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Posts Tagged ‘Guido Scorza’

Ci vediamo alla Social Media Week?

5 febbraio 2011

La prossima settimana inizia la Social Media Week romana.

Quest’anno – con il socio – siamo tra gli Advisor.  Parteciperò ad alcuni eventi ed altri li ho organizzati. Ecco quindi, con ordine, gli appuntamenti dove potremmo incontrarci nel corso della prossima settimana:

  • Lunedì 7 Febbraio. Il primo evento al quale parteciperemo è quello organizzato dal Dipartimento di Comunicazione e Studi Sociali della Sapienza e dal CATTID: la SMW Winter School. Carlo Medaglia ci ha invitati alla giornata di apertura, per discutere con i partecipanti di come il Web 2.0 stia cambiando il mondo della comunicazione. L’approccio è quello della lezione universitaria, ma mi piacerebbe che fosse prevalentemente un dibattito visto che, scorrendo la lista dei partecipanti, ho notato diversi amici con i quali sarà interessante scambiare qualche idea e che …trascineremo in cattedra. L’appuntamento è dalle 16.00 alle 19.00 circa in Via Salaria 113…
  • Mercoledì 9 Febbraio. C’è il primo dei due eventi organizzati con Alessio: “Employee 2.0 – Dalle relazioni istituzionali alle relazioni distribuite”. All’incontro parteciperanno, oltre me, Giovanni Boccia Artieri, Alberto Marinelli, Matteo Menin, Luca Sartoni. Sarà un’occasione per discutere del ruolo di quelli che Bernoff chiama HERO. Cosa sono? Prova a spiegarcelo Alessio in questo post
    L’appuntamento è alle 10.00 presso la Sala degli Specchi di Ateneo Impresa…
    Sempre Mercoledì 9 son stato invitato al Caffè Letterario dalla CNA di Roma ad un evento dall’interessante titolo  “Alla salute dei Social Media“. Non mi hanno ancora detto molto, ma il titolo pare interessante…
  • Giovedì 10 Febbraio. Sempre con Alessio, Ernesto, Guido ed altri amici siamo ancora presso la sede centrale di Ateneo Impresa. Il tema è quello dell’Open Government, per un evento che abbiamo organizzato con la nostra Associazione. Il parterre degli ospiti è di tutto rispetto: oltre ai già citati ci saranno Stefano Costa, coordinatore di Open Knowledge Foundation Italia; Davide Giacalone, presidente dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione; Monica Lucarelli, Presidente dei Giovani Industriali di Roma; Carlo Mochi Sismondi, Presidente di ForumPA. Insomma: tutte le persone giuste per un convegno dal titolo “Processo all’OpenGov: dalle parole ai fatti?“. Se volete saperne di più su questo tema, non esitate a registrarvi!

Insomma, la prossima settimana non mancheranno le occasioni di incontro! Vale la pena approfittarne…

    Incontri , , , , , , , , , , , , , , , ,

    Il nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale: un’altra occasione mancata

    10 aprile 2010

    L’Italia brilla per la presenza di leggi discusse, emanate e poi completamente inapplicate, ma quanto al Codice dell’Amministrazione Digitale probabilmente è riuscita a superare sé stessa.

    Il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD, per gli amici), nasce nell’ormai lontano 2005, sancendo alcuni importanti principi inerenti il processo di digitalizzazione della PA. Ma la latitanza dei regolamenti attuativi, l’assenza di reale interesse da parte della PA e mille altri motivi ne hanno fatto nella sostanza lettera morta. Questo sino a che il Ministro Brunetta, in concomitanza delle elezioni Regionali (!), non ha pensato bene (e in tutta fretta) di rilanciarlo, varando il “Nuovo CAD“. Meraviglia delle meraviglie, questo “nuovo” strumento  – usando le parole del Ministro – dovrebbe segnare il passaggio “dall’amministrazione novecentesca, fatta di carta e timbri, all’amministrazione del XXI secolo, digitalizzata e sburocratizzata“.

    Meno male che è arrivato il Nuovo CAD, si potrebbe pensare. Ma il condizionale della precedente affermazione è tutt’altro che casuale.

