#IceBucketChallenge e l'inversione di causa ed effetto

#IceBucketChallenge e l'inversione di causa ed effetto

Qualche (s)punto di riflessione sull’#IceBucketChallenge, della quale ormai tutti sanno tutto…

  • #IceBucketChallenge funziona? Quello che penso dal punto di vista strettamente tecnico (efficienza/efficacia, replicabilità, ecc…) lo ho detto in questo post su TechEconomy. La sintesi del discorso è che #IceBucketChallenge è una bellissima iniziativa, ma con diversi (ed ovvi)  limiti dal punto di vista della modellizzazione e della replicabilità. Quindi occhio ad eleggerla “il nuovo sistema di crowdfunding per il sociale” perchè si rischia di far danni e nutrire frotte di consulenti improvvisati.

 

  • Renzi che si fa la doccia? Non mi piace. Nella storia (recente e meno recente) moltissimi politici hanno fatto ben altro per attirare l’attenzione su cause importanti (come scordare le battaglie radicali?). Tuttavia Matteo Renzi non è “un politico”, ma il nostro Presidente del Consiglio. In altri termini, quello che le decisioni deve prenderle. Un conto è fare qualcosa per attirare l’attenzione su una causa. Altro conto è fare qualcosa per attirare l’attenzione su di se grazie ad una causa. E preferisco un Presidente del Consiglio che prende una decisione e si impegna per promuovere la ricerca con azioni concrete, piuttosto di un Presidente del Consiglio che inverte il principio di causa ed effetto. Come lo fa? Invece di sfruttare un espediente comunicativo per attirare l’attenzione su una iniziativa grazie alla sua visibilità inverte l’ordine degli addendi e sfrutta una situazione per farsi pubblicità sulla scia di una campagna benefica.

 

  • Tutte le altre docce? Vanno benissimo. Anche se non si può fare a meno di notare lo squilibrio nel rapporto tra docce e donazioni tra gli Stati Uniti e l’Italia. Quindi vanno bene le docce, purché siano seguite dalle donazioni. Altrimenti è semplice ricerca dell’attenzione…

 

  • Cosa risolviamo? Poco o nulla, in realtà. Perché quello che serve alle strutture che si occupano di ricerca, come sa bene chi se ne occupa, non sono (solo)  operazioni spot dall’esito imprevedibile, ma un flusso organizzato e strutturale di fondi che consentano di fare programmazione sul medio e lungo termine (come insegna, con tutti i suoi enormi limiti, Telethon). Ben vengano le operazioni come questa, ma non bastano. Se fossi stato il Presidente del Consiglio mi sarei preoccupato, piuttosto che di farmi una doccia acchiappa-giornalisti, di cogliere l’occasione per lanciare un programma strutturale che promuovesse agevolazioni per le aziende che finanziano la ricerca ed  ulteriori sgravi fiscali per chi effettua donazioni. cose da “Decision Maker” (con le maiuscole). Ma ognuno ha le istituzioni che si merita…

 

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