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Posts Tagged ‘e-Gov’

L’INAIL se ne va su YouTube…

24 novembre 2007

Perchè non utilizzare le possibilità le possibilità offerte dalla comunicazione non convenzionale e dal social networking? Per esempio inserendo in YouTube, dove abbonda il trash, un messaggio socialmente significativo e stilisticamente corretto… Che ne pensi?”


E’ questo che si domanda (e ci domanda) Marco Stancati, amico e collega all’Università e Direttore Centrale Comunicazione dell’INAIL. E visto che è un uomo concreto, mette in atto il proposito inserendo in YouTube alcuni video, sui quali ci chiede di aprire una discussione


Io una mia idea me la sono fatta, ma prima di esporvela, vorrei sentire la vostra opinione


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L’antispam e le insidie del numerino dispettoso

8 novembre 2007

Premessa: Tra le altre cose, progetto sistemi informativi. Tra gli altri, ho clienti nel settore pubblico. In un sistema che ho progettato recentemente, nella fase di registrazione ho inserito come antispam la richiesta del risultato di una somma (ah, l’accessibilità!). Per andare avanti nella registrazione, l’utente deve rispondere a questa domanda:



“Per andare avanti nella registrazione, inserisci il risultato della seguente addizione: 1 + 3″


Telefonata di un dirigente comunale che, visto che dirige, salta l’help desk e usa il mio cellulare:



Lui: “Salve, non riesco a registrarmi al sito, perchè quando inserisco il numerino mi dice che è sbagliato! Deve esserci un errore!”
Io: (colto alla sprovvista): “Mi scusi, ma di che numerino parla?”
Lui: (ovviamente con tono infastidito): “Quello che mi chiede quando faccio la registrazione, ho provato almeno tre volte!”
Io: “ahh… ho capito. Ma ha inserito il risultato corretto dell’addizione?”
Lui: “no, sennò me lo scordo per la prossima volta. Ho inserito la mia data di nascita”
Io: “…”


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Considerazioni Sparse

ICT e Sviluppo Sostenibile: La Rete come diritto

16 giugno 2007

Pubblico la terza parte della serie di tre del mio contributo per la rivista I due Mari sui rapporti tra sviluppo sostenibile ed ICT. Nei giorni scorsi ho pubblicato la prima e la seconda.


Buona lettura!


Cambia il modo di lavorare
Se l’aspetto meramente “fisico” dell’informatica, collegato al ciclo di vita ed ai processi di produzione dei PC, non può che rappresentare un punto critico per lo sviluppo sostenibile, è innegabile che l’Information & Communication Technology possa configurarsi come una grande risorsa ed un’importante opportunità. Anche in questo caso, però, le opportunità non vengono necessariamente dalle direzioni dalle quali sarebbe lecito aspettarsele. Diverse volte negli ultimi trent’anni Nicholas Negroponte ha preconizzato la fine della carta negli uffici, quando è ampliamente dimostrato come negli ultimi anni lo sviluppo dell’IT nelle aziende vada di pari passo con l’aumento dei consumi di carta: secondo alcune analisi oltre il 30% in più entro il 2010 (“Far e-waste, l’altra faccia della tecnologia” S. Apuzzo – 2003). Non è quindi in questa “fronda ecologista” che si devono cercare i vantaggi dell’introduzione dell’informatica e delle tecnologie nelle attività lavorative.
Né è da dare per scontato che i modelli di telelavoro ai quali tanto spesso si fa riferimento quando si parla di sviluppo sostenibile prendano positivamente piede su larga scala. I loro vantaggi sono stati più volte esposti, ma troppo spesso sono stati sottovalutati gli svantaggi che comportano (e.g. alla diminuzione dei consumi per i trasporti, corrisponde un aumento dei consumi per il riscaldamento delle abitazioni). E d’altro canto sono anni che se ne parla, ma ancora trovano scarsa applicazione diffusa.
I veri vantaggi dell’applicazione degli strumenti dell’I&CT vengono dall’ottimizzazione dei processi di produzione industriale, che permette di conseguire rilevanti risparmi energetici; che consente una gestione efficace delle scorte e diminuisce l’incidenza dei trasporti e dei costi di stoccaggio. In altri termini, grazie all’I&CT le aziende possono razionalizzare i processi di business raggiungendo il miglior rapporto tra efficienza ed efficacia. Attraverso l’ottimizzazione della loro supply chain possono garantire un abbattimento significativo degli sprechi ed un incremento rilevante del risparmio energetico.


