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Sui blog, l’ignoranza e l’Unione Europea

16 giugno 2008

Ricevo da Luca una interessante segnalazione su una mozione del Parlamento Europeo in discussione a Settembre. La mozione, presentata dalla socialista estone Marianne Mikko, riguarda il tema della “concentrazione ed il pluralismo dei media nell’Unione Europea” ed ovviamente si riferisce anche al problema dei contenuti generati dagli utenti.

Luca conclude il suo post con una serie di domande di assoluto interesse:

“I blog necessitano di una regolamentazione o possono meglio difendere la propria credibilità autoregolandosi come avvenuto fino ad oggi? E’ una tutela per l’utente o un vincolo a favore degli editori tradizionali imporre un valore economico alle produzioni amatoriali usate da soggetti commerciali? Come è possibile normare un mondo così dinamico e in continua evoluzione?”

Tuttavia, leggendo il testo della proposta, nutro qualche perplessità non certo sulle domande che si pone (e ci pone) Luca, quanto piuttosto sulla concretezza della proposta. Una proposta che mi sembra che partendo da presupposti errati (o nella migliore delle ipotesi distorte) giunga, inevitabilmente, a considerazioni sbagliate.

Il testo – infatti – non considera esplicitamente i blog come una minaccia, nè ritengo che esso possa essere considerato una minaccia per i blogger (nel senso che non credo sia nelle intenzioni dell’estensore esserlo), ma esprime in alcuni suoi passaggi tutta l’inadeguatezza culturale del contesto nel quale è stato partorito.

La proposta parte dal presupposto che il primo obiettivo di qualsiasi azienda operante nell’editoria sia quello del profitto (Punto F delle premesse), considera il fatto che spesso i giornalisti si trovano a lavorare in condizioni precarie e senza tutele (Punto L delle premesse) e nota che l’attività degli utenti orientata alla produzione di contenuti – essendo questa attività sfruttata in taluni casi da realtà editoriali di tipo economico – possa talora configurare eventi di concorrenza sleale (Punto M delle premesse), danneggiando oltretutto i giornalisti.

Cosa si pensa di fare per risolvere il problema? La seguente genialata: Visto che qualcuno usa commercialmente (e.g. come fonti) contenuti essenzialmente gratuiti e da questi contenuti trae un profitto, disincentiviamo la produzione di contenuti gratuiti, o trasformiamoli in contenuti a pagamento.

In sostanza lo spirito del draft non sembra affatto quello di voler danneggiare o controllare i blog, come qualcuno ha scritto di temere, ma semplicemente quello di favorire (e magari pure in buona fede) il pluralismo dell’informazione tutelando i produttori “professionali” di informazione.

Il vero problema è però ben diverso. Non è regolamentando i blog o altri UGC che si può tutelare il pluralismo dell’informazione. Per farlo è necessario rendersi conto che il mondo dell’informazione è cambiato profondamente nella sua struttura e nelle sue regole. La value chain tradizionale è stata irrimediabilmente sovvertita dal fatto che il ruolo del giornalista non può più essere quello di intermediario esclusivo dell’informazione, merce che è disponibile – e gratis - ormai a tutti. In un contesto dominato dall’overflow informativo il giornalista ha il gravoso compito di selezionare, discernere, fornire chiavi di lettura. Se per farlo utilizza fonti gratuite, ben venga, purchè ne riconosca la paternità. Se utilizza fonti non professionali senza verificare i contenuti il problema è del giornalista, non della fonte. Non si possono equiparare tutti i blog: esistono blog professionali e blog amatoriali, blog affidabili e blog che non lo sono. Chi approccia a questo mezzo in maniera acritica ed inconsapevole rischia di esserne fuorviato, è vero. E questo è un punto sul quale vale la pena di riflettere. Ma che ad approcciare in maniera acritica ed inconsapevole alla blogosfera è chi vorrebbe normarla, nel bene o nel male, questo è un po’ più grave. O almeno triste.

