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Posts Tagged ‘Digital Divide’

Questa è la nostra Italia Digitale

20 marzo 2011

Oggi, proprio in questo momento per la precisione, sarei dovuto essere con altri amici a Modena, per parlare del futuro digitale del notro Paese. Il problema è che da alcuni giorni una fortissima labirintite (forse) non mi consente di muovermi, e quindi arrivare a Modena sarebbe stato complicato. Che problema c’è, ha prontamente detto Nicola Ballotta, organizzatore del convegno: usiamo Skype!

Grato a Nicola per la disponibilità mi son rasserenato ed ora, in giacca e cravatta (perchè va bene la videoconferenza, ma un minimo di forma va rispettata) sono qui davanti al mio computer che rimugino sulla nostra Italia Digitale. Quell’Italia che, nei fatti, spesso non c’è.

Eh si, perchè di Digitale possiamo parlarne, possiamo metterlo in Agenda, ma quanto ad averlo nelle nostre case e nei nostri uffici…

Perchè queste cose le sto scrivendo nel mio blog e non le sto dicendo in videoconferenza? Semplice: perchè – come spesso succede – qualcosa è andato storto. Più di qualcosa, a dire il vero.

Lasciate che vi racconti cosa non ha funzionato, in questa Italia davvero poco digitale…

Per cominciare, parliamo di Digital Divide. Quel digital divide che ha fatto si che io stamane, per garantire una qualità video migliore, abbia pensato di non accontentarmi della mia connessione e sia andato in ufficio. Cos’ha la mia connessione che non va? Semplice, è una connessione Hyperlan, unica tecnologia che miracolosamente arriva a casa mia, che si trova a ben 500 metri dall’ultimo concentratore della Telecom, che però è saturo. Per carità, non si sputa nel piatto dove si mangia (o dove ci si collega), ma preferivo collegarmi da una postazione più “stabile” di quanto non sia la mia rete.

Sono quindi andato nell’ufficio di un amico, vicino casa. Dove però, chissà perchè, il computer ha rifiutato cordialmente di collegarsi  alla LAN. Il perchè è un aureo mistero, ma ci consentirebbe di parlare di complessità. Resta il fatto che andavo di fretta, quindi piuttosto che perder tempo a capire il problema son tornato a casa, dove accolto dalla mia rete che mi ha guardato con sdegno, mi son finalmente collegato (della serie, chi va piano, va sano e va lontano).

E qui finiscono le mie peripezie, ma iniziano quelle del povero Nicola. Il quale, come prima cosa, ha tentato di collegarsi con Skype, come d’altro canto aveva già fatto il giorno prima dalla stessa sala. Anche in questo caso, un misterioso motivo ha fatto si che Skype decidesse di rendersi temporaneamente indisponibile. Uno spunto che ci consentirebbe di parlare di affidabilità, ma che per ora ci ha fatto soltanto deprimere ulteriormente.

Mi è venuto in mente che avremmo potuto provare con il sistema di videoconferenza della mia Università, sul quale ho un account per i miei corsi in teledidattica. Ottimo! Trovata la soluzione! In pochissimi minuti ho configurato una “stanza” ed inviato le credenziali a Nicola. Il quale, naturalmente, non è riuscito a collegarsi. Non c’è riuscito perchè la rete dalla quale sono collegati (dalla sede della Camera di Commercio) è talmente blindata da filtrare il povero Adobe Connect. Le prime parole che mi son venute in mente sono irriferibili. Le altre sono flessibilità, disponibilità, fiducia.

Non avevo preparato un intervento, ma quello che è successo stamattina me l’ha fatto venire in mente. Non può esistere una Italia davvero digitale se non si realizzano davvero le infrastrutture, se i sistemi d’accesso sono troppo complessi e a volte inaffidabili, se le piattaforme di servizio non sono facilmente disponibili, e sufficientemente flessibili. Insomma, non basta la buona volontà per fare davvero una Italia Digitale, servono azioni concrete.

Update: pare che Nicola sia riuscito a far partire Skype… forse queste cose ve le dico anche a voce…

Update 2: ci siamo riusciti. Alla fine Skype ha retto dall’inizio alla fine. E il convegno, come sempre quando sono a Modena (realmente o virtualmente), dal mio punto di vista è andato benissimo. Raramente ho visto (ed è ormai la terza volta) platee interessate ed interessanti come quelle modenesi…

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Manifesto per l’Open Government: Promuovere l’accesso alla Rete

6 novembre 2010

L’ottavo punto del nostro Manifesto per l’Open Govenment tocca il tema dell’accesso alla Rete quale elemento abilitante per lo sviluppo di processi di reale partecipazione. Nel post di oggi sul Blog di Datagov.it, Promuovere l’accesso alla Rete: Internet come strumento abilitante alla partecipazione, tento di spiegare per quale motivo, a nostro giudizio, il tema dell’accesso è fondamentale per poter parlare di Open Government. Spero che vogliate integrare il nostro testo con i vostri commenti, così da procedere nella discussione sul Manifesto.

