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	<title>Il Blog di Stefano Epifani &#187; Detto in giro</title>
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	<description>Internet, Web, Società. Note sconnesse su un mondo interconnesso</description>
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		<title>Alcune riflessioni su PA e social network per la rivista eGov di Maggioli</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Forghieri]]></category>
		<category><![CDATA[eGov]]></category>
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		<category><![CDATA[Maggioli]]></category>
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		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amico Claudio Forghieri qualche giorno fa mi ha chiesto di rispondere a due domande relative al rapporto tra Pubblica Amministrazione e Social Network per il canale YouTube InnovazioneTV della rivista eGov, di Maggioli (nel comitato scientifico della quale sono entrato da quest&#8217;anno). Le due domande sono le seguenti: cosa deve avere il sito di una PA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;amico <a href="http://claudioforghieri.blogspot.com/">Claudio Forghieri</a> qualche giorno fa mi ha chiesto di rispondere a <strong>due domande</strong> relative al rapporto tra <strong>Pubblica Amministrazione</strong> e<strong> Social Network</strong> per il canale YouTube <a href="http://www.youtube.com/user/Innovazionetv">InnovazioneTV</a> della rivista <a href="http://www.egovnews.it/">eGov</a>, di <a href="http://www.maggioli.it/">Maggioli</a> (nel comitato scientifico della quale sono entrato da quest&#8217;anno).</p>
<p style="text-align: justify;">Le due domande sono le seguenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>cosa deve avere il sito di una PA per potersi definire &#8220;2.0&#8243;?</li>
<li>quali sono le principali considerazioni da fare rispetto al make or buy di soluzioni di social networking per una PA?</li>
</ul>
<div style="text-align: justify;">Il target è quello degli amministratori pubblici che vogliono avvicinarsi a questa tematica&#8230; Ogni domanda in realtà richiederebbe ben più dei 5 minuti impiegati per fornire una primissima risposta, ma mi piacerebbe avere le vostre opinioni in proposito!</div>
<p>
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/X4VGDbnuhoc?rel=0" frameborder="0" width="450" height="259"></iframe>
<p>
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/i7cog85o8iM?rel=0" frameborder="0" width="450" height="259"></iframe><br />
]]></content:encoded>
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		<title>Direste che questa ragazza non esiste? La storia di Eguchi Aimi, Star &#8220;virtuale&#8221; &#8230;e per questo perfetta?</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 12:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[AKB48]]></category>
		<category><![CDATA[Eguchi Aimi]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Hatsune Miku]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull&#8217;Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star &#8220;virtuale&#8221; giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell&#8217;immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l&#8217;hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Eguchi-Aimi.png"><img class="size-medium wp-image-1141 alignleft" style="margin: 5px;" title="Eguchi-Aimi" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Eguchi-Aimi-e1313928109200-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a><em>Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull&#8217;Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star &#8220;virtuale&#8221; giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell&#8217;immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l&#8217;hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Yh_BC_HU_lk&amp;NR=1">Eguchi Aimi</a> è una cantante giapponese del gruppo AKB48. È bella, brava e molto famosa (…in patria). Ma non saremmo certo qui a parlarne se non fosse per un piccolo particolare: in realtà non esiste. La bella star sedicenne, infatti, è un prodotto “virtuale” realizzato dalla sintesi dei tratti somatici delle altre cantanti del gruppo. A rivelarlo è stato il management delle AKB48, messo alle strette dal video di uno sponsor che mostra come Eguchi sia stata “prodotta” utilizzando il computer. Insomma: centinaia di migliaia di fan non si sono appassionati per una nuova giovane stella della musica giapponese, ma per un hard disk contenente i 150 gigabyte di dati che ne rappresentano la reale essenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che in Giappone si tenta la strada della star virtuale (un ologramma canterino di nome <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DTXO7KGHtjI">Hatsune Miku</a> riempie da tempo gli stadi del Sol Levante), ma è la prima volta in cui lo si fa senza che i fan siano realmente consapevoli di emozionarsi per un avatar.</p>
<p style="text-align: justify;">La bella Eguchi fa riflettere su quanto sia facile, oggi, alterare la realtà dei nostri limitati sensi grazie alle meraviglie della tecnologia. In un mondo in cui analogico e digitale si fondono, fisico e immateriale si confondono, virtuale e reale si integrano e si compenetrano in un gioco di specchi e di rimandi sempre più inestricabile, forse la bella Eguchi rappresenta la star perfetta. Realmente virtuale e virtualmente eterna.</p>
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		<title>A Start (Radio 1), per parlare della crisi di Wikipedia e delle sue motivazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 07:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Wales]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Plastina]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Uno]]></category>
		<category><![CDATA[Start]]></category>
		<category><![CDATA[wikipedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è dichiarato preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales. Personalmente ritengo invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=9355&amp;ID_sezione=38">dichiarato</a> preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente ritengo invece che il calo dei collaboratori sia solo il sintomo del vero problema: non esser stati in grado di rinnovare l&#8217;interesse verso un progetto di importanza fondamentale (Wikipedia, con tutti i suoi difetti, è comunque l&#8217;esperimento di costruzione condivisa ed organizzata della conoscenza più articolato e significativo della storia dell&#8217;uomo).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;era delle reti, Wikipedia ha mantenuto il suo approccio basato, più che su di esse, su un sistema di tipo prettamente comunitario. Qualche anno fa mi sono soffermato, sempre su questo blog, nel descrivere la <a href="http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/esiste-la-comunita-dei-bloggher-qualche-differenza-tra-comunita-e-rete/">differenza tra il concetto di comunità e quello di rete</a> nella gestione delle relazioni online. Wikipedia, in questi anni, ha sviluppato una forte comunità di contributori. Tuttavia, nell&#8217;era delle reti, l&#8217;approccio individualistico che dai blog si è sviluppato nei social network site non favorisce un processo anonimo di &#8220;cessione&#8221; della propria conoscenza, che nelle comunità (virtuali come reali) dall&#8217;individuo fluisce nel gruppo. I Social Network consentono un processo di conferimento del valore individuale verso la comunità con un modello che consente di mantenere la visibilità del proprio apporto. Wikipedia, al contrario, lavora su un principio del tutto opposto. Per intenderci: chi conosce il nome di un autore dell&#8217;enciclopedia libera?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco: questa in estrema sintesi ritengo sia l&#8217;origine del problema. Non sono i social network site come Facebook che stanno &#8220;rubando tempo&#8221; agli autori di Wikipedia, è quest&#8217;ultima che non è stata in grado di sfruttare e valorizzare quelle dinamiche sociali proprie delle reti che &#8211; lavorando su elementi come la reputazione &#8211; possano spingere le persone a collaborare.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo tema parliamo <del>oggi</del> il 18 Agosto<strong>*</strong> alle 11.30 a Start, spazio informativo di Radio Uno, al quale sono stato invitato da Pietro Plastina. Se qualcuno di voi è d&#8217;accordo (o meno) con la mia visione dei fatti, sarò più che felice di portare anche il suo punto di vista in trasmissione!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong> <em>oggi sono saltate tutte le dirette per dare spazio a Tremonti e le sue comunicazioni in merito alla crisi finanziaria. L&#8217;occasione è buona per avere più tempo a disposizione per raccogliere i vostri pareri e portarli in trasmissione!</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>UPDATE</strong>: intervista fatta. L&#8217;audio lo trovate <a href="http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-f8fe04a2-16f2-483f-9601-e3cb9a8bca48.html">qui</a>!</p>
