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Conoscenza e processi di interazione negli strumenti di Social Networking: una proposta di classificazione

4 giugno 2009

Mercoledì scorso stato stato ospite di Bruno Mazzara nel suo corso di Costruzione della Conoscenza nelle Relazioni di Rete. E’ stata una buona occasione per tentare una sistematizzazione del panorama dei Social Network e dei Social Network Site esistenti.

Un’attività alla quale – tra il serio ed il faceto -  si stanno dedicando  in molti, ma che in funzione del fatto che il tema è molto fluido e che i processi vengono descritti mentre sono in corso (il che non facilita di certo le cose) ancora non ha trovato, nè credo troverà mai, una sistematizzazione definitiva.

Quella che segue non è quindi una pretenziosa quanto (forse) inutile tassonomia dei social network, quanto piuttosto un semplice tentativo di rappresentarne le caratteristiche in maniera tale da permettere un loro inserimento in un quadro di contesto complessivo e, per quanto possibile, organizzato. Tentativo iniziato un paio di settimane fa, con un modello che considero superato da quello che sto per esporre (anche grazie ai vostri interventi su FriendFeed).

Il problema principale nella sistematizzazione dello scenario degli strumenti di social networking consiste nell’identificazione delle variabili sulla base delle quali effettuare le valutazioni di merito. Ho  quindi preso in considerazione due dimensioni che ritengo imprescindibili:

  1. la capacità del sistema di supportare un processo di costruzione condivisa della conoscenza;
  2. l’attitudine del sistema allo sviluppo di processi di interazione.

Di entrambe le dimensioni è possibile identificare una fase che potrebbe essere definita “abilitante” ed una fase che potrebbe essere invece definita “attiva“.

  • Per quanto attiene il punto 1, la fase abilitante è costituita dalla capacità dello strumento di favorire i processi di condivisione. La fase attiva è invece costituita dalla capacità effettiva di supportare la costruzione condivisa della conoscenza. E’ bene notare come i due elementi non siano mutualmente esclusivi nè l’uno sia necessario per l’altro. Un esempio per chiarire il concetto: del.icio.us è un ottimo strumento di condivisione, ma non è particolarmente orientato alla fase attiva (cioè quella orientata alla costruzione collaborativa di “nuova” conoscenza).
  • Per quanto attiene il punto 2, la fase abilitante è costituita dalla capacità dello strumento di strutturare reti di relazioni. La fase attiva è invece costituita dalla capacità effettiva di sviluppare, su tali reti di relazioni, un processo di interazione.

Le quattro caratterische sviluppate a partire dai due punti esposti possono essere rappresentate su un grafico così strutturato:

figura1

Il problema è ora quello di identificare delle metriche per stabilire le dimensioni sul grafico. Ipotizzando di basarsi per ora su una semplice scala a tre valori (poco, abbastanza, molto), questa sarebbe la rappresentazione grafica di uno strumento come Twitter:

figura2_twitter

Ossia: buona capacità di strutturare reti di relazioni dalla quale ne consegue una discreta capacità di sviluppare processi di interazione, sufficiente capacità di favorire la condivisione di informazioni, ma scarsa attitudine alla creazione di nuova conoscenza. Analogamente, possiamo descrivere uno strumento come Flickr, caratterizzato da una grande attitudine alla condivisione delle informazioni, una buona capacità di costruire conoscenza e discreti valori sull’asse degli strumenti di interazione:

figura2_flickr2

e così via, per strumenti come Facebook o FriendFeed, e anche – naturalmente – per i Blog.

Sovrapponendo le diverse immagini ottenute per i vari strumenti analizzati, si ottiene una rappresentazione dalla quale è desumibile – in un’ottica di confronto immediato – l’attitudine dei singoli strumenti rispetto alle diverse dimensioni considerate:

figura2_complessiva

Volendo riclassificare gli strumenti di social networking in un solo quadrante, ipotizzando che i caratteri abilitanti siano propedeutici a quelli attivi (il che – a mio parere – non è sempre vero) e riprendendo lo schema originario sopra citato, la rappresentazione potrebbe essere simile alla seguente:

figura3_quadro-di-confronto1

La presentazione è qui,  e naturalmente la discussione è aperta…

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Facebook e profili identitari

