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Posts Tagged ‘Blogging’

Sulla rimediazione della blogosfera…

18 settembre 2009

Capita che Roldano, nella sua foga di polemista, spesso colga nel segno.  E capita che in suo post su FriendFeed si sviluppi una interessante discussione sul rapporto tra quest’ultimo ed i blog.

Uno degli elementi centrali della conversazione, a margine delle osservazioni più o meno caustiche sul rapporto tra blogstar e FF (con un interessante scambio di battute tra Catepol e Giovanni e condivisibilissime osservazioni di Luca), è emerso grazie ad una osservazione dello stesso Roldano:

Io (generale) nel mio blog sono un unicum e posso trascinare le folle (vedi Grillo), qui su FF siamo tutti bene o male paritetici, se escludi il numero di iscritti

Con questa osservazione viene messa in evidenza una differenza fondamentale tra il blog e strumenti come FF, consistente nel sostanziale abbattimento dell’asimmetria informativa tra gli attori coinvolti nel processo di comunicazione. Asimmetria che diminuisce la centralità dell’autore rispetto al suo contenuto, privilegiando la velocità di diffusione dello stesso e la facilità nel coinvolgere la rete di contatti rispetto alla sua strutturazione.

Che questo porti i blogger – soprattutto i più noti – ad allontanarsi da FriendFeed è un altro discorso, del quale la veridicità è tutta da dimostrare. E’ indubbio tuttavia, come ho già avuto modo di osservare qui, che FriendFeed, più di quanto non abbia fatto Twitter, stia rimediando profondamente la blogosfera cambiandone le dinamiche. Che poi ciò porti verso un miglioramento o un peggioramento della qualità di ciò che viene veicolato on-line, è pure un altro tema interessante.

Certamente molti blogger postano di meno, preferendo FF per “conversare” piuttosto che il blog, riservato a contenuti più strutturati. Se questi contenuti più strutturati rimangono nella penna (pardon, nella tastiera) di chi dovrebbe scriverli, dipende da tanti fattori (Tempo? Visibilità? Interesse?). La conseguenza è che molti contenuti potenzialmente interessanti si perdono nelle conversazioni di FriendFeed, quando potrebbero essere sistematizzati nelle pagine di un blog. Ma è pur vero che molte conversazioni – e quella dalla quale siamo partiti ne è un esempio – stimolano lo sviluppo di contributi che probabilmente non avrebbero visto luce.

Nel mutevole equilibrio tra contenuti e conversazioni, quindi, ci avviamo verso un contesto in cui le conversazioni sono più fluide, ma – per certi versi – forse meno incisive?

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Rimediare il blog

19 aprile 2009

Araba FeniceCominciano ad arrivarmi mail e messaggi su Facebook nei quali mi si chiede se scherzassi, dicendo che avrei ricominciato volentieri a scrivere da queste parti. In effetti sono passate quasi due settimane dalla pubblicazione del mio ultimo post. Tuttavia il mio apparente silenzio (ma, meglio, la frequenza più bassa di posting) non è dovuto ad un ripensamento sul fatto che mi piacerebbe ricominciare a pubblicare contenuti su questo blog, quanto piuttosto al fatto che ritengo che il blog – da un po’ di tempo a questa parte – stia cambiando profondamente il suo ruolo rispetto al passato. Cambiamento già efficacemente descritto da altri attenti osservatori della blogosfera, le cui considerazioni in gran parte condivido.

Non parlerei infatti di crisi dei blog, quanto piuttosto di cambiamento dovuto ad un evidente processo di rimediazione. Il fenomeno, descritto già qualche anno fa da Bolter e Grusin, spiega come nei processi di comunicazione l’avvento di una nuova tecnologia ridisegni e ridefinisca gli ambiti e le modalità d’azione (e di fruizione) di quelle precedenti. In altri termini lo sviluppo di altri strumenti “conversazionali” non sta uccidendo il blog, ma semplicemente ridefinendone le dinamiche. Tutte le conversazioni che confluivano nella blogosfera sono oggi distribuite in un insieme più vasto e complesso di strumenti, social network, sistemi di condivisione che da una parte rendono più completa la rappresentaizione digitale degli abitanti della Rete, dall’altra ne frammentano inevitabilmente i contenuti, rendendone più complessa la fruizione.

