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Posts Tagged ‘Comunità (Virtuali)’

L’identità è comunicazione

31 luglio 2007

Anche a valle della lettura dei commenti a questo post (come spesso mi accade più interessanti del post stesso), ritengo possa essere utile continuare a speculare per un po’ sul tema della virtualità reale, o della “cultura della virtualità reale”, come l’ha definita Castells. Cultura che è nel contempo virtuale e reale. Virtuale in quanto elaborata in prima istanza per mezzo di processi di comunicazione virtuale ed elettronica. Reale (e non immaginaria) in quanto si tratta della realtà vera e materiale dell’esistenza individuale.


Opinione condivisa, quella di Castells, anche da Bolter e Grusin (per intenderci, gli autori di Remediation), secondo i quali gli individui costruiscono le loro identità collettive come una rete di collegamenti tra i tanti sé mediati ai quali Castells si riferisce come “cornice semantica” del vissuto soggettivo: “è un sistema in cui la stessa realtà (ossia, l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”.


L’identità è il risultato di processi di comunicazione. I processi di comunicazione si esplicano sempre più non attraverso la separazione (online vs offline, in presenza vs mediazione tecnologica) bensì attraverso una reciproca compenetrazione di reale e virtuale. Allo spazio fisico si sovrappone uno spazio elettronico di tipo simbolico, in cui si fa evidente come eventi comunicativi anche relativamente effimeri tendano a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista degli individui. Da tali eventi e relazioni, i soggetti traggono le risorse per definire “creativamente” il proprio essere.


Del resto, è evidente come sempre più spesso l’identità stessa vada concepita secondo una prospettiva centrata sulle relazioni, vale a dire sulle dinamiche di connessione.
Tenendo presente questo, è possibile comprendere insieme sia le aspettative che caratterizzano l’investimento comunicativo individuale, sia la complessità e l’aleatorietà delle relazioni sociali, nella costante ricerca di un equilibrio difficile da ottenere. Virtualizzare i legami sociali vuol dire realizzarli in forme diverse, affidarli a modelli di selettività nuovi ed inediti. E sono proprio i modelli di selettività, in ultima analisi, a contribuire alla definizione dell’identità sociale, autoalimentata proprio attraverso un processo di selezione più o meno consapevole attuata dal proprio sé reale, in maniera tale che rispecchi le istanze del corrispondente – o dei corrispondenti – sé virtuali


L’integrazione sempre più marcata tra la trama delle relazioni online (virtuali) e quelle offline (reali o fisiche) consente di ricomporre una frattura che a lungo ha diviso artificialmente i due mondi e segnala, al contempo, come il tema dell’identità negli ambienti mediati sia ancora tutto da definire…


UPDATE DEL 3/08: Di un tema vicino a questo si è parlato anche da queste parti!


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Realtà virtuale o Virtualità reale?

25 luglio 2007

In pieno fiorire della moda secondlifista (o secondlifiana?), nella quale sembra che la propria identità virtuale a volte si trovi a dover sopperire anche alle mancanze di quella reale, è importante non perdere di vista il fatto che – per quanto di moda – il fenomeno delle identità virtuali ha un grande impatto sociale ed è utile per comprendere alcune tendenze della società anche al di là dei suoi aspetti puramente “virtuali”. Secondo Castells, ad esempio, le nuove forme di interazione nell’epoca di Internet vanno inquadrate prestando attenzione a una tendenza evolutiva costituta dall’ascesa dell’individualismo.
Tale processo si concretizza nella transizione dalla comunità al network, inteso come la forma più importante di organizzazione delle interazioni. Già nel 2002 Castells ha asserito che “le comunità, almeno nella tradizione della ricerca sociologica, erano basate sulla condivisione di valori e di organizzazione sociale. I network sono costruiti attraverso scelte e strategie degli attori sociali, siano essi individui, famiglie o gruppi. Di conseguenza, la principale trasformazione delle società complesse si è verificata attraverso la sostituzione delle comunità spaziali con i network come forme prime di socialità“.


