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ICT e Sviluppo Sostenibile: prima parte

1 giugno 2007

Oggi pubblico la prima parte (di tre) del testo di un contributo che mi è stato richiesto dalla rivista I Due Mari, sul tema dei rapporti tra Sviluppo Sostenibile ed ICT.


Se la mia teoria è giusta non riceverà molti commenti, ma mi fa piacere condividere con voi i concetti in esso espressi, quindi… buona lettura!


ICT e Sviluppo Sostenibile: gli aspetti del problema
Ha ormai trent’anni la prima definizione condivisa del concetto di sviluppo sostenibile; risale al Rapporto Brundtland redatto nel 1987 e poi ripreso dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo dell’ONU. Parlando di quello sviluppo sostenibile “che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri il pensiero”, già nella seconda metà degli anni ottanta si pensava alle dinamiche dello sviluppo industriale, alla necessità di controllo delle emissioni, alla responsabilità delle generazioni attuali per quelle future insomma.


Ma il concetto si è radicalmente evoluto nel tempo, sino alla definizione data nel 2001 dall’Unesco, che ne ha decisamente ampliato l’ambito d’azione dichiarando che “la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura (…) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale” (Art 1 and 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001).


In tal modo, l’approccio allo sviluppo sostenibile non riguarda più solo l’ambiente inteso come ecosistema naturale, ma un ben più complesso insieme di elementi di carattere diverso e – in qualche modo – multidisciplinare. In quest’ottica le relazioni tra il tema dello sviluppo sostenibile e quello della tecnologia in generale e l’Information & Communication Technology in particolare si sono via via sempre più infittite, sino a fare dell’I&CT un elemento portante della discussione attorno alle prospettive della materia. Discussione che va in due direzioni decisamente contrastanti. Da una parte, infatti, l’adozione dei sistemi di Information Technology rappresenta senz’altro una grande opportunità per favorire i processi di sviluppo sostenibile, dall’altra la stessa industria dell’ICT rappresenta una potenziale minaccia per l’ambiente e per l’ecosistema.
L’Information & Communication Technology ha impatti sempre più profondi sul mondo e sulla società civile, trasformandola e trasformando l’economia. Negli ultimi dieci anni il tema delle relazioni tra ICT, business e società è stato analizzato nei dettagli e da diversi punti di vista, ma troppo poco spazio è stato lasciato allo studio delle implicazioni che tali processi hanno sull’ambiente.


È immediato pensare al fatto che settori come i sistemi di trasformazione dell’energia o l’industria producano un grande impatto ambientale e come tali siano da tenere sotto controllo, ma è necessario rendersi conto di come le tecnologie dell’informazione possano avere pari rilevanza rispetto ai possibili impatti con l’ambiente, tanto in positivo quanto in negativo.
Da una parte, infatti, esse contribuiscono senz’altro ad aumentare l’efficienza dei sistemi di produzione e di distribuzione, incrementandone l’efficacia e facilitando così l’abbattimento dei consumi energetici. Ma dall’altra, per lo stesso motivo – essendo un fattore determinante per la crescita economica ed in tal modo favorendo la riduzione dei prezzi al consumo – si può ragionevolmente ipotizzare (United Nations University – Environment and Sustainable Development Programme) che l’I&CT stimoli un aumento dei consumi, con il risultato che questo non sia compensato dall’aumento di efficienza, ottenendo così, complessivamente, un impatto negativo in termini di sostenibilità ambientale. In poche parole, il rischio è che gli svantaggi portati dall’I&CT – in un bilancio complessivo – siano più dei vantaggi.
La scarsa attenzione a tale problematica è evidenziata dal fatto che attualmente non esistono studi che inquadrino complessivamente il problema fornendo una visione completa di tale tematica, essendo l’attività dei ricercatori concentrata in analisi parziali (ma non certo per questo meno complesse) di aspetti specifici del problema.
(Fine della prima parte)


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Comments (8) Add yours ↓
  1. Claudio Iacovelli

    Probabilmente la premessa del tuo ragionamento é l’interpretazione del fenomeno economico della globalizzazione come un fattore di cambiamento mondiale dipendente dalle tecnologie.

    La società della conoscenza agevola la globalizzazione, permettendone un’affermazione rapida, ma la nuova economia non si basa unicamente sul knowhow tecnologico e sull’innovazione ICT.

