Archivio

Posts Tagged ‘Giornalismo’

Sarah Scazzi e la resa del giornalismo

27 ottobre 2010

C’è una considerazione da fare, riguardo la tremenda vicenda di Sarah Scazzi. Pagine e pagine son state spese per tracciare arditi paralleli con la morte in diretta di Vermicino, o con il delitto di Cogne. Insomma, i casi nei quali una storia – di solito una storia di morte – è stata vissuta in diretta. Pagine e pagine sono state spese per interrogarsi su quanto sia stato etico, o meno, il comportamento di certi giornalisti. Ma il comportamento dei giornalisti non cambia nel tempo. Ci sarà sempre il giornalista pronto a chiedere come si sente ad una madre che ha appena perso un figlio.

Tuttavia non è di questo che voglio parlare. Non è questa la considerazione che mi preme condividere qui con voi. Ciò che mi interessa in questo caso è il ruolo dell’informazione giornalistica nel mutato contesto dei media, ed il suo rapporto con i media conversazionali.

Guardando la vicenda di Sarah Scazzi da questo punto di vista, la triste considerazione è che stiamo lentamente assistendo ad una vera e propria resa del giornalismo nei confronti di un mutato contesto di scenario (non solo tecnologico). Resa che non è di tutti i giornalisti, è ovvio, ma che per molti è peggio di una sconfitta.

Resa che parte da una considerazione: quando si parla del rapporto tra giornalismo tradizionale e citizen journalism, tra carta stampata e blog, tra informazione “dall’alto” ed informazione “dal basso” (che brutte  categorie!) la posizione di chi difende l’immutabile ruolo del giornalista è sempre la stessa. Ossia che il giornalista non si limita a trasferire informazioni, ma le elabora, le commenta, le articola in maniera tale da facilitare la comprensione dei fatti per il lettore, o per lo spettatore. Il giornalista ha la responsabilità di veicolare l’informazione verificandone le fonti, trasformando i dati ai quali tutti possono arrivare con facilità in informazioni ed interpretandoli per il suo utente. E questo può farlo forte della sua deontologia, della sua etica, della sua professionalità.  Si può essere d’accordo, come si può sostenere che il processo di rimediazione “giornalistica” dell’informazione non è più esclusivo dei giornalisti.

Ma in questo caso non è questo il punto. Anche ammettendo che quanto sopra esposto sia vero, e che segni la differenza tra i giornalisti ed il resto del mondo, mi chiedo dove stia finendo tutto ciò. Mi chiedo dove sia finito nel caso di Sarah Scazzi, che mi interessa – in questo ambito – esclusivamente come indicatore di una tendenza alla quale i giornalisti paiono essersi arresi senza combattere. La tendenza a riportare l’informazione così com’è, giusta o sbagliata, veritiera o meno. Purchè in tempo reale o quasi. Dov’è il ruolo del giornalista nel momento in cui le trasmissioni televisive si limitano ad aprire una finestra nelle vicende e le riversano sugli spettatori che – morbosi o impotenti – si trovano ad ascoltare registrazioni di verbali di confessioni già sconfessate, o ricostruzioni basate sul nulla? Dov’è quel ruolo di responsabilità – utile, importante, indispensabile – che porta il giornalista a raccontare una storia ed informare su un fatto, piuttosto che non sparando questo fatto nell’etere in maniera acritica e quasi violenta?

Qual’è la differenza tra una trasmissione televisiva nella quale il valore aggiunto dichiarato dagli stessi giornalisti è la telecronaca in diretta della realtà ed un canale su youtube? Qual’è la differenza tra un giornalista e chi si limita a trasferire un informazione? Qual’è, oltre al possesso di una tessera?

Considerazioni Sparse ,

Idiozie Scalfaresche

24 aprile 2009

Tramite Massimo leggo dell’affermazione di Eugenio Scalfari, fatta durante una sua lezione presso la Facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza:

il presidio qualitativo del buon giornalismo deve restare sul giornale di carta

Mi chiedo se sia solo il fatto che a fare questa affermazione sia stato Eugenio Scalfari a far si che nessuno abbia detto che si tratta di una solenne idiozia

Non l’unica del resto, vedendo il servizio di Uniroma.tv…

Considerazioni Sparse , , ,

L’un contro l’altro armato

25 novembre 2008

L’un contro l’altro armato“, dice Alessandro Manzoni riferendosi ai due secoli a cavallo dei quali visse Napoleone Bonaparte.