Sino a qualche anno fa esisteva il blog. Poi nacque il microblogging. Poi le piattaforme di socialnetworking attraverso le quali conversare e condividere file multimediali (si pensi a flickr, slideshare, youyube). In questa fase il blog è diventato in molti casi un aggregatore delle diverse identità digitali distribuite in rete. Poi, altre piattaforme hanno iniziato a svolgere più efficacemente tale ruolo (si pensi a FriendFeed).

Ecco quindi che, nel vasto e variegato panorama degli strumenti di rappresentazione dell’identità, il blog è oggi quello più adatto per le riflessioni strutturate, da non bruciare in una conversazione volante, svolta e chiusa in pochi caratteri e pochi minuti. Se è quindi sempre vero che i blog sono conversazioni, è innegabile che nel tempo stia cambiato il modo che abbiamo di conversare, e gli strumenti che usiamo per farlo. Il blog per i contenuti più pregnanti e per ciò che vogliamo “rimanga” nel tempo. Altri strumenti per il resto. Per ora…

E’ interessante osservare come mentre il mondo della comunicazione pensa oggi a come la Rete rimedi il contesto dei media tradizionali, chi la Rete la usa, vede come essa – nella sua complessità – già rimedi se stessa.

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Si ricomincia… e stavolta per davvero

8 aprile 2009

Se devo essere sincero, credo che siano state le parole di Ennio Flaiano a far si che mi venisse davvero voglia di tornare a scrivere sul mio blog:

I giorni che contano, nella vita di un uomo, sono cinque o sei. Il resto serve a fare volume

Non è stato un anno facile, molte cose sono cambiate da quando ero assiduo da queste parti. Tuttavia mi son reso conto che, della parte che ho già vissuto di quei cinque o sei giorni, almeno mezza giornata la devo a persone cho ho incontrato qui.

E quindi eccomi di nuovo. E stavolta per davvero…

PS: eh si, tra le altre cose sono anche passato a Wordpress. Ma di questo tornerò  a parlare. Per ora grazie Daniele…

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L’un contro l’altro armato

25 novembre 2008

L’un contro l’altro armato“, dice Alessandro Manzoni riferendosi ai due secoli a cavallo dei quali visse Napoleone Bonaparte.

E l’un contro l’altro armate continuano a sembrarmi le schiere degli apocalittici e degli integrati della comunicazione on-line. O almeno, questa è l’impressione che mi porto dietro da un po’ di tempo, e che si rafforza in me ogni volta che vedo affrontare il tema. Quando parte il discorso, è inevitabile che ci si divida in due
schieramenti
: il vecchio (i giornalisti) ed il nuovo (i blogger).

Poco importa che ci si trovi in un consesso di blogger (come l’ultimo barcamp romano) o in territorio di giornalisti. Poco importa che in realtà penso siano pochissimi i blogger che vorrebbero davvero fare i giornalisti. Poco importa che in realtà penso (temo) siano pochissimi i giornalisti che sanno davvero cosa sia la blogosfera (salvo rare eccezioni, naturalmente). Poco importa se tutti in realtà sappiamo che non è così che vanno le cose.

La tendenza a semplificare oltre ogni misura ed affrontare il discorso nel modo più semplice, banale e (necessariamente) sbagliato prevale sempre. Meglio i blogger o i giornalisti? I giornalisti saranno sostituiti dai blogger? I giornali saranno sostituiti da una blogosfera vociante e confusionaria? Tutti – tutti – sappiamo che non è così, eppure ogni volta ricadiamo nello stesso errore. Errore tanto più grave in quanto ci distrae dal vero interrogativo, quello che sul serio è decisivo per il corretto sviluppo del sistema dell’informazione italiano: come evolve la professione del giornalista con lo sviluppo dei media sociali?