Piccola nota conclusiva: le questioni sollevate dal draft della Mikke sono risolvibili utilizzando i normali strumenti normativi dei quali già l’UE dispone, come peraltro fa notare puntualmente Marco Massarotto in un suo post molto efficace.

Comments (9) Add yours ↓
  1. antonio vergara

    questa mi pare ma migliore dimostrazione dell’inutilità del parlamento europeo.

    16 giugno 2008
  2. gigicogo

    Sono scettico sull’enfatizzare queste “odiose” iniziative, se vuoi aggiungiamo quest’altra idiozia:
    http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2321315.

    Spero solo che i legislatori si avvalgano di consulenti tecnici e non di consulenti di area. Ma che sto dicendo? Sogno?

    Caro Stefano, la rete si autoregola. Ma nche no! Perchè nei paesi totalitari, come la Cina, anche i paladini della libertà come Google cedono per interesse :-(

    Ho più paura delle leggi “non scritte” (vedi accordo Google/Yahoo) che di quelle scritte ma inapplicabili.

    Ciao

    16 giugno 2008
  3. Stefano Epifani

    @gigicogo
    google paladino della libertà? …uhmm.. non ce lo vedo proprio! :-)

    17 giugno 2008
  4. antoniocontent

    credo che in materia di leggi liberticide la rete abbia sopportato attacchi ben peggiori.

    aggrappiamoci mani e piedi alla net neutrality, il resto viene di conseguenza

    :-)

    a

    19 giugno 2008
  5. Manuel

    Credo che la fortuna dei blog sia stata la sua completa autonomia e libertà. I blog sono diversi dai giornali, o dalle agenzie, proprio per questo motivo: sono (e devono essere) totalmente liberi, senza freni o controlli.
    Complimenti per il blog… ti va uno scambio di link? Fammi sapere.. ciao!

    20 giugno 2008
  6. Alessandro

    Questa è la dimostrazione della distanza che c’è tra legistratori e vita reale..distanza che aumenta quando si parla di Europa..come si presume di voler legiferare senza conoscerne in realtà l’ambito che si vuole regolare???

    23 giugno 2008
  7. radiopalomar

    Bello il tuo blog. Ovviamente questi tentativi regolatori sono la classica fatica di Sisifo: nella migliore delle ipotesi (per loro) è tempo sprecato. L’idea di regolamentare la creatività diffusa e decentrata è semplicemente balorda e indica lo stato di impotenza dei poteri costituiti (politico ed economico) dinanzi alla travolgente avanzata della nuova opinione pubblica di rete. Se ne faranno una ragione prima o poi. Sulla burocrazia europea inizio a pensarla come a Bossi. Nelle loro stanze vetrate fanno e disfanno la vita dei cittadini. Almeno ci provano.

    25 giugno 2008
  8. giorgio

    Ciao, parto dalla premessa di non aver ancora letto la proposta di legge ne l’articolo che citi, sono un blogger amatoriale (pur trattando un tema particolare che “sponsorizza” il mio progetto), ma sicuramente (qui magari lo avrete detto e ridetto milioni di volte)i blog hanno cambiato radicalmente l’informazione dando libertà di pubblicazione a pensieri che escono dai clique.
    Certo non tutti i bloggers sono affidabili e liberi, alcuni (come me) portano avanti progetti ma siamo tutti adulti e in questo mondo si ha libertò (con un click) di leggere o meno, altre forme di comunicazione di obbligano a leggere o vedere qualcosa di “precomposto”
    Un saluto a tutti, Giorgio.