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		<title>Su Punto Informatico &#8211; Ce la meritiamo la libertà della Rete?</title>
		<link>http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/su-punto-informatico-ce-la-meritiamo-la-liberta-della-rete/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 16:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[AGCom]]></category>
		<category><![CDATA[Calabrò]]></category>
		<category><![CDATA[Censura]]></category>
		<category><![CDATA[Copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Punto Informatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la mia rubrica In Controluce, su Punto Informatico, questa settimana mi occupo della discussa delibera dell&#8217;AGCom. Il mio obiettivo non è certo quello di discuterne in termini di diritto, cosa che hanno già fatto amici e commentatori più bravi di me. Mi soffermo però su una specie di letargia che affligge la nostra rete. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per la mia rubrica <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22Stefano+Epifani%22&amp;t=4">In Controluce</a>, su Punto Informatico, questa settimana mi occupo della discussa delibera dell&#8217;AGCom. Il mio obiettivo non è certo quello di discuterne in termini di diritto, cosa che hanno già fatto <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=2706">amici</a> e commentatori più bravi di me. Mi soffermo però su una specie di letargia che affligge la nostra rete. Una volta tanto, non me la prendo con &#8220;i soliti noti&#8221;, ossia con coloro i quali in rete ci vivono ed a volte di rete ci vivono, ma con gli utenti &#8220;normali&#8221;, che abituati ad Internet non si rendono conto che &#8211; a volte &#8211; i diritti bisogna guadagnarseli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi <a href="http://punto-informatico.it/3206484/PI/Commenti/controluce-rete-inutilmente-libera.aspx">il mio pezzo</a> per Punto Informatico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1097"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono eventi, fatti ed avvenimenti che più che per la loro importanza in sé sono utili perché fanno riflette, nelle dinamiche che sviluppano, su questioni più generali.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso, ad esempio, del provvedimento previsto dall’AGCom: la delibera 668/2010  sul “<em>sistema di cancellazione per i siti sospettati di violare il diritto d’autore</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica questa delibera farebbe di Calabrò una specie di giustiziere della notte al soldo dell’industria dei contenuti che, in barba al principio di suddivisione dei poteri, potrebbe decidere in cinque giorni e senza contraddittorio di chiudere qualsiasi sito che fosse sospettato di aver violato, con i suoi contenuti, le norme sul diritto d’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti hanno già detto molto sul perché tale regolamento costituirebbe un mostro giuridico. Tanti bit sono stati spesi sui rischi reali che deriverebbero dalla sua attuazione. Proteste vibrate sono venute dalle associazioni a difesa dei diritti (digitali) dei cittadini. Parole di allarme sono state pronunciate dai più attenti commentatori dei fatti della rete italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è qualcosa, in tutto ciò, di profondamente inquietante.</p>
<p style="text-align: justify;">E non è il fatto che con un’arroganza senza pari l’AGCom abbia ignorato bellamente qualsiasi suggerimento. Nè il fatto che &#8211; siapure prevedibilmente &#8211; tale notizia abbia faticato molto ad uscire sui media mainstream. Ad inquietare è l’atarassia con la quale stanno reagendo a questa notizia gli utenti della Rete italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, tutto potrebbe risolversi con un Ballon d’essai se – come pare – si aprisse una consultazione pubblica. O se il regolamento venisse impugnato e portato al TAR. Sta di fatto che ad oggi il rischio di un provvedimento liberticida esiste. E sta di fatto che – a parte il ristretto gruppo dei soliti noti che se ne occupano – tutto tace.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure sono passati meno di quindici giorni da quando commentatori di ogni risma non potevano che ammettere come – con la vittoria dei Referendum – la rete avesse dimostrato di aver superato la barriera degli esperti, essendo arrivata ormai alla gente comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dov’è questa gente comune, ora che si tratta di difendere quella rete che a detta di molti è stata determinante per la vittoria dei SI? Dove sono quegli utenti di Facebook che (anche) grazie a questo strumento di libertà hanno potuto far trionfare il loro parere? Dove sono gli utenti della rete italiana quando si tratta di difendere la libertà del loro strumento di libertà?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei diritti, una volta acquisiti, è che ci abitua presto ad averli e non se ne considera più il valore. Né ci si rende conto di quanto sia facile perderli, per quanto difficile sia stato stato acquisirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse per questo motivo mentre in Turchia scendono in massa a migliaia per difendere la loro libertà di mantenere libera Internet, in Italia i movimenti che stanno organizzando la Notte della Rete del 5 Luglio prossimo le hanno dato ritmi da After Hours più che da sit-in di protesta. Alle nove tutti a casa, o a mangiare una pizza assieme. Che tanto con la pancia vuota si protesta male. E poi sennò non ci viene nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, ad essere inquietante non è un provvedimento che probabilmente questa volta verrà disinnescato. È inquietante il fatto che la manifesta indifferenza di gran parte degli utenti della Rete, inconsapevoli dei loro diritti e del rischio di perderli, è un segnale forte e chiaro per chi un giorno questi diritti volesse davvero attaccarli. Oggi è un regolamento dell’AGCom, domani non sappiamo quale potrebbe essere lo strumento per limitare la libertà della Rete. Ciò che sappiamo è che chi volesse proporlo sa che potrebbe farlo senza sollevare troppo rumore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che sappiamo, in ultima analisi, è dove sono gli utenti mentre si discutono le sorti della libertà in Rete. Delle loro libertà. Ce lo dicono i trending topic di Twitter: a parlare di Hanna Montana e di Ciao Darvin. Ce lo dice Google Trend: a cercare “Tamarreide”.  E viene il dubbio – parafrasando Andreotti – che difendere la libertà della rete in Italia non sia difficile: sia inutile.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comunicare la politica online: il giorno dopo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 09:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[vox politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra messaggi su Facebook, SMS, mail e quant&#8217;altro non potevo non ritagliarmi cinque minuti per ringraziare tutti anche da qui. Di cosa? Naturalmente di aver contribuito &#8211; a vario titolo &#8211; a fare della giornata di ieri un momento interessante, interattivo, vivo. In una parola: speciale. E quindi grazie a tutti: agli ospiti che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra messaggi su Facebook, SMS, mail e quant&#8217;altro non potevo non ritagliarmi cinque minuti per ringraziare tutti anche da qui. Di cosa? Naturalmente di aver contribuito &#8211; a vario titolo &#8211; a fare della <a href="http://consenso20.eventbrite.com">giornata di ieri</a> un momento interessante, interattivo, vivo. In una parola: speciale. E quindi grazie a tutti: agli ospiti che hanno accettato di partecipare, agli amici che si son prestati a moderare i panel, ai partecipanti che son arrivati sino al centro di Roma nella giornata più calda del mese, ai colleghi con i quali negli ultimi mesi ho condiviso il percorso che ci ha portato al <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/manualedicomunicazionepoliticainrete?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true">libro</a> (ed a molte altre cose).</p>
