Ieri sono stato invitato dall’ufficio stampa di Telecom Italia ad intervistare l’Amministratore Delegato Marco Patuano, intervenuto all’incontro di presentazione della TIM Chair in Market Innovation, la cattedra universitaria della Bocconi promossa da Telecom e dedicata all’innovazione di mercato. La Cattedra è stata presentata nel corso di un convegno al quale hanno partecipato diversi ospiti internazionali. Relazioni tutte molto interessanti, anche se in un caso specifico – quello di Rajesh Chandy della London Business School of Economics – la sgradevole impressione è stata che si aspettasse di trovarsi di fronte un gruppo di aborigeni da conquistare con un po’ di perline colorate. Insomma: se è questo il livello che comunichiamo come Sistema Paese siamo messi molto peggio di quanto neppure io, notoriamente pessimista, osassi immaginare.
Ad ogni modo, al termine dell’incontro ho avuto modo di fare una lunga e piacevole chiacchierata con Marco Patuano, che si è prestato con pazienza a rispondere alle mie domande. Il risultato è questa intervista. Buona lettura!
La Pubblica Amministrazione non può più ignorare i Social Media. Esserci non è certo – in termini stringenti – un obbligo normativo, ma il loro ruolo non può essere (più) ignorato da qualsiasi amministratore pubblico che voglia davvero dirsi responsabile. Ciò non implica essere attivamente presenti su Facebook. Ma prendere atto del fatto che Facebook e gli altri Social Netwotk Site esistono e rappresentano una realtà estremamente significativa. Ignorarla, equivale a trovarsi nella condizione di quegli individui che – negli anni scorsi – pervicacemente cercavano di ignorare il ruolo di Internet, ed ancor prima del PC. Ed ancor prima dell’energia elettrica, del treno, della ruota.
Proprio per dare supporto alle amministrazioni che intendano usare i social media, FormezPA ha curato la pubblicazione di un Vademecum su “Pubblica Amministrazione e Social Media” che approfondisce le modalità con cui questi nuovi strumenti possono essere utilizzati per migliorare la comunicazione e il contatto diretto con i cittadini.
Il documento è frutto di un lavoro interdisciplinare nell’ambito nell’ambito del del quale mi sono occupato della parte metodologica, delle possibili forme di presenza e di gestione dei social media nella PA e della definizione delle strategie inerenti lo sviluppo di una social media strategy.
Cosa ne pensate?
Tempus fugit. Ed eccomi qui a scrivere sul mio blog dopo ben due mesi di buio. Buio che però è stato tutt’altro che improduttivo. Sono stati mesi fitti di attività, di idee, di cose nuove. Cose e progetti che spaziano dal mio vecchio amore per il giornalismo e che hanno portato – a venti anni di distanza dal mio primo articolo – alla nascita di Tech Economy (che alcuni di voi già conoscono) alla mia attività connessa alla comunicazione politica. Nei prossimi giorni, lo prometto, tornerò con più costanza da queste parti. Per il momento, questo è solo un ping, giusto per un saluto veloce!
Stefano
Tra le cose che non cambiano nel tempo c’è la mia affezione verso la rubrica Contrappunti su Punto Informatico, che ormai leggo con piacere da anni. Massimo da sempre è un lettore attento dei fatti della Rete, che descrive e commenta con arguzia e sagacia. Tuttavia nei suoi Contrappunti di ieri, dedicati al dilagare di VIP su Twitter, ha sostenuto una posizione che non condivido.
Commentando il fenomeno, Massimo sostiene che
[...] su Twitter la penisola dei famosi, le star della TV e dello sport, i più conosciuti commentatori della vita pubblica, abbiano iniziato a fare sul serio, trascinandosi dietro una vasta schiera di ammiratori e curiosi che hanno iniziato anch’essi ad utilizzare la piattaforma [...]
Fin qui l’analisi mi sembra inappuntabile. Poi prosegue asserendo che
[...] Il successo di Twitter, a differenza di quanto è accaduto a Facebook, sembra passare attraverso una logica broadcast con una spruzzata di improbabile interazione [...]
E qui sono ancora abbastanza d’accordo. Seguono alcune considerazioni sull’evoluzione di Twitter nel tempo, da strumento di comunicazione personale e strumento di broadcasting informativo, che vorrei riprendere tra poche righe. La conclusione dell’articolo è però quella sulla quale sono in sostanziale disaccordo:
[...] “Twitter non è un social network”, con queste parole dai toni autoritari mi ammonisce da tempo la mia amica Mafe de Baggis. Sono d’accordo, finalmente, per lo meno da tempo non lo è più [...]
E da qui, in effetti, non sono più d’accordo… Perchè sono in disaccordo? Per vari motivi…
Chi mi legge da un po’ di tempo ricorda che meno un anno fa, assieme ad un gruppo di amici e colleghi, abbiamo dato vita all’Associazione Italiana per l’open Government. Il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura dell’Open Government nel nostro Paese. Di farlo attraverso azioni concrete ed attività finalizzate a supportare la nostra società in un percorso tanto importante quanto complesso da intraprendere, consapevoli di come non possa esistere un reale sviluppo dell’Open Government senza una vera e concreta apertura della Pubblica Amministrazione in tal senso.
