Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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Considerazioni Sparse

Ieri sono stato invitato dall’ufficio stampa di Telecom Italia ad intervistare l’Amministratore Delegato Marco Patuano, intervenuto all’incontro di presentazione della TIM Chair in Market Innovation, la cattedra universitaria della Bocconi promossa da Telecom e dedicata all’innovazione di mercato. La Cattedra è stata presentata nel corso di un convegno al quale hanno partecipato diversi ospiti internazionali. Relazioni tutte molto interessanti, anche se in un caso specifico – quello di Rajesh Chandy della London Business School of Economics – la sgradevole impressione è stata che si aspettasse di trovarsi di fronte un gruppo di aborigeni da conquistare con un po’ di perline colorate. Insomma: se è questo il livello che comunichiamo come Sistema Paese siamo messi molto peggio di quanto neppure io, notoriamente pessimista, osassi immaginare.

Ad ogni modo, al termine dell’incontro ho avuto modo di fare una lunga e piacevole chiacchierata con Marco Patuano, che si è prestato con pazienza a rispondere alle mie domande. Il risultato è questa intervista. Buona lettura!

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La Pubblica Amministrazione non può più ignorare i Social Media. Esserci non è certo – in termini stringenti – un obbligo normativo, ma il loro ruolo non può essere (più) ignorato da qualsiasi amministratore pubblico che voglia davvero dirsi responsabile. Ciò non implica essere attivamente presenti su Facebook. Ma prendere atto del fatto che Facebook e gli altri Social Netwotk Site esistono e rappresentano una realtà estremamente significativa. Ignorarla, equivale a trovarsi nella condizione di quegli individui che – negli anni scorsi – pervicacemente cercavano di ignorare il ruolo di Internet, ed ancor prima del PC. Ed ancor prima dell’energia elettrica, del treno, della ruota.
Proprio per dare supporto alle amministrazioni che intendano usare i social mediaFormezPA ha curato la pubblicazione di un Vademecum su “Pubblica Amministrazione e Social Media” che approfondisce le modalità con cui questi nuovi strumenti possono essere utilizzati per migliorare la comunicazione e il contatto diretto con i cittadini.

Il documento è frutto di un lavoro interdisciplinare nell’ambito nell’ambito del del quale mi sono occupato della parte metodologica, delle possibili forme di presenza e di gestione dei social media nella PA e della definizione delle strategie inerenti lo sviluppo di una social media strategy.

Cosa ne pensate?

 

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Tempus fugit. Ed eccomi qui a scrivere sul mio blog dopo ben due mesi di buio. Buio che però è stato tutt’altro che improduttivo. Sono stati mesi fitti di attività, di idee, di cose nuove. Cose e progetti che spaziano dal mio vecchio amore per il giornalismo e che hanno portato – a venti anni di distanza dal mio primo articolo – alla nascita di Tech Economy  (che alcuni di voi già conoscono) alla mia attività connessa alla comunicazione politica. Nei prossimi giorni, lo prometto, tornerò con più costanza da queste parti. Per il momento, questo è solo un ping, giusto per un saluto veloce! :-)

Stefano

 

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Tra le cose che non cambiano nel tempo c’è la mia affezione verso la rubrica Contrappunti su Punto Informatico, che ormai leggo con piacere da anni. Massimo da sempre è un lettore attento dei fatti della Rete, che descrive e commenta con arguzia e sagacia. Tuttavia nei suoi Contrappunti di ieri, dedicati al dilagare di VIP su Twitter, ha sostenuto una posizione che non condivido.

Commentando il fenomeno, Massimo sostiene che

[...] su Twitter la penisola dei famosi, le star della TV e dello sport, i più conosciuti commentatori della vita pubblica, abbiano iniziato a fare sul serio, trascinandosi dietro una vasta schiera di ammiratori e curiosi che hanno iniziato anch’essi ad utilizzare la piattaforma [...]

