Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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aprile, 2011

Antonella commenta su Facebook un post di Micah Sifry, che ho avuto il piacere di conoscere recentemente a Perugia, chiedendosi se il post in questione possa essere considerato o meno un seguito di quanto ci siamo detti durante il nostro panel. Il nocciolo della questione, a mio giudizio, consiste – in breve – nell’assenza, all’interno della mail con la quale Obama si rivolge ai suoi elettori per avviare le attività di ricerca fondi, di un riferimento alla dibattuta questione del suo certificato di nascita. Assenza che Ari Melber definisce come un “unforced error“. Ossia, nello sport, un errore dovuto non tanto all’abilità dell’avversario quanto piuttosto ad una propria mancanza. O alla semplice sfortuna.

Secondo Melber, infatti, Obama avrebbe dovuto affrontare il tema. Magari, aggiungo io, cercando di trasformare il potenziale problema in un elemento di forza che dimostrasse come i suoi avversari devono ricorrere a mezzi così bassi per contrastarlo. Insomma, se ne fa un problema di “opportunità tattica”.

Se devo essere sincero, per rispondere in breve alla domanda di Antonella direi di si, senz’altro è un seguito del Panel di Perugia. Ma direi anche che, forse, Micah ed Ari sono stati sin troppo buoni. Perchè più che un unforced error quello di Obama mi sembra – sempre per rimanere nella metafora sportiva – un doppio fallo.

  • un errore è quello tattico, ossia non aver citato nella mail il tema del fatidico certificato di nascita cercando di volgerlo a proprio favore;
  • l’altro errore è quello strategico. Ed è più grave. Non farlo ha voluto dire non dare ascolto a tutti quegli elettori con i quali Obama si vanta di aver aperto un dialogo (ma l’ha aperto davvero?) dando loro voce ed ascolto. Dov’è finito quell’ascolto ora, che una parte importante della Rete (e che sia importante lo si vede anche, ad esempio, dal numero di visitatori di alcuni video su YouTube) pone una domanda in maniera così pressante? Se si vuol avviare un dialogo non si possono ignorare le domande dei nostri interlocutori.

E’ vero, in rete si dice “don’t feed the Troll“, ma in questo caso i troll non sono tali ma sono elettori e sono molti, e sono parte importante di quel popolo che dovrebbe rinnovargli la fiducia. Ignorarli non mi sembra un buon modo di costruire il dialogo.

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Lo scorso 14 Aprile, in occasione del Premio eGov di Maggioli, nel quale ho avuto l’onore di esser chiamato a far parte della giuria, mi è stato chiesto un breve speech sul tema delle problematiche connesse ai processi organizzativi dell’innovazione della PA. Noto ora che è stato pubblicato assieme agli altri, e lo condivido qui con voi…

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Open Data: da dove partire? A questa domanda abbiamo tentato di rispondere con l’ultimo lavoro dell’Associazione Italiana per l’Open Government. In un momento in cui gli Stati Uniti (da sempre tra i principali promotori delle iniziative connesse allo sviluppo dell’Open Government) paiono subire una battuta d’arresto, abbiamo ritenuto assolutamente importante fornire alle Amministrazioni italiane una semplice guida operativa per iniziare a muoversi su questo tema. Il testo, curato da me,  Ernesto Belisario, Gigi Cogo, Claudio Forghieri e che ha visto il contributo di una folta comunità di esperti, si propone di fornire una prima panoramica delle tematiche da affrontare quando si decide di sviluppare una strategia orientata all’implementazione di modelli basati sulla condivisione dei dati.

Cosa vuol dire Open Data? Perché l’Open Data rappresenta una strada verso l’Open Government, e perché l’Open Government è  uno strumento di sviluppo? Quali sono i principali problemi da affrontare quando si vuole “fare” Open Data”? Quali le tematiche giuridiche da tenere in considerazione? Quali gli aspetti tecnici e gli impatti organizzativi? A queste domande (ed a qualcuna in più) abbiamo voluto fornire una prima risposta, per consentire a tutti di iniziare a comprendere i motivi della centralità di questo tema per lo sviluppo del Paese.

Queste linee guida fanno seguito al Manifesto per l’Open Government, che la nostra associazione ha pubblicato a novembre dello scorso anno. Le prossime iniziative che contiamo di portare avanti grazie all’aiuto di un sempre più nutrito gruppi di esperti saranno annunciate nei prossimi giorni, nel corso di alcuni eventi ai quali stiamo lavorando.

Stay Tuned!

Come Si Fa Open Data -
Versione 1.0

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Questa è Stefania Rimini in una nota sul sito della RAI, dopo la puntata di Report della scorsa settimana:

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Ecco, l’unica cosa che mi viene da dire è che errare è umano, ma perseverare è diabolico.

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La coda di questa settimana è ricca di appuntamenti pubblici e di impegni nei quali incontrerò amici e colleghi con i quali lavoro da tempo.

Insomma, una settimana densa, al termine della quale non mancherò di raccontarvi, da qui, le mie considerazioni su quelle che – sicuramente – saranno esperienze belle ed arricchenti.

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Dopo Daria Bignardi, c’è cascata anche Milena Gabanelli. Confesso di aver visto a stralci la puntata di Report di ieri, “Il prodotto sei tu“, proprio perchè dopo un po’ si è reso evidente il taglio della trasmissione. Il riferimento al celebre titolo del Time è evidente, come è evidente che ieri si è celebrata l’ennesima occasione sprecata per parlare (una volta tanto seriamente) della Rete e dei problemi che solleva. E dalla Gabanelli forse non me lo aspettavo.

Non vale la pena di lanciarsi in lunghe disquisizioni sui perché ed i percome ieri sia stata un’occasione persa. Basta considerare che i temi sollecitati da Report sono senz’altro temi reali. Solo, è stato molto più facile (per i redattori) ed utile (per lo share?) affrontarli in maniera semplicistica e fuorviante. In fondo, un po’ di ascolti in più, guadagnati senza rischi (tanto, chi può protestare?), non fanno  male a nessuno.

Vale, come al solito, una semplice considerazione: se gli argomenti che chi vive la rete conosce vengono trattati in questo modo, come ci assicuriamo del fatto che non vengano trattati allo stesso modo anche altri temi? Temi sui quali, magari, non siamo sufficientemente preparati da renderci conto delle potenziali mistificazioni…

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