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Posts Tagged ‘EPolis’

Au revoir, ePolis!

5 gennaio 2008

Cessa oggi la mia collaborazione con ePolis. Non tanto per sfiducia nei confronti della nuova Direzione, con la quale non ho avuto rapporto alcuno, quanto piuttosto per rispetto nei confronti della vecchia e coerenza con le sue scelte…
Questo il testo pubblicato sulla rivista…

In questi anni, mesi e anche in queste settimane abbiamo scritto su ePolis i nostri commenti, le nostre opinioni, le nostre valutazioni. Abbiamo espresso le nostre idee liberamente, non solo senza censure, ma anche senza pressioni o suggerimenti esterni. Che non avremmo comunque accettato.
Ci siamo sentiti parte di un progetto innovativo e libero, di cui abbiamo condiviso idealità e valori.
Mentre tanto ci si preoccupa – giustamente – dei destini dell’informazione e dei gravi rischi cui la libertà di stampa è sottoposta, noi abbiamo potuto praticarla su queste pagine.

L’attuale direzione l’ha garantita e vogliamo oggi riconoscerle pubblicamente il merito.
Il direttore Antonio Cipriani e il condirettore Gianni Cipriani hanno deciso di lasciare il timone di questo giornale, considerando esaurito il loro ruolo. Ne prendiamo atto, non senza rammarico, ma con piena comprensione. Con ciò anche il nostro ruolo si conclude su queste pagine. Ci fermiamo qui insieme a loro.

Grazie ai lettori che ci hanno gratificato della loro attenzione e, talvolta, anche delle loro critiche. A tutti buona fortuna.

Già firmato da:

Vauro Senesi, Ennio Remondino, Mario Morcellini, Silvia Garambois, Luigi Malabarba, Valter Bielli, Alberto Crespi, Nicola Cacace, Valeria Parboni, Giovanni Garuti, Salvatore Cannavò, Domenico Secondulfo, Paola Di Nicola, Giulietto Chiesa, Nicola Tranfaglia, Fabrizio Berruti, Roberta Serdoz, Fabio Cortese, Piero Benassai, Lia Celi, Walter Vitali, Stefano Marcelli, Andrea Porcheddu., Angelo Figorilli, Nicola Quadrano, Alceste Santini, Stefano Marcelli, Alberto Severi, Guido Barlozzetti, Arturo Meli, Giordano Montecchi. Chiara Lalli, Gianfranco Pagliarulo, Antonio D’Andrea, Ritanna Armeni, Oliviero Bergamini, Luigi De Ficchy, Ivano Marescotti, Stefano Epifani e altri…

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Fuori dai denti

Passata la festa, gabbatu lu santu

20 dicembre 2007

Questa settimana su ePolis ho pubblicato una breve riflessione – fatta decisamente a caldo – sulle primissime evidenze di una ricerca che sto conducendo assieme a due mie giovani e brave tesiste (ogni tanto qualche complimentoa chi se lo merita non guasta). Il tema della ricerca è la comunicazione politica nell’era del Web 2.0. In altri termini, l’idea è quella di rispondere alla domanda “i nostri amministratori ed i nostri politici che uso fanno delle tecnologie di comunicazione interattiva?“…


Ultimamente si fa un gran parlare di come il Web e le nuove forme di comunicazione on-line possano cambiare il modo di vivere la relazione tra il cittadino ed i suoi rappresentanti. Ma quelli che vengono definiti “social media” stanno mutando realmente tale rapporto? In altri termini, quanto sono usati dai nostri politici e dai nostri amministratori i potenti strumenti di relazione che internet mette a disposizione? A questa domanda abbiamo tentato di rispondere con una ricerca condotta dal La Sapienza, Università di Roma. I risultati preliminari sono forse prevedibili, ma non per questo meno sconfortanti. A parte pochi sperimentatori, che della comunicazione on-line hanno fatto un vero e proprio cavallo di battaglia, nella sostanza c’è il vuoto. Un vuoto fatto di indifferenza completa nei confronti delle potenzialità che la Rete metterebbe a disposizione se soltanto vi fosse qualcuno pronto a sfruttarle. Un vuoto colmato al più da qualche candidato che apre un sito elettorale con il quale dialogare con il cittadino durante le elezioni, ma che quando da candidato diviene eletto, dimentica completamente tale dialogo, incurante persino di cancellare i resti di eteree promesse. Resti che il più delle volte rimangono nella memoria della Rete, a testimoniare che le buone intenzioni e la volontà di dialogo con il cittadino sono presto scomparse, durate il tempo di uno spoglio.