Detto in giro , , , ,

Banda larga? Se ne può fare a meno…

6 novembre 2009

E ti pareva. Ogni Santo finisce in Gloria, si diceva una volta. E non c’è molto da dire, oggi, riguardo alle dichiarazioni di Letta sul congelamento dei fondi per la Banda Larga. 800 milioni di Euro che “forse conviene usare per altro“, ma che se proprio non serviranno a null’altro allora rimarranno lì, per essere spesi più avanti. Quando potremo permettercelo.

Cambiano i Governi, si avvicendano i colori che li contraddistinguono. Ma una cosa, in Italia, non cambia mai. La concezione ottusa, irriguardosa della realtà, assolutamente ed impietosamente miope del ruolo della Rete nello sviluppo della Società. Una Rete che è concepita come un costo, come qualcosa che può aspettare. Come qualcosa della quale, in fondo in fondo, si può fare a meno. Non è l’ulteriore ritardo che questo rinvio genererà andando ad aggravare una situazione già grave, a preoccupare. Ma la consapevolezza del fatto che manchi completamente, nei nostri governanti, la visione di una Rete  come oppotunità, come investimento, come un elemento sul quale puntare per garantire la competitività e lo sviluppo.

Considerazioni Sparse ,

Sono un digital diviso!

26 giugno 2008

C’è voluto un po’ di tempo in più del previsto (io le cose facili mai), ma alla fine ce l’ho fatta. Ho venduto la mia casetta di Roma e mi sposto in campagna. Me ne vado in Sabina, ove ho acquistato una bella villetta lontana dal traffico, dai vicini, da tutto.

Circondato da ulivi e mucche, sperimenterò la condizione di digital diviso (perchè qui ADSL manco a parlarne) in un Comune ove l’informatica non è che una prospettiva lontana (uno sguardo al sito del Comune è significativo).

Un po’ come un novello Hahnemann, verificherò cosa vuol dire vivere dove la rete non esiste.
Mi sa che mi serve un bell’”in bocca al lupo“…

Vita di Campagna ,

E’ l’evoluzione, baby…

30 aprile 2008

Non posso che sorridere, leggendo questo sfogo di Ester e ripensando a qualcosa che scrissi un po’ di tempo fa… è un sorriso un po’ amaro, in realtà, che scema quando leggo anche questo post di Vittorio. C’è qualcosa che accomuna noi, la mamma di Vittorio e le ragazze “cretinette” delle quali parla Ester. L’evoluzione. O forse – meglio – il cambiamento.

Un inesorabile, lento (ma neanche tanto) cambiamento che fa sì che l’atteggiamento rispetto alle tecnologie muti implacabilmente nel tempo. E se la mamma di Vittorio è perplessa da YouTube ed infastidita da un mouse/mosca che si muove qua e là per lo schermo, Ester è perplessa ed infastidita dall’uso che fanno le ragazze di un newsgroup. Ma la natura del fastidio temo sia la stessa della perplessità dell’ottuagenaria genitrice dell’amico blogger.

Le cose cambiano, le modalità di comunicare mutano e si allontanano dai nostri schemi interpretativi. Il nostro modo di interpretare la realtà delle tecnologie (e non solo quella) non è quello giusto, è solo il nostro. Ed è un flash di un percorso evolutivo (o – in taluni casi – involutivo) che non possiamo pensare di arrestare.

La natura della differenza d’approccio tra Vittorio e sua madre rispetto alle tecnologie è forse simile a quella che c’è tra noi ed i nativi digitali, i quali fanno un uso assolutamente funzionale delle tecnologie, senza sapere cosa ci sia dietro, senza interrogarsi su come funzionino, senza chiedersi da dove provengano. Ma quanti di noi sanno come funziona un motore, una televisione, lo sciacquone del water?
Per certi versi, l’ignoranza tecnologica delle nuove generazioni, abilissime con il cellulare ma spesso completamente estranee all’informatica, è forse un bene. Un bene in quanto sintomo di una accettazione delle tecnologie quali parte integrante della vita quotidiana. Ma è senz’altro anche un rischio. Un rischio che nasce da una diversa capacità di lettura delle tecnologie stesse, delle loro possibili applicazioni, dei potenziali impatti sulla vita e sulla società.

La nostra responsabilità, in questo, è grande. Siamo l’ultima generazione che è nata prima del cellulare. Siamo l’ultima generazione a ricordarsi di quanto l’e-mail non esisteva. Siamo la generazione in grado di confrontare il prima ed il dopo.

E siamo comunque una generazione che – tra qualche anno – di fronte al pronipote di YouTube, avrà la stessa reazione della mamma di Vittorio. E questo ha fatto scemare il mio sorriso…

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