<p style="text-align: justify;">Il convegno di ieri è andato bene. Bene oltre le aspettative. è andato bene per l&#8217;affluenza (i commessi della Camera hanno addirittura &#8211; purtroppo &#8211; lasciato fuori qualcuno perché la sala era troppo piena), per la presenza dei media, perché su 12 ospiti non c&#8217;è stata nemmeno una defezione (e chi organizza convegni sa quanto ciò sia raro). Ma soprattutto perchè sono state dette dai partecipanti molte, moltissime cose interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni cercheremo con Alessio, Magda e Roberto di fare un po&#8217; d&#8217;ordine nelle mille cose che sono emerse e pubblicheremo un post riassuntivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento, grazie a tutti!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Su Punto Informatico &#8211; Sky, Current e l&#8217;apologia di un universo ingenuo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 18:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Current]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia Bottà]]></category>
		<category><![CDATA[In Controluce]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Annunziata]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Mattone]]></category>
		<category><![CDATA[Punto Informatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sky]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Troppo spesso capita che si percorrano strade parallele senza mai incrociarsi: la Rete è bella anche perchè favorisce questi incroci. Ed è stato particolarmente stimolante prima incrociare Massimo Mattone, Direttore di Punto Informatico, e poi incontrare Luca Annunziata e Gaia Bottà, gli editor del quotidiano.  Dall&#8217;incontro con Luca e Gaia &#8211; due persone di raro entusiasmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troppo spesso capita che si percorrano strade parallele senza mai incrociarsi: la Rete è bella anche perchè favorisce questi incroci. Ed è stato particolarmente stimolante prima incrociare Massimo Mattone, Direttore di <a href="http://www.punto-informatico.it">Punto Informatico</a>, e poi incontrare Luca Annunziata e Gaia Bottà, gli editor del quotidiano.  Dall&#8217;incontro con Luca e Gaia &#8211; due persone di raro entusiasmo e grande passione &#8211; è nata l&#8217;idea di uno spazio dal quale guardare &#8220;In Controluce&#8221; i fatti della Rete, che inauguro con un commento sulla vicenda Sky-Current.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi commento in proposito  non può che partire da una considerazione di fondo: sarebbe un grande peccato se l&#8217;esperienza di Current andasse in qualche modo persa o snaturata. Qualcuno si è posto il problema di chi in Current oggi lavora. Certo, per loro saranno giornate difficili, ma &#8211; conoscendo alcuni dei trenta professionisti che lavorano in Current &#8211; non ho alcun dubbio sul  fatto che con l&#8217;esperienza che hanno maturato sotto la guida di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/TTessarolo/">Tommaso</a> e l&#8217;expertise specifico acquisito in questi anni non impiegherebbero che una manciata di giorni a piazzarsi sul mercato. Il punto è un altro: salvare un canale che fa davvero dell&#8217;informazione libera una bandiera ed un modo di essere. E farlo, purtroppo, passa dall&#8217;identificazione di un modello di business sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;ma ecco <a href="http://punto-informatico.it/3171579/PI/Commenti/controluce-sky-current-apologia-un-universo-ingenuo.aspx">il mio articolo</a> per Punto Informatico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1089"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le <a href="http://punto-informatico.it/3167731/PI/News/current-tv-italia-verso-chiusura.aspx" target="_blank">vicende</a> che vedono in questi giorni <a href="http://punto-informatico.it/3170017/PI/Commenti/contrappunti-voglia-cambiare-tv.aspx" target="_blank">contrapporsi</a> SKY e <em>Current</em> sono ormai note ai più. La scorsa settimana Al Gore &#8211; con una vera e propria chiamata alle armi della blogosfera italica &#8211; ha annunciato che esiste il concreto rischio di chiusura di <em>Current</em> in Italia per problemi contrattuali con SKY. In sostanza l&#8217;offerta economica di SKY nei confronti di <em>Current TV</em> sarebbe &#8211; secondo i vertici del canale di Al Gore &#8211; inaccettabile. Anzi: fatta per essere rifiutata e quasi insultante.</p>
<p>Non sono ancora del tutto chiari i motivi del divorzio. Inizialmente Gore ha paventato l&#8217;ipotesi che ci si trovasse di fronte al tentativo di Murdoch di fare un favore a Silvio Berlusconi. Poi invece è parso che non si trattasse di un favore ma, al contrario, di una ripicca. Sempre Murdoch, infatti, non avrebbe digerito l&#8217;assunzione da parte di <em>Current</em> di un giornalista appena cacciato da SKY, Keith Olbermann: una specie di Santoro a stelle e strisce.</p>
<p>SKY, dal canto suo, risponde riportando la diatriba su una dimensione di business: i dati d&#8217;ascolto di <em>Current</em> e la situazione complessiva inerente la rete non consentirebbero un&#8217;offerta economica più alta di quella fatta. A condire il tutto un po&#8217; di battibecchi su lettere pubblicate con cifre sbianchettate da SKY e prontamente ripubblicate in chiaro da <em>Current</em>. E l&#8217;inevitabile balletto sulle cifre relative ad utenti e dati d&#8217;ascolto: come per le manifestazioni di piazza, in crescita secondo i manifestanti (<em>Current</em>), in calo secondo la questura (SKY). Questi, più o meno, i fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale però la pena fare alcune considerazioni.</p>
<p>Nel merito, a oggi non vi sono gli strumenti per capire come siano andate davvero le cose. Non c&#8217;è chiarezza sull&#8217;<a rel="nofollow" href="http://nocensura.current.com/#section3" target="_blank">effettivo scenario</a> contrattuale, non c&#8217;è chiarezza sulle <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/current-tv-la-verita-sui-soldi/113085/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+IlFattoQuotidianoBlog+%28I+Blog+del+Fatto+Quotidiano%29&amp;utm_content=FriendFeed+Bot" target="_blank">reali cifre</a> in gioco, non c&#8217;è chiarezza sui <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/current-tv-la-verita-sui-soldi/113085/" target="_blank">dati d&#8217;ascolto</a> e sulla loro <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/current-tv-la-verita-sui-dati-d%E2%80%99ascolto/112802/" target="_blank">reale rilevanza</a> nella ridiscussione del contratto. Insomma: l&#8217;unica cosa chiara è che non c&#8217;è molto di chiaro. Il balletto sui dati d&#8217;ascolto è stato condotto più o meno come quando si compra la mortadella all&#8217;alimentari: tira e molla per metterne un po&#8217; di più o un po&#8217; di meno, salvo poi scoprire che la differenza effettiva è trascurabile. Non sono certo una manciata di punti percentuali a determinare l&#8217;interesse di un operatore come SKY verso un canale come <em>Current</em>.</p>
<p>Piuttosto: quanto la presenza di <em>Current</em> nel bouquet dei canali SKY è utile a SKY per acquisire nuovi contratti? Quanto è strategica? In altri termini, quanto è importante per SKY poter dire che all&#8217;interno della suo walled garden trova posto un canale con le caratteristiche uniche che può vantare <em>Current</em>? Ci sono clienti potenziali che per questo fattore possono orientare il proprio acquisto verso SKY? Non ha importanza se poi alcuni di questi clienti in effetti non si sintonizzeranno mai sul canale 130. È un po&#8217; come per alcuni elettrodomestici: l&#8217;importante non è usarli, ma averli a disposizione e sapere di poterli usare all&#8217;occorrenza. Il ruolo di questo fattore e di altri come questo pesa molto più di alcuni punti percentuali nei dati di ascolto. E questo lo sanno sia SKY che <em>Current</em>.</p>
