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Archivio per la categoria ‘Fuori dai denti’

Su Alessandro Mutolo, oculista di Roma…

22 novembre 2009

Vi capita mai di usare internet per cercare qualcuno? Vi capita mai di farlo per cercare informazioni su un medico? Per sapere come si comporta con i pazienti, o se è autore di pubblicazioni scientifiche? Ecco, se dovesse capitarvi di cercare qualcosa su Alessandro Mutolo, il blog della Signora Franca è un buon punto di partenza… Nella speranza che la rete usata come strumento per la diffusione delle informazioni insegni ai medici – una volta tanto – come comportarsi…

Fuori dai denti ,

Beppe Grillo

13 luglio 2009

…odio dover dire che l’avevo detto
Ora, almeno, nella comica politica italiana ci sarà anche un comico vero…

Fuori dai denti , ,

Michele Ficara Manganelli, non siamo ridicoli…

10 giugno 2009

Non amo entrare nelle conversazioni quando non sono direttamente coinvolto ma, visto che se errare è umano perseverare è diabolico, questa volta faccio un’eccezione e rispondo da qui a chi non ha avuto la buona grazia (diciamo così) di coinvolgermi direttamente commentando alcune mie osservazioni.

Prima di entrare nel merito, una questione di metodo. Devo constatare con dispiacere che Michele Ficara Manganelli (vedi? basta un link, e l’interlocutore sa che si sta parlando di lui…) usa nella comunicazione on-line i migliori sistemi del peggior giornalismo off-line per portare avanti le sue idee. E’ abbastanza evidente (a chi vuol vederlo) che dire “Il Web in Italia ancora non è in grado di spostare voti come fa la televisione” è appena un po’ diverso dall’affermare che “il web non influenza le elezioni“. La sottile e maliziosa variazione di una citazione è qualcosa che si addice alla carta stampata, dove il citato non ha possibilità di replica. Non certo al web. Ma pare che pur criticando il mainstream, se ne stiano acquisendo alcune cattive abitudini.

Ora la questione di merito. Avremo modo di approfondire il tema in uno dei prossimi appuntamenti su SpinDoc e nel convegno che stiamo organizzando, ma ravvedo alcune tendenze pericolose e ingenue nelle discussioni attorno agli impatti del web e dei social media sulla comunicazione politica.

  • Pericolose, perchè sovradimensionando anzitempo una realtà o un fenomeno si finisce quasi sempre per sortire effetti nefasti. Non si fa un buon servizio alla diffusione della Rete millantandone effetti che essa (ancora) non ha. Un po’ come quando migliaia di aziende alla fine degli anni novanta si buttarono precocemente sul commercio elettronico, restandone inevitabilmente scottate. Il risultato fu una sfiducia generalizzata e acritica nei confronti dello strumento, che rallentò di alcuni anni l’effettivo sviluppo del fenomeno. Chi c’era lo ricorda bene. Lo stesso vale per la comunicazione politica. Far si che gli attori della politica si aspettino oggi dal Web risultati che esso ancora non può offrire rischia di allontanarli dallo strumento, invece che avvicinarli. 
    E’ assolutamente evidente che il Web – ed in particolare i social network – sono destinati a mutare radicalmente non solo la comunicazione politica, ma la politica nel suo complesso, ma voler affermare che in Italia tale mutamento sia già avvenuto vuol dire dimostrare di non conoscere molto l’argomento.
  • Ingenue perchè ridurre la complessità della politica e della comunicazione politica on-line al fatto che Obama abbia vinto le elezioni grazie ai blog è di una ingenuità disermante. Ho sentito più volte affermare che se Obama non avesse usato Internet sarebbe ancora uno sconosciuto senatore. Affermazioni del genere possono forse stimolare clap virtuali nelle discussioni tra blogger della prima ora, ma temo che siano piuttosto destinate a farci sommergere di ridicolo se portate fuori dalla blogosfera. I motivi della vittoria di Obama vanno ben oltre il fatto che abbia fatto un buon uso degli strumenti di comunicazione on-line (abilmente sfruttati, peraltro, per acquisire fondi da investire nella comunicazione off-line). Quanto ha influito l’on-line? Sicuramente ha avuto un ruolo importante. Alcune ricerche parlano di diversi punti percentuali, ma la realtà è che non abbiamo strumenti per saperlo con certezza.