    23 agosto 2008
  9. Pietro

    Ho compiuto 33 anni di contributi ed ho iniziato a lavorare in regola a 16 anni di età fisica fino ai 18 continuativi.
    Farei parte dei lavoratori precoci se la legge non ci avesse delegittimato e discriminato.
    Vorrei esprimere a tutti un mio giudizio; altro psicologicamente pensare, me ne andrò in pensione qualche annetto prima, visto che nei miei 16 anni di età fisica cioè da ” ragazzino ” andavo a lavorare alla zona industriale di CT col troppo freddo e col forte caldo, dovevo essere li alle ore 07,00, e dovevo alzarmi dal letto alle 05,40 per prepararmi per tutte le mie esigenze fisiche prima di partire.
    Mentre Io mi alzavo così presto visto la mia tenera età, quelli più grandi di me, la mattina si alzavano dal letto più tardi, ed io dovrò andare in pensione quando andranno costoro con tanto di rispetto; avendo iniziato a lavorare un bel pò più tardi di me; vi sembra giusto?.
    Nel contempo approfitto per ringraziare tramite questo Interessante topic, i Signori legislatori che con le loro comprensioni e considerazioni che hanno avuto verso di noi, i quali abbiamo iniziato a conoscere il sacrificio e la sofferenza del lavoro molto prima degli altri, e avendo anche dato per primi il nostro contributo per lo sviluppo e per la crescita dell’ Italia.
    Su tutta questa filastrocca c’è da tenere presente in piena considerazione, che Io e gli altri ragazzini come me, in quegli anni più belli dell’ infanzia ci alzavamo prima delle ore 6 di mattina col buio, mentre gli altri, dico quelli più grandi di Noi dormivano indisturbati nel più bello della mattinata e si stiravano le ossa nel letto fra le coperte, compresi anche quelli che ci amministrano.
    Da ragazzino mi facevo forza nell’ alzarmi per non rifarmi chiamare da mio Padre che dopo il suono della sua sveglia veniva a svegliarmi; alzati Pietro, ed io con grande forza d’ animo, anche se ragazzino quale ero, ed anche se mi veniva a mancare il riposo, con voce quasi da bambino e col sonno negli occhi rispondevo a mio Padre, si Papà mi sto alzando.
    A questo punto non riesco proprio a capire perchè Noi precoci in un’età all’epoca infantile non possiamo oggi privileggiare e godere nel potercene andare in pensione qualche anno prima di quelli che hanno iniziato a lavorare dopo di noi e goduto l’ infanzia più di Noi.
    Noi abbiamo subito un trauma che ci trasciniamo da tempo, divenendo dei lavoratori precoci: cioè lavoratori da ragazzini; iniziando a dare il nostro primo contributo, come le pecore quanto iniziano a dare la loro prima lana in modo più precoce della loro maturità, e che ormai adesso non ci viene più riconosciuto, come se il nostro sacrificio non fosse servito a nulla, per le dovute e ingiuste inconsiderazioni di questi legislatori.
    Con questo, Invito coscientemente ed umanamente a riflettere e ha cercare di prendere delle dovute e giuste azioni in un tempo spero abbastanza breve, per tutti noi reduci di precocità, e che con questa precocità di lavoro e non di divertimento che si è tatuato in noi in modo purtroppo indelebile ormai stanco come quello di un anziano, per aver iniziato a lavorare troppo precocemente.

    PER ME, NON SO SE ANCHE PER VOI, LAVORATORI PRECOCI: CIOE’ LAVORATORI DA RAGAZZINI, PER GIUSTO GIUDIZIO E PER GIUSTA CAUSA, NOI DOVEVAMO ESSERE RICONOSCIUTI ANCOR DI PIU’ E MEGLIO DEI LAVORI USURANTI CHE GODONO E PRIVILEGGIANO DI ANNI DI PREPENSIONAMENTO, PENSANDO A QUELLE NOSTRE PICCOLE E TENERE OSSICINE FRAGGILI CHE ERAVAMO.
    PERCHE’ NOI DA RAGAZZINI CI SIAMO USURATI ANCOR PRIMA E DI PIU’ DEI LAVORI USURANTI.

    DAI UN TUO PARERE SE SEI DACCORDO GRAZIE.
    PIETRO.

    13 luglio 2009

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