29 ottobre 2008
Sembra proprio che non se ne possa più fare a meno. Dei miei studenti di quest’anno poco meno del 10% ha un blog, ma più di due terzi ha un profilo su Facebook . La stampa ne parla con l’approccio che le è consueto (vale a dire: a vanvera), i blogger gli dedicano fiumi d’inchiostro (pardon, di bit). Persino il Garante della Privacy non riesce a star zitto e deve dire la sua scempiaggine, dimostrando di parlare di cose che non conosce.
La privacy è uno degli argomenti dei quali più si discute. Dovrebbe rientrare nelle norme del buon senso il fatto che pubblicando quancosa su Facebook (come altrove) essa diventi de facto di dominio pubblico. Tuttavia molti lo dimenticano, e d’altro canto non è la prima volta che assistiamo a situazioni nelle quali incauti utenti finiscono per essere vittime delle loro confessioni on-line. Ma il problema della privacy è forse meno importante di un altro fenomeno che sta silenziosamente cambiando il nostro modo di vivere. Mi riferisco al tema dell’identità sociale, della quale si è già parlato da queste parti circa un anno fa, a seguito di un post di Catepol sul tema. Allora il focus, in un contesto in cui i social network erano molto meno diffusi di oggi, era centrato sul fatto che diversi strumenti di social networking contribuiscono alla costituzione di profili identitari unitari, sulla base di modelli che consentono di esprimere la propria identità in rete (i pattern identitari). Si parlava, allora, di identità virtuale digitale ed identità reale fisica (concordo), intese come modi diversi di esprimere la propria identità.
Ma ognuno di noi assume, in momenti diversi della propria vita – in momenti diversi della propria giornata – identità ed atteggiamenti sottilmente differenti. L’austero padre di famiglia si trasforma in un mite travet soggiogato da un capo autoritario, che a sua volta sfoga così la sua condizione di marito dimesso. Con gli amici ci permettiamo atteggiamenti che potrebbero stridere con la nostra immagine professionale; in famiglia siamo diversi da come siamo con gli amici, e così via.
Cosa succede quindi nel momento in cui un numero sempre maggiore di persone si sposta on-line? La rete – nei social network come Facebook – rappresenta un vero e proprio ambiente di generazione di cortocircuiti identitari. Studenti accedono ai profili dei propri professori, datori di lavoro dei propri dipendenti, mamme dei loro figli e delle loro figlie. Il diario, che si era aperto ad un circolo ristretto di persone generalmente diverse da quelle frequentate tutti i giorni, diviene un vero e proprio diario pubblico, aperto, in cui l’autore rischia di sovraesporsi, se non ha la consapevolezza della scomparsa di quelle barriere che prima dividevano i diversi universi nei quali normalmente ci muoviamo.
Ecco quindi che l’identità diventa condivisa, in un contesto in cui sarà sempre più difficile differenziare i vari ambiti ed in funzione di ciò adattare i nostri comportamenti. Le reti sociali che si sviluppano on-line e le piattaforme che le supportano, abolendo il diritto all’oblio, fanno di internet un grande condominio nel quale tutti possono sapere tutto di tutti, perchè tutti mettono tutto in piazza.
Un nuova realtà con la quale fare i conti: che ne pensate?

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Sfratti Esecutivi su Facebook

3 gennaio 2008

Robert Scoble è stato sfrattato da Facebook. La situazione è fluida, come è possibile verificare collegandosi al suo blog e vedendo gli ultimi post sullargomento. Sembra infatti che Robert sia stato magnanimamente “riammesso” a patto che non faccia altri danni. Ossia che non violi più i termini d’uso sottoscritti in fase di registrazione eseguendo script non ammessi sull’account Facebook.


Che Facebook sia nel giusto o meno è discutibile. Probabilmente l’essere Scobleizer ha reso la riammissione di Scoble più rapida del normale. Sicuramente il fatto è significativo. Significativo perchè ci insegna un po’ di cose che, nel marasma dei nostri tempi dettati dal ritmo del 2.0, rischiano di sfuggirci


Primo: non siamo a casa nostra. Non lo siamo su Anobii, su Facebook, su LinkedIn, su Flickr e su tutti i social network presso i quali siamo registrati. Al più possiamo definirci ospiti, talvolta paganti. In altri termini, le “casette virtuali” nelle quali depositiamo parte della nostra identità non ci appartengono. Come tutti gli ospiti, quindi, dobbiamo rispettare le regole dettate da chi ci ospita. Che ci piaccia o no. E a me non è che piaccia poi tanto, in effetti. Soprattutto quando non sono nelle condizioni, cacciato da un albergo, di portarmi via i miei bagagli (ossia le informazioni generate).


Secondo: dovremmo porre più attenzione ai termini d’uso. Ossia alle regole della casa, che ci vengono fornite quando vi mettiamo piede per la prima volta, ossia quando ci registriamo. Quanti leggono le condizioni d’uso dei servizi che usano? Io, facendo ammissione di colpa, ammetto di non farlo quasi mai.


Terzo: Chi ci ospita non sempre è benevolo nei nostri confronti. Come un albergatore, ci caccia quando non gli andiamo più a genio. Ed il bello è che – legalmente parlando – ha quasi sempre ragione. Conviene riflettere bene, quindi, prima di scegliere una residenza, per quanto provvisoria.


Quarto: A volte, chi predica condivisione razzola accentramento. Ossia, non sempre chi si professa “2.0″ è poi – nei fatti – orientato alla condivisione dell’informazione e della conoscenza. Non è un caso che Facebook abbia delle ottime procedure per importare i dati dei contatti dagli account di posta elettronica dei suoi utenti, ma non consenta di riestrarli. Nulla di strano, basta saperlo. E sapere se essere disposti a stare alle regole di chi ci ospita…


Sarà per questo che mi piacciono i blog, soprattutto quando stanno su server indipendenti? :-)


UPDATE: (appena pubblicato il post, ho visto che ne parla anche Gigi…)


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