Sviluppo sostenibile e società dell’informazione
Dal momento in cui il concetto di sviluppo sostenibile si è trasformato, passando da una impostazione iniziale orientata alla salvaguardia delle risorse per le generazioni future a quella attuale, che lo vede come uno strumento per consentire agli esseri umani di condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale, come recita la dichiarazione dell’Unesco, il ruolo dell’I&CT è divenuto centrale.
La società dell’informazione ha infatti un ruolo di primo piano nel favorire il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni. Anche per questo motivo l’impegno internazionale è orientato verso la riduzione del fenomeno del divario digitale, il digital divide. Ridurre il Digital Divide e favorire lo sviluppo delle reti, infatti, contribuisce a migliorare la condizione economica e sociale delle popolazioni più povere. Attraverso l’uso delle tecnologie informatiche in generale, e delle reti in particolare, è possibile garantire ad una più vasta fascia di popolazione l’accesso ad informazioni rilevanti: informazioni sui propri diritti, sulle condizioni del proprio mercato, sulla propria realtà politica, sul sistema sanitario ed assistenziale.
La diffusione delle reti inoltre favorisce lo sviluppo di progetti di teledidattica e di formazione a distanza, portando i sistemi formativi anche nelle zone più remote.
Avere accesso alle reti, inoltre, vuol dire avere la possibilità di far sentire la propria voce. Non è un caso se molte delle battaglie sociali dei paesi in via di sviluppo si siano combattute proprio a partire dalla Rete. Non è un caso se i paesi governati da regimi totalitari stiano compiendo una sistematica azione di censura nei suoi confronti.


Essere in rete, infatti, vuol dire poter comunicare la propria condizione, esprimere la propria identità culturale di fronte al mondo, affermare i propri diritti e poter far pressione su coloro che detengono il potere decisionale. Essere in rete, in ultima analisi, è un passo verso l’esercizio dei propri diritti. È un passo verso la democrazia.


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Il Web 2.0 e le applicazioni per la Pubblica Amministrazione

11 giugno 2007

Giorni fa, in occasione del ForumPA (del quale ho parlato qui), ho avuto il piacere di aprire un convegno gestito assieme ad Alberto Marinelli ed agli amici di Epistematica.
Si è parlato degli sviluppi del Web e le prospettive per la Pubblica Amministrazione. In quest’ambito ho parlato dei punti di contatto tra il Web 2.0 e le esigenze della Pubblica Amministrazione.


Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto le slide ma – essendo costituite essenzialmente da foto e qualche concetto e quindi poco autoesplicative – ho ritenuto opportuno montarle con una sintesi dell’audio del mio speech e rendere il tutto disponibile sul blog, per chi c’era e chi no.


Nei primi dieci minuti fornisco una rapida definizione del concetto di Web 2.0 nell’accezione in cui ho considerato il fenomeno nel contesto, soffermandomi poi per descrivere come tale fenomeno impatti sul mondo della comunicazione e concludere con le ripercussioni e le prospettive per la PA. Come caso di studio, cito Italia.it


Sperando di aver fatto una cosa utile, attendo i vostri commenti!