    Sono molte le considerazioni di merito che andrebbero fatte…

    • …certo, “un velo di perplessità” non può non emergere leggendo di copie informatiche di documenti informatici
    • …”il vago sospetto” che quattro tipi di firma digitale non vadano proprio incontro all’esigenza di semplificazione espressa dalla delega che ha portato al “nuovo” CAD emerge (ok, ci sono le Normative Europee, ma eravamo ancora in tempo per sfoltire , piuttosto che aggiungere)…
    • …il voler spacciare per “diritto del cittadino” il poter interloquire con la Pubblica Amministrazione tramite la Rete, quando ciò si trasforma nella possibilità per la Pubblica Amministrazione di notificargli atti esclusivamente tramite internet “un po di dubbi” li genera…

    ma già autorevoli amici hanno commentato il tema in diverse occasioni.

    In generale, l’amara impressione è che invece di digitalizzare la PA si stia tentando di analogizzare l’IT. Ossia, che molte delle norme introdotte tendano a riprodurre – attraverso i supporti informatici – le dinamiche proprie della carta (non sia mai che si re ingegnerizzino i processi piuttosto che automatizzarli).

    Quella che invece vorrei fare adesso è una considerazione di metodo.

    La versione originale del CAD (non voglio parlare di “vecchio” CAD perchè questo non è un “nuovo” CAD ma un insieme di modifiche al vecchio testo) fu il risultato di una concertazione tra le diverse parti ed i numerosi attori coinvolti. Fu, nel bene e nel male, l’esito di un lavoro complesso e – in buona parte – partecipato. Quello attuale è invece un documento che – persino nella sua stessa forma – contraddice sè stesso.

    Al suo interno si parla di trasparenza della PA, quando anche solo trovare il testo passato dal Consiglio dei Ministri è un’opera titanica, visto che sui siti istituzionali è presente soltanto una laconica ed autocelebrativa presentazione in powerpoint. Alla faccia della trasparenza, nessuno si è preoccupato di distribuire il testo in rete, figuriamoci chiedere anche solo un parere ai diversi attori che – a costo zero e per puro spirito di collaborazione – avrebbero potuto fornirlo. Un testo partorito nelle “segrete stanze” di Palazzo Vidoni, alla faccia dell’open government o delle balle del government 2.0, dei quali tanto si parla (e si parla soltanto) nei convegni internazionali.  Convegni buoni, sospetto, esclusivamente per far fare belle visite turistiche alle nutrite delegazioni dei diversi paesi coinvolti. Al suo interno di parla di diritti digitali riducendoli a quattro chiacchiere e senza approfittare dell’occasione – dell’ennesima occasione perduta – per sviluppare davvero un discorso serio sul tema fondamentale dei diritti digitali (quali sono? In che misura sono diritti reali e non si limitano ad essere delle affermazioni di principio? Come possono essere garantiti, o difesi?).

    Il nuovo CAD mette una serie di pezze (in alcuni casi peggiori dei buchi che vanno a coprire) al vecchio testo. Senza preoccuparsi minimamente di cogliere l’occasione per definire i principi culturali delle tematiche che affronta. Senza cogliere l’occasione per affrontare i problemi reali che sono sottesi alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione . Proponendo una riforma a costo zero e spacciandola per innovazione rivoluzionaria. Quando già Shumpeter - oltre cinquant’anni fa – ci ha insegnato che non può esistere innovazione a costo zero e che qualsiasi innovazione, inizialmente, richiede un investimento.

    Quella di un nuovo CAD, insomma, avrebbe potuto essere una occasione per riflettere davvero sul ruolo e sugli impatti dell’Information & Communication Technlogy sulla Pubblica Amministrazione, tanto dal punto di vista dei processi quanto, soprattutto, dal punto di vista dell’impatto culturale e sociale che la rete ha sulla PA.

    Il rischio, ora, è quello che – nella discussione che si spera si sviluppi – non si riesca comunque che a modificare marginalmente i contenuti di un impianto già dato. Insomma, come mettere delle pezze alle pezze. Ottenendo il vestito di un Arlecchino che farà tutt’altro che ridere i cittadini italiani.

    Considerazioni Sparse, Incontri , , , , , , ,