<p>Nel metodo, varrebbe la pena di capire quanto sarà stata utile &#8211; alla fine dei giochi &#8211; la strategia di Al Gore in questo momento di crisi. Certo, sarà pur vero che &#8220;piove, Governo ladro&#8221;, ma pensare che Murdoch (si, proprio lui, uno dei nemici giurati di Berlusconi) volesse ingraziarsi il Premier, e volesse oltretutto usare <em>Current</em> come merce di scambio, pare quantomeno improbabile. Ed anche un po&#8217; pretenzioso, a dire il vero. Insomma: che <em>Current</em>sia in questo momento politico tanto importante da rappresentare una preoccupazione per il Cavaliere è un&#8217;ipotesi decisamente ardita. Tutto sommato è più probabile il litigio con il Santoro a stelle e strisce. Ma Gore deve aver pensato che buttarla in politica, in un paese mediterraneo e pronto al dibattito come il nostro, non avrebbe di certo guastato.</p>
<p>C&#8217;è da dire che farlo ha però i suoi rischi. Perché ben venga la campagna contro la censura e per la libertà di informazione, ma qui alla fine si sta discutendo dell&#8217;importo di un contratto, che oltretutto non è così spropositatamente fuori luogo se paragonato a quello di canali con analoghe dinamiche d&#8217;ascolto. Insomma: una cosa sono le lotte per la libertà &#8211; lotte che<em>Current</em> ha sempre sostenuto e promosso con coraggio e con forza &#8211; un&#8217;altra cosa è il fatto che nel sostenere queste lotte non abbia trovato, nel frattempo, un modello di business sostenibile. Modello di business tanto più importante quanto più <em>Current</em> ha intrinsecamente la necessità di porsi di fronte ai suoi ascoltatori come una voce indipendente. E una voce indipendente non può far dipendere la sua esistenza dal contratto con un editore &#8220;brutto e cattivo&#8221; come Murdoch.</p>
<p>Tuttavia, nello giocare le sue carte Al Gore è stato tutt&#8217;altro che sprovveduto. Non ha infatti indetto una conferenza stampa, non ha invitato i giornalisti. Ma i blogger. Ossia quel gruppo di persone che magari non guardano <em>Current</em> perché tutto sommato non ne hanno bisogno, ma che ne condividono la filosofia, la visione, le logiche. Insomma: Al Gore ha giocato la carta del coinvolgimento emotivo. Ed in questo ha avuto successo. Già nel corso della non-conferenza stampa (il &#8220;non-&#8221; perché non c&#8217;era la stampa) i blogger, seppur privati di alcuni dei loro preziosi strumenti &#8211; non si potevano scattare foto né effettuare riprese &#8211; hanno cominciato a <em>tweettare</em> e postare tutto il loro sdegno ed il loro allarme sotto la bandiera del<em>#salviamocurrent</em>.</p>
<p>E proprio questo, forse, è il lato più interessante di tutta la vicenda. Al Gore ha avuto la capacità di sfruttare il vero capitale della sua rete: il capitale sociale rappresentato da quel gruppo di persone che forse nessun&#8217;altro canale satellitare può vantare. <strong>Salviamo Current</strong>, salviamocurrent, <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#!/search/%23salviamocurrent" target="_blank">#salviamocurrent</a>. Un mantra che in poco più di un weekend ha prodotto quasi <a rel="nofollow" href="http://punto-informatico.it/3171579/PI/Commenti/salviamocurrent" target="_blank">30mila istanze su Google</a>, e che &#8220;piace&#8221; a ben 15mila persone che <a rel="nofollow" href="http://www.facebook.com/pages/Salviamo-Current/103501059739439" target="_blank">su Facebook</a> hanno aderito alla pagina di supporto prontamente realizzata. Eppure qualcosa non quadra. Perché questo mantra, indipendentemente da chi dimostrerà di aver avuto ragione, è stato un mantra recitato in maniera quasi acritica, plebiscitaria, corale. L&#8217;ennesima prova di buonismo di quell&#8217;universo ingenuo e di buoni propositi che è la blogosfera.</p>
<p>Una blogosfera che alla faccia del <em>fact-checking</em> ha immediatamente giudicato e condannato SKY, elevando Current ad ennesima vittima dei &#8220;cattivi&#8221; che vogliono far tacere la Verità (quella con la V maiuscola). Insomma: poco importa che SKY abbia ragione o torto. Poco importa che<em>Current</em> abbia ragione o torto. Poco importa dei fatti. Quello che importa è che Al Gore &#8211; l&#8217;uomo che di se stesso dice di aver &#8220;inventato&#8221; internet e del quale qualcuno dice che è riuscito a perdere un&#8217;elezione presidenziale già vinta &#8211; ha chiamato a raccolta il suo popolo. Ed il suo popolo ha risposto. Senza se e senza ma. Senza chiedersi perché. Senza chiedersi se il vero problema consista in un deliberato attacco alla libertà d&#8217;espressione o piuttosto, molto più prosaicamente, il taglio di un contratto.</p>
<p>Non importa che sia l&#8217;uno o l&#8217;altro. Nessuno (o quasi) se lo è chiesto. E nessuno uscirà bene da questa chiamata alle armi. Non ne esce bene SKY, che ha forse sottovalutato il ruolo di <em>Current</em>nell&#8217;immaginario collettivo di chi appartiene ad una determinata cultura. Non ne esce bene il mondo dei blogger, che non ha mostrato una grande capacità critica e di analisi (il &#8220;pensiero unico della blogosfera&#8221; incombe). Ma soprattutto non ne esce bene Al Gore, che invece di adoperarsi per risolvere il problema reale &#8211; che comunque è un problema relativo al modello di business della sua creatura &#8211; ha spinto le persone che credono in lui ed in ciò che rappresenta ad una protesta che sposta pericolosamente gli equilibri del gioco da una partita di principio ad una partita di portafoglio.</p>
<p>Speriamo che, almeno, alla fine di questa vicenda ne escano bene quelli che in <em>Current</em>lavorano e credono: tutte persone di grande esperienza e valore morale. Quanto a quel fantastico universo ingenuo dei blogger, sarebbe bello se dimostrasse una concretezza della quale lo stesso Al Gore non è stato capace: quanto costa mantenere in vita <em>Current</em>? Anzi, quanto costa rilanciare una <em>Current</em> rinnovata, che non abbia bisogno di un editore &#8220;brutto e cattivo&#8221; per sopravvivere? Sicuramente costa di più di un <em>Mi Piace</em> su Facebook, ma meno di quanto si pensi. Io la mia parte &#8211; conoscendo chi lavora in <em>Current</em> &#8211; son disposto a versarla domani: e voi?</p>
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		<title>Su Punto Informatico &#8211; Il ruolo della Rete nelle Elezioni Amministrative: 2009 &#8211; 2011 a confronto</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 13:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Punto Informatico]]></category>
		<category><![CDATA[VoxPolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sa chi mi segue da un po&#8217;, da ormai molti anni con un motivato gruppo di collaboratori (Salvatore, popola &#8216;sto blog, sennò chiudilo!!! ) analizzo le modalità di comunicazione online dei politici italiani. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un&#8217;anteprima dei risultati della rilevazione delle Amministrative di quest&#8217;anno su Punto Informatico. Nell&#8217;anteprima riportiamo i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Come sa chi mi segue da un po&#8217;, da ormai molti anni con un <a href="http://blogremediation.blogspot.com/">motivato</a> <a href="http://farfallaspietata.wordpress.com/">gruppo</a> di <a href="http://www.salvatoremammone.com/">collaboratori</a> (Salvatore, popola &#8216;sto blog, sennò chiudilo!!! <img src='http://blog.stefanoepifani.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ) analizzo le modalità di comunicazione online dei politici italiani. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un&#8217;anteprima dei risultati della rilevazione delle Amministrative di quest&#8217;anno su Punto Informatico. Nell&#8217;anteprima riportiamo i dati relativi ai Capoluoghi al voto. Stiamo concludendo l&#8217;elaborazione dei dati relativi ad un campione rappresentativo di tutti i Comuni italiani al voto, con un panel di quasi 2.000 candidati monitorati in profondità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Al di là dei valori assoluti è interessante confrontare i trend di crescita rispetto alla tornata elettorale del 2009, anno nel quale effettuammo &#8211; con la stessa metodologia &#8211; un&#8217;analoga rilevazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riporto qui l&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/3164223/PI/Commenti/amministrative-2011-vittoria-si-costruisce-online.aspx">articolo</a> scritto per Punto Informatico&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-1085"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">De Magistris sindaco di Napoli. Pisapia primo cittadino a Milano. Fassino trionfante a Torino. Zedda a Cagliari. Questi sarebbero alcuni dei risultati della tornata elettorale in corso, se lo scrutinio si facesse su Facebook conteggiando le amicizie ed i “Like” alle pagine ufficiali. Meno soldi spesi, meno tempo perso, meno pathos da proiezioni (di solito sbagliate). Tuttavia – e per fortuna – non si vota con Facebook e quello di calcolare i risultati elettorali a partire dalla popolarità dei politici all’interno del social network di Zuckerberg non è che un gioco privo di qualsiasi base scientifica. Una provocazione volta a porre l’attenzione su un tema, quello della comunicazione politica in rete, che invece in potenza è estremamente importante. Importante perché segna un passaggio epocale nelle dinamiche di relazione tra i cittadini ed i loro rappresentanti. “In potenza” perché tale passaggio, nella sostanza dei fatti, fatica ad avvenire in maniera compiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia questa tornata elettorale dimostra come le dinamiche della rete stiano pian piano facendo breccia non soltanto nei comportamenti degli elettori, ma anche nell’attenzione dei politici, che si stanno avvicinando agli strumenti conversazionali e soprattutto alle loro regole. È questo – in estrema sintesi – il risultato principale – comunicato in anteprima a Punto Informatico – che emerge dall’elaborazione dei primi dati (quelli riferiti ai capoluoghi) della ricerca dell’osservatorio di <a href="http://www.facebook.com/VoxPolitica">Vox Politica</a> sulle attività di comunicazione on line dei candidati alle Amministrative 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca sulla comunicazione online dei candidati al ruolo di Sindaco nelle Amministrative è giunta alla seconda edizione ed è proprio dal confronto tra i risultati della tornata elettorale del 2009 e quella di quest’anno che emergono i dati più interessanti circa le modalità di comunicazione online dei politici sui social media.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, i dati di presenza online sono migliorati più che sensibilmente rispetto a due anni fa. L’88% dei candidati sindaco presidia in qualche modo i social network, con un incremento di  ben 21 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione del 2009, dalla quale emergeva come a scegliere canali di comunicazione online fosse soltanto il 67% dei candidati.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, come succede <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/facebookinfografica?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true">per i politici eletti</a>, è Facebook il reale protagonista della comunicazione online dei candidati di queste amministrative. L’incremento nell’uso di questo strumento è di ben 39 punti percentuali, passando dal 41% di presenza rilevato nel 2009 all’odierno 80%. In altri termini, i candidati che comunicano online lo fanno – anche, prevalentemente o soltanto – tramite Facebook. Non c’è più differenza tra uomini e donne (nel 2009 erano prevalentemente le donne ad essere su Facebook, con una penetrazione di 9 punti maggiore rispetto ai candidati uomini), mentre si è invertita la classifica in base all’appartenenza politica. Nel 2009 i candidati di centro-destra erano i più attivi su Facebook, con una presenza del 49%: di 8 punti superiore a quella rilevata per i colleghi dello schieramento di centro-sinistra.  Oggi “solo” il 75% di loro usa questo strumento, contro il 79% dei candidati di centro-sinistra, che nel 2009 erano fermi al 41%. Insomma, nei due anni trascorsi, in termini di presenza su Facebook il centro-sinistra ha guadagnato 38 punti, mentre il centro-destra ha visto una crescita più bassa, di 26 punti percentuali. Per quanto attiene l’area geografica, il sud e le isole hanno recuperato il gap che separava i candidati provenienti da queste zone dai loro colleghi, passando dal 19% di presenza all’attuale 71% e portandoli quindi ad essere addirittura più presenti dei loro colleghi del nord, che invece rimangono fermi ad un tasso di presenza del 41%. Anche il centro è cresciuto, passando dal 61% del 2009 all’odierno 84% che lo piazza in testa alla classifica di presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Che succede al di là di Facebook? Anche Twitter, forte della diffusione che lo ha caratterizzato nell’ultimo anno e dell’attenzione ad esso riservata dai media, è cresciuto più che sensibilmente. Nel 2009 era praticamente inutilizzato &#8211; solo il 2% dei candidati lo adottava – mentre oggi è usato da oltre un candidato su cinque. Ancora una volta è il centro-sinistra a vincere il confronto per la frequenza d’uso, con il 29% dei candidati trovati a cinguettare online contro il 17% dei colleghi di centro-destra. Sono gli uomini i cinguettatori più assidui (23% di penetrazione contro il 15% delle donne) e – in questo caso – è il nord con il suo 30% ad essere più attivo del centro e del sud, che si fermano rispettivamente al 22% ed al 16%.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo alle dolenti note: che succede con i blog? Non si può non rilevare come il blog, di tutti gli strumenti analizzati, sia l’unico a mostrare percentuali più basse (e non di poco) rispetto a due anni fa. Se allora, infatti, era il 27% dei candidati a scegliere questo strumento, oggi a farlo è solo il 12% degli aspiranti alla carica di primo cittadino. Un meno 15 che fa riflettere. Gestire un blog implica un impegno maggiore che non essere su Facebook o su Twitter, ma nel contempo è forse  l’unica strada che consente davvero di costruire una forma di presenza duratura e strutturata in rete. Presenza che dai nostri politici viene spesso trascurata per privilegiare altre modalità ed altri strumenti, senz’altro più rapidi ed immediati ma che spesso rappresentano una specie di <em>fastfood</em> del social networking: un contesto, insomma, dove la relazione con il cittadino è consumata in fretta, solo quando serve.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Un elemento pesa infatti come un macigno su tutta la ricerca: un dato emerso dalle Amministrative del 2009. Nel 46% dei casi le pagine Facebook create dai candidati eletti alla carica di Primo Cittadino sono rimaste ferme alla data delle elezioni. In altri termini, quasi un Sindaco su due nel 2009 ha interrotto la relazione con i propri interlocutori quando questi, da elettori, son tornati ad essere semplici cittadini. Un’apertura al dialogo temporanea insomma, viva giusto il tempo di chiedere qualcosa, per poi essere interrotta quando la si è ottenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È inutile sottolineare come tale approccio sia sbagliato, come tale tendenza sia da stigmatizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In queste ore si sta definendo un passaggio importante per il nostro Paese, che influenzerà le sorti del Governo e determinerà gli equilibri della politica dei prossimi mesi. La nostra parte, quella dei cittadini che vanno alle urne per eleggere i propri rappresentanti, l’abbiamo fatta (anche se – va rilevato – con tassi di assenteismo sempre più alti). Quello che ora possiamo e dobbiamo continuare a fare è osservare, controllare, ricordare.</p>
<p style="text-align: justify;">Osservare se le persone alle quali abbiamo dato la nostra fiducia continueranno a mostrare di voler mantenere un dialogo aperto con i propri elettori. Controllare che tale dialogo sia efficace e duraturo. Ricordare, alle prossime elezioni, tutti quei politici che hanno mostrato di voler aprire un dialogo quando ne avevano bisogno, per sparire subito dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Open Data al ForumPA: immaginate un amministratore pubblico&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 06:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[AppsforItaly]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Italiana per l'Open Government]]></category>