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La PA alla Fiera dei Tarocchi

27 maggio 2007

C’è stata a Roma, la scorsa settimana, la diciottesima edizione del ForumPA, occasione annuale per parlare di innovazione nella Pubblica Amministrazione. Il tema dell’articolo per la mia rubrica su EPolis, quindi, non poteva che essere questo.
La sintesi del pezzo, che come di consueto riporto qui? In quest’occasione come in altre la PA dovrebbe mostrare i muscoli, ma scopre dei muscoli flaccidi, che non riescono a risollevare il suo corpo appesantito.


Come al solito, i vostri commenti sono più che benvenuti!


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Ritalia: ‘ndo stai?

25 maggio 2007

23 Maggio: Nessuna novità? Non è mia la domanda, ma di un anonimo abitante dell’IP 89.202.144.42, che si chiede cosa sia successo dal 23 Aprile ad oggi… Non posso che condividere…

La pagina di RItaliaCamp è abbastanza laconica, quella di Ritalia non ne parliamo, il blog del progetto è fermo a cinque settimane fa…


La speranza è che abbia sbagliato io nel cercare le informazioni…


Ora (a meno che non mi sia perso una puntata), due son le cose: o il progetto è un po’ fermo, o c’è una leggera carenza di comunicazione da parte di chi lo sta portando avanti… cos’è peggio?


Chiedo lumi agli amici:-)


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Gentiloni e i ggiovani

23 maggio 2007

No, non posso farlo.. non posso parlare male pure di questo… d’altro canto già ci pensa egregiamente Loska….


Non posso criticare il fatto che si continui a trattare i “ggiovani” per un branco di semilobotomizzati in cerca di tette e culi


Non posso far notare che alcuni dei video sono davvero di pessimo gusto


Non posso chiedermi perchè (anzi, xkè) si continui a pensare che per trattare con i giovani sia sufficiente infarcire i testi di deliri essemmesseggianti che fanno a pugni con l’italiano…


Non posso far notare che ogni volta che si parla di Internet viene rappresentata come un ricettacolo di maniaci e di pervertiti


Non posso evidenziare come si faccia sistematicamente in tutto il sito terrorismo psicologico


In fondo (ma proprio in fondo in fondo) la cosa sarà stata fatta con buone intenzioni (delle quali però è lastricata la strada per l’inferno…)


…e tu c6? ce la fai? 6 connesso?


bha…


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Nicolais, Italia.it ed il conflitto d’interessi all’italiana…

6 aprile 2007

nicolais.jpgLeggo su Punto Informatico di oggi che il Governo, a valle delle note critiche (“polemiche”, sono definite) relative ad Italia.it, attraverso il Ministero della Funzione Pubblica ha rilasciato una nota nella quale, tra le altre cose, si dice:



“Il progetto originale di Italia.it risale, come noto, al precedente Governo che aveva impegnato risorse e preparato progetti mai realizzati. Per non disperdere il lavoro comunque portato avanti e dare una corretta finalizzazione ai fondi già stanziati e considerata anche l’importanza che il Governo Prodi ha ritenuto di attribuire al Turismo, il Ministro Nicolais e il Vice Presidente Rutelli hanno deciso di procedere nel progetto, incentrato su una reale collaborazione con le Regioni e su un’ attività di promozione del sistema turistico italiano, che vedrà successivamente ampliate le aree dell’incoming e dell’informazione diretta”


E ancora si afferma:



Il Ministro Nicolais, in quanto titolare delle relative competenze, ha comunque istituito una commissione di indagine che dovrà, in tempi brevi, fare luce sulle criticità e sulle possibili omissioni che hanno accompagnato sinora lo sviluppo del programma”


Ma io mi chiedo, ancora una volta, se è mai possibile che NESSUNO in questo paese da operetta (era giusta la scelta dell’intro musicale del portalaccio, subitaneamente e freudianamente rimossa!) si sia reso conto dell’evidente conflitto d’interessi nel quale si trova – magari suo malgrado – il Ministro Nicolais. Ministro il quale, vorrei ricordarlo ancora, era nel consiglio d’amministrazione della società che si è aggiudicata l’appalto. C’è bisogno di una commissione di indagine per sapere come sono andate le cose?


bha… che tempi…


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Internet, Diritto e Diritti…

3 aprile 2007

cavi.jpgSono stato invitato a partecipare ad un convegno internazionale sull’e-Government che si terrà questo mese in Finlandia. Mi hanno chiesto di parlare di come la tecnologia entri nei processi di e-Gov, ma ho intenzione di sollevare un tema che ritengo più importante: riguarda la “gestione” di Internet in quanto diritto universale.