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Tra sicurezza e giustizialismo, chattare diventa reato…

12 dicembre 2007

Questa settimana nella mia rubrica su ePolis parlo del contrastato articolo 609-undecies del pacchetto sicurezza… Questa è la mia opinione, voi che ne pensate?


“Chiunque, allo scopo di abusare o sfruttare sessualmente un minore di anni sedici, intrattiene con lui, anche attraverso l’utilizzazione della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione, una relazione tale da sedurlo, ingannarlo e comunque carpirne la fiducia, è punito con la reclusione da uno a tre anni”.


È questa l’ultima versione del tormentato art. 609-undecies del pacchetto sicurezza, che nella sostanza introduce il reato di adescamento di minorenne on-line. Quasi unanimi i consensi sullo spirito della norma, un po’ meno quelli relativi al come essa è stata articolata. Se “chiunque” vuol dire davvero “chiunque”, considerato che le ricerche ci dicono che oggi molti giovani si conoscono (e si fidanzano) proprio in chat, potremmo ritrovarci con migliaia di minori …indagati di adescamento di minore.


Per non parlare del “carpirne la fiducia”, che prefigura dei veri e propri processi alle intenzioni, un po’ come nella polizia precrimine del film Minority Report.


Ancora una volta, i problemi che emergono nel tentativo di normare i fatti della rete dimostrano quanto sia facile, su un principio giusto, creare regole dal sapore giustizialista. Ancora una volta, per risolvere un problema reale, si prefigura all’orizzonte una soluzione inattuabile. Ancora una volta si ha la triste impressione che spesso i nostri legislatori si trovino a legiferare su problemi che non conoscono.


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Detto in giro

Il Peer2Peer e due parole su Sarkozy

27 novembre 2007

Il mio contributo di questa settimana su ePolis riprende la brillante idea di Nicolas Sarkozy della quale si è parlato in questi giorni ma della quale, a mio giudizio, si sarebbe dovuto parlare molto di più, soprattutto sui media mainstream.

Nei giorni scorsi Nicolas Sarkozy ha annunciato un nuovo provvedimento antipirateria. A coloro i quali saranno colti a condividere file on-line, dopo alcuni avvertimenti verrà negato l’accesso ad Internet. Sul merito del provvedimento – a rigor di legge – si potrebbe anche pensare di discutere (ma, sia chiaro, discutere non vuol dire condividere o giustificare). È sul metodo che si prospetta una scenario piuttosto inquietante. Passi il fatto che l’applicabilità tecnica del provvedimento è tutta da verificare. Passi il fatto che c’è da chiedersi come si farà a tagliare la connessione ad un utente che accede ad internet da un computer il cui uso è condiviso (come accade nella maggior parte dei casi, soprattutto in famiglia). Passi il fatto che major e legislatori continuano a vedere nei sistemi di file sharing la causa dei mali del mercato discografico e non un sintomo della sua malattia. Ma è possibile far passare il principio per il quale qualcuno possa sistematicamente controllare il contenuto delle informazioni che mettiamo in rete, anche se il controllo è attuato per verificarne la liceità? È curioso come mentre ci si chiede quale sia il limite della privacy nei casi in cui sia a rischio la sicurezza propria o altrui, pochi abbiamo messo in discussione il fatto che si voglia superare tale limite per tutelare gli interessi commerciali di una lobby. Il cammino verso la Net Neutrality sarà lungo e difficile, con queste premesse.