Fin qui l’analisi mi sembra inappuntabile. Poi prosegue asserendo che

[...] Il successo di Twitter, a differenza di quanto è accaduto a Facebook, sembra passare attraverso una logica broadcast con una spruzzata di improbabile interazione [...]

E qui sono ancora abbastanza d’accordo. Seguono alcune considerazioni sull’evoluzione di Twitter nel tempo, da strumento di comunicazione personale e strumento di broadcasting informativo, che vorrei riprendere tra poche righe. La conclusione dell’articolo è però quella sulla quale sono in sostanziale disaccordo:

[...] “Twitter non è un social network”, con queste parole dai toni autoritari mi ammonisce da tempo la mia amica Mafe de Baggis. Sono d’accordo, finalmente, per lo meno da tempo non lo è più [...]

E da qui, in effetti, non sono più d’accordo… Perchè sono in disaccordo? Per vari motivi…

  • Cos’è un Social Network? Vale la pena ricordarlo: una rete sociale (si ok, in italiano fa meno effetto, ma tant’è) è costituita da insiemi di attori sociali e di relazioni definite tra tali insieme di attori. Gli attori sono i nodi della rete e sono collegati tra loro attraverso connessioni (archi) che possono essere orientati o meno.
  • Cos’è un Social Network Site? Nulla di più banale: è un sito la cui struttura è tale da facilitare gli utenti nella costruzione (o nell’esplicitazione) di reti sociali. Ossia di rapporti tra loro. Espressi di volta in volta come “amicizia” (Facebook è un SNS), “appartenenza ad una cerchia” (Google Plus è un SNS), “Rapporto Follower/Following” (Twitter, quindi, è un Social Network Site). Per un rapido approfondimento su come è strutturato il grafo sociale dei tre SNS citati, qualche tempo fa ho realizzato una semplice infografica alla quale si può fare riferimento.
In questo senso, dal punto di vista strettamente “topologico”, non mi sembra possano esserci dubbi sul fatto che Twitter sia o meno un SNS (peraltro nella redazione di questo post – scritto negli intervalli tra una riunione e l’altra –  mi sono accordo che Francesca Comunello ha ripreso il tema approfondendolo in maniera magistrale …ma d’altro canto la classe non è acqua).
Quindi, di cosa stiamo parlando?
Secondo me, di un malinteso significato del termine Social Network.
  • Le reti sociali non sono comunità (virtuali o meno). Reti e Comunità si comportano in maniera profondamente diversa. Le prime possono contenere le seconde, nelle seconde possono svilupparsi le prime, ma sono due cose diverse. O, almeno, esprimono due modi diversi di descrivere diversi aspetti delle dinamiche relazionali. L’impressione è che spesso si pensa alle une riferendosi alle altre, o semplicemente si considerano i due termini sinonimi. Nulla di più sbagliato.
  • Le reti sociali non sono strutture “democratiche” (o orizzontali). La difformità nella dimensione dei nodi in termini di connessioni entranti/uscenti è un elemento strutturale nei Social Network Site, destinato anzi ad amplificasi con l’aumentare della base degli utenti (il che è una diretta conseguenza della legge di potenza sulla quale si basa l’invarianza di scala introdotta da Barabàsi).
In altri termini, tornando a Twitter, ora che Twitter sta ampliando la sua base utenti si rendono evidenti difformità strutturali che nel momento in cui era popolato solo dei geek della prima ora (che allora si chiamavano nerd) non erano così evidenti. Mi rendo conto che questo può essere un trauma per i titolari di account con migliaia di follower conquistati con fatica in anni di duri tweet, che si vedono oggi superati dal Fiorello di turno che in pochi mesi li doppia di un ordine di grandezza, ma non capisco perchè il fatto che scali verso l’alto il numero di utenti delle “tweet-star” facendo ripiombare le “tecno tweet-star” nell’oblio della coda lunga (che si sviluppa così anche su twitter, il quale vede oggi al suo interno un suo mainstream) debba cambiare le regole del gioco.
Twitter era, è e rimane un SNS. …solo che gli hub ora sono più grandi. E non vengono dal nostro mondo. Pazienza per noi, ma penso che twitter possa sopravvivere al dolore di questo avvicendamento di tweet-star.
Certo, ha ragione Massimo quando dice che che è improbabile che le Star si mettano a rispondere a tutti gli utenti che le nominano, ma non è il coefficiente del tasso di risposta che fa di un Social Network un Social Network. Semmai farà di una Star una Star maleducata! Più seriamente: la “conversazionalità” può essere “una” caratteristica di una rete, ma non ne è certo una condicio sine qua non. E d’altro canto, la presenza di Star mute (o impegnate a parlare tra di loro) non impedisce alla coda lunga degli utenti di twitter di continuare indisturbata le sue conversazioni.
Anzi, forse dimostra proprio che Twitter è a tutti gli effetti un vero e proprio Social Network. Si sposta verso l’informazione piuttosto che verso la conversazione? Può darsi. Ma di questo sono sicuro che torneremo a parlare, magari via twitter…

