Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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maggio, 2011

Troppo spesso capita che si percorrano strade parallele senza mai incrociarsi: la Rete è bella anche perchè favorisce questi incroci. Ed è stato particolarmente stimolante prima incrociare Massimo Mattone, Direttore di Punto Informatico, e poi incontrare Luca Annunziata e Gaia Bottà, gli editor del quotidiano.  Dall’incontro con Luca e Gaia – due persone di raro entusiasmo e grande passione – è nata l’idea di uno spazio dal quale guardare “In Controluce” i fatti della Rete, che inauguro con un commento sulla vicenda Sky-Current.

Qualsiasi commento in proposito  non può che partire da una considerazione di fondo: sarebbe un grande peccato se l’esperienza di Current andasse in qualche modo persa o snaturata. Qualcuno si è posto il problema di chi in Current oggi lavora. Certo, per loro saranno giornate difficili, ma – conoscendo alcuni dei trenta professionisti che lavorano in Current – non ho alcun dubbio sul  fatto che con l’esperienza che hanno maturato sotto la guida di Tommaso e l’expertise specifico acquisito in questi anni non impiegherebbero che una manciata di giorni a piazzarsi sul mercato. Il punto è un altro: salvare un canale che fa davvero dell’informazione libera una bandiera ed un modo di essere. E farlo, purtroppo, passa dall’identificazione di un modello di business sostenibile.

…ma ecco il mio articolo per Punto Informatico…

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Come sa chi mi segue da un po’, da ormai molti anni con un motivato gruppo di collaboratori (Salvatore, popola ‘sto blog, sennò chiudilo!!! :-) ) analizzo le modalità di comunicazione online dei politici italiani. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un’anteprima dei risultati della rilevazione delle Amministrative di quest’anno su Punto Informatico. Nell’anteprima riportiamo i dati relativi ai Capoluoghi al voto. Stiamo concludendo l’elaborazione dei dati relativi ad un campione rappresentativo di tutti i Comuni italiani al voto, con un panel di quasi 2.000 candidati monitorati in profondità.

Al di là dei valori assoluti è interessante confrontare i trend di crescita rispetto alla tornata elettorale del 2009, anno nel quale effettuammo – con la stessa metodologia – un’analoga rilevazione.

Riporto qui l’articolo scritto per Punto Informatico…

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Cosa succederebbe se le preferenze su Facebook si trasformassero in voti? In altri termini che scenario si delineerebbe se nelle urne elettorali finissero i “Mi Piace” e le “amicizie virtuali” dei candidati alla carica di Sindaco dei Capoluoghi di Provincia italiani? Probabilmente uno scenario molto diverso da quello che sarà disegnato dall’esito delle amministrative che proprio da oggi vedono coinvolti centinaia di migliaia di cittadini italiani: De Magistris sbanca a Napoli, Fassino vince di tre lunghezze a Torino, Corticelli arriva con fatica al successo seguito dappresso da Bernardini, Zedda vince a Cagliari, Pisapia trionfa a Milano.

I responsi di Facebook hanno qualche validità per predire i reali risultati elettorali? Sicuramente no, ma sono un buon indicatore della capacità dei candidati di “essere” online ed aprirsi al dialogo con gli utenti. Non è un caso che candidati meno noti e meno presenti nei canali di comunicazione tradizionale abbiano su Facebook più sostenitori di nomi blasonati della politica italiana. Oggi l’ago della bilancia – quanto a capacità di influenzare gli esiti elettorali – pende ancora pesantemente verso i media mainstream, ma in un futuro non troppo lontano il ruolo degli strumenti conversazionali è destinato a crescere d’importanza. La rete fornisce gli strumenti per restituire alla politica quella dimensione di dialogo e di confronto che si è inesorabilmente persa con la televisione. Gli elettori pian piano inizieranno a capirlo. E cominceranno a dare un peso sempre maggiore alla disponibilità al dialogo dimostrata dai candidati. Una disponibilità al dialogo che non può  e non deve fermarsi alla richiesta del voto.

Ora si tratta di vedere, nel caso in cui i “vincitori” su Facebook si riveleranno tali anche alle urne, quanto sapranno mantenere questa capacità di dialogo. E qualora la perdessero, sarà bene ricordarsene quando si ricorderanno nuovamente di noi per chiederci il voto. Reale o virtuale che sia.

 

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Immaginate un Amministratore Pubblico con la A maiuscola: curioso, interessato, attivo, intraprendente (si, bisogna faticare un po’ per trovarli, ma a saperli cercare ce ne sono tanti). Immaginate che senta parlare di Open Data e che si incuriosisca: “può essere utile alla mia Amministrazione?“. Immaginate che inizi a cercare degli esperti. Una ricerca lunga e difficile, fatta di falsi profeti e guru improvvisati, ma alla fine fruttuosa. Immaginate che una volta trovati gli esperti li contatti. Li incontri. Faccia loro delle domande. Domande per conoscere. Per capire. Per decidere. Immaginate che per comprendere le dinamiche organizzative, tecniche e giuridiche connesse all’Open Data abbia l’opportunità di confrontarsi con esperti come Ernesto Belisario, Salvatore Marras, Gianluigi Cogo, Roberto Moriondo, Guido Scorza e tanti altri.

