Archivio

Archivio per novembre 2007

L’antispam e le insidie del numerino dispettoso

8 novembre 2007

Premessa: Tra le altre cose, progetto sistemi informativi. Tra gli altri, ho clienti nel settore pubblico. In un sistema che ho progettato recentemente, nella fase di registrazione ho inserito come antispam la richiesta del risultato di una somma (ah, l’accessibilità!). Per andare avanti nella registrazione, l’utente deve rispondere a questa domanda:



“Per andare avanti nella registrazione, inserisci il risultato della seguente addizione: 1 + 3″


Telefonata di un dirigente comunale che, visto che dirige, salta l’help desk e usa il mio cellulare:



Lui: “Salve, non riesco a registrarmi al sito, perchè quando inserisco il numerino mi dice che è sbagliato! Deve esserci un errore!”
Io: (colto alla sprovvista): “Mi scusi, ma di che numerino parla?”
Lui: (ovviamente con tono infastidito): “Quello che mi chiede quando faccio la registrazione, ho provato almeno tre volte!”
Io: “ahh… ho capito. Ma ha inserito il risultato corretto dell’addizione?”
Lui: “no, sennò me lo scordo per la prossima volta. Ho inserito la mia data di nascita”
Io: “…”


Technorati technorati tags: , , , ,

Considerazioni Sparse

La colpa è della tecnologia o di chi le da voce?

7 novembre 2007

Il mio contributo di questa settimana per il quotidiano ePolis. Buona lettura!


Roma. Due giovinastri che definire semplicemente inetti rappresenterebbe comunque un affronto all’intelligenza, saltellano sghignazzanti tra un treno e l’altro sui binari di una stazione della Metro A, riprendendo il tutto con il telefonino per metterlo su YouTube, noto sistema di condivisione filmati via internet. I giornali riprendono la notizia ed è subito polemica. C’è chi denuncia la scarsa sicurezza della Metropolitana romana (ma che difesa c’è contro l’imbecillità?), chi promette interrogazioni al Ministro dei Trasporti (peraltro particolarmente pratico di YouTube), e tutti naturalmente accusano il demonio del nostro secolo: la Rete. Come spesso accade quando i giornali diffondono fatti dei quali sono venuti a conoscenza tramite internet, una folla urlante se la prende con la Rete delle Reti, colpevole per i più di essere strumento del male. E così internet è di volta in volta generatore di pornografia, di terrorismo, di pedofilia e – come in questo caso – di umana idiozia. Inutile rilevare come questo atteggiamento non favorisca certo una discussione costruttiva sulle opportunità e le minacce reali di internet, che in un Paese “digital diviso” come il nostro non potrebbe che portare giovamento. Vale la pena, però, far notare come internet non possa essere definita generatore di alcunché, buono o cattivo che sia. Al più è un grande amplificatore. Al quale voce è data sempre e comunque dalle persone.


Articolo in PDF


Technorati technorati tags: , , , ,

Detto in giro , ,

Attenzione a non spostare troppo il limite dell’orrido

2 novembre 2007

In una campagna per la prevenzione degli incidenti stradali il protagonista viene gambizzato da un’auto che sbanda. In quella contro la droga c’è un ragazzo che si estrae pezzetti di cervello, li “taglia” con una carta di credito e se li sniffa con nonchalance. Il solito Toscani mostra Isabella senza veli per promuovere un brand e con la scusa combattere l’anoressia (o per promuovere un brand con la scusa di combattere l’anoressia, fate voi). Insomma, da qualche tempo è un vero e proprio fiorire di pubblicità shock, come ben testimonia anche Trendelemburg, blog nato nel nostro laboratorio ma che ormai cammina tranquillamente con le sue gambe.