E l’un contro l’altro armate continuano a sembrarmi le schiere degli apocalittici e degli integrati della comunicazione on-line. O almeno, questa è l’impressione che mi porto dietro da un po’ di tempo, e che si rafforza in me ogni volta che vedo affrontare il tema. Quando parte il discorso, è inevitabile che ci si divida in due
schieramenti
: il vecchio (i giornalisti) ed il nuovo (i blogger).

Poco importa che ci si trovi in un consesso di blogger (come l’ultimo barcamp romano) o in territorio di giornalisti. Poco importa che in realtà penso siano pochissimi i blogger che vorrebbero davvero fare i giornalisti. Poco importa che in realtà penso (temo) siano pochissimi i giornalisti che sanno davvero cosa sia la blogosfera (salvo rare eccezioni, naturalmente). Poco importa se tutti in realtà sappiamo che non è così che vanno le cose.

La tendenza a semplificare oltre ogni misura ed affrontare il discorso nel modo più semplice, banale e (necessariamente) sbagliato prevale sempre. Meglio i blogger o i giornalisti? I giornalisti saranno sostituiti dai blogger? I giornali saranno sostituiti da una blogosfera vociante e confusionaria? Tutti – tutti – sappiamo che non è così, eppure ogni volta ricadiamo nello stesso errore. Errore tanto più grave in quanto ci distrae dal vero interrogativo, quello che sul serio è decisivo per il corretto sviluppo del sistema dell’informazione italiano: come evolve la professione del giornalista con lo sviluppo dei media sociali?

E’ a questa importante domanda che dovremmo rispondere. Senza perdere tempo ad interrogarci su chi sopravviverà in una battaglia che non esiste.

Considerazioni Sparse , ,

Da Fnac, per parlare di Citizen Journalism

18 ottobre 2008

Interrompo questo mio periodo di sostanziale atarassia blogghesca per dirvi che oggi, dalle 18.30 in poi, sarò da Fnac. No, l’obiettivo non è (solo) quello di fare acquisti, ma di partecipare all’incontro sul Citizen Journalism organizzato da Antonio Pavolini e Marco Traferri nel contesto di un ciclo di seminari dal titolo “mutazioni digitali“.

Quanti avessero deciso di passare il sabato sera dalle parti del centro commerciale Porte di Roma, quindi, ci troveranno lì, intenti a discutere di come la disintermediazione della
cultura, dell’informazione e dell’intrattenimento stiano cambiando la natura stessa dei contenuti, come sostengono Marco ed Antonio nella presentazione del ciclo di seminari…

Incontri ,

Sui blog, l’ignoranza e l’Unione Europea

16 giugno 2008

Ricevo da Luca una interessante segnalazione su una mozione del Parlamento Europeo in discussione a Settembre. La mozione, presentata dalla socialista estone Marianne Mikko, riguarda il tema della “concentrazione ed il pluralismo dei media nell’Unione Europea” ed ovviamente si riferisce anche al problema dei contenuti generati dagli utenti.

Luca conclude il suo post con una serie di domande di assoluto interesse:

“I blog necessitano di una regolamentazione o possono meglio difendere la propria credibilità autoregolandosi come avvenuto fino ad oggi? E’ una tutela per l’utente o un vincolo a favore degli editori tradizionali imporre un valore economico alle produzioni amatoriali usate da soggetti commerciali? Come è possibile normare un mondo così dinamico e in continua evoluzione?”

Tuttavia, leggendo il testo della proposta, nutro qualche perplessità non certo sulle domande che si pone (e ci pone) Luca, quanto piuttosto sulla concretezza della proposta. Una proposta che mi sembra che partendo da presupposti errati (o nella migliore delle ipotesi distorte) giunga, inevitabilmente, a considerazioni sbagliate.

Il testo – infatti – non considera esplicitamente i blog come una minaccia, nè ritengo che esso possa essere considerato una minaccia per i blogger (nel senso che non credo sia nelle intenzioni dell’estensore esserlo), ma esprime in alcuni suoi passaggi tutta l’inadeguatezza culturale del contesto nel quale è stato partorito.

La proposta parte dal presupposto che il primo obiettivo di qualsiasi azienda operante nell’editoria sia quello del profitto (Punto F delle premesse), considera il fatto che spesso i giornalisti si trovano a lavorare in condizioni precarie e senza tutele (Punto L delle premesse) e nota che l’attività degli utenti orientata alla produzione di contenuti – essendo questa attività sfruttata in taluni casi da realtà editoriali di tipo economico – possa talora configurare eventi di concorrenza sleale (Punto M delle premesse), danneggiando oltretutto i giornalisti.