L’Associazione, malgrado le tante difficoltà derivanti dal fatto che ognuno di noi è preso da mille impegni, si era posta obiettivi che al tempo in cui li abbiamo concepiti non esitavamo a definire molto ambiziosi.
Volevamo redigere un Manifesto. Lo consideravamo un passaggio fondamentale per tracciare i contorni di un concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile del quale troppo spesso si parla in astratto e che invece va sostanziato con una linea d’azione concreta. Volevamo redigerlo in forma partecipata: coinvolgendo istituzioni, privati, associazioni. Il Manifesto vide luce il 30 novembre scorso, in una conferenza che si tenne presso la mia Facoltà, a Roma.
Volevamo incontrare cittadini ed istituzioni in seminari, conferenze e dibattiti pubblici, per sensibilizzare sul tema attraverso il confronto. Per questo abbiamo organizzato incontri in eventi come la Social Media Week di Roma, nella quale abbiamo inscenato un vero e proprio processo all’Open Gov; o durante il Forum PA, nel quale un insuperabile Claudio Forghieri ha condotto – di fronte ad una sala gremita – un interrogatorio serrato ad un panel di esperti in un incontro dal titolo Open Data: dalle parole ai fatti. E ancora, altri convegni a Roma, Bologna, Milano…
Volevamo fornire alle Amministrazioni delle linee guida per supportarle nel processo di liberazione e di apertura dei loro dati. Lo abbiamo fatto con la pubblicazione della Guida “Come si Fa Open Data: Istruzioni per l’uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche“. Una guida semplice ed operativa curata da Ernesto Belisario , Gigi Cogo, Claudio Forghieri ed il sottoscritto che è nata grazie alla partecipazione di molti tra i più autorevoli esperti italiani di Open Data.
Ma soprattutto volevamo coinvolgere le Istituzioni in un progetto concreto che promuovesse realmente l’Open Data nella Pubblica Amministrazione. Per questo immaginammo un contest, sulla falsariga di quelli realizzati in tante altre parti del mondo, che mettesse in contatto l’Amministrazione con il mondo degli sviluppatori, in cui questi ultimi sviluppassero applicazioni a partire dai dati liberati dalle prime. Con questo spirito è nato Apps4Italy, che ha visto il coinvolgimento diretto del Ministero della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, del Formez e di ForumPA, oltre che di un parterre rappresentativo delle principali realtà italiane che si occupano di Open Data. Non è stato certo facile (e non lo sarà nei prossimi mesi) ma il contest rappresenta un esempio virtuoso di come Enti pubblici, privati ed Associazioni possano lavorare assieme nella realizzazione di un’idea nell’interesse e per il bene comune. Anche questo, quindi, è stato fatto, e verrà presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa con i Ministri Brunetta, Brambilla e Gelmini. Conferenza stampa nella quale verrà presentato – oltre al concorso AppsItaly – anche il Vademecum “Open Data, come rendere aperti i dati delle Pubbliche Amministrazioni“, realizzato da un gruppo di lavoro composto – tra gli altri – da me, Ernesto Belisario e Salvatore Marras nel contesto delle Linee Guida per il Web nella PA curate dal Formez (ed anche questo è stato fatto…).
Insomma, ogni tanto serve guardarsi indietro per controllare il percorso fatto. In questo caso guardare a quanto abbiamo fatto nel corso dell’ultimo anno serve di stimolo per rinnovare l’entusiasmo da riversare in quanto ancora abbiamo da fare per il prossimo futuro. In passato dissi che raramente avevo trovato un gruppo simile per competenze, impegno, capacità di visione e spirito di collaborazione. Oggi posso aggiungere che in questo gruppo, dopo un anno passato assieme, ci sono alcuni di coloro che non esito a considerare tra i miei più cari amici. Grazie quindi ad Ernesto Belisario, Andrea Casadei, Gianluigi Cogo, Luca De Pietro, Gianni Dominici, Claudio Forghieri, Carmelo Giurdanella, Salvatore Marras, Flavia Marzano, Guido Scorza.
Come spesso mi accade, Venerdì scorso stavo facendo lezione. Questa volta ad un gruppo di professionisti di un ufficio stampa che si stanno avvicinando al mondo dei Social Network. Mi sono quindi trovato a parlare di Twitter e, per mostrare il suo funzionamento, ho spedito questo tweet:
Naturalmente alcune delle persone che mi seguono (e che seguo) hanno risposto con dei semplici – ma sempre utili – consigli. Rileggendo le loro risposte mi sono accorto che è sorto un bel decalogo a più voci, frutto di quella stupenda cosa che è l’intelligenza collettiva della rete, in grado di sviluppare processi di costruzione condivisa della conoscenza (cosa sempre più rara, tuttavia, con la frammentazione delle conversazioni che è conseguente alla sempre maggiore diffusione dei Social Network Site come Facebook e, appunto, Twitter).
Riporto quindi qui di seguito il decalogo, ad uso e consumo di quanti vogliano leggerlo in un contesto più “strutturato” del fluidissimo Twitter…