Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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ottobre, 2010

30 ott 2010, by

Giulia…

“…prendo ogni singolo giorno come se fosse un regalo,
come se fosse un pacco che contiene carta e penna.
La sveglia della mattina mi dà il via,
ed è li che inizio a raccontare.

Non voglio mettere via nessun secondo a disposizione,
ma riempirlo di vita ed essere così gioiosa da farmi tremare le mani mentre scrivo.

Tante volte ho lasciato le pagine a metà.
tante volte le ho accartocciate e buttate via…
tante volte mi nascondevo mentre le scrivevo…
a volte le ho bagnate con una lacrima e ho dovuto ricominciare,
a volte ho aperto la mente e ho lasciato le parole scorrere  ….come adesso.

Io credo che, comunque vada,
qualsiasi storia si scriva dopo il suono della sveglia
beh.. l’importante è lasciare il segno…”

Giulia Brignone
(11 Agosto 1987 – 6 Settembre 2009)
26 Ottobre 2010
– Laurea Ad Honorem
in Scienze e Tecnologie della Comunicazione

Il segno, Giulia, l’hai lasciato in tutti noi che ti abbiamo conosciuta.

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C’è una considerazione da fare, riguardo la tremenda vicenda di Sarah Scazzi. Pagine e pagine son state spese per tracciare arditi paralleli con la morte in diretta di Vermicino, o con il delitto di Cogne. Insomma, i casi nei quali una storia – di solito una storia di morte – è stata vissuta in diretta. Pagine e pagine sono state spese per interrogarsi su quanto sia stato etico, o meno, il comportamento di certi giornalisti. Ma il comportamento dei giornalisti non cambia nel tempo. Ci sarà sempre il giornalista pronto a chiedere come si sente ad una madre che ha appena perso un figlio.

Tuttavia non è di questo che voglio parlare. Non è questa la considerazione che mi preme condividere qui con voi. Ciò che mi interessa in questo caso è il ruolo dell’informazione giornalistica nel mutato contesto dei media, ed il suo rapporto con i media conversazionali.

Guardando la vicenda di Sarah Scazzi da questo punto di vista, la triste considerazione è che stiamo lentamente assistendo ad una vera e propria resa del giornalismo nei confronti di un mutato contesto di scenario (non solo tecnologico). Resa che non è di tutti i giornalisti, è ovvio, ma che per molti è peggio di una sconfitta.

Resa che parte da una considerazione: quando si parla del rapporto tra giornalismo tradizionale e citizen journalism, tra carta stampata e blog, tra informazione “dall’alto” ed informazione “dal basso” (che brutte  categorie!) la posizione di chi difende l’immutabile ruolo del giornalista è sempre la stessa. Ossia che il giornalista non si limita a trasferire informazioni, ma le elabora, le commenta, le articola in maniera tale da facilitare la comprensione dei fatti per il lettore, o per lo spettatore. Il giornalista ha la responsabilità di veicolare l’informazione verificandone le fonti, trasformando i dati ai quali tutti possono arrivare con facilità in informazioni ed interpretandoli per il suo utente. E questo può farlo forte della sua deontologia, della sua etica, della sua professionalità.  Si può essere d’accordo, come si può sostenere che il processo di rimediazione “giornalistica” dell’informazione non è più esclusivo dei giornalisti.

Ma in questo caso non è questo il punto. Anche ammettendo che quanto sopra esposto sia vero, e che segni la differenza tra i giornalisti ed il resto del mondo, mi chiedo dove stia finendo tutto ciò. Mi chiedo dove sia finito nel caso di Sarah Scazzi, che mi interessa – in questo ambito – esclusivamente come indicatore di una tendenza alla quale i giornalisti paiono essersi arresi senza combattere. La tendenza a riportare l’informazione così com’è, giusta o sbagliata, veritiera o meno. Purchè in tempo reale o quasi. Dov’è il ruolo del giornalista nel momento in cui le trasmissioni televisive si limitano ad aprire una finestra nelle vicende e le riversano sugli spettatori che – morbosi o impotenti – si trovano ad ascoltare registrazioni di verbali di confessioni già sconfessate, o ricostruzioni basate sul nulla? Dov’è quel ruolo di responsabilità – utile, importante, indispensabile – che porta il giornalista a raccontare una storia ed informare su un fatto, piuttosto che non sparando questo fatto nell’etere in maniera acritica e quasi violenta?

Qual’è la differenza tra una trasmissione televisiva nella quale il valore aggiunto dichiarato dagli stessi giornalisti è la telecronaca in diretta della realtà ed un canale su youtube? Qual’è la differenza tra un giornalista e chi si limita a trasferire un informazione? Qual’è, oltre al possesso di una tessera?

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Ve la ricordate Lalla28? Si, proprio quella… Quella che tutti mi guardavano strano quando dicevo che è mia sorella…

Fece la sua fugace apparizione in un mitico Barcamp materano, aprì un blog e – dopo un pò – sparì dalla rete…

E’ passato un po’ di tempo, ha completato il suo percorso di studi alla Koefia, si è lanciata in una nuova attività ed eccola di nuovo qui, con un nuovo progetto. Il nuovo progetto è The Glance e, con l’impronunciabile sottotitolo “Out of the Mo(o)da Isteria“, si propone di guardare al mondo della moda con un taglio nuovo e giovane.

Non ne parlo troppo bene perchè, essendo il fratello, sarei poco credibile, ma la tipa è sveglia e promette bene. Lascio quindi a voi, amici blogosferici, il compito di incoraggiarla in questo nuovo e stimolante cammino…

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Non so se l’idea di Officina Réclame sia buona o no. Non so se il tono delle risposte al loro annuncio su FriendFeed sia frutto di una scelta (quale poi? Suvvia…) o un banale errore di strategia. Non so se sia vero che “bene o male, purchè se ne parli“. Forse, appena partita la vicenda, non condividevo del tutto nemmeno il livore di alcune critiche fatte all’iniziativa.

Una iniziativa che ritengo comunque sintomatica di un tempo in cui la spettacolarizzazione della vita, del lavoro, dei problemi della nostra società, è ormai una tendenza diffusa con la quale fare i conti.

A farvi i conti, purtroppo, sono i giovani che cercano di entrare – a volte con disperazione – nel mondo del lavoro. E ad accoglierli trovano chi li tratta, nel difficile approdo alla vita professionale, come farebbe con un tronista di Maria De Filippi. Con la differenza che televisione e realtà sono (ancora) due cose ben diverse.

L’unica cosa che so con certezza è che non riesco a levarmi di dosso la sensazione che se mia sorella, o un mio studente, dovesse finire a lavorare da loro, la cosa non mi piacerebbe affatto.

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Prof. Epifani – Salve Prof. Vargas, potrebbe indicarmi l’aula dove dovrò tenere il mio seminario?
Prof. Vargas – Certo, la seconda a destra in fondo al corridoio…

Prof. Epifani – C’è la connessione ad Internet?
Prof. Vargas – Certo!

Prof. Epifani – …e il proiettore?
Prof. Vargas – Ma che domande mi fa? Certo che c’è! Siamo in un’Università, come potrebbero non esserci queste cose nelle aule?

Prof. Epifani – eh già.. che domanda stupida! (…)

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