Archivio

Posts Tagged ‘Google’

Google condannata in Tribunale. E l’Italia condannata all’oblio

24 febbraio 2010

Quando qualcuno indica la luna, si diceva un tempo, gli stolti guardano il dito. Ma a ben più alti livelli di idiozia riusciamo ad arrivare nel nostro Paese, quando se qualcuno urla in un megafono delle oscenità, siamo così stupidi da prendercela con il produttore del megafono. Eh si, perchè se si vanno ad analizzare i fatti, è questo quello che è successo con la sentenza che condanna tre dirigenti di Google per il caso del ragazzo affetto dalla sindrome di Down maltrattato dai suoi compagni di classe.

Del fatto, del quale hanno appena dato notizia i giornali, ne parlano già Massimo, Ernesto, Metilparaben ed altri. Non vale quindi la pena soffermarsi sulla descrizione delle circostanze, che d’altro canto sono note ormai a tutti.

Vale invece la pena di soffermarsi su ciò che il fatto potrebbe comportare, in termini sostanziali, per lo sviluppo di internet nel nostro Paese. Le previsioni più pessimistiche di Massimiliano Trovato, autore di un bell’e-Book sul tema pubblicato dall’Istituto Bruno leoni nel quale afferma in sostanza che una decisione avversa a Google andrebbe contro il diritto, pare proprio si siano avverate.

E non basta, come sostiene Massimo, “archiviare il fatto nel lungo elenco delle arretratezze culturali di questo paese di fronte alle nuove tecnologie” perchè archiviare è troppo vicino ad accettare. Ed alcuni fatti, alcune situazioni, sono inaccettabili.

E’ inaccettabile, ad esempio, che il sistema politico e quello giudiziario – forse (e drammaticamente) più per crassa ignoranza che per malafede - continuino ad ostinarsi a voler legiferare e giudicare su argomenti che non conoscono e non capiscono. Dei quali non percepiscono i confini, le regole, le caratteristiche. Un pò come se pretendessimo che i guidatori di una carrozza scrivessero il codice della strada per un mondo popolato  da astronavi.

E non serve dire che mancano le leggi, quando poi chi dovrebbe applicarle non sa neanche come declinare quelle che ci sono rispetto al nuovo contesto. Il problema non è costituito dal fatto che mancano le leggi. Le leggi ci sono. Mancano persone in grado di applicarle perchè mancano persone, nei luoghi chiave, che conoscono e capiscono il problema. Così come per lo sport esistono i Giudici sportivi, sarebbe utile che per la rete esistessero Giudici con competenze specifiche, o abbastanza umili (o intelligenti) da farsi affiancare da chi tali competenze le ha. Ma la rete non definisce più un dominio limitato o delimitabile. La rete oggi è il mondo. La rete sta cambiando il mondo. Peccato che chi questo mondo deve regolarlo non se ne renda conto a sufficienza. O, quando se ne rende conto, non faccia altro che cercare di ostacolare un cambiamento che è nei fatti inarrestabile.

Questi non sono problemi che riguardano qualcun altro. Riguardano noi tutti. Noi che scriviamo su un blog, noi  che abbiamo un profilo su facebook, noi che facciamo ricerche con Google. Perchè la libertà non è un diritto acquisito, ma un diritto che va conquistato e riconquistato giorno per giorno.

Considerazioni Sparse , , , , , , , ,

Buzz: Prove Generali di Grande Fratello

14 febbraio 2010

È nato. È nuovo. È social. È targato google. È Buzz. Ed è un autogoal. Inutile dilungarsi su cosa sia Buzz, chi legge questo blog è probabile che lo sappia bene. In caso contrario, un giro sul blog di Google Italia sarà sufficiente a chiarirsi le idee. Invece penso valga la pena di soffermarsi non su ciò che Google Buzz è o non è, ma che cosa rappresenta. E Google Buzz rappresenta, a mio giudizio, un significativo, rappresentativo, sintomatico, pericoloso autogoal di Google. O meglio, l’autogoal non è Buzz in sè, ma il modo in cui Google lo ha lanciato. Non mi riferisco al fatto che il servizio abbia un assetto funzionale tale da sembrare più un alpha version che una beta, non mi riferisco al fatto che – caso più unico che raro nella politica di lancio dei nuovi prodotti di Google – sia stato lanciato subito per tutta l’utenza, saltanto a piedi pari il consueto prelancio ad invito. Non mi riferisco a tutto ciò.