Avete appena immaginato quanto verrà “messo in scena” il prossimo 10 Maggio, a partire dalle ore 15.00, al ForumPA, durante il convegno ”Open Data dalle parole ai fatti“. L’incontro è organizzato dall’Associazione Italiana per l’OpenGov, che in quest’occasione presenterà e distribuirà anche la nuova versione della sua guida “Come si fa Open Data? Istruzioni per l’uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche” ed il Contest AppsforItaly, organizzato assieme a Top-ixIWA ed altre Istituzioni pubbliche e private. Di che si tratta? Venite a scoprirlo Martedì 10 Maggio. Ne varrà la pena.

 

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Lunedì scorso ho avuto il piacere di essere selezionato tra i partecipanti al primo Vatican Blogger Meeting. Ero tra i pochi titolari di blog non specificatamente dedicati a tematiche religiose. Tra gli altri: Alessandro Gilioli, Luca Sofri e Alessio Jacona, tanto per citare alcuni amici. Prima considerazione: la nostra stessa presenza all’incontro dimostra come esso non fosse dedicato ai soli blog cattolici, ma al mondo dei blog in senso lato.

L’incontro doveva essere aperto dal Cardinale Ravasi ma è stato introdotto altrettanto efficacemente dall’Arcivescovo Celli, che ne ha subito inquadrato la dimensione quale momento di “dialogo rispettoso” tra la Chiesa ed il “mondo” dei blog. Un mondo che, usando le parole di Celli, “ha un ruolo importante nel contesto delle nuove culture digitali“. Sono seguite due sessioni: la prima popolata da alcuni blogger cattolici che hanno parlato della loro esperienza; la seconda più istituzionale, che ha visto gli interventi di alcuni importanti attori della comunicazione della Santa Sede. Non voglio dilungarmi oltre su struttura e contenuti del convegno, la cui registrazione audio è disponibile sul sito del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (Per la cronaca: Podcast, questo sconosciuto…).

Quello che mi interessa, invece, è fare alcune considerazioni su ciò che è emerso nel corso dell’incontro:

  • non bisogna credere che la Chiesa sia lontana dalle tecnologie applicate alla comunicazione o che debba scontare un qualche digital divide culturale rispetto ad esse. Basti pensare che già Pio XII considerava le tecnologie applicate alla comunicazione delle “meravigliose invenzioni di cui si gloriano i nostri tempi“, che Giovanni XXIII sottolinea che “i progressi fatti dalla scienza nel settore della comunicazione devono essere messi al servizio dell’uomo in quanto strumenti di civiltà” e che Paolo VI istituì le Giornate Mondiali della Comunicazione Sociale quasi cinquant’anni fa. Se questo non bastasse, il documento “La Chiesa ed Internet” il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali l’ha pubblicato oltre 10 anni fa: prima che molte aziende si accorgessero della Rete, per intenderci. Quello che la Chiesa fa con essa, quindi, non è mai frutto del caso o di approssimazione, ma di una riflessione intensa e profonda. Condivisibile o meno, certo, ma senz’altro ragionata. Per questo motivo l’importanza che ha avuto quest’incontro va forse anche al di là di quanto molti dei blogger presenti hanno mostrato di aver percepito. Il fatto che la Chiesa riconosca la Rete come stakeholder è fondamentale. Il fatto che decida di aprire un dialogo con essa è determinante. Il fatto che questo dialogo parta forse in ritardo, come lo stesso Celli ha ammesso in apertura, è secondo me completamente ininfluente: la Chiesa si muove con i suoi tempi, ma quando lo fa lancia un segnale chiaro.
  • Non per essere più realisti del Re (o in questo caso più papisti del Papa), ma ho avuto la netta impressione che la Chiesa abbia capito del mondo della Rete molto di più di quanto questo mondo lo abbiano compreso gli stessi blogger che parlano di Chiesa. Quest’impressione, che ho avuto immediatamente,  devono averla avuta anche Padre Spadaro e Padre Lombardi visto il tenore dell’apertura dei loro interventi. Quasi tutti i relatori della prima sessione non hanno fatto altro che parlare di blog come di nuovi pulpiti dai quali annunziare la parola di Dio, annullando completamente la dimensione del dialogo, dell’ascolto e della comprensione che caratterizzano la Rete e che dovrebbero caratterizzare – nelle stesse parole introduttive di Richard House e di Mons. Celli – la dimensione comunicativa e di apostolato della Chiesa.
    I blogger cattolici che hanno parlato nella prima parte dell’incontro hanno fatto una grande, enorme, immensa confusione tra il concetto di Blog ed il concetto di Social Network. Certo, un blogger non deve necessariamente essere un esperto di comunicazione online, ma un paio di relatori in più competenti sul tema non avrebbero guastato, anche per chiarire le idee agli altri partecipanti (spesso, appunto, non esperti). Grande competenza e profonda comprensione delle dinamiche della rete, invece, è emersa nella seconda parte dell’incontro, in particolare da parte dei già citati Padre Spadaro e Padre Lombardi, che nei loro interventi hanno dimostrato non solo di aver una approfondita visione del tema, ma anche una precisa strategia d’azione (dimostrata pure dal fatto stesso di avviare il discorso con i blogger per aprire un percorso).

In conclusione, quello di lunedì è stato un momento molto importante, forse più di quanto sia apparso. E proprio per questo penso che – approfittando della recente beatificazione di Giovanni Paolo II – valga la pena “rubare” una sua celebre frase: non abbiate paura. La Chiesa non deve aver paura di aprirsi al dialogo ed al confronto che nascono dai Social Network. Non deve pensare questi strumenti come un nuovo canale per raggiungere i giovani, ma come un nuovo mezzo per comprenderli. Il primo passo l’ha fatto. Ora si tratta di continuare il cammino.

 

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