E’ a questa importante domanda che dovremmo rispondere. Senza perdere tempo ad interrogarci su chi sopravviverà in una battaglia che non esiste.

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Rapporti difficili…

8 agosto 2008

Caro Blog,
hai ragione, ultimamente ti ho un po’ trascurato. Lo so, lo so, il trasloco non è una buona scusa, nè il fatto di non aver una connessione. Dai su, non fare quella faccia, non farmi sentire in colpa. Non è vero che non ti voglio più bene, è solo un periodo un po’ complesso! E non lo sto dicendo tanto per dire, credimi!

Non pensare che mi voglia prendere il famoso “periodo di riflessione”, non sono il tipo!!
Stai tranquillo, non c’è un altro! Cosa vai a pensare??? Sai che con twitter è solo un’amicizia platonica, e che Facebook praticamente lo ignoro. Con LinkedIn, poi, è solo un rapporto di lavoro! Su dai, non fare così, che ti si abbassa il pagerank e poi ti deprimi, e mi tocca inventare un meme per tirarti su il morale…

Lo so che quando muore l’entusiasmo è la fine di ogni rapporto, e so pure che negli ultimi mesi mi hai visto assente, ma cosa posso farci? Prometto che da oggi cercherò di dedicarti più tempo, e più passione. Ma dai, cosa vai a pensare? Certo, è vero che Agosto è il mese ideale per lasciarsi, ma non ci penso neanche lontanamente! Lo so che sembro cambiato, e probabilmente lo sono, ma facciamo evolvere il nostro rapporto, non facciamo di questa difficoltà – passeggera, ne sono sicuro – uno scoglio insormontabile. Devi solo avere un po’ di pazienza. Lo so che gli amici non ci linkano più e che ti senti solo, ma d’altro canto cosa possono linkare, se qui non si vede nulla di nuovo? Ma si! Non te ne sto facendo una colpa, la responsabilità è soltanto mia! Capisco che per te è diverso; io tutto il giorno in giro e tu a contare le visite, ma come hai visto che si scriva o meno da queste parti i visitatori non variano più di tanto! Non sto giustificandomi! Non essere ingiusto, non è questione di minestra riscaldata… i nuovi post sono importanti, lo so anche io… Hai ragione, delle visite da google non te ne importa nulla perchè sono rapporti superficiali. Me lo hai detto tante volte che preferisci il feed popolato, ma stai tranquillo, che come riprenderemo a scrivere si ripopolerà!

Come hai detto? ma no!!! si… no… si… si…

(uff… pure il blog permaloso mi ci voleva!)

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Sui blog, l’ignoranza e l’Unione Europea

16 giugno 2008

Ricevo da Luca una interessante segnalazione su una mozione del Parlamento Europeo in discussione a Settembre. La mozione, presentata dalla socialista estone Marianne Mikko, riguarda il tema della “concentrazione ed il pluralismo dei media nell’Unione Europea” ed ovviamente si riferisce anche al problema dei contenuti generati dagli utenti.

Luca conclude il suo post con una serie di domande di assoluto interesse:

“I blog necessitano di una regolamentazione o possono meglio difendere la propria credibilità autoregolandosi come avvenuto fino ad oggi? E’ una tutela per l’utente o un vincolo a favore degli editori tradizionali imporre un valore economico alle produzioni amatoriali usate da soggetti commerciali? Come è possibile normare un mondo così dinamico e in continua evoluzione?”

Tuttavia, leggendo il testo della proposta, nutro qualche perplessità non certo sulle domande che si pone (e ci pone) Luca, quanto piuttosto sulla concretezza della proposta. Una proposta che mi sembra che partendo da presupposti errati (o nella migliore delle ipotesi distorte) giunga, inevitabilmente, a considerazioni sbagliate.

Il testo – infatti – non considera esplicitamente i blog come una minaccia, nè ritengo che esso possa essere considerato una minaccia per i blogger (nel senso che non credo sia nelle intenzioni dell’estensore esserlo), ma esprime in alcuni suoi passaggi tutta l’inadeguatezza culturale del contesto nel quale è stato partorito.

