Archivio

Posts Tagged ‘Media’

Su EPolis parlo di Wireless…

1 maggio 2007

Su ePolis di domenica (è uscito mentre tutti eravamo di ritorno da Zena!) ho parlato di Wifi e di WiMax. Il tema è sempre lo stesso, contestualizzare la tematica globale in un contesto locale (Roma, nel mio caso), il tutto cercando di far capire la cosa a chi – potenzialmente – di queste tematiche non ne capisce un acca. E, ovviamente, provando a mantenere anche l’interesse di chi ne capisce!

Ci sono riuscito?

Technorati technorati tags: , , ,

Senza categoria , , ,

Su EPolis parlo di Web 2.0…

16 aprile 2007

Da questa settimana il Diario di Navigazione diventa quindicinale.
Dalla scorsa domenica, infatti, ho iniziato una rubrica che verrà pubblicata sui quotidiani del gruppo Gruppo EPolis, dedicata alle tematiche connesse ad Internet ed alla Globalizzazione. La rubrica si alternerà, nei miei sabato pomeriggio, alla redazione del Diario.

Il titolo della rubrica è “Glocal” (originale, eh?), che non è una pillola contro il mal di testa ma un termine coniato alla fine del secolo scorso e nato dalla fusione di “Global” e “Local” (qualcuno ricorderà il motto “Think Global, Act Local“, nato dalla constatazione che nei fatti le strategie globali delle aziende non possono che declinarsi localmente per avere successo).

La scommessa è quella di analizzare gli impatti locali (