Veniamo ora alla questione di Debora Serracchiani. Anche in questo caso, voler far passare la vittoria di Debora per una vittoria della rete mi sembra davvero scorretto, oltre che riduttivo. Lei stessa ha affermato che non ha dubbi sul fatto che la Rete l’abbia lanciata. Ma non ci sono memmeno dubbi sul fatto che se i media mainstream non l’avessero raccolta dopo che YouTube l’ha lanciata, avrebbe fatto un tonfo. Come per Obama, Debora non ha vinto per la Rete, ma per le sue idee, che la Rete le ha consentito di diffondere verso i suoi elettori e verso i media mainstream.

In conclusione, caro Ficara Manganelli, alla tua domanda “Chi ha detto che il Web non influenza le elezioni”, la risposta è non io. Ho detto, e lo ripeto con forza, che oggi in Italia (e nel resto del mondo, aggiungerei) il Web non ha ancora la forza di spostare voti come fa la televisione. Questo non vuol dire che non abbia impatto, o che sia inutile alla comunicazione politica (vedi Di Pietro, vedi Casini…) ma mi sembra abbastanza chiaro che il suo ruolo sia in gran parte potenziale e ancora da esprimere.

Il resto, è polemica.

 

 

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SSGRR

30 ottobre 2008
SSGRR: Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli. Chi ha qualche capello bianco sulla testa e lavora da un po’ di tempo nel settore delle TLC non può non conoscere questo nome.
Centro di eccellenza per la formazione sulle telecomunicazioni, la Scuola dell’Aquila ha formato generazioni e generazioni di manager e tecnici che hanno fatto e fanno le TLC in Italia. Ho avuto per anni l’onore di insegnare per la Reiss Romoli. Anni indimenticabili che mi hanno fatto comprendere quale possa essere il ruolo della formazione in una grande azienda e con quanto entusiasmo si possa lavorare in questo settore. Mi hanno fatto capire come la formazione possa diventare cinghia di trasmissione per lo sviluppo delle conoscenze e strumento di condivisione della cultura aziendale. Chi ne conosce la storia, sa che oggi la Reiss Romoli è ad un passo dalla chiusura. Chi ne conosce le storie, sa che a tutto ciò si è arrivati per l’incredibile miopia dei manager di Telecom Italia, che dominati dalla smania dell’ARPU e del ROI non hanno esitato un secondo prima di dilapidare un patrimonio inestimabile di conoscenza, un vero e proprio bacino culturale per il malmesso mondo delle TLC italiane.
Non è l’amicizia profonda ed ormai decennale che mi lega a molti dei professionisti che vi lavorano che mi spinge a scrivere questo post, ma la rabbia nei confronti di un’azienda – Telecom Italia – che non ha compreso il ruolo della Scuola dell’Aquila. Nei confronti di un’azienda che non ha esitato un attimo a svendere un luogo storico delle TLC italiane per la sua profonda incapacità di comprenderne il valore. E di sfruttarlo.
Oggi la Reiss Romoli è di proprietà di Tils – mostro nato dalla fusione della SSGRR con quelle che Colaninno definì le altre “pizzerie” del gruppo Telecom e poi svenduto. La sua chiusura vorrebbe dire la perdita definitiva di quarant’anni di cultura delle TLC in Italia. Vorrebbe dire anche lasciare senza lavoro decine di professionisti. Ma paradossalmente non è questo che mi preoccupa di più. Sono convinto che il loro valore sia tale che resterebbero per molto poco tempo disponibili sul mercato. Tuttavia la morte della Reiss Romoli vorrebbe dire la morte della storia delle TLC del nostro Paese. E il nostro Paese non può permetterselo.
Della vicenda parla il blog dei dipendenti della Reiss Romoli

Fuori dai denti ,

Il passo del potere…

15 maggio 2008

Li riconosci dalla camminata. Persi tra via della Scrofa e via del Corso. Ignari eppure tronfi. Smarriti e prepotenti. Ancora vestiti con il vestito buono del primo giorno di scuola. Le scarpe lucide, di chi non cammina a piedi. Con quella pienezza di sé che solo la consapevolezza del potere sa dare. Un potere appena conquistato eppure già familiare, che al potere ci si abitua presto. Un potere tutto ancora da agire, da sperimentare, da provare. Proprio come un giocattolo nuovo.