Qual’è quindi il nocciolo della questione? Il nocciolo della questione consiste nella possibilità di scelta. In quella che per l’azienda di Montain View pare più una prova generale di Grande Fratello che il lancio di un nuovo servizio, Buzz è entrato con la grazia di un elefante in una cristalleria nella delicatissima questione del diritto di scelta dei suoi utenti. Non è (in questo caso) in discussione la politica di gestione dei dati che – consapevolmente o meno – milioni di utenti cedono o concedono a Google ogni volta che scrivono una mail, usano le mappe, fanno una ricerca. Google è una azienda commerciale. Non è il caso di fare i finti ingenui. Non è il caso di cadere dal pero. Non è questo il punto.

Non vale la pena discutere del fatto che Google disponga di infinite informazioni su di noi. Non serve far finta di non sapere che le usi. Ma c’è una differenza sostanziale tra l’advertising contestuale di GMail (ad esempio) ed il fatto che Buzz abbia ricostruito (o tentato di ricostruire) il social network dei propri utenti a partire dagli indirizzi e-mail, collegando oltretutto Buzz al Profilo dell’utente. La differenza consiste nel fatto che nel primo caso l’uso delle informazioni attiene un rapporto privato tra l’utente e google. Nel secondo caso, invece, tale rapporto viene automaticamente “allargato” a tutti gli altri utenti. A tutti gli altri titolari di e-mail che hanno attivato Buzz.

Ora, è evidente che la manovra sia stata portata avanti con l’obiettivo di abbreviare i tempi di popolamento della “Buzzsfera”. Ma è altrettanto evidente che tale tentativo confligga fortemente con la privacy ed il diritto di scelta degli utenti che, abilitato Buzz, si son trovati – senza necessariamente (o esplicitamente) volerlo – letteralmente in piazza.

Sappiamo tutti che i social network stanno ridefinendo il significato ed il ruolo della privacy. Ma proprio per questo è quanto mai importante che gli operatori si muovano, in questo contesto, con i piedi di piombo. Non è questione di cosa sia legalmente fattibile o meno. È, una volta tanto, una questione che riguarda cosa sia eticamente fattibile o meno. Il fatto che le nostre informazioni siano sempre più spesso in piazza non implica automaticamente che l’utente non debba poter avere il diritto di decidere quando mettercele, o quali di esse distribuire. È questa l’essenza di uno dei diritti più importanti: il diritto di scelta. È questo il vero diritto che Google ha violato con Buzz. E se pure ciò non verrà discusso nell’aula di un tribunale, è indubbio che ponga un’ombra sul rapporto di fiducia tra Google ed i suoi utenti. Fiducia sulla quale Google regge il suo impero.

Se – come ha affermato Andrea qui - Buzz fosse targato Microsoft, sarebbe insorto il mondo. Ma don’t be Evil. Google è buona. E quindi ne parla solo una manciata di esperti. Per questo tutto sommato l’autogoal di Google è utile. Utile a ricordarci che ogni volta che cediamo un’informazione essa potrà essere usata. Forse bene, forse male. Non necessariamente con il nostro esplicito consenso. Non necessariamente nel nostro interesse.

Un’azienda come Google, che incide così fortemente sulla vita di ognuno di noi (Dania docet), ha una responsabilità enorme nei confronti dei suoi utenti. Della quale, questa volta, non è stata all’altezza.

Considerazioni Sparse , , ,

Google Zeitgeist 2009

3 dicembre 2009

Meteo permettendo (lo controllo su yahoo), domani il tempo libero non lo passerò su Facebook e YouTube. Starò ben lontano anche da Netlog ed MSN (che tanto ormai non sono più giovane!). Cercherò su Wikipedia le regole dei giochi della mia infanzia, oppure chiamerò qualche amico per andare a passeggio a Roma

(no, non sono impazzito, è la Zeitgeist 2009)

Considerazioni Sparse ,

Zeitgeist

18 dicembre 2007

Sembra che Beppe Grillo – dopo una brutta esperienza su badoo – abbia deciso di passare a Myspace, continuando a caricare i suoi video su YouTube. Indiscrezioni riferiscono che nel suo prossimo spettacolo parlerà sicuramente della situazione dell’Alitalia, asserendo che neanche una vincita al superenalotto potrebbe salvarla! Nel frattempo, l’agenzia delle entrate indaga sui redditi del comico genovese per una supposta irregolarità nei rapporti con l’INPS, mentre lui in segno di protesta boicotta il derby milan-inter.


Google, Tiè! :-)


PS: in odor di meme …altre versioni?


Technorati technorati tags: ,

Considerazioni Sparse , ,