Partendo dall’assunto che il network sia una forma complessa che struttura le esperienze di socialità e l’organizzazione delle relazioni fra i soggetti, Barry Wellman nel 2002 ha proposto una rivisitazione del concetto di comunità.
Secondo Wellman, nelle società contemporanee le comunità si fondano su network di legami interpersonali intorno a cui si dispiegano la socialità e l’identità.
La connettività estesa e flessibile che caratterizza una simile configurazione relazionale, in cui le barriere sono permeabili e si ha la possibilità di passare senza interruzioni da un network ad un altro, è la ragione di una appropriazione personale delle dinamiche di relazione sociale.
Wellman si spinge al punto da disegnare una progressiva similitudine e ibridazione tra computer network e social network, dal momento che la complementarietà di network online e offline permette di gestire forme di relazione sociale sempre più particolari e specializzate, meno condizionate dai contesti formalizzati della real life.


Rispetto alla problematica dell’identità, l’individuo può così disporre di strumenti con cui esprimere le proprie esigenze di autorealizzazione e di espressione della propria personalità all’interno di configurazioni relazionali (i network) da sé stesso composte ed intorno ad esse organizzate. Su queste basi Castells sostiene: “L’individualismo in rete è un modello sociale, non è una raccolta di individui isolati. Piuttosto, gli individui costruiscono i loro network, online e offline, sulla base dei loro interessi, valori, affinità e progetti. […] Dato che le persone possono far parte senza problemi di numerosi network, gli individui tendono a sviluppare i loro “portafogli di socialità”, investendo in maniera differenziata, in momenti diversi, in un certo numero di reti con basse barriere d’ingresso e bassi costi di opportunità“.


La pervasività della mediazione tecnologica e la morfologia reticolare dei rapporti sociali sono due fattori che innescano un ribaltamento logico e terminologico: accanto alla sfera della realtà virtuale, Castells ha integrato la propria visione con il riconoscimento dell’esistenza di una virtualità reale.


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Perversioni Barcampiche

26 maggio 2007

Dopo aver visto Robin Good che parlava da solo sul treno, tra gli sguardi perplessi ed un po’ preoccupati degli altri passeggeri, pensavo di aver visto tutto.

Ma mi sbagliavo. Mentre pubblicavo il mio post, infatti, mi son trovato improvvisamente seduto su una panchina di Bologna con Andrea Beggi, Samuele Silva, Alessio Jacona, Gioxx ed un’altra barcampessa non meglio identificata.


Come? Grazie al collegamento HSDPA del computer di Andrea, che ha configurato al volo una rete WiFi con i computer degli altri quattro e si è messo in streaming con UStreamTV. E così mi son trovato a chiacchierare via Skype con Andrea sogghignante e soddisfatto, Alessio che telefonando a Magda per salutarla in videodiretta per poco non raggiunge un technorgasmo nella spiegazione del tutto all’ignara consorte, e Gioxx che non avendo nulla di meglio da dirmi mi ha fatto una pernacchia…


Caspita, come cambia la comunicazione… :-)


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Considerazioni Sparse, Incontri

Blogosfere Parallele

25 aprile 2007

Sempre più spesso parliamo di blogosfera, intendendo con ciò l’insieme dei Blog.


Eppure basta avere, per un momento, l’esigenza (o la voglia, o l’opportunità, o quel che sia) di “guardare oltre” per rendersi conto che faremmo bene ad utilizzare il plurale. Non esiste “la blogosfera”, nè esitono “porzioni di blogosfera”. Esistono tante, tantissime “blogosfere parallele“.


Ed è interessante notare come tali blogosfere, malgrado possano intersecarsi, siano pressochè impenetrabili l’una all’altra. Entrarvi, anche soltanto per sbirciarci dentro, non è facile. Hanno i loro lessici, le loro dinamiche, le loro blogstar che magari non sono le nostre. Vivono le proprie dinamiche in maniera spesso assolutamente diversa da quella che siamo abituati a vedere, a navigare, a vivere.


