Chi era su twitter ieri verso le sei di sera a un certo punto è incappato in un mio twit generato da Qik (lo so, lo so… sono fissato). Ero in un Centro Commerciale di Tor Vergata ove, assieme ad un manipolo di studenti, al mio amico Francesco Gallucci di 1to1Lab ed ai suoi fidi tecnici stavamo concludendo un laboratorio che darà luogo ad una ricerca. In breve l’obiettivo della ricerca, della quale Francesco parla sul suo blog, è quello di capire cosa succeda “nella testa” delle persone negli attimi immediatamente precedenti all’acquisto di un prodotto.
La strada scelta da 1to1Lab consiste nel cercare di interpretare i “segnali” del corpo. Per rilevarli sono stati adottati strumenti di rilevazione del biofeedback, come potete vedere nel filmato che ho realizzato ieri con il mio Nokia…
Sono doppiamente soddisfatto del laboratorio che ieri ha concluso la fase sul campo (ora si tratta di analizzare i dati). In primo luogo per l’oggetto della ricerca, particolarmente interessante, ma anche e soprattutto perchè abbiamo dimostrato una volta di più come la strada verso la collaborazione tra Università ed Aziende, in un contesto che consenta ai giovani laureandi di crescere e sperimentare, sia realmente percorribile.
Basta volerla percorrere…
L’ipotesi che BlogBabel riapra i battenti serpeggia nella blogosfera italica da qualche giorno. E d’altro canto se il dubbio c’è nella scelta dei tempi, non credo vi sia nel fatto in sè, ossia in una più o meno prossima riapertura del servizio.
Mi è capitato in questi giorni di parlarne con alcuni amici più o meno attenti ai fatti della blogopalla italiota e mi sono un po’ stupito nel constatare in quasi tutti (me compreso) la stessa reazione, riassumibile nell’espressione “è finita la pace“.
Al di là dei motivi che hanno portato alla chiusura del servizio offerto da Ludo e compagnia, per i quali mi sento di sposare più o meno parola per parola l’utile analisi di Luca Carlucci, quello che è interessante notare sono le reazioni alla chiusura del portale. E non faccio riferimento alle infinite discussioni ed ai post sprizzanti astio dell’una e dell’altra parte (rispettivamente suppoter e detrattori del servizio). Mi riferisco invece agli effetti della sua chiusura sulla struttura della blogosfera e delle sue dinamiche.
Effetti che possono essere riassunti in almeno due fenomeni:
Il combinato disposto dei due fenomeni – oltretutto – ha fatto si che BlogBabel fosse nel contempo strumento di misura (ammesso che vi fosse chiarezza sul significato delle misure) e influenzatore attivo di discussioni. Discussioni che contribuivano poi – rilevate da BlogBabel stessa – a determinare i risultati delle misurazioni (sempre di BlogBabel).
Ma tutto questo è passato. Vedremo che succederà nel futuro. E voi, che ne pensate?
Li riconosci dalla camminata. Persi tra via della Scrofa e via del Corso. Ignari eppure tronfi. Smarriti e prepotenti. Ancora vestiti con il vestito buono del primo giorno di scuola. Le scarpe lucide, di chi non cammina a piedi. Con quella pienezza di sé che solo la consapevolezza del potere sa dare. Un potere appena conquistato eppure già familiare, che al potere ci si abitua presto. Un potere tutto ancora da agire, da sperimentare, da provare. Proprio come un giocattolo nuovo.
Li riconosci dalla camminata. Dal passo con il quale percorrono le vie del centro. Un passo goffo, di chi ancora non sa bene dove andare e cosa fare; l’altro prepotente, di chi – pur senza sapere dove – va avanti comunque. Va avanti aspettandosi che la gente si sposti, che “gli altri” cedano il passo. Sono i nuovi potenti. I nuovi titolari di una poltrona, di una poltroncina o di uno scanno. Ma anche di uno strapuntino, che tutto va bene per saziare la fame di potere. È il nuovo turno di potenti, che per la loro fame affamano l’Italia.
La rivista ZeroUno – testata storia dell’ICT nostrano – mi ha invitato ad un seminario che si terrà domani tra poche ore a Roma.
Il tema è quello dell’Enterprise 2.0 e la platea è costituita da un gruppo di Responsabili IT di aziende e pubbliche amministrazioni. Se possibile, dalle 18.00 alle 19.00 trasmetterò l’evento tramite l’ormai inseparabile Qik.