Per approfondire il dibattito, vale la pena di leggere anche l’intervento di Federico e la risposta di Marco.

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L’informazione non è una carrozza a vapore!

20 novembre 2007

Su ePolis di questa settimana, una breve riflessione sulla demonizzazione di Internet attuata dal sistema dell’informazione “mainstream”… Ovviamente, i commenti sono benvenuti!


Pochi sanno che quando, agli inizi dell’800, le prime automobili arrivarono in Inghilterra, vi fu una vera e propria rivolta. La rivolta dei postiglioni, che videro minacciato lavoro e futuro dalla nuova tecnologia che – di fatto – rendeva superflua la loro figura.


Per risolvere il problema bastò una legge. Legge che obbligava ogni “carro a vapore” ad essere preceduto da un servitore a piedi che, correndo davanti alla vettura ed agitando una lanterna, avvisasse i passanti dell’arrivo del mostro meccanico. Un modo un po’ miope – insomma – per salvaguardare posti di lavoro con la scusa della sicurezza. Esistono due tipi di innovazione: quella definita “disruptive“, che implica un forte cambiamento rispetto allo status quo e quella definita “sustaining“, che invece rappresenta un’evoluzione di quanto già esistente.


Leggendo le pagine dei giornali, in queste settimane, si ha la triste impressione che una parte consistente del giornalismo italiano – rispetto al tema dell’informazione – consideri Internet ed i “new media” (che poi tanto nuovi non sono più) un po’ come i postiglioni dell’800 consideravano le automobili. Ogni volta che qualcosa di nuovo si profila all’orizzonte, c’è sempre qualcuno che – più o meno inconsciamente – teme d’esser soppiantato. Ma soltanto affrontare l’innovazione con serenità consente di coglierne i vantaggi e di leggerne i limiti. Il resto, è solo cattiva informazione.


(Articolo in PDF)


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WiMax: cronaca di un fallimento annunciato?

14 novembre 2007

Questa settimana, per la mia rubrica Glocal su ePolis, è la volta del WiMax. Tra pochissime settimane scadrà il termine per la presentazione delle proposte da parte degli operatori, ed allora temo che saranno evidenti i primi problemi della struttura del bando di gara… che ne dite?

Tra poche luci, molte ombre e qualche ricorso al TAR, entro qualche settimana ci si potrà fare una prima idea di cosa ne sarà del Digital Divide in Italia nei prossimi anni. Stanno infatti per scadere i 45 giorni concessi agli operatori che intendono rispondere al Bando di Gara per l’attribuzione delle Licenze WiMax. La tecnologia WiMax consente – tra le altre cose – di risolvere il problema dell’ultimo miglio nelle zone non servite dalle normali connessioni a banda larga: in particolare quindi nelle aree rurali. Ove non è possibile arrivare stendendo cavi, infatti, sarà possibile farlo con questa tecnologia, che funziona su frequenze radio.

La risposta degli operatori al bando di gara del Ministero delle Comunicazioni sarà quindi fondamentale per coloro i quali si trovano in aree non raggiunte dalle normali tecnologie di connessione (oltre un quinto della popolazione in più rispetto alla media europea). Inutile evidenziare l’importanza di tutto ciò nella lotta al Digital Divide nel nostro paese. Importanza che in parte deve essere sfuggita agli estensori del bando di gara che – pur risolvendo alcuni dei pasticci compiuti dall’AGCom – ha comunque lasciato molto, troppo spazio ai grandi operatori di telecomunicazione, troppo tempo agli assegnatari delle licenze per predisporre l’infrastruttura e poco spazio alle realtà locali pubbliche e private per proporre servizi sul territorio. Staremo a vedere…

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La colpa è della tecnologia o di chi le da voce?

7 novembre 2007

Il mio contributo di questa settimana per il quotidiano ePolis. Buona lettura!