Cosa si pensa di fare per risolvere il problema? La seguente genialata: Visto che qualcuno usa commercialmente (e.g. come fonti) contenuti essenzialmente gratuiti e da questi contenuti trae un profitto, disincentiviamo la produzione di contenuti gratuiti, o trasformiamoli in contenuti a pagamento.

In sostanza lo spirito del draft non sembra affatto quello di voler danneggiare o controllare i blog, come qualcuno ha scritto di temere, ma semplicemente quello di favorire (e magari pure in buona fede) il pluralismo dell’informazione tutelando i produttori “professionali” di informazione.

Il vero problema è però ben diverso. Non è regolamentando i blog o altri UGC che si può tutelare il pluralismo dell’informazione. Per farlo è necessario rendersi conto che il mondo dell’informazione è cambiato profondamente nella sua struttura e nelle sue regole. La value chain tradizionale è stata irrimediabilmente sovvertita dal fatto che il ruolo del giornalista non può più essere quello di intermediario esclusivo dell’informazione, merce che è disponibile – e gratis - ormai a tutti. In un contesto dominato dall’overflow informativo il giornalista ha il gravoso compito di selezionare, discernere, fornire chiavi di lettura. Se per farlo utilizza fonti gratuite, ben venga, purchè ne riconosca la paternità. Se utilizza fonti non professionali senza verificare i contenuti il problema è del giornalista, non della fonte. Non si possono equiparare tutti i blog: esistono blog professionali e blog amatoriali, blog affidabili e blog che non lo sono. Chi approccia a questo mezzo in maniera acritica ed inconsapevole rischia di esserne fuorviato, è vero. E questo è un punto sul quale vale la pena di riflettere. Ma che ad approcciare in maniera acritica ed inconsapevole alla blogosfera è chi vorrebbe normarla, nel bene o nel male, questo è un po’ più grave. O almeno triste.

Piccola nota conclusiva: le questioni sollevate dal draft della Mikke sono risolvibili utilizzando i normali strumenti normativi dei quali già l’UE dispone, come peraltro fa notare puntualmente Marco Massarotto in un suo post molto efficace.

Considerazioni Sparse , , , , ,

Sono criptico, e pessimista. Ma…

26 aprile 2007

Gaspar mi dice che sono pessimista, e forse ha ragione. Massimo mi dice che sono criptico, e sicuramente ha ragione. A Gaspar non posso sfuggire. Pessimista sono e pessimista resto. Ma a Massimo posso rispondere …per essere meno criptico.


Mi telefona un’amica, redattrice di un noto programma televisivo nazionale:


Tema della telefonata: saluti e richiesta di intervento nella sua trasmissione per un parere esperto (son contento! la trasmissione mi piace pure!).


Tema della trasmissione: la bioetica.


La mia reazione: “E IO CHE C’ENTRO CON LA BIOETICA!?!??”


La sua risposta: “bhè sai, insegni all’Università…”


La mia reazione: un perplesso silenzio, e nel frattempo penso “si, ma insegno comunicazione interattiva, mica teologia morale…”


La sua conclusione: “…e poi ne hai parlato in un Post, e ci piacerebbe avere l’opinione dei blogger!”


Alcune conclusioni personali:



  1. non sono rappresentativo della categoria (eh si, perchè ormai quella dei blogger, anzi bloggher, è una categoria, ci manca solo il sindacato!!!);
  2. non capisco un acca di bioetica e non sono titolato a parlarne! (di comunicazione si, di reti si, ma di bioetica???);
  3. perchè dovrei essere titolato a parlare di bioetica in quanto tenutario di un blog? (forse che il canale che uso per parlare delle mie cose mi autorizza a sparlare di tutto su altri canali?)

Alcune conclusioni generali:



  1. non basta avere un blog (per non parlare dell’essere blogger) per poter (s)parlare di tutto;
  2. alcuni media adottano i blogger come strumenti di rivergination;
  3. non è questa la strada migliore per l’ibridazione cross mediale;
  4. è vero quello che dice Gaspar, c’è la coda lunga e la blogosfera non rischia, ma i singoli blogger si! Cosa rischiano? Di finire a fare i nani di corte, appunto…

Technorati technorati tags: , , ,

Considerazioni Sparse , ,