Riporto qui di seguito una prima, primissima bozza del mio intervento, che naturalmente – contando sull’intelligenza collettiva che caratterizza questo mondo – mi piacerebbe migliorare con i vostri suggerimenti, così da poter portare, oltre alle mie idee, anche quelle della rete nella quale siamo inseriti… Diciamo che si tratta di un tentativo di “relazione collettiva” …chissà che non abbia un seguito!



Rilevanza di una governance della Società dell’Informazione
Lo sviluppo dell’Information & Communication Technology (ICT) e la sempre maggiore diffusione delle reti, base della moderna società dell’informazione, stanno producendo forti impatti sui diversi ambiti di espressione dei diritti individuali e collettivi. L’organizzazione sociale, economica e politica sono toccate in maniera crescente dallo sviluppo delle tecnologie di informazione e comunicazione, influenzandone l’evoluzione ed essendo da esse a loro volta influenzate, generando effetti in due direzioni parallele e complementari:



  • Le ICT producono effetti e cambiamenti nella società
    Le tecnologie inducono radicali cambiamenti nei diversi aspetti della società con i quali entrano in contatto. Mutando i contesti di riferimento, mutano gli scenari di quadro inducendo nuove riflessioni rispetto a temi fondanti della società. Elementi come – ad esempio – la tutela della proprietà intellettuale, il diritto d’autore, la privacy sono strettamente correlati all’utilizzo delle soluzioni tecnologiche adottate dalle organizzazioni pubbliche e private che – naturalmente – generano significativi impatti sui cittadini.

  • Le ICT diventano strumenti di interazione con la società
    La pervasività delle tecnologie è tale che esse ormai rappresentano – soprattutto nella loro accezione di rete – strumenti privilegiati di interazione con la società civile. In altri termini, attraverso le tecnologie gli individui ed i gruppi sociali si relazionano con il mondo esterno, entrando in contatto con un ecosistema informativo e relazionale sempre più strutturato e complementare a quello tradizionale: tale contatto è fondante per la costruzione di nuovi universi di valori e di visione del mondo.

È evidente come tali tendenze, soprattutto in considerazione della dimensione globale delle stesse, generino nuove, grandi problematiche. Problematiche che possono essere ricondotte a due concetti chiave: tutela e garanzia.



  • La tutela si riferisce alla sempre più pressante necessità di attuare processi di monitoraggio ed indirizzo rispetto agli sviluppi della tecnologia quando questa genera impatti significativi sulla società. I sistemi nazionali, infatti, sono sempre più spesso tributari degli sviluppi internazionali determinati dalle aziende High Tech.
    Non sono gli Stati o gli organismi internazionali a definire quali debbano essere le basi normative sulle quali strutturare – ad esempio – i sistemi di tutela della privacy, di gestione della proprietà intellettuale, di accessibilità o di garanzia del consumatore ma, paradossalmente, sono spesso le grandi Corporation ed i “potentati” delle telecomunicazioni a definire cosa si possa o non si possa fare. Tali fondamentali determinazioni nascono però non in funzione di basi normative, ma “semplicemente” di caratteristiche software o hardware, caratteristiche e funzionalità spesso determinate da organismi di standardizzazione internazionali si, ma non sempre pubblici. In altri termini, estremizzando con un esempio, è come se la definizione dei limiti di velocità sulle strade fosse determinata non dalle legislazioni nazionali ma dalle caratteristiche delle vetture prodotte dall’industria dell’auto.
    In questo ambito rientrano principalmente le tematiche connesse ad elementi come la tutela della Privacy ed il Diritto d’autore o – in generale – la tutela della proprietà intellettuale (si pensi al Digital Right Management ed alla sua esegesi, per comprendere quanto marginale sia il ruolo delle istituzioni nazionali e quanto – invece – sia decisivo il ruolo delle grandi corporation internazionali: il riferimento alla normativa Ipred2 di prossimo probabile varo in sede UE è eloquente in tal senso).