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		<description><![CDATA[Immaginate un Amministratore Pubblico con la A maiuscola: curioso, interessato, attivo, intraprendente (si, bisogna faticare un po&#8217; per trovarli, ma a saperli cercare ce ne sono tanti). Immaginate che senta parlare di Open Data e che si incuriosisca: &#8220;può essere utile alla mia Amministrazione?&#8220;. Immaginate che inizi a cercare degli esperti. Una ricerca lunga e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Immaginate un Amministratore Pubblico con la A maiuscola: curioso, interessato, attivo, intraprendente (si, bisogna faticare un po&#8217; per trovarli, ma a saperli cercare ce ne sono tanti). Immaginate che senta parlare di Open Data e che si incuriosisca: <em>&#8220;può essere utile alla mia Amministrazione?</em>&#8220;. Immaginate che inizi a cercare degli esperti. Una ricerca lunga e difficile, fatta di falsi profeti e guru improvvisati, ma alla fine fruttuosa. Immaginate che una volta trovati gli esperti li contatti. Li incontri. Faccia loro delle domande. Domande per conoscere. Per capire. Per decidere. Immaginate che per comprendere le dinamiche organizzative, tecniche e giuridiche connesse all&#8217;Open Data abbia l&#8217;opportunità di confrontarsi con esperti come <a href="http://blog.ernestobelisario.eu">Ernesto Belisario</a>, Salvatore Marras, <a href="http://www.webeconoscenza.net/">Gianluigi Cogo</a>, Roberto Moriondo, <a href="http://www.guidoscorza.it">Guido Scorza</a> e tanti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete appena immaginato quanto verrà &#8220;messo in scena&#8221; il prossimo <strong>10 Maggio</strong>, a partire dalle ore <strong>15.00</strong>, al <a href="http://portal.forumpa.it/">ForumPA</a>, durante il convegno &#8221;<a href="http://iniziative.forumpa.it/expo11/convegni/l-open-data-dalle-parole-ai-fatti">Open Data dalle parole ai fatti</a>&#8220;. L&#8217;incontro è organizzato dall&#8217;<a href="http://www.datagov.it">Associazione Italiana per l&#8217;OpenGov</a>, che in quest&#8217;occasione presenterà e distribuirà anche la nuova versione della sua guida &#8220;<a href="http://www.datagov.it/2011/04/14/le-linee-guida-per-l’open-data/">Come si fa Open Data? Istruzioni per l&#8217;uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche</a>&#8221; ed il Contest <strong>AppsforItaly</strong>, organizzato assieme a <a href="http://www.top-ix.org/">Top-ix</a>, <a href="http://www.iwa.it/">IWA</a> ed altre Istituzioni pubbliche e private. Di che si tratta? Venite a scoprirlo Martedì 10 Maggio. <strong>Ne varrà la pena. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;Innovazione, nella PA, è un po&#8217; come ballare la samba. Il mio intervento al convegno della rivista eGov sull&#8217;Innovazione nella Pubblica Amministrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 07:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[eGov]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioli]]></category>
		<category><![CDATA[PA]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 14 Aprile, in occasione del Premio eGov di Maggioli, nel quale ho avuto l&#8217;onore di esser chiamato a far parte della giuria, mi è stato chiesto un breve speech sul tema delle problematiche connesse ai processi organizzativi dell&#8217;innovazione della PA. Noto ora che è stato pubblicato assieme agli altri, e lo condivido qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scorso 14 Aprile, in occasione del <a href="http://www.egov.maggioli.it/blog.php/5980/Premio-E-Gov-PA-Centrale-le-amministrazioni-cambiano-in-meglio-Iscriviti-al-convegno">Premio eGov</a> di <a href="http://www.maggioli.it/">Maggioli</a>, nel quale ho avuto l&#8217;onore di esser chiamato a far parte della giuria, mi è stato chiesto un breve speech sul tema delle problematiche connesse ai processi organizzativi dell&#8217;innovazione della PA. Noto ora che è stato pubblicato assieme agli altri, e lo condivido qui con voi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AW_nC1hfJXM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/AW_nC1hfJXM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Comunicazione politica in rete: qualche segnalazione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 10:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gilioli]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Istituto di Studi Politici San Pio V]]></category>
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		<description><![CDATA[Come sa chi ha la sventura di seguirmi da un po&#8217;, da alcuni anni con un gruppo di ricerca diretto da me e coordinato da Mauro Gallinaro monitoriamo le attività di comunicazione online di diversi gruppi politici, tra i quali i Parlamentari, i Sindaci dei Capoluoghi di Provincia ed i giovani amministratori locali. Quest&#8217;attività, nata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come sa chi ha la sventura di seguirmi da un po&#8217;, da alcuni anni con un gruppo di ricerca diretto da me e coordinato da <a href="http://blogremediation.blogspot.com/">Mauro Gallinaro</a> monitoriamo le attività di comunicazione online di diversi gruppi politici, tra i quali i Parlamentari, i Sindaci dei Capoluoghi di Provincia ed i giovani amministratori locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;attività, nata alcuni anni fa, è cresciuta nel tempo ed è diventata &#8211; con tutto ciò che comporta &#8211; un interessante filone di lavoro e di ricerca. Per questo motivo, assieme ai miei amici e colleghi di ventura, abbiamo deciso &#8211; un po&#8217; di tempo fa &#8211; di strutturare le esperienze fatte in un libro. Con <a href="http://www.thewebobserver.it">Alessio Jacona</a>, Roberto Lippi (no, il blog non lo ha. E nemmeno Facebook. Nessuno è perfetto) e <a href="http://www.spotanatomy.it/">Magda Paolillo</a> abbiamo quindi scritto un &#8220;manuale&#8221; che si propone di aiutare chi si occupa di comunicazione politica a comprendere come cambiano le dinamiche della comunicazione nell&#8217;era del social networking. L&#8217;<a href="http://www.istitutospiov.it/">Istituto di Studi Politici San Pio V</a>, che ci ha supportato nell&#8217;attività di ricerca, con molta lungimiranza ha accettato la nostra proposta di scrivere un testo che fosse stampato e distribuito nelle librerie ad un prezzo &#8220;politico&#8221; (10 euro) ma che fosse anche distribuito gratuitamente online, per massimizzarne la distribuzione. Il risultato del nostro lavoro, oltre che in libreria, lo trovate quindi anche <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/manualedicomunicazionepoliticainrete">qui</a>. Naturalmente, aspettiamo tutti le vostre impressioni. Per quanto mi riguarda è stata una bella esperienza: un bel modo per strutturare l&#8217;esperienza acquisita nel tempo e cementare il rapporto con persone di grande valore professionale ed umano (se si rimane ancora amici dopo aver scritto un libro assieme, allora è amicizia vera. Provare per credere).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo, abbiamo anche pubblicato l&#8217;ultimo report di ricerca (la sintesi la trovate nel terzo capitolo del libro, la versione integrale la distribuiremo prossimamente):  i risultati principali sono stati ripresi in diversi articoli pubblicati da media nazionali. Un grazie in particolare, in tal senso, va a <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/">Alessandro Gilioli</a> de <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/onorevole-che-fai-su-facebook/2145686">L&#8217;Espresso</a> e <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/03/09/news/politici_facebook-13302837/">Jaime D&#8217;Alessandro</a> di Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati delle ricerche saranno riassunti in una serie di infografiche, la prima delle quali è stata ripresa anche da Repubblica e che comunque è riportata in coda a questo post.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coordinare le attività che riguardano la comunicazione politica online che stiamo portando avanti abbiamo creato una pagina su Facebook, <a href="http://www.facebook.com/VoxPolitica">Vox Politica</a>, tramite la quale vi terremo aggiornati sulle prossime novità!</p>