Li riconosci dalla camminata. Dal passo con il quale percorrono le vie del centro. Un passo goffo, di chi ancora non sa bene dove andare e cosa fare; l’altro prepotente, di chi – pur senza sapere dove – va avanti comunque. Va avanti aspettandosi che la gente si sposti, che “gli altri” cedano il passo. Sono i nuovi potenti. I nuovi titolari di una poltrona, di una poltroncina o di uno scanno. Ma anche di uno strapuntino, che tutto va bene per saziare la fame di potere. È il nuovo turno di potenti, che per la loro fame affamano l’Italia.

Fuori dai denti

Grazie

18 febbraio 2008

Mio padre è morto. L’ho detto. L’ho scritto. Eppure mi sembrano parole vuote, irreali.
In effetti mi rendo conto di come non ci siano molte cose da dire in proposito. Quasi tutti dedicherete a questo dato di fatto pochi secondi, per poi tornare alla vostra vita. Ed è naturale, è giusto che sia così. Solo chi ha perso un padre – e per di più un padre come il mio – potrà comprendere davvero. Solo chi aveva con lui un rapporto come il nostro potrà capire l’entità del vuoto che mi porto dentro. Ma la realtà è che siamo soli nella profondità del nostro dolore. Anche lui aveva un blog che ogni tanto aggiornava. Lo avevo convinto ad aprirlo sperando che vi si appassionasse. La vita e le cose lo hanno portato altrove.


Sto vivendo questo momento come posso, come meglio riesco a farlo. Le cose che prima mi appassionavano – e che attendo tornino a farlo – ora nella migliore delle ipotesi mi lasciano quasi indifferente; nella peggiore sollecitano fitte di dolore. Dolore che nasce dal fatto che so che non potrò più confrontarmi con lui.


Voglio ringraziarvi. Voglio ringraziarvi perché neanche immaginate quanto mi sia stata d’aiuto la vostra presenza in questi giorni. La presenza di coloro che hanno lasciato un commento al mio post precedente. La vicinanza di quanti (colleghi, amici, studenti) – letto il post – mi hanno chiamato, hanno inviato SMS, mail, messaggi per sapere cosa stesse accadendo. La disponibilità di coloro i quali mi hanno offerto il loro aiuto, o che hanno avuto la pazienza di ascoltarmi quando ne avevo bisogno. L’amicizia di quanti hanno letteralmente lasciato tutto, per venire da me nei giorni più duri.


Non ho impiegato molto per rendermi conto di come in alcuni preziosi casi la conoscenza nata qui si sia trasformata discretamente, silenziosamente, in amicizia. È vero, siamo soli nel nostro dolore. Ma avere voi vicino mi ha aiutato ad affrontarlo. Grazie amici.


PS: Tornerò a scrivere qui delle cose di sempre, ma ancora non riesco, ancora i miei pensieri sono altrove. Ma vi leggo sempre, tutti. Nel frattempo, senza di me la blogosfera va benissimo avanti da sola…

Fuori dai denti

Saluti…

24 gennaio 2008

Cari Amici,
purtroppo altre cose mi allontanano da qui… spero di rivedervi presto.
D’altro canto l’unica cosa che posso fare in questi giorni è sperare…
Stefano

Fuori dai denti

Au revoir, ePolis!

