma, Gifuni a parte, pare proprio che l’operazione mediatica sia quella di dividere la Casta, mettendo da una parte i politici, che ormai nell’immaginario collettivo sono il male, e dall’altra quegli alti funzionari dei quali nel libro di Tivelli si cerca di dare una immagine retta, proba e pulita, ma che – nella realtà dei fatti – sono tra i principali protagonisti degli scandali denunciati da Rizzo e Stella.


Inutile dire che la stampa, prona come sempre rispetto ai poteri costituiti, stia recensendo più che positivamente il libro di Tivelli.


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A pensarci, i blogger sono come certe pulci, ed il sistema dei media è il loro cane.


Le pulci vi salgono sopra partendo dalla parte bassa della coda, e passano la loro esistenza cercando di scalarla per raggiungere il…


eh si… siamo strani, noi dei blog…


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