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Posts Tagged ‘Digital Divide’

Banda larga? Se ne può fare a meno…

6 novembre 2009

E ti pareva. Ogni Santo finisce in Gloria, si diceva una volta. E non c’è molto da dire, oggi, riguardo alle dichiarazioni di Letta sul congelamento dei fondi per la Banda Larga. 800 milioni di Euro che “forse conviene usare per altro“, ma che se proprio non serviranno a null’altro allora rimarranno lì, per essere spesi più avanti. Quando potremo permettercelo.

Cambiano i Governi, si avvicendano i colori che li contraddistinguono. Ma una cosa, in Italia, non cambia mai. La concezione ottusa, irriguardosa della realtà, assolutamente ed impietosamente miope del ruolo della Rete nello sviluppo della Società. Una Rete che è concepita come un costo, come qualcosa che può aspettare. Come qualcosa della quale, in fondo in fondo, si può fare a meno. Non è l’ulteriore ritardo che questo rinvio genererà andando ad aggravare una situazione già grave, a preoccupare. Ma la consapevolezza del fatto che manchi completamente, nei nostri governanti, la visione di una Rete  come oppotunità, come investimento, come un elemento sul quale puntare per garantire la competitività e lo sviluppo.

Considerazioni Sparse ,

Sono un digital diviso!

26 giugno 2008

C’è voluto un po’ di tempo in più del previsto (io le cose facili mai), ma alla fine ce l’ho fatta. Ho venduto la mia casetta di Roma e mi sposto in campagna. Me ne vado in Sabina, ove ho acquistato una bella villetta lontana dal traffico, dai vicini, da tutto.

Circondato da ulivi e mucche, sperimenterò la condizione di digital diviso (perchè qui ADSL manco a parlarne) in un Comune ove l’informatica non è che una prospettiva lontana (uno sguardo al sito del Comune è significativo).

Un po’ come un novello Hahnemann, verificherò cosa vuol dire vivere dove la rete non esiste.
Mi sa che mi serve un bell’”in bocca al lupo“…

Vita di Campagna ,

E’ l’evoluzione, baby…

30 aprile 2008

Non posso che sorridere, leggendo questo sfogo di Ester e ripensando a qualcosa che scrissi un po’ di tempo fa… è un sorriso un po’ amaro, in realtà, che scema quando leggo anche questo post di Vittorio. C’è qualcosa che accomuna noi, la mamma di Vittorio e le ragazze “cretinette” delle quali parla Ester. L’evoluzione. O forse – meglio – il cambiamento.

Un inesorabile, lento (ma neanche tanto) cambiamento che fa sì che l’atteggiamento rispetto alle tecnologie muti implacabilmente nel tempo. E se la mamma di Vittorio è perplessa da YouTube ed infastidita da un mouse/mosca che si muove qua e là per lo schermo, Ester è perplessa ed infastidita dall’uso che fanno le ragazze di un newsgroup. Ma la natura del fastidio temo sia la stessa della perplessità dell’ottuagenaria genitrice dell’amico blogger.

Le cose cambiano, le modalità di comunicare mutano e si allontanano dai nostri schemi interpretativi. Il nostro modo di interpretare la realtà delle tecnologie (e non solo quella) non è quello giusto, è solo il nostro. Ed è un flash di un percorso evolutivo (o – in taluni casi – involutivo) che non possiamo pensare di arrestare.

La natura della differenza d’approccio tra Vittorio e sua madre rispetto alle tecnologie è forse simile a quella che c’è tra noi ed i nativi digitali, i quali fanno un uso assolutamente funzionale delle tecnologie, senza sapere cosa ci sia dietro, senza interrogarsi su come funzionino, senza chiedersi da dove provengano. Ma quanti di noi sanno come funziona un motore, una televisione, lo sciacquone del water?
Per certi versi, l’ignoranza tecnologica delle nuove generazioni, abilissime con il cellulare ma spesso completamente estranee all’informatica, è forse un bene. Un bene in quanto sintomo di una accettazione delle tecnologie quali parte integrante della vita quotidiana. Ma è senz’altro anche un rischio. Un rischio che nasce da una diversa capacità di lettura delle tecnologie stesse, delle loro possibili applicazioni, dei potenziali impatti sulla vita e sulla società.

La nostra responsabilità, in questo, è grande. Siamo l’ultima generazione che è nata prima del cellulare. Siamo l’ultima generazione a ricordarsi di quanto l’e-mail non esisteva. Siamo la generazione in grado di confrontare il prima ed il dopo.

E siamo comunque una generazione che – tra qualche anno – di fronte al pronipote di YouTube, avrà la stessa reazione della mamma di Vittorio. E questo ha fatto scemare il mio sorriso…

Considerazioni Sparse , , ,