5 gennaio 2008

Cessa oggi la mia collaborazione con ePolis. Non tanto per sfiducia nei confronti della nuova Direzione, con la quale non ho avuto rapporto alcuno, quanto piuttosto per rispetto nei confronti della vecchia e coerenza con le sue scelte…
Questo il testo pubblicato sulla rivista…

In questi anni, mesi e anche in queste settimane abbiamo scritto su ePolis i nostri commenti, le nostre opinioni, le nostre valutazioni. Abbiamo espresso le nostre idee liberamente, non solo senza censure, ma anche senza pressioni o suggerimenti esterni. Che non avremmo comunque accettato.
Ci siamo sentiti parte di un progetto innovativo e libero, di cui abbiamo condiviso idealità e valori.
Mentre tanto ci si preoccupa – giustamente – dei destini dell’informazione e dei gravi rischi cui la libertà di stampa è sottoposta, noi abbiamo potuto praticarla su queste pagine.

L’attuale direzione l’ha garantita e vogliamo oggi riconoscerle pubblicamente il merito.
Il direttore Antonio Cipriani e il condirettore Gianni Cipriani hanno deciso di lasciare il timone di questo giornale, considerando esaurito il loro ruolo. Ne prendiamo atto, non senza rammarico, ma con piena comprensione. Con ciò anche il nostro ruolo si conclude su queste pagine. Ci fermiamo qui insieme a loro.

Grazie ai lettori che ci hanno gratificato della loro attenzione e, talvolta, anche delle loro critiche. A tutti buona fortuna.

Già firmato da:

Vauro Senesi, Ennio Remondino, Mario Morcellini, Silvia Garambois, Luigi Malabarba, Valter Bielli, Alberto Crespi, Nicola Cacace, Valeria Parboni, Giovanni Garuti, Salvatore Cannavò, Domenico Secondulfo, Paola Di Nicola, Giulietto Chiesa, Nicola Tranfaglia, Fabrizio Berruti, Roberta Serdoz, Fabio Cortese, Piero Benassai, Lia Celi, Walter Vitali, Stefano Marcelli, Andrea Porcheddu., Angelo Figorilli, Nicola Quadrano, Alceste Santini, Stefano Marcelli, Alberto Severi, Guido Barlozzetti, Arturo Meli, Giordano Montecchi. Chiara Lalli, Gianfranco Pagliarulo, Antonio D’Andrea, Ritanna Armeni, Oliviero Bergamini, Luigi De Ficchy, Ivano Marescotti, Stefano Epifani e altri…

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Fuori dai denti

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate!

12 ottobre 2007

Quasi tutti gli ospedali utilizzano ormai il sistema del Triage per gestire le visite del Pronto Soccorso. In sostanza, vengono attribuiti dei codici-colore ai singoli pazienti, in funzione della gravità delle loro condizioni riscontrata ad un primo esame. In base al codice (bianco, verde, giallo, rosso) viene definita la priorità nel prestare le necessarie cure.


Il Sant’Andrea di Roma non fa eccezione. Certo però che leggere i messaggi del cartellone elettronico nel quale il Triage viene spiegato agli sfortunati “aspiranti al ricovero” non è confortante. Giovedì scorso alle cinque di mattina, con il Pronto Soccorso vuoto, l’indicazione per i codici verdi era di due ore di attesa (ma ogni tanto l’altoparlante richiamava dal bar il personale medico).


Ma la cosa vagamente inquietante era il messaggio per i codici bianchi (quelli meno gravi): “Il tempo d’attesa per i codici bianchi non è determinabile”.


Meno male che non ero un codice bianco…


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Sircana: due pesi e due misure?

17 marzo 2007
bilancia.jpgChi segue questo blog sa che in questa sede sono abbastanza lontano dalle vicende di attualità.
E comunque, di queste, mi interessano gli elementi legati alle dinamiche di comunicazione.
Proprio relativamente a tali dinamiche, leggendo la riflessione di Carlo Felice della Pasqua (che peraltro sostanzialmente condivido), mi chiedo: tutto questo fervore in tutela della privacy, con tanto di decreti (ad hoc?) del Garante e generale levata di scudi, non appare singolarmente tempestivo?

Come mai qualche mese fa non è emerso il problema, quando a far scoppiare il caso del momento fu – ad esempio – Salvatore Sottile?

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