In un momento in cui tanti (troppi) confondono l’agenda digitale con l’agenda elettronica, vale forse la pena di chiedersi se è davvero di una agenda digitale che ha bisogno il nostro Paese…
Non riesco proprio a condividere il grande entusiasmo verso l’Agenda Digitale. Quell’aria di attesa per la pubblicazione di un documento che dovrebbe illustrare come risolleveremo le sorti digitali del Paese e che invece rischia di illustrare come – tra un temporeggiamento e l’altro – planeremo verso il prossimo Governo senza che molto, in realtà, sia fatto. No, non è un problema di competenze. Non è un problema di capacità di chi ci sta lavorando. Nè tantomeno un problema di buona volontà. È un problema di sistema.
Agenda, lo dice anche Wikipedia (notoriamente fonte attendibile in questo sconclusionato Web 2.0) è il gerundivo neutro plurale di àgere, ossia agire. L’agenda indica quindi le cose da fare. Ma le cose si fanno, fino a prova contraria, in funzione di qualcosa. Si fanno per raggiungere un obiettivo.
Ed è questo il vero problema. All’Agenda Digitale manca il vero obiettivo.
Agenda Digitale, sogni e innovazione: Continua a leggere su Tech Economy
La settimana scorsa la brava Alessandra Flora mi ha intervistato durante il ForumPA per presentare il Vademecum sui Social Network nella PA che ho scritto assieme ad alcuni altri esperti.
Ho ripescato su YouTube l’intervista, che riporto qui…
Qualche settimana fa, in occasione del Datacamp organizzato a Perugia nel corso dell’IJF2012, abbiamo parlato dei “saputelli dell’Open Data”. Una specie endemica nel mondo dell’open government, perniciosa ed in grande espansione in questo momento. Noi – come novelli Linneo – abbiamo pensato di classificarli in alcune famiglie, descrivendone caratteristiche, comportamenti, vizi e virtù. Ve le racconto assieme ad Ernesto in una serie di post sul nostro nuovo blog, dedicati appunto ai Saputelli dell’Open Data.
Buona lettura!
Giorni fa Alessandro Gilioli mi ha chiesto se mi avrebbe fatto piacere aprire un blog nell’area dedicata ai collaboratori dell’Espresso. Lì per lì, preso da TechEconomy ed altre cose, non me la son sentita di accettare. Tuttavia poche ore sono bastate per rendermi conto che – con il mio amico Ernesto – avremmo avuto bisogno di una nuova “casa virtuale” per parlare di alcuni argomenti a noi cari. Una casa non solo per specialisti, più generalista di TechEconomy o dei nostri blog. Quale casa migliore di quella dell’Espresso, e quale proposta migliore di quella di Alessandro?
Ecco quindi nascere TheNextGov: un blog in cui io ed Ernesto, con il quale ho da tempo la fortuna di condividere numerose vicende professionali e di vita, rifletteremo assieme ai lettori sui temi dell’amministrazione digitale, della governance e, in sintesi, del se e del come le tecnologie possano contribuire a farci diventare cittadini migliori.
Sono stato ieri al Salone del Libro di Torino. Mi hanno invitato a moderare un convegno nel quale il Ministro Francesco Profumo ha incontrato alcuni studenti che hanno sviluppato nelle loro scuole progetti innovativi nell’ambito di un programma della Direzione dell’Ufficio Scolastico regionale per il Piemonte.
Sono uscito dal convegno con un ottimismo che non ricordavo da tempo. Il merito è di Luca, Giacomo, Alessandro, Gabriele, Marco, Veronica, Michaela, Elena, Niccolò. Il perché ho tentato di spiegarlo in un post sul tema del convegno: la Smart School.