    A mio giudizio la globalizzazione si fonda sulla liberalizzazione dei mercati dei capitali, sull’apertura dei sistemi economici e produttivi alle liberalizzazioni, sulle attività legislative di promulgazione di regole comuni.

    Gli sforzi della ricerca dovrebbero privilegiare le bio-tecnologie e le nano-tecnologie, per progettare nuovi matariali e poter individuare nuovi processi di produzione.

    L’ICT ha un ruolo secondario, nel bene e nel male.

    Il benessere della popolazione mondiale ed il futuro del pianeta dipendono da un progresso tecnologico non collegato direttamente alle tecnologie ICT, ma ai risultati della ricerca di tecnologie emergenti, che solo nel futuro potranno convergere.

    2 giugno 2007
  2. Federico Bo

    Il tema del rapporto tra sviluppo sostenibile e ICT è sempre piuttosto in ombra. Ho riflettuto diverse volte sull’argomento, anche per aver in qualche modo sfiorato l’argomento durante le mie esperienze “pseudoprofessionali”, senza quasi mai concretizzare queste considerazioni, come al solito.
    Sono curioso di leggere le altre due parti.
    Ci sarebbe da approfondire l’argomento “sviluppo sostenibile” con la lettura attenta di un gran numero di testi alcuni dei quali, per chi fosse interessato, sono citati nella bibliografia di questo documento, http://www.comune.formia.lt.it/portaleformia/data/2006/20060527_141351_1.pdf (introduzione allo sviluppo sostenibile curata da Ecosistemi per l’avvio di Agenda 21 nel mio comune, Formia(LT)).
    Piccolo errore di battitura nel post, definizione di sviluppo sostenibile.

    2 giugno 2007
  3. Mario

    Quello della Tecnica e della civiltà tecnologica è un problema di più ampia portata, a mio parere, di quanto non siano le tecnologie ICT e i relativi impatti “negativi” sull’ambiente.
    La Tecnica, in tutte le sue manifestazioni, implica la convinzione dell’uomo che la realtà esterna sia in qualche modo specializzata così come lo è ormai il sapere tecnico-scientifico.
    Per effetto di questa ideologia tecnico-specialistica non siamo in grado di valutare (e, forse, non lo vogliamo nemmeno fare) gli impatti complessivi della Tecnica sull’ambiente e sulla nostra vita.
    Tendiamo, cioè, a considerare i prodotti della Tecnica essenzialmente per il loro valore d’uso, ma stentiamo a renderci conto veramente delle loro implicazioni sull’ambiente e soprattutto su noi stessi.
    La Tecnologia, insomma, domina le nostre vite più di quanto noi riusciamo a dominare la tecnologia.
    E’ interessante, a tal proposito, quanto osserva un filosofo come Umberto Galimberti quando dice che che non dobbiamo pensare cosa fare con la Tecnica, ma piuttosto cosa la Tecnica farà di noi.
    La cultura tecnocratica occidentale, basata sulla visione estremizzata della “libertà” umana, probabilmente, anzi sicuramente, ha una componente “distruttiva” molto più ampia del mero aspetto ambientale.
    Il fatto è che questo processo è forse inevitabile ed è una sorta di “destino” che è sempre più difficile da gestire.
    Bisognerà, se è ancora possibile farlo, tornare ad una primazia dell’Uomo sulla Tecnica, del Fine sullo Strumento.
    Ma chi stabilisce il Fine?

    Ciao Stefano, è sempre interessante leggerti.
    Mario

    3 giugno 2007
  4. Stefano Epifani

    @Claudio
    Caro Claudio,
    in realtà ritengo che i due fenomeni siano connessi, ma non penso che l’uno sia causa dell’altro. La relazione di dipendenza è reciproca. Detto questo, condivido le tue osservazioni!

    3 giugno 2007
  5. Stefano Epifani

    @Federico
    Grazie dell’utile riferimento! corro a leggere…

    3 giugno 2007
  6. Stefano Epifani

    @Mario
    come è sempre interessante leggere i tuoi commenti! Bentornato! ;)

    3 giugno 2007
  7. Prestiti

    E’ sempre molto difficile capire come la tecnologia porti dei benefici (o dei malefici) al nostro vivere quotidiano e anche l’impatto sull’ambiente bhe’, non e’ facile da decidere. Certo e’ che l’impatto c’e’ e, ahime’, al momento si vede sia in negativo che in positivo.

    3 giugno 2007
  8. Stefano Epifani

    @Prestiti
    il problema è capire se il bilancio finale sia positivo o meno…

    3 giugno 2007

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