Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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agosto, 2011

Come sapete su questo blog non mi occupo quasi mai di questioni prettamente “tecniche”, ma penso sia utile fare un’eccezione per un sistema di phishing particolarmente “virale” che si sta diffondendo in questi giorni su Twitter. Sistema che, a giudicare dai Direct Message che ricevo, sta “confondendo” anche moltissimi utenti esperti (o sedicenti tali).

In sintesi il sistema funziona così: vi arriva un Direct Message simile ad uno di quelli riportati qui sotto, inviato dall’account di un vostro follower:

Il messaggio è credibile ed invita a collegarvsi ad un link dove, presumibilmente, troverete il contenuto promesso.

Solo che invece che il contenuto in questione ci si trova di fronte a quella che sembra essere la schermata di login di Twitter.

I più accorti noteranno l’indirizzo diverso, ed eviteranno accuratamente di inserire le proprie credenziali.

I meno attenti, invece, le inseriranno. E forniranno così al “pescatore” tutti i dati necessari per entrare nel proprio account ed iniziare a mandare DM a tutti i contatti della malcapitata ed ingenua vittima.

Sembrerebbe inutile ribadire che non si devono inserire le proprie credenziali senza aver verificato di essere davvero collegati al sito giusto. Tutti i sistemi di Phishing sono uguali, e questo non fa eccezione. Eppure questo sistema sta mietendo  moltissime vittime “illustri” (ovvero presumibilmente esperte) e quindi, come si dice… repetita iuvant!

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Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull’Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star “virtuale” giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell’immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l’hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate?

Eguchi Aimi è una cantante giapponese del gruppo AKB48. È bella, brava e molto famosa (…in patria). Ma non saremmo certo qui a parlarne se non fosse per un piccolo particolare: in realtà non esiste. La bella star sedicenne, infatti, è un prodotto “virtuale” realizzato dalla sintesi dei tratti somatici delle altre cantanti del gruppo. A rivelarlo è stato il management delle AKB48, messo alle strette dal video di uno sponsor che mostra come Eguchi sia stata “prodotta” utilizzando il computer. Insomma: centinaia di migliaia di fan non si sono appassionati per una nuova giovane stella della musica giapponese, ma per un hard disk contenente i 150 gigabyte di dati che ne rappresentano la reale essenza.

Non è la prima volta che in Giappone si tenta la strada della star virtuale (un ologramma canterino di nome Hatsune Miku riempie da tempo gli stadi del Sol Levante), ma è la prima volta in cui lo si fa senza che i fan siano realmente consapevoli di emozionarsi per un avatar.

La bella Eguchi fa riflettere su quanto sia facile, oggi, alterare la realtà dei nostri limitati sensi grazie alle meraviglie della tecnologia. In un mondo in cui analogico e digitale si fondono, fisico e immateriale si confondono, virtuale e reale si integrano e si compenetrano in un gioco di specchi e di rimandi sempre più inestricabile, forse la bella Eguchi rappresenta la star perfetta. Realmente virtuale e virtualmente eterna.

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Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è dichiarato preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales.

Personalmente ritengo invece che il calo dei collaboratori sia solo il sintomo del vero problema: non esser stati in grado di rinnovare l’interesse verso un progetto di importanza fondamentale (Wikipedia, con tutti i suoi difetti, è comunque l’esperimento di costruzione condivisa ed organizzata della conoscenza più articolato e significativo della storia dell’uomo).

Nell’era delle reti, Wikipedia ha mantenuto il suo approccio basato, più che su di esse, su un sistema di tipo prettamente comunitario. Qualche anno fa mi sono soffermato, sempre su questo blog, nel descrivere la differenza tra il concetto di comunità e quello di rete nella gestione delle relazioni online. Wikipedia, in questi anni, ha sviluppato una forte comunità di contributori. Tuttavia, nell’era delle reti, l’approccio individualistico che dai blog si è sviluppato nei social network site non favorisce un processo anonimo di “cessione” della propria conoscenza, che nelle comunità (virtuali come reali) dall’individuo fluisce nel gruppo. I Social Network consentono un processo di conferimento del valore individuale verso la comunità con un modello che consente di mantenere la visibilità del proprio apporto. Wikipedia, al contrario, lavora su un principio del tutto opposto. Per intenderci: chi conosce il nome di un autore dell’enciclopedia libera?

Ecco: questa in estrema sintesi ritengo sia l’origine del problema. Non sono i social network site come Facebook che stanno “rubando tempo” agli autori di Wikipedia, è quest’ultima che non è stata in grado di sfruttare e valorizzare quelle dinamiche sociali proprie delle reti che – lavorando su elementi come la reputazione – possano spingere le persone a collaborare.

Di questo tema parliamo oggi il 18 Agosto* alle 11.30 a Start, spazio informativo di Radio Uno, al quale sono stato invitato da Pietro Plastina. Se qualcuno di voi è d’accordo (o meno) con la mia visione dei fatti, sarò più che felice di portare anche il suo punto di vista in trasmissione!

* oggi sono saltate tutte le dirette per dare spazio a Tremonti e le sue comunicazioni in merito alla crisi finanziaria. L’occasione è buona per avere più tempo a disposizione per raccogliere i vostri pareri e portarli in trasmissione!

UPDATE: intervista fatta. L’audio lo trovate qui!

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