La proposta parte dal presupposto che il primo obiettivo di qualsiasi azienda operante nell’editoria sia quello del profitto (Punto F delle premesse), considera il fatto che spesso i giornalisti si trovano a lavorare in condizioni precarie e senza tutele (Punto L delle premesse) e nota che l’attività degli utenti orientata alla produzione di contenuti – essendo questa attività sfruttata in taluni casi da realtà editoriali di tipo economico – possa talora configurare eventi di concorrenza sleale (Punto M delle premesse), danneggiando oltretutto i giornalisti.

Cosa si pensa di fare per risolvere il problema? La seguente genialata: Visto che qualcuno usa commercialmente (e.g. come fonti) contenuti essenzialmente gratuiti e da questi contenuti trae un profitto, disincentiviamo la produzione di contenuti gratuiti, o trasformiamoli in contenuti a pagamento.

In sostanza lo spirito del draft non sembra affatto quello di voler danneggiare o controllare i blog, come qualcuno ha scritto di temere, ma semplicemente quello di favorire (e magari pure in buona fede) il pluralismo dell’informazione tutelando i produttori “professionali” di informazione.

Il vero problema è però ben diverso. Non è regolamentando i blog o altri UGC che si può tutelare il pluralismo dell’informazione. Per farlo è necessario rendersi conto che il mondo dell’informazione è cambiato profondamente nella sua struttura e nelle sue regole. La value chain tradizionale è stata irrimediabilmente sovvertita dal fatto che il ruolo del giornalista non può più essere quello di intermediario esclusivo dell’informazione, merce che è disponibile – e gratis - ormai a tutti. In un contesto dominato dall’overflow informativo il giornalista ha il gravoso compito di selezionare, discernere, fornire chiavi di lettura. Se per farlo utilizza fonti gratuite, ben venga, purchè ne riconosca la paternità. Se utilizza fonti non professionali senza verificare i contenuti il problema è del giornalista, non della fonte. Non si possono equiparare tutti i blog: esistono blog professionali e blog amatoriali, blog affidabili e blog che non lo sono. Chi approccia a questo mezzo in maniera acritica ed inconsapevole rischia di esserne fuorviato, è vero. E questo è un punto sul quale vale la pena di riflettere. Ma che ad approcciare in maniera acritica ed inconsapevole alla blogosfera è chi vorrebbe normarla, nel bene o nel male, questo è un po’ più grave. O almeno triste.

Piccola nota conclusiva: le questioni sollevate dal draft della Mikke sono risolvibili utilizzando i normali strumenti normativi dei quali già l’UE dispone, come peraltro fa notare puntualmente Marco Massarotto in un suo post molto efficace.

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Sbagliando si impara?

10 giugno 2008

Mi chiedo se il Signor Rossetti della Mosaico Arredamenti abbia già percepito l’effetto boomerang della sua azione legale contro Sergio Sarnari.

La storia è riassumibile in due righe: Sergio acquista dei mobili ma non si ritiene soddisfatto, parla della cosa sul suo blog in un modo che l’Amministratore della Mosaico Arredamenti ritiene diffamatorio, e questi lo denuncia chiedendo un risarcimento di 400.000 euro (alla faccia!). Rossetti inoltre ha anche la brillante idea di minacciare di ulteriori azioni legali tutti gli altri utenti che dovessero commentare il post …direttamente nei commenti al post in questione:

Consiglio a coloro che hanno intenzione di inserire sul
presente blog notizie non veritiere e/o diffamatorie sulla società da
me rappresentata di valutare l’opportunità di tale comportamento,
rappresentando che le azioni giudiziarie sin d’ora promosse nei
confronti del sig. Sarnari saranno estese a quanti concorreranno a tale
fattispecie criminosa e/o civilmente illecita”

Ora, senza entrare nel merito della questione, mi chiedo se Rossetti si sia reso conto della stupidaggine fatta in primo luogo denunciando Sergio, ed in secondo luogo minacciando i suoi commentatori. Ovviamente la notizia è stata ripresa, tumblrata, twitterata, diffusa, commentata, analizzata e riportata da mezza blogosfera, con due conseguenze immediate:

  • la notizia è stata amplificata, con le conseguenze in termine di immagine che si possono bene immaginare per la Mosaico Arredamenti, che prima non conoscevo ma che in futuro eviterò accuratamente;
  • Google, come fa notare Caterina, sta facendo il suo lavoro, a giudicare dai risultati della ricerca “Mosaico Arredamenti” (stamane era in quarta posizione, ora in seconda… tra poco chissà…). E neanche questa si può proprio definire buona pubblicità…

In conclusione, caro Signor Rossetti, fare Corporate blogging è una scelta. Ma non si può impedire che la conversazione proceda. E non si può “scegliere” che gli altri parlino di voi. Non nella blogosfera. Faccia una cosa, mi dia retta: invece di consigliare, segua il consiglio di Antonio Tombolini, non rimedierà alla brutta figura, ma avrà dimostrato che sbagliando si impara.

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Orfani di Blogbabel…

18 maggio 2008

L’ipotesi che BlogBabel riapra i battenti serpeggia nella blogosfera italica da qualche giorno. E d’altro canto se il dubbio c’è nella scelta dei tempi, non credo vi sia nel fatto in sè, ossia in una più o meno prossima riapertura del servizio.

Mi è capitato in questi giorni di parlarne con alcuni amici più o meno attenti ai fatti della blogopalla italiota e mi sono un po’ stupito nel constatare in quasi tutti (me compreso) la stessa reazione, riassumibile nell’espressione “è finita la pace“.

Al di là dei motivi che hanno portato alla chiusura del servizio offerto da Ludo e compagnia, per i quali mi sento di sposare più o meno parola per parola l’utile analisi di Luca Carlucci, quello che è interessante notare sono le reazioni alla chiusura del portale. E non faccio riferimento alle infinite discussioni ed ai post sprizzanti astio dell’una e dell’altra parte (rispettivamente suppoter e detrattori del servizio). Mi riferisco invece agli effetti della sua chiusura sulla struttura della blogosfera e delle sue dinamiche.

Effetti che possono essere riassunti in almeno due fenomeni:

  • il primo fenomeno è quello di una appartente “disgregazione” delle discussioni, dovuta probabilmente all’indisponibilità del memetracker implementato da BlogBabel (vero elemento di una qualche utilità effettiva, a mio giudizio). L’assenza di uno strumento che focalizzasse l’attenzione si questo o quel tema si è fatta sentire, in una blogosfera che è molto meno vittima di meme e catene di quanto non lo fosse in precedenza, ma che per lo stesso motivo ha probabilmente qualche difficoltà in più a concentrarsi “in massa” su un determinato tema.
    Da notare che ho usato il termine “focalizzare” e non la parola “rilevare“, in quanto sono fermamente convinto che – seguendo il teorema di Thomas – l’identificazione di un meme potenziale da parte di Blogbabel contribuisse in maniera decisiva a farlo diventare un meme in atto. Ossia, per raggiungere la home di BlogBabel molti blogger avevano preso l’abitudine di accodarsi alle conversazioni segnalate da BlogBabel, che in tal senso era divenuta in grado di concentrare l’attenzione su un argomento piuttosto che su un altro.
  • il secondo fenomeno, parzialmente discendente dal primo, è quello relativo ad un vero e proprio rilassamento del ritmo di pubblicazione dei post da parte dei diversi blogger. Non intendo con questo dire che ora si pubblichi di meno, quanto piuttosto che si pubblica in relazione alla propria voglia, e non alla posizione in classifica. Con BlogBabel tutti i blog (o – meglio – tutti i blog con velleità “classifistiche”) avevano imparato a respirare all’unisono, al ritmo imposto dall’esigenza di mantenere le posizioni. Oggi questo fenomeno è venuto meno, ed i blogger hanno riscoperto la bellezza di respirare secondo i propri ritmi.