La più nota, inutile dirlo, è quella degli utenti MySpace. Dinamiche conversazionali (si dice? ma si!) assolutamente particolari, un approccio all’usabilità che farebbe impallidire un cercopiteco, processi relazionali assolutamente incomprensibili per chi non li agisce. E, particolare non indifferente, tutto ciò sta influenzando in maniera non indifferente gli adolescenti di mezzo mondo. Che saranno gli utenti e gli sviluppatori di domani, ma questo è un altro discorso (che ci tocca studiare, ragazzi!).


Blogosfere parallele… quando parliamo di blog, non possiamo non tenerne conto. La nostra realtà non è l’unica, nè la più rilevante…


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Esiste la “Comunità dei blogger”? Qualche differenza tra Comunità e Rete…

28 dicembre 2006

rete.jpgUna volta, facendo zapping in TV dopo le 23, si trovavano le pubblicità delle hot line e qualche spezzone di filmato porno. Oggi è più facile imbattersi in trasmissioni che – parlando di qualsivoglia argomento – interpellano il bloggher di turno.
Niente di male se non fosse che, in queste occasioni come in molte altre, sento parlare di “comunità dei blogger”. E mi chiedo, rispolverando quel po’ di sociologo che c’è in me: ma i blogger formano una comunità?

O meglio: l’insieme dei blog che costituiscono la non meglio identificata “blogosfera”, rappresenta una struttura sociale paragonabile ad una comunità o – piuttosto – attraverso tali blog si sviluppano relazioni proprie di altre forme di aggregazione?

A premessa di tutto, è bene precisare che – per quanto strano possa apparire – ancora vi è qualche dubbio sul fatto che una “comunità virtuale” (ma non per questo irreale, siapure digitale) possa definirsi effettivamente tale. Lo stesso Manuel Castells afferma che “l’interazione sociale offerta [da internet] non pare avere un effetto diretto sulla costruzione dei modelli della vita quotidiana, genericamente parlando, se non per il fatto che aggiunge l’interazione online ai rapporti sociali esistenti”. Personalmente non sono molto d’accordo, ma per completezza è bene ricordarlo.

Comunità Virtuale, quindi, non necessariamente equivale a Comunità Sociale. È evidente che – quando si pensa all’universo dei blog – ci si riferisce prevalentemente alla prima tipologia. Tipologia che è stata definita da Rheingold come il risultato di una aggregazione spontanea di persone attorno a una conoscenza, un interesse, un bisogno o un servizio condivisi. Più nei dettagli, le comunità virtuali sviluppano degli spazi sociali condivisi, che si esplicano (appunto) nello specifico contributo che ogni singolo soggetto può apportare ad un contesto relazionale collettivo e virtuale. Su questo punto la sociologia è abbastanza netta: una comunità (reale o virtuale che sia) implica l’esistenza di uno spazio condiviso e di un contesto relazionale più o meno strutturato, implica la condivisione di valori e di organizzazione sociale.

Comincia a sorgermi qualche dubbio: i blog sono tutto questo?

Proviamo a mutare per un attimo (e leggermente) punto di vista, immaginando di descrivere una comunità (virtuale) da un punto di vista strutturale

  • Una comunità virtuale nell’accezione condivisa del termine è di norma un sistema centralizzato (gli utenti si collegano alla comunità, con l’intenzione specifica di farlo).
  • Le attività al suo interno sono gestite da uno staff costituito da esperti, o comunque da moderatori (qualcuno si ricorderà del vecchio e caro SysOp???).
  • Le discussioni sono organizzate per tematiche e per argomenti ai quali è necessario attenersi (altrimenti, si parla di “off-topic”).
  • All’interno della comunità si sviluppano comportamenti, regole e ruoli precisi (gli studi sull’identità virtuale e la trasposizione del sè nei contesti digitali non si contano…).
  • Le comunità virtuali sono basate sulla partecipazione collettiva. In virtù di ciò il loro valore è dato dall’apporto complessivo dei singoli membri che le compongono.

I dubbi continuano… i blog sono tutto questo?

Riassumendo: condivisione di valori, organizzazione sociale, centralizzazione, focalizzazione su argomenti specifici, esistenza di comportamenti, regole e ruoli strutturati, partecipazione collettiva.