  • La garanzia si riferisce alla necessità di definire parametri internazionalmente condivisi di accesso alla rete ed alle informazioni in essa contenute, da essa veicolate e con essa generate da parte degli utenti che ne usufruiscono.
    Per quanto riguarda l’accesso alla rete, è di fondamentale importanza definire una politica complessiva di gestione del tema della Net Neutrality (ossia l’indipendenza della struttura di rete rispetto alla tipologia di dati da essa trasferiti). Il tema tocca infatti la stessa natura profonda della rete e delle sue infrastrutture di gestione, determinando significativamente gli sviluppi dei processi di convergenza orientati al triple play (interazione congiunta di dati, video, voce) e – più in generale – alla libertà d’accesso al network.
    Per quanto riguarda l’accesso alle informazioni ed i modelli di generazione delle stesse, sempre più spesso la cronaca riporta atti censori nei confronti di servizi o di attività degli utenti della rete orientati ad influenzare in maniera determinante la possibilità di acquisire o divulgare informazioni on-line. In tal caso ad essere intaccata non è soltanto la libertà di informazione, ma anche la libertà d’espressione dei cittadini, in nome di principi normativi spesso dubbi o opinabili. In ogni caso, una politica complessiva di gestione di tali problemi deve poter essere determinata in ambito internazionale.

La governance dei processi citati ha una dimensione evidentemente internazionale. Dimensione immediatamente compresa dalle grandi corporation, anch’esse di respiro internazionale, che sembrano avere spesso una comprensione del fenomeno e del suo respiro globale molto più profonda di quella dei singoli Stati. Stati – questi si nazionali – che nella migliore delle ipotesi non hanno gli strumenti (culturali, tecnologici e spesso giuridici) per gestire “alla pari” l’interlocuzione con realtà globali, nella peggiore si limitano ad imporre le proprie determinazioni, anche se in contrasto con quello che lo stesso ONU ha tentato di dichiarare in passato come “Diritto Universale”.


Sistemi transnazionali ed Internet Bill of Rights
Nell’ultimo quindicennio sono stati diversi (anche se blandi) i tentativi di organismi internazionali di definire strumenti di gestione organica dei problemi sopra esposti. In particolare, si ricorda la “Raccomandazione sull’Accesso Universale al Cyberspazio” e la dichiarazione dei principi “Building the Information Society: a global challenge in the new Millennium” dell’ONU, redatte nel 2003. In entrambi i casi, ci si è fermati di fronte alla sostanziale rinuncia degli organismi internazionali a farsi carico delle problematiche riguardanti la rete e la sua gestione. Si ricorda in proposito, a titolo d’esempio, la conclusione del Summit dedicato alla società dell’informazione tenutosi a Tunisi nel 2005, nella quale l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan affermò testualmente che ”le Nazioni Unite non intendono farsi carico di internet o diventare il loro poliziotto”; il che sostanzialmente ha significato lasciare ai soli Stati Uniti la governance di Internet (attuata attraverso l’Icann) sino al 2010.
Tuttavia, è chiaro come le soluzioni ai problemi sopra esposti non possono che venire da determinazioni prese da parte di organismi internazionali aventi funzioni di indirizzo, con un modus operandi già ampliamente diffuso in altri ambiti come l’energia, l’ambiente o gli stessi diritti umani. Le tematiche connesse all’accesso ed all’informazione toccano sempre più da vicino la società civile, e non possono che essere prese in altissima considerazione da quegli organismi internazionali che della tutela della società civile si occupano.
I World Summit sulla Società dell’Informazione hanno avviato un processo che ha permesso di discutere questi nuovi scenari. Tuttavia gli accordi di alto livello raggiunti a Ginevra e Tunisi hanno bisogno di convertirsi in principi e strumenti in grado di influenzare lo sviluppo di una Società dell’Informazione centrata sul rispetto e la promozione dei diritti individuali e collettivi. La proposta di un “Internet Bill of Rights”, che l’Italia caldeggia insieme a molti altri attori, tra i quali governi, società civile, imprese, cittadini, rappresenta il tentativo di fissare i principi basici di riferimento attraverso i quali orientare lo sviluppo dell’internet e della società dell’informazione.