Roma. Due giovinastri che definire semplicemente inetti rappresenterebbe comunque un affronto all’intelligenza, saltellano sghignazzanti tra un treno e l’altro sui binari di una stazione della Metro A, riprendendo il tutto con il telefonino per metterlo su YouTube, noto sistema di condivisione filmati via internet. I giornali riprendono la notizia ed è subito polemica. C’è chi denuncia la scarsa sicurezza della Metropolitana romana (ma che difesa c’è contro l’imbecillità?), chi promette interrogazioni al Ministro dei Trasporti (peraltro particolarmente pratico di YouTube), e tutti naturalmente accusano il demonio del nostro secolo: la Rete. Come spesso accade quando i giornali diffondono fatti dei quali sono venuti a conoscenza tramite internet, una folla urlante se la prende con la Rete delle Reti, colpevole per i più di essere strumento del male. E così internet è di volta in volta generatore di pornografia, di terrorismo, di pedofilia e – come in questo caso – di umana idiozia. Inutile rilevare come questo atteggiamento non favorisca certo una discussione costruttiva sulle opportunità e le minacce reali di internet, che in un Paese “digital diviso” come il nostro non potrebbe che portare giovamento. Vale la pena, però, far notare come internet non possa essere definita generatore di alcunché, buono o cattivo che sia. Al più è un grande amplificatore. Al quale voce è data sempre e comunque dalle persone.


Articolo in PDF


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L’apostolato passa dal Web

1 novembre 2007

Su ePolis di questa settimana, affronto quello che ritengo sia un tema particolarmente delicato: la comunicazione della Chiesa Cattolica attraverso i nuovi media. Lo spazio della mia rubrica non si presta all’approfondimento che tale tema richiederebbe, ma è sufficiente a porre il tema in questione e lanciare il dibattito… buona lettura…


“Suore, navigate su Internet e scrivete sui Blog”. Questo è l’invito rivolto nei giorni scorsi dal Cardinal Ruini all’assemblea diocesana dell’Unione Superiori Maggiori d’Italia. Invito che segna un passaggio importante nell’approccio della Chiesa italiana ai nuovi media e che in sé racchiude una vera sfida. Da sempre, ma soprattutto nell’ultimo secolo, essa è stata particolarmente attenta alla gestione del sistema dei media. Nel ’48 nasce quello che diverrà il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, per studiare problemi ed opportunità connessi con la nascente era audiovisiva. Nel ’65, con il Decreto Inter Mirifica, viene riconosciuto il diritto innato della Chiesa ad usare strumenti di comunicazione utili all’attività pastorale. E così via sino al 2002, anno nel quale viene pubblicato dal Vaticano il documento “La chiesa e Internet”. Ma per la Chiesa essere attenta al sistema dei media ha sempre voluto dire, nella sostanza, usare tale sistema come strumento di formazione ed apostolato. Attività nelle quali l’interazione dialogica è stata – per precisa scelta – decisamente marginale. Essere attivamente presenti nell’universo dei blog pur mantenendo obiettivi formativi e proselitistici, fa si che tale direzione possa cambiare. Tali strumenti, infatti, fanno del dialogo il loro punto di forza. Un punto di forza che – se le parole di Ruini avranno seguito – la Chiesa potrebbe davvero voler sfruttare.


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L’Internet Tax in 1.500 caratteri

24 ottobre 2007

Su ePolis di oggi ho pubblicato – nei soliti 1.500 caratteri – una sintesi del mio modo di vedere le cose sulla vicenda dell’Internet Tax. Voi come la vedete?