<div><object style="width: 500px; height: 948px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100" height="100" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="menu" value="false" /><param name="src" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110311100228-09a8c675be1f4d0b8f616dc5053cdbc6&amp;docName=facebookinfografica&amp;username=infodocs&amp;loadingInfoText=Infografica%3A%20i%20politici%20su%20Facebook&amp;et=1299838314297&amp;er=20" /><param name="flashvars" value="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110311100228-09a8c675be1f4d0b8f616dc5053cdbc6&amp;docName=facebookinfografica&amp;username=infodocs&amp;loadingInfoText=Infografica%3A%20i%20politici%20su%20Facebook&amp;et=1299838314297&amp;er=20" /><embed style="width: 500px; height: 948px;" type="application/x-shockwave-flash" width="100" height="100" src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110311100228-09a8c675be1f4d0b8f616dc5053cdbc6&amp;docName=facebookinfografica&amp;username=infodocs&amp;loadingInfoText=Infografica%3A%20i%20politici%20su%20Facebook&amp;et=1299838314297&amp;er=20" flashvars="mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true&amp;documentId=110311100228-09a8c675be1f4d0b8f616dc5053cdbc6&amp;docName=facebookinfografica&amp;username=infodocs&amp;loadingInfoText=Infografica%3A%20i%20politici%20su%20Facebook&amp;et=1299838314297&amp;er=20" menu="false" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="width: 500px; text-align: left;"><a href="http://issuu.com/infodocs/docs/facebookinfografica?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true" target="_blank">Open publication</a> &#8211; Free <a href="http://issuu.com" target="_blank">publishing</a> &#8211; <a href="http://issuu.com/search?q=facebook" target="_blank">More facebook</a></div>
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		<title>Manifesto per l&#8217;Open Government: presentazione del 30 Novembre</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 08:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto per l'Open Government]]></category>
		<category><![CDATA[SaperiPA]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qui il mio contributo per Saperi PA, relativo all&#8217;incontro del 30 (martedì prossimo) dedicato alla presentazione del nostro Manifesto per l&#8217;Open Government nel contesto degli appuntamenti dell&#8217;IGF Italia. La registrazione è qui. Mi auguro che parteciperete numerosi! Non è un obiettivo facile da raggiungere, quello che si pone l’Associazione Italiana per l’Open Government. Cercare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riporto qui il mio contributo per <a href="http://saperi.forumpa.it/story/51035/il-manifesto-l-open-government-la-presentazione-all-igf-italia&amp;h=43d4b">Saperi PA</a>, relativo all&#8217;incontro del 30 (martedì prossimo) dedicato alla presentazione del nostro <a href="http://www.datagov.it">Manifesto per l&#8217;Open Government</a> nel contesto degli appuntamenti dell&#8217;<a href="http://www.igf-italia.it/igf-italia10">IGF Italia</a>. La registrazione è <a href="http://www.eventbrite.com/event/1066364525?ref=ebtn">qui</a>. Mi auguro che parteciperete numerosi!<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non è un obiettivo facile da raggiungere, quello che si pone l’<a href="http://www.datagov.it/">Associazione Italiana per l’Open Government</a>.  Cercare di contribuire alla creazione di una cultura orientata  all’apertura, alla condivisione ed alla partecipazione nella pubblica  amministrazione italiana, infatti, vuol dire vedersela con una vera e  propria selva di leggi, impedimenti, ostacoli normativi e più spesso  culturali che non rendono certo semplice il percorso. Soprattutto quando  il vero cardine del cambiamento che si vuole promuovere consiste in un  processo di innovazione sociale che vede pubblica amministrazione,  cittadini ed imprese protagonisti di un sistema che può funzionare  soltanto quando tutti i soggetti coinvolti divengono realmente attori  partecipi attivamente (e proattivamente) in un modello di costruzione  condivisa del cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo la prima azione pubblica dell’Associazione è stata quella di promuovere la creazione di un <a href="http://www.datagov.it/">Manifesto per l’Open Government</a>.  Un Manifesto che contribuisse ad identificare i contorni di un  concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile  del quale troppo spesso si parla in astratto. Muoversi verso una  politica di sensibilizzazione verso il tema dell’Open Government,  invece, vuol dire identificarne la fisionomia, tracciarne i principi  chiave, rilevarne la natura profonda, così da costruire quelle azioni  volte a promuoverne lo sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo la costruzione del Manifesto non poteva che essere  partecipata, per farsi forte di quell’intelligenza collettiva che è la  vera risorsa della Rete. Ecco quindi che i dieci principi chiave  proposti dai promotori sono stati messi in discussione per due settimane  in Rete. Ed ecco che la Rete, ancora una volta, ha dimostrato la sua  forza. Sono stati diverse centinaia i commenti lasciati sul sito, le  mail giunte all’Associazione, le riflessioni condivise attraverso  Facebook e Twitter riguardanti i diversi articoli del Manifesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Commenti sempre puntuali, mai generici, comunque costruttivi, che hanno  consentito l’avvio di un complesso lavoro di riorganizzazione del  Manifesto che vedrà luce – in una sua forma definitiva – nel corso del  Convegno organizzato alla Sapienza in occasione della giornata dell’IGF  Italia. In piena logica “open”, quindi, il Manifesto che verrà  presentato – a partire dagli articoli proposti on-line ed in base alle  considerazioni emerse in rete – rappresenterà il risultato di un lavoro  partecipato e condiviso da quella comunità della Rete fatta di esperti,  professionisti, funzionari pubblici e privati, docenti universitari che  si occupano, a vario titolo, di questo tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il convegno del 30 Novembre, che si svolgerà a partire dalle 10.00  sino alle 13.00 presso l’Aula Wolf del Dipartimento di Comunicazione e  Ricerca Sociale della Sapienza, Università di Roma (Via Salaria 113)  sarà l’occasione per presentare il Manifesto nella sua forma definitiva  ed introdurre i prossimi programmi dell’Associazione, che dal Manifesto  vuole partire per promuovere la cultura dell’Open Government nel nostro  Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Per partecipare è sufficiente iscriversi tramite la <a href="http://www.eventbrite.com/event/1066364525?ref=ebtn">pagina dedicata all’evento</a> (i posti sono limitati), o collegarsi al <a href="http://www.datagov.it/il-30-novembre-alla-sapienza-presentiamo-il-manifesto-non-mancare/">sito dell’Associazione</a> per avere ulteriori informazioni.</p>
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		<title>Su Conversational, a parlare di twitter&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 07:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Pavolini]]></category>
		<category><![CDATA[Conversational]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Terrorizzato dai moniti pavoliniani, che temeva che il link venisse diffuso prima del dovuto, mi riduco solo ora &#8211; che son sicuro di poterlo fare &#8211; a pubblicare il collegamento al podcast dell&#8217;ultimo numero di Conversational, la rubrica che Antonio tiene per Radio Popolare Roma. Il tema è quello di Twitter, discusso assieme a Luca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Terrorizzato dai moniti pavoliniani, che temeva che il link venisse diffuso prima del dovuto, mi riduco solo ora &#8211; che son sicuro di poterlo fare &#8211; a pubblicare il collegamento al podcast dell&#8217;<a href="http://a49.video2.blip.tv/7060006933217/Antoniocontent-ConversationalN4DoveAndatoAParareTwitter643.mp3?bri=8.1&amp;brs=262">ultimo numero</a> di <a href="http://www.radiopopolareroma.it/conversational">Conversational</a>, la rubrica che Antonio tiene per <a href="http://www.radiopopolareroma.it/">Radio Popolare Roma</a>. Il tema è quello di <a href="http://conversational.it/2010/11/02/4-dove-e-andato-a-parare-twitter/">Twitter</a>, discusso assieme a <a href="http://www.stilografico.com/">Luca Alagna</a>, <a href="http://www.vincos.it/">Vincos</a>, <a href="http://www.matteostagi.it/">Matteo Stagi</a>. E&#8217; stata una serata molto divertente, anche se decisamente movimentata. Molto pavolinesca, direi&#8230;</p>