A partire dal Internet Governance Forum di Atene (2006) è stata costituita una “dynamic cohalition” della quale l’Italia è parte attiva, il cui compito è proprio quello di dare impulso all’elaborazione di una Carta di riferimento per lo sviluppo del più grande spazio pubblico – e del più poderoso strumento di distribuzione di potere – con cui ci si confronta oggi che è la rete di internet ed i contenuti che attraverso essa si creano e circolano.
Tuttavia, di pari passo alla elaborazione dei contenuti dell’Internet Bill of Rights ed alla definizione dei suoi ambiti d’azione, è necessario procedere alla definizione degli strumenti di carattere transnazionale in grado non solo di facilitare la formulazione ed adozione della Carta, ma anche – e soprattutto – di garantire che i suoi principi vengano considerati quale punto di riferimento per gli individui, i gruppi, le imprese, gli Stati, in modo che le discordanze e violazioni di quei principi – da qualsiasi parte essi provengano – possano essere rese manifeste e riscontrabili con i principi universali dei diritti dell’uomo.


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Incontri

Il caso Ritalia e l’Apologia di un Universo Ingenuo

28 marzo 2007

italia.jpgSul caso del noto portalaccio italiota tanto si è detto, e tanto si dirà nei prossimi giorni. Personalmente mi sono limitato a far osservare alcune strane coincidenze, che però non hanno sollevato le critiche che in qualsiasi paese civile sarebbero state più che ovvie. Ma che volete, in Italia siamo tutti presi a parlare di costumi sessuali, e le cose veramente inquietanti passano facilmente sotto silenzio.


Ad ogni modo, più che del portalaccio in se, ritengo sia particolarmente interessante ragionare sulla ormai nota iniziativa nata “dal basso” con il dichiarato obiettivo di “Riprogettare Italia.it”, ossia Ritalia.


Iniziativa lodevole, nata dall’entusiasmo e dalla competenza di professionisti qualificati (posso dirlo con convinzione perché molti li conosco personalmente) che vogliono fare del dialogo costruttivo una bandiera e del confronto una modalità di lavoro.
Tuttavia – da che l’iniziativa è stata lanciata – continua ad esserci qualcosa che non mi torna nella sua sostanza profonda. Qualcosa che non capisco, che mi sfugge e mi lascia un po’ inquieto. Qualcosa che – in fondo – penso sia sintomatico della realtà che rappresenta l’universo dei blogger, il nostro universo.


Un universo che, a dirla tutta, mi sembra un universo ingenuo. E tutto sommato ha tutte le ragioni d’esserlo, vista la sua età e le sue caratteristiche. Mi riferisco, sia chiaro, a quell’ingenuità che è propria dei bambini, dei sognatori e dei romantici. Un’ingenuità “positiva” di un universo adolescente, che ha ancora il coraggio e la forza di indignarsi di fronte alle stranezze ed alle brutture del nostro mondo un po’ meschino. Un’ingenuità che è sinonimo di voglia di fare, di migliorare, di sistemare le cose.