Una vera levata di scudi ha caratterizzato i blog italiani nei giorni scorsi. Tutti contro il Disegno di Legge Levi per la riforma dell’editoria. Al centro delle polemiche l’idea di rendere obbligatoria l’iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione per qualsiasi “attività editoriale”, includendovi quindi anche siti internet e blog. La reazione dei blogger – dopo l’allarme dato dal sito Civile.it – è stata immediata e ferma: no ad una legge liberticida. Quale sarà il finale di questa storia ce lo potrà dire solo il tempo; per il momento però sono due le considerazioni da fare. La prima: la reazione a quella che è stata impropriamente definita “internet tax” rappresenta un interessante esempio di coinvolgimento dei cittadini alla vita democratica reso possibile dalle tecnologie. Senza la protesta dei blogger il Ddl sarebbe probabilmente passato totalmente inosservato. La seconda: le reazioni scomposte del nostro Governo. Gentiloni che ammette candidamente di aver firmato il Ddl senza averlo letto con attenzione, Pecoraio Scanio che si discolpa dicendo che non era presente al Consiglio dei Ministri nel quale è stato discusso. Di Pietro che dice che non ne sapeva nulla perché non è stato proprio discusso. E tutti, naturalmente, che si dissociano da tutti prendendosela con tutti. Il tutto con riferimento ad una proposta che – se fosse passata nei termini paventati – sarebbe stata democraticamente folle e tecnicamente pressoché inapplicabile.


Articolo in formato PDF


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La rete oltre la Rete

17 ottobre 2007

Tra un ricovero ed un po’ di Toradol (che visto il suo effetto euforizzante non vorrei diventasse per me come il Vicodin per Dr. House) ho ripreso la mia collaborazione con ePolis, sempre per parlare di “fatti” che riguardano la Rete. Questa settimana, nei miei 1.500 caratteri parlo di Social Network, con tanto di riferimento alla prossima blogbeer romana! ;-) .


Come vedete nel file PDF, il mio pezzo è giusto sotto quello di Luigi De Ficchy. Luigi, del quale posso vantarmi di essere amico, ha da poco aperto un blog. Per lavoro fa il Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed i suoi pezzi – tutti riferiti a problemi della Capitale – sono un’inesauribile miniera di spunti e di idee. Vi invito quindi a visitare il suo blog, e lasciare lì i vostri commenti!


Nel frattempo, come di consueto, di seguito riporto il testo del mio pezzo…


Nell’immaginario collettivo troppo spesso l’appassionato di tecnologie assomiglia ancora oggi al ragazzo che vent’anni fa, nel film War Games, disputava una cruciale partita a dama contro il computer del Pentagono per sventare una guerra atomica. Tuttavia la realtà è ormai ben diversa. Gli appassionati di informatica da “nerd” si sono trasformati in “geek”, e sono tutt’altro che isolati gli uni dagli altri. Non a caso è sempre più frequente sentir parlare di Social Network: reti sociali. Un termine che non viene dall’informatica ma dalla sociologia e dall’antropologia e che in internet trova un terreno di coltura ideale. Il concetto alla base delle reti sociali è semplice: la rete non è fatta (solamente) di cavi e computer ma (soprattutto) di relazioni tra persone. Relazioni rese più forti da una tecnologia che non isola le persone, ma le avvicina per creare vere e proprie comunità di interessi. Piazze telematiche ove incontrarsi, nelle quali anche senza gli effetti speciali di Second Life è possibile scambiarsi opinioni su temi di interesse comune o su passioni condivise. I social network sono sempre più numerosi e trovano la loro linfa vitale nell’innata voglia di confronto dei propri utenti. Alcuni sono trasversali, altri specifici. Gli appassionati di letteratura, ad esempio, non possono non collegarsi ad Anobii, ove potranno consultare centinaia di migliaia di biblioteche personali ed inserire le proprie letture. E sarà inevitabile scoprirsi a navigare tra gli scaffali dei propri “vicini” alla ricerca di buoni consigli, o di persone con gusti simili ai propri. Per gli appassionati di fotografia la tappa d’obbligo è quella di Flickr, ove fotografi dilettanti e professionisti condividono le proprie creazioni ed entrano in contatto tra di loro. Ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo. Insomma la rete – oggi – è tutt’altro che una questione di tecnologie. E per i romani che volessero averne la conferma, un collegamento al sito Blogbeer eliminerà ogni dubbio!


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