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		<title>Manifesto per l&#8217;Open Government: Promuovere l&#8217;accesso alla Rete</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 18:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Datagov.it]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Divide]]></category>
		<category><![CDATA[innovatoripa]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto per l'Open Government]]></category>
		<category><![CDATA[Media Literacy]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ottavo punto del nostro Manifesto per l&#8217;Open Govenment tocca il tema dell&#8217;accesso alla Rete quale elemento abilitante per lo sviluppo di processi di reale partecipazione. Nel post di oggi sul Blog di Datagov.it, Promuovere l’accesso alla Rete: Internet come strumento abilitante alla partecipazione, tento di spiegare per quale motivo, a nostro giudizio, il tema dell&#8217;accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ottavo punto del nostro <a href="http://www.datagov.it/">Manifesto per l&#8217;Open Govenment</a> tocca il tema dell&#8217;accesso alla Rete quale elemento abilitante per lo sviluppo di processi di reale partecipazione. Nel post di oggi sul Blog di Datagov.it, <a href="http://www.datagov.it/promuovere-laccesso-alla-rete/">Promuovere l’accesso alla Rete: Internet come strumento abilitante alla partecipazione</a>, tento di spiegare per quale motivo, a nostro giudizio, il tema dell&#8217;accesso è fondamentale per poter parlare di Open Government. Spero che vogliate integrare il nostro testo con i vostri <a href="http://www.datagov.it/promuovere-laccesso-alla-rete/#comments">commenti</a>, così da procedere nella discussione sul Manifesto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non solo Cyber: In Rete contro i burosauri</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 00:24:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Manifesto per l'Open Government]]></category>
		<category><![CDATA[Non Solo Cyber]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo del pezzo è di Alessandro Gilioli, il resto è mio. E&#8217; il testo del mio ultimo contributo per la rubrica Non Solo Cyber dell&#8217;Espresso, per la quale ogni tanto ho il piacere di scrivere. Il tema di questa puntata non poteva che essere il Manifesto per l&#8217;Open Government. Buona lettura! In Italia se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il titolo del pezzo è di <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/">Alessandro Gilioli</a>, il resto è mio. E&#8217; il testo del mio ultimo contributo per la rubrica <a href="http://blog.stefanoepifani.it/tag/non-solo-cyber/">Non Solo Cyber</a> dell&#8217;<a href="http://espresso.repubblica.it/">Espresso</a>, per la quale ogni tanto ho il piacere di scrivere. Il tema di questa puntata non poteva che essere il Manifesto per l&#8217;Open Government. Buona lettura!</em></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia se ne parla ancora poco, negli Stati Uniti invece è considerata una delle priorità dall’amministrazione Obama: è il cosidddetto Open Government, cioè l’obbligo per ogni potere (statale o locale) ad agire secondo criteri di trasparenza, partecipazione e collaborazione con i cittadini da attuare attraverso Internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Open Gov &#8211; “governo aperto”, appunto &#8211; vuol dire infatti garantire la partecipazione di tutti a tutte le scelte che riguardano la vita pubblica, grazie alla Rete e attraverso la condivisione dei dati e delle informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Agli Stati Uniti d’America si sono accodati di recente altri Paesi come il Canada, l’Australia, la Gran Bretagna e la Finlandia.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, appunto, siamo solo agli inizi: paghiamo lo scotto di una burocrazia statale storicamente poco incline ai cambiamenti e di una politica che teme la disintermediazione nei rapporti con i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche da noi si comincia a fare qualcosa. Per favorire questo percorso un gruppo di docenti e di esperti della Rete ha appena lanciato l’idea di realizzare il Manifesto italiano per l’OpenGov.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiettivo è suggerire alla Pubblica Amministrazione la strada da imboccare per diventare più trasparente e &#8211; in ultima analisi &#8211; più efficiente. Ma si tratta anche di un cambio culturale, che rovescia la visione novecentesca dello Stato, ponendo al centro il cittadino e non le procedure burocratiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La stesura del Manifesto è collaborativa: tutti possono fornire il loro contributo semplicemente collegandosi all’indirizzo <a href="http://www.datagov.it/">www.datagov.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Comunicazione politica on-line: una scelta etica?</title>
		<link>http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/comunicazione-politica-on-line-una-scelta-etica/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un amico mi ha chiesto un intervento da pubblicare su un mensile, tema: la comunicazione politica. Sarà che son reduce dell&#8217;elaborazione di una ricerca i cui risultati sono &#8230;diciamo così&#8230; strazianti,  ma questa è (l&#8217;amara) considerazione &#8211; o meglio, lo stralcio saliente che riporto qui &#8211; che ho partorito. Quelle dei politici in tema di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un amico mi ha chiesto un intervento da pubblicare su un mensile, tema: la comunicazione politica. Sarà che son reduce dell&#8217;elaborazione di una ricerca i cui risultati sono &#8230;diciamo così&#8230; strazianti,  ma questa è (l&#8217;amara) considerazione &#8211; o meglio, lo stralcio saliente che riporto qui &#8211; che ho partorito. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Quelle dei politici in tema di comunicazione sono spesso scelte di opportunità pesate sul breve o sul medio periodo, mentre la rete &#8211; essendo basata sulla costruzione di una “relazione” &#8211; è per definizione orientata a rapporti di più lungo respiro. Oltretutto, costruire una relazione implica tempo, impegno, disponibilità al dialogo ed all’autocritica. Non è un caso, quindi, che non sempre i social media rientrino nelle scelte di comunicazione dei politici. È da notare, infatti, che se sino a poco tempo fa l’assenza dei politici dalle piazze virtuali era da ricondurre prevalentemente al fatto che essi, semplicemente, ne ignorassero l’esistenza, oggi è spesso il risultato di una valutazione d’opportunità ben precisa: essere on-line spinge al dialogo, il dialogo spinge al confronto, il confronto consente la critica, la critica può generare difficoltà. Meglio rifiutare il dialogo. D’altro canto, il nostro sistema elettorale fa si che Deputati e Senatori non debbano rendere conto al cittadino, ma a logiche interne di partito. Il cittadino non è più – quindi – il loro referente ed il loro interlocutore principale, ma qualcosa di più vicino ad un “incidente di percorso” del quale tener conto. Magari il meno possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il mio gruppo di ricerca abbiano analizzato le attività di comunicazione on-line di tutti i parlamentari, e di moltissimi politici locali. Non è un caso che le dinamiche di comunicazione cambino radicalmente in funzione del fatto che il politico risponda direttamente al suo elettorato o meno.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò si aggiunge il fatto che l’idea in base alla quale Obama abbia vinto le elezioni grazie ad Internet è finalmente e fortunatamente passata di moda ed abbondantemente ridimensionata. Internet non sposta voti con la forza della televisione, ma è estremamente efficace per consolidare consenso e smuovere gli indecisi. Certo, un ruolo più difficile e meno attraente. Anche se forse più importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi che essere on-line, per un politico, prima che essere una scelta di opportunità sempre più si avvicina ad essere una scelta di principio. E proprio per questo ancor più degna di nota. Esserci – ed esserci bene – è segnale della disponibilità al confronto, all’autocritica, alla necessità di rendere conto al proprio elettorato. è il segnale dell’importanza del ruolo rivestito – per il politico – dal suo principale interlocutore: il cittadino. È una scelta etica, prima che politica.</p>
<p style="text-align: justify;">
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