Ma quest’ingenuità – che è poi l’ingenuità per la quale amo il nostro universo – nasconde delle insidie. Insidie che rischiano di minare le basi di progetti belli come Ritalia. La prima insidia, la più pericolosa, è quella di non cogliere la vera sostanza del problema. Il disastro che si manifesta a chi si collega al portale italiano del turismo non nasce (solo) da scelte tecnologicamente sbagliate, non nasce (solo) da contenuti a dir poco ridicoli, non nasce (solo) da soluzioni progettuali discutibili. Nasce (soprattutto) dal fatto che Italia.it è un progetto che pianta i suoi costosi piedi d’argilla in un sistema marcio alla base.


Il sistema della politica italiana e del suo sottobosco fatto di accordi di parte, di favoritismi, di piccole e grandi collusioni, di amici ed amichetti furbi; insomma di incompetenza portata al potere. Il sistema che vede nel portale del turismo italiano solo uno dei tanti disastri compiuti – questi si in maniera bipartisan – in anni ed anni di governi più o meno truffaldini. I quarantacinque milioni di (nostri) euro di fronte ai quali ci siamo tutti scandalizzati non sono che una goccia nel mare di sprechi perpetrati negli ultimi dieci anni in nome dell’e-government.


Chi lavora in questo settore sa bene quante e quali risorse siano state impiegate in progetti come la carta d’identità elettronica, i portali pubblici per il cittadino e le imprese, le varie informatizzazioni sempre parziali e sempre da rifare. Sa bene che ogni volta che un nuovo Ministro vara un nuovo piano (nel nostro settore come negli altri?) lo fa senza il minimo riguardo per ciò che è stato fatto dai Governi precedenti. Il che equivale a dire senza il minimo riguardo per i (nostri) soldi già spesi, che vengono così bruciati in nome di “nuove strategie” che dovranno favorire nuovi amici.
Per questo temo che il progetto Ritalia rischi di pagare per l’ingenuità dell’universo nel quale è nato. Per questo penso che il vero rischio del progetto non sia quello di fallire, ossia di non produrre risultati progettuali, ma paradossalmente quello di riuscire.


Perchè riuscire potrebbe voler dire togliere le castagne dal fuoco all’IBM di turno, che magnanima si dice addirittura “disponibile ad accettare i suggerimenti” , a riprova del fatto che la cara mamma è tanto brava da dare addirittura ascolto ai buoni consigli. Che peraltro le forniscono un’ottima scusa qualora dovessero essere sbagliati. A riprova del fatto che con Ritalia – e questo penso che non sia solo ingiusto, ma anche immorale ed un po’ ridicolo – un manipolo di privati si stia trovando a fornire volontariamente (e volontaristicamente) una prestazione professionale per la quale qualcuno è stato profumatamente pagato.


Ma questo non risolverà il problema, non impedirà un nuovo Italia.it. Instaurerà invece un curioso e forse pericoloso precedente. Un precedente per il quale i cittadini si debbano trovare a “riparare i danni” generati dalla PA.


Forse andrà pure bene per un portale. Ma si provi a pensarlo per una ASL o una scuola… Questo, forse, è ciò che mi rende inquieto. Interrogarsi sui motivi, su come son stati spesi i soldi, su chi ha fatto cosa. Questo avrebbe consentito – prima di cominciare a “ripensare” Italia.it – di comprenderne davvero la genesi. Per impedirne la ripetizione.


Non so cosa ne sarà del progetto Ritalia.it. Se avrà successo o meno. Non credo che si arrivi in prima battuta ad una vera proposta progettuale condivisa con il piccolo esercito di ospiti presenti al Barcamp un po’ particolare di sabato prossimo. Ma francamente non credo che sia così importante. In questo progetto – paradossalmente – non conta tanto il risultato quanto il processo. Un processo – questo si – oggettivamente interessante da analizzare. Ma questa è un’altra storia.


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