Di seguito le slide della mia presentazione, che servirà come introduzione per la Tavola Rotonda moderata da Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno.
Naturalmente, i commenti sono sempre benvenuti…
Mentre ci si interroga sul tema degli UGC, in una settimana dominata da conversazioni più o meno dal basso (ma continua a piacermi poco la dizione “dal basso“), la simpatica Barbara Chicca, di Uniroma Network, mi intervista su Bloglab e – in particolare – sul professional blogging. Posto qui le risposte all’intervista, per conoscere il vostro punto di vista in proposito…
Cos’è Bloglab?
Un laboratorio ideato dalla sinergia tra blogger, docenti universitari (anch’essi blogger per passione) ed aziende. Nasce lo scorso anno da un’idea mia e di Antonio Sofi, docente dell’Università di Firenze e – visto il successo dell’iniziativa – abbiamo pensato di replicarla quest’anno, con l’aggiunta delle Università di Torino, di Genova e di Urbino. Sostanzialmente è una “scuola di blogging”, nella quale i partecipanti sono chiamati ad aprire un blog con il supporto di esperti, e completano il loro percorso con uno stage in azienda.
Perchè una “scuola” di blog, quali competenze è necessario acquisire per gestire un blog in modo professionale?
Per “aprire” un blog non sono necessarie particolari competenze, l’operazione è semplicissima e bastano pochi minuti. Ma avere un blog personale ed usare il blog come strumento di comunicazione “professionale” sono due cose ben diverse. Che lo si usi nella comunicazione d’impresa (ad esempio nel corporate blogging) o che lo si adotti nel contesto di una attività editoriale (come nel caso del micro-publishing) il ricorso al blog richiede competenze e know-how specifici che vanno ben oltre quelli che servono per aprire uno spazio su myspace.
È necessario comprendere le relazioni che esistono tra la blogosfera ed il sistema dei media “tradizionali”, quali sono i linguaggi da adottare in quello che è un vero e proprio mondo, quali le metodologie per entrarvi in contatto. Spesso a tutto ciò le aziende ed i media “classici” non sono preparati. Non si tratta di “piegare” il blog a linguaggi e mondi per i quali non è nato, ma di comprendere come il blog, con il suo linguaggio, possa essere utilizzato in tali contesti. Per questo motivo io ed Antonio abbiamo pensato a bloglab.
In che modo un blog realizzato da un blogger professionista si differenzia da quelli privati?
Premesso che più che formare “blogger professionisti” il nostro obiettivo è quello di formare professionisti che sappiano usare il blog, le differenze sono varie. Il blog professionale ha un obiettivo, una linea editoriale, un progetto. Non è fatto principalmente per piacere a chi lo scrive ma per essere compreso da chi lo legge. I blog personali non devono preoccuparsi di tutto ciò, devono piacere prima di tutto a chi li scrive. Tutto il resto viene in un secondo momento.
Si può fare del blog un lavoro, soprattutto nel settore della comunicazione?
Ricollegandomi alla domanda precedente, conoscere la blogosfera e le sue regole è secondo me ormai un obbligo per chiunque lavori nel mondo della comunicazione. In tal senso sono già molti i professionisti che – lavorando in tale settore – hanno quotidianamente a che fare con i blog. È una competenza che nelle aziende manca, e che comincia ad essere richiesta. Detto questo, ci sono persone che hanno fatto del loro blog una fonte di reddito. Anche se in Italia sono ancora decisamente poche.
Quali sono i prossimi passi per bloglab?
La seconda edizione è appena iniziata, ma stiamo già pensando a “spin off” del laboratorio, nei quali sperimentare nuovi linguaggi e nuove modalità di lavoro, dedicandoci a progetti specifici che vedano coinvolte aziende ed istituzioni già dalla prima fase del laboratorio.
…tra il Barcamp di Matera e gli altri, consiste nel fatto che l’incontro materano – prima di tutto – è un’esperienza emozionale.
E’ un’esperienza che va al di là della qualità degli interventi, dei temi, della blogosfera, dei social network, di tutto ciò che sta intorno alle relazioni. E’ un’esperienza che le relazioni le crea, le salda, le valorizza.
E’ il prima e il dopo, è il mentre che non è il durante, è il come.
Altro – per ora – secondo me non c’è da dire…