Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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Fuori dai denti

Questa è Stefania Rimini in una nota sul sito della RAI, dopo la puntata di Report della scorsa settimana:

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Ecco, l’unica cosa che mi viene da dire è che errare è umano, ma perseverare è diabolico.

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Quello che spiace, sentendo Daria Bignardi che su La7 (s)parla di giovani e social media, è pensare al fatto che la sua trasmissione faccia quasi un milione di telespettatori. Senza nulla togliere alla coda lunga, il suo problema è proprio quello di essere coda lunga. Pensare alla competenza sparsa nelle sue pieghe, in quelle nicchie che la fanno tanto forte, consola. Ma intristisce considerare poi quanto facilmente la banalità possa trionfare, se sparata con la potenza di fuoco del medium mainstream. Ed inquieta pensare al fatto che quegli errori grossolani, quelle semplificazioni inappropriate, quelle banalità macroscopiche che saltano agli occhi evidenti quando si parla di argomenti che conosciamo bene, in realtà sono onnipresenti nella pochezza della TV, anche quando non li vediamo perché nascosti in temi che ci sono meno familiari. Le invasioni barbariche, tutto sommato, rappresenta bene l’imbarbarimento della televisione. Una televisione che maschera il gossip da approfondimento, il sensazionalismo da cultura. E speriamo che la cultura trovi rifugio nelle pieghe della coda lunga, prima che imbarbarisca anch’essa.

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Ieri in molte città italiane diversi musei (non tutti, in verità) hanno chiuso i battenti in uno sciopero di protesta contro i tagli alla Cultura. Dubito che siano stati in molti ad accorgersene, ed è significativo come sui giornali di oggi la protesta praticamente non compaia.

Una mossa non proprio furba, a parer mio. Non certo per la sostanza delle cose, ma per la forma. In un Paese come l’Italia, in cui il ruolo del Sistema Cultura è di per sè marginale, chiudere i musei non è altro che un ulteriore incentivo ad andarsene al Cinema, o al Centro Commerciale. Cosa volevano dimostrare, i promotori dell’iniziativa? L’inutilità dei Musei? Rischiano di esserci riusciti.

Ma perchè, invece, non pensare ad uno sciopero bianco (in realtà Federcultura pare l’avesse proposto)? Perchè non pensare di dimostrare ai cittadini – per un giorno – cosa vorrebbe dire un sistema di promozione della Cultura realmente efficiente, con spazi aperti, con facilitazioni all’accesso, con manifestazioni realmente costruttive?

Perchè non far vedere ai cittadini come funzionano le Istituzioni Culturali dove lo Stato le promuove realmente (penso a Germania o Inghilterra, per esempio). Tutto sommato è molto più comodo chiudere per un giorno, disincentivando alla cultura anche i sempre meno interessati. D’altro canto ancora il tempo è buono per una scampagnata…

In Italia le cose si fanno così. Evviva il diritto allo sciopero. Evviva la stupidità.

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Ci sono persone che non posso che ammirare per la loro capacità di cercare sempre il buono delle cose. Di vedere il bicchiere mezzo pieno. Di rifiutarsi di vedere l’abisso di ignoranza che le circonda. Quindi, come non ammirare Ernesto, che di fronte alle parole di Enzo Boschi si rifiuta di credere che un docente universitario di tale levatura intendesse davvero dire quello che ha detto?

Di che si parla? Del fatto che, visto che c’è il rischio che i dati rilasciati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia vengano letti ed interpretati da altri, il suo Direttore – Enzo Boschi appunto – sta seriamente pensando di smettere di renderli disponibili. Alla faccia dell’Open Data. Eh si, perchè – afferma sempre Boschi – “qui impieghiamo più tempo a inviare rettifiche ai giornali che ad elaborare risultati“.

Ernesto non può pensare che Enzo Boschi – Grande Ufficiale della Repubblica Italiana, Benemerito della Cultura, Cavaliere di Gran Croce, Accademico dei Lincei e tante altre belle cose – dica sul serio, e quindi sostiene che le sue osservazioni siano una provocazione.

E invece io, che così ottimista non sono, drammaticamente penso che Enzo Boschi intendesse dire proprio quello che ha detto. Si, perchè Enzo Boschi, dagli indubbi meriti scientifici ed accademici, forse proprio in quanto benemerito cavaliere accademico e via dicendo,  è figlio di una cultura – quella dei baronati universitari italiani – per la quale tutto ciò che è estraneo al Gotha degli Eletti è perdita di tempo, banalità, disturbo.

E così, mentre gli scienziati di mezzo mondo liberano i dati e favoriscono lo sviluppo di un modello di condivisione della conoscenza e del sapere degno del secondo millennio, i nostri Baroni vivono tutto ciò come un fastidio. Come un intralcio. Come una seccatura. E così, mentre altri fisici hanno inventato il Web, i nostri si chiedono se non sia il caso di smettere di perderci tempo.

Senza considerare, afferma lucidamente Ernesto, che tutto sommato quei dati sono nostri, visto che li abbiamo pagati noi. Senza considerare che altri paesi vedono nell’Open Data un vero e proprio modello di sviluppo sul quale basarsi. Senza contare che, tutto sommato, per certi aspetti alcuni paesi sono forse più civili del nostro.

PS: in realtà, Ernesto – viste le soluzioni che auspica – è ben consapevole di tutto ciò, ma è troppo sottile per dirlo! :-)

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Vi capita mai di usare internet per cercare qualcuno? Vi capita mai di farlo per cercare informazioni su un medico? Per sapere come si comporta con i pazienti, o se è autore di pubblicazioni scientifiche? Ecco, se dovesse capitarvi di cercare qualcosa su Alessandro Mutolo, il blog della Signora Franca è un buon punto di partenza… Nella speranza che la rete usata come strumento per la diffusione delle informazioni insegni ai medici – una volta tanto – come comportarsi…

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13 lug 2009, by

Beppe Grillo

…odio dover dire che l’avevo detto
Ora, almeno, nella comica politica italiana ci sarà anche un comico vero…

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