No. Direi proprio di no. Alcuni elementi possono anche (magari tirati un po’ per i capelli) rientrare nell’ambito delle caratteristiche della blogosfera (la focalizzazione, in un certo qual modo la partecipazione collettiva). Ma complessivamente mi sembra proprio che si sia molto lontani dal poter considerare la “comunità dei bloggher” come tale.

Il già citato Castells sostiene (e su questo sono invece molto d’accordo) che le nuove forme di interazione nell’epoca di Internet vadano inquadrate prestando attenzione ad una tendenza evolutiva caratterizzata dall’ascesa dell’individualismo (il che ritengo contribuisca anche ad inquadrare, sul piano teorico, i recenti discorsi intorno al tema dell’autoreferenzialità dei blog).
Tale processo si concretizza nella transizione dalla comunità alla rete, intesa come la forma più importante di organizzazione delle interazioni. “I network sono costruiti attraverso scelte e strategie degli attori sociali, siano essi individui, famiglie o gruppi. Di conseguenza, la principale trasformazione delle società complesse si è verificata attraverso la sostituzione delle comunità con i network come forme prime di socialità“. Partendo dall’assunto che il network sia una forma complessa che struttura le esperienze di socialità e l’organizzazione delle relazioni fra i soggetti, Barry Wellman ha proposto una rivisitazione del concetto di comunità. Secondo Wellman, nelle società contemporanee le comunità si fondano su reti di legami interpersonali intorno a cui si dispiegano la socialità e l’identità.
La connettività estesa e flessibile che caratterizza una simile configurazione relazionale, in cui le barriere sono permeabili e si ha la possibilità di passare senza interruzioni da un network ad un altro, è la ragione di una appropriazione personale delle dinamiche di relazione sociale“.

In altre parole, i soggetti sono in perenne movimento come singole individualità tra i diversi network, separati da confini sfumati. Questo concetto di rete si, che mi sembra si avvicini alla blogosfera.

A questo, c’è da aggiungere la questione che prima ho definito strutturale.

  • Di certo nè i blog nè la blogosfera nel suo insieme possono definirsi un sistema centralizzato. Anzi, proprio nella loro distribuzione trovano una delle loro caratteristice più interessanti.
  • I blog – per la maggior parte almeno – non si basano su di uno staff che gestisce e coordina le attività on-line, ma sull’attività redazionale di uno o comunque pochi estensori, ai quali si affiancano (auspicabilmente) molti lettori che possono commentare i post del titolare del blog. In altri termini il blog – per quanto sfumato – si basa su di un meccanismo di comunicazione di tipo one-to-many, al contrario della community (tipicamente many-to-many).
  • Nei blog, di norma, non esiste il concetto di “off-topic” (della serie: il blog è mio e decido io di cosa parlare…).
  • I blog non sono caratterizzati dall’esistenza di ruoli e regole sociali da rispettare. La blogosfera ha – in qualche modo – un suo linguaggio, ma gli attori sono molto più dinamici di quanto non avvenga all’inteno di una community.
  • Il tema della partecipazione collettiva è delicato. I singoli blog si basano sull’apporto prevalente dell’autore, con l’aggiunta dei commenti dei lettori. A livello di blogosfera nel suo insieme, è vero, si può parlare di partecipazione collettiva, ma con dinamiche profondamente diverse rispetto a quelle esistenti in una community.

Le differenze tra il concetto di “comunità” ed il concetto di “rete” sono davvero molte, ed in questo (temo troppo)lungo post ne ho elencate alcune. In conclusione, mi sembra che quando ci si riferisce alla blogosfera sia quantomeno inesatto parlare di comunità, e decisamente più appropriato parlare di rete.

È proprio il concetto di rete, forse, l’elemento di novità più interessante nell’universo dei blog.
Un concetto del quale il Web 2.0 è senz’altro portatore, e che sta impattando profondamente sui modelli di gestione dell’informazione, sulle modalità di sviluppo della conoscenza e, senz’altro, sulle modalità di interazione degli individui on-line.

Questo post probabilmente è decisamente più lungo della pazienza dei malcapitati lettori, ma ritengo che l’argomento sia decisamente importante. E voi, che ne pensate?

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