Nel grande overflow informativo che ci circonda, è evidente, un messaggio forte ha più facilità a “passare” ed essere percepito dai destinatari. Sangue, budella al vento, violenze sessuali, squartamenti da far impallidire i gestori di Rotten.com sembrano diventati strumenti di comunicazione ordinari per i pubblicitari, ai quali ricorrere per attirare l’attenzione come sino a qualche anno fa si faceva mostrando donne nude anche per promovere il dentifricio (poi, cosa c’entri un culo con un dentifricio è un vero mistero).


E il risultato, temo, sarà lo stesso. Assuefazione. Così come oggi non fanno più scalpore un paio di tette in prima serata, domani potrebbe non essere più così sconvolgente assistere ad uno squartamento in prime-time per promuovere una crema per le emorroidi. Le intenzioni – per ora – saranno anche nobili (droga, incidenti, anoressia…) e gli obiettivi (spesso) altamente condivisibili, ma comincio a sospettare che la strada dello shock stia pian piano diventando una vera e propria scorciatoia.


Una scorciatoia a volte gratuita, che rischia di far si che il limite dell’orrido, ossia quel confine tra ciò che si può far vedere e ciò che non dovrebbe esser visto, si sposti sempre di più. Non si tratta di censura, nè tantomeno soltanto di buongusto (che dimostriamo di avere peloso e falso-perbenista, quando censuriamo Rocco Siffredi che parla di patate).


Si tratta di dinamiche sociali per le quali se oggi diventa normale vedere in TV scene particolarmente crude e che anni fa ci avrebbero senz’altro turbato, allora domani tali scene potrebbero non sconvolgerci (o non sconvolgere i nostri figli) quando le vedremo uscire dalla TV, e finire nelle strade. Se vedo una violenza sei volte al giorno mentre guardo la televisione, questa potrebbe non sconvolgermi più di tanto, quando dovessi vederla dal vivo. Ed è solo la punta di un iceberg che sottende miriadi di corto-circuiti mediatici tra la realtà, la finzione e la nostra capacità di distinguerle.


Uno shock oggi, uno shock domani, inevitabilmente saremo assuefatti anche agli shock. E dopo?


Technorati technorati tags: , , , , , ,

Considerazioni Sparse

L’apostolato passa dal Web

1 novembre 2007

Su ePolis di questa settimana, affronto quello che ritengo sia un tema particolarmente delicato: la comunicazione della Chiesa Cattolica attraverso i nuovi media. Lo spazio della mia rubrica non si presta all’approfondimento che tale tema richiederebbe, ma è sufficiente a porre il tema in questione e lanciare il dibattito… buona lettura…


“Suore, navigate su Internet e scrivete sui Blog”. Questo è l’invito rivolto nei giorni scorsi dal Cardinal Ruini all’assemblea diocesana dell’Unione Superiori Maggiori d’Italia. Invito che segna un passaggio importante nell’approccio della Chiesa italiana ai nuovi media e che in sé racchiude una vera sfida. Da sempre, ma soprattutto nell’ultimo secolo, essa è stata particolarmente attenta alla gestione del sistema dei media. Nel ’48 nasce quello che diverrà il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, per studiare problemi ed opportunità connessi con la nascente era audiovisiva. Nel ’65, con il Decreto Inter Mirifica, viene riconosciuto il diritto innato della Chiesa ad usare strumenti di comunicazione utili all’attività pastorale. E così via sino al 2002, anno nel quale viene pubblicato dal Vaticano il documento “La chiesa e Internet”. Ma per la Chiesa essere attenta al sistema dei media ha sempre voluto dire, nella sostanza, usare tale sistema come strumento di formazione ed apostolato. Attività nelle quali l’interazione dialogica è stata – per precisa scelta – decisamente marginale. Essere attivamente presenti nell’universo dei blog pur mantenendo obiettivi formativi e proselitistici, fa si che tale direzione possa cambiare. Tali strumenti, infatti, fanno del dialogo il loro punto di forza. Un punto di forza che – se le parole di Ruini avranno seguito – la Chiesa potrebbe davvero voler sfruttare.


Technorati technorati tags: , , , , ,

Detto in giro ,