Il combinato disposto dei due fenomeni – oltretutto – ha fatto si che BlogBabel fosse nel contempo strumento di misura (ammesso che vi fosse chiarezza sul significato delle misure) e influenzatore attivo di discussioni. Discussioni che contribuivano poi – rilevate da BlogBabel stessa – a determinare i risultati delle misurazioni (sempre di BlogBabel).

Ma tutto questo è passato. Vedremo che succederà nel futuro. E voi, che ne pensate?

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Su Montemagno, la litigiosità della blogosfera italica ed il cerino acceso…

23 aprile 2008

È proprio litigiosa la blogosfera italiana (ma esiste?). Non potendo più prendersela con Blogbabel, qualsiasi cosa che assomigli ad una classifica è un buon motivo per scatenare la (prevedible?) rissa. Eppure l’idea di Montemagno non era malvagia:

invece di preoccuparmi di riempire un teatro da 500 posti, distribuisco il lavoro tra una trentina di blogger dando ad ognuno di loro venti inviti, ed il gioco è fatto”.

Peccato che così Marco abbia scontentato tutti.

  • Ha scontentato quelli che sono rimasti fuori dalla lista dei trenta eletti, (“…e io che sono, un blogger di serie B?”).
  • Scontenterà quelli che non saranno invitati dai trenta eletti di cui sopra (“manco in seconda battuta mi chiamano!”). Diverse amicizie si incrineranno per questo (“…ma come: non sono nemmeno nei primi 20 posti dei tuoi pensieri? Ti tolgo dalla blogroll!”).
  • Ma soprattutto, e questa è la cosa più divertente, scontenta anche i trenta eletti, che hanno il problema di distribuire ’sti venti inviti. Con me è arrivato per primo Alessio. Ma altri cinque me lo hanno proposto in rapida successione… Sembra facile, trovare nei propri contatti altri venti blogger che non siano stati già contattati da un altro eletto! Chi rimarrà con il cerino in mano?

Dal mio punto di vista a volte tendiamo un po’ troppo a drammatizzare, da queste parti… Montemagno chiama trenta amici e gli chiede di dargli una mano a riempire un teatro. Non c’è nulla di male, se non che il reporter diffuso diffonde la lista della “sporca 30ina” (come la definisce lui) facendola passare per la lista dei blogger più autorevoli. E differenziandoli da tutti gli altri 470.

Voi che ne dite, imprudenza, ingenuità o calcolo?

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Ma perchè i blogger ce l’hanno tutti con Beppe Grillo?

9 gennaio 2008

Ma perchè voi blogger parlate sempre male di Beppe Grillo, non sarà mica invidia?

Dite la verità, a chi non è capitato almeno una volta di dover rispondere a questa domanda? Per questo motivo voglio ringraziare Alessandro Gilioli per aver scritto un bel post al quale potrò far riferimento la prossima volta che mi verrà posta.

In passato ho già parlato a più riprese del blog di Beppe Grillo, attirando commenti vagamente talebani da parte delle orde dei suoi innumerevoli fan.

Qualche tempo fa dissi:

se i blog sono conversazioni, quello di Beppe Grillo non è un blog. Grillo non conversa con nessuno, salvo che con sè stesso. Dice di far battaglie per gli invisibili, ma si guarda bene dal regalare visibilità. Quello di Beppe Grillo più che un blog è un buco nero, che attira link da tutti ma dal quale non esce nulla. Del blog ha solo la semantica, ma non ne condivide euristiche, grammatica, comportamenti…
Questo fatto, evidente a chi nella blogosfera è abituato a conversare, non è così chiaro a tutti gli altri. Parlo di coloro i quali dei blog conoscono solo quello di Grillo, e che magari si perdono e sguazzano nel ciarpame dei suoi commenti. Eppure voglio ribadirlo: il motivo della perplessità di molti blogger sta nel fatto che chi conosce la blogosfera sa che il comico genovese ne deprime le possibilità, facendone un uso strumentale e diametralmente opposto a quelle che sarebbero le sue reali potenzialità. Nulla di male in sè, ed a Beppe Grillo va probabilmente anche il merito di aver fatto conoscere il termine blog al grande pubblico.

Ma da qui ad usare veramente il blog ce ne corre.


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