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Chi mi legge da un po’ di tempo ricorda che meno un anno fa, assieme ad un gruppo di amici e colleghi, abbiamo dato vita all’Associazione Italiana per l’open Government. Il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura dell’Open Government nel nostro Paese. Di farlo attraverso azioni concrete ed attività finalizzate a supportare la nostra società in un percorso tanto importante quanto complesso da intraprendere, consapevoli di come non possa esistere un reale sviluppo dell’Open Government senza una vera e concreta apertura della Pubblica Amministrazione in tal senso.

L’Associazione, malgrado le tante difficoltà derivanti dal fatto che ognuno di noi è preso da mille impegni, si era posta obiettivi che al tempo in cui li abbiamo concepiti non esitavamo a definire molto ambiziosi.

Volevamo redigere un Manifesto. Lo consideravamo un passaggio fondamentale per tracciare i contorni di un concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile del quale troppo spesso si parla in astratto e che invece va sostanziato con una linea d’azione concreta. Volevamo redigerlo in forma partecipata: coinvolgendo istituzioni, privati, associazioni. Il Manifesto vide luce il 30 novembre scorso, in una conferenza che si tenne presso la mia Facoltà, a Roma.

Volevamo incontrare cittadini ed istituzioni in seminari, conferenze e dibattiti pubblici, per sensibilizzare sul tema attraverso il confronto. Per questo abbiamo organizzato incontri in eventi come la Social Media Week  di Roma, nella quale abbiamo inscenato un vero e proprio processo all’Open Gov; o durante il Forum PA, nel quale un insuperabile Claudio Forghieri ha condotto – di fronte ad una sala gremita – un interrogatorio serrato ad un panel di esperti in un incontro dal titolo Open Data: dalle parole ai fatti. E ancora, altri convegni a Roma, Bologna, Milano…

Volevamo fornire alle Amministrazioni delle linee guida per supportarle nel processo di liberazione e di apertura dei loro dati. Lo abbiamo fatto con la pubblicazione della Guida “Come si Fa Open Data: Istruzioni per l’uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche“. Una guida semplice ed operativa curata da Ernesto Belisario , Gigi CogoClaudio Forghieri ed il sottoscritto che è nata grazie alla partecipazione di molti tra i più autorevoli esperti italiani di Open Data.

Ma soprattutto volevamo coinvolgere le Istituzioni in un progetto concreto che promuovesse realmente l’Open Data nella Pubblica Amministrazione. Per questo immaginammo un contest, sulla falsariga di quelli realizzati in tante altre parti del mondo, che mettesse in contatto l’Amministrazione con il mondo degli sviluppatori, in cui questi ultimi sviluppassero applicazioni a partire dai dati liberati dalle prime. Con questo spirito è nato Apps4Italy, che ha visto il coinvolgimento diretto del Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, del Formez e di ForumPA, oltre che di un parterre rappresentativo delle principali realtà italiane che si occupano di Open Data. Non è stato certo facile (e non lo sarà nei prossimi mesi) ma il contest rappresenta un esempio virtuoso di come Enti pubblici, privati ed Associazioni possano lavorare assieme nella realizzazione di un’idea nell’interesse e per il bene comune. Anche questo, quindi, è stato fatto, e verrà presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa con i Ministri Brunetta, Brambilla e Gelmini. Conferenza stampa nella quale verrà presentato – oltre al concorso AppsItaly – anche il Vademecum “Open Data, come rendere aperti i dati delle Pubbliche Amministrazioni“, realizzato da un gruppo di lavoro composto – tra gli altri – da me, Ernesto Belisario e Salvatore Marras nel contesto delle Linee Guida per il Web nella PA curate dal Formez (ed anche questo è stato fatto…).

Insomma, ogni tanto serve guardarsi indietro per controllare il percorso fatto. In questo caso guardare a quanto abbiamo fatto nel corso dell’ultimo anno serve di stimolo per rinnovare l’entusiasmo da riversare in quanto ancora abbiamo da fare per il prossimo futuro. In passato dissi che raramente avevo trovato un gruppo simile per competenze, impegno, capacità di visione e spirito di collaborazione. Oggi posso aggiungere che in questo gruppo, dopo un anno passato assieme, ci sono alcuni di coloro che non esito a considerare tra i miei più cari amici. Grazie quindi ad Ernesto BelisarioAndrea CasadeiGianluigi CogoLuca De PietroGianni DominiciClaudio ForghieriCarmelo GiurdanellaSalvatore MarrasFlavia MarzanoGuido Scorza.

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Come spesso mi accade, Venerdì scorso stavo facendo lezione. Questa volta ad un gruppo di professionisti di un ufficio stampa che si stanno avvicinando al mondo dei Social Network. Mi sono quindi trovato a parlare di Twitter e, per mostrare il suo funzionamento, ho spedito questo tweet:

Naturalmente alcune delle persone che mi seguono (e che seguo) hanno risposto con dei semplici – ma sempre utili – consigli. Rileggendo le loro risposte mi sono accorto che è sorto un bel decalogo a più voci, frutto di quella stupenda cosa che è l’intelligenza collettiva della rete, in grado di sviluppare processi di costruzione condivisa della conoscenza (cosa sempre più rara, tuttavia, con la frammentazione delle conversazioni che è conseguente alla sempre maggiore diffusione dei Social Network Site come Facebook e, appunto, Twitter).

Riporto quindi qui di seguito il decalogo, ad uso e consumo di quanti vogliano leggerlo in un contesto più “strutturato” del fluidissimo Twitter…

  1. Non incollare “paro paro” il titolo di un comunicato stampa, ma adattarlo alle potenzialità, allo stile ed alle regole di Twitter (Valentina Di Leo);
  2. Usare un linguaggio asciutto ed essenziale, visto che Twitter nei suoi 140 caratteri lascia passare solo pensieri “nudi e crudi” (Samuele Vinanzi);
  3. Non importare contenuti (solo) da Facebook (Luca Becattini)
  4. Twitter è come un puzzle: ognuno mette una tessera e il quadro d’insieme emerge spontaneamente (Damiano)
  5. Twitter è informazione in tempo reale: sfruttare questa caratteristica (Paolo Rinaldo)
  6. Giocare [NDR: con gli utenti, per creare engagement] (Framino)
  7. Bandire l’ufficiostampese dai Tweet (Antonio Rettura)
  8. Twitter è un do ut des di sintesi: l’impegno che ci metti a scrivere in 140 caratteri lo guadagni in rapidità di lettura (Gianfranco Andriola)
  9. Evitare di inondare l’utente di Tweet: cercare di trasmettere la personalità, piuttosto che il flusso (Alessandra)
  10. Il decimo è un consiglio di Tambu (al secolo Marco Cilia) che letto così come è stato scritto può sembrare un po’ iettatorio, ma vogliamo considerarlo un sano invito all’aggiornamento professionale! :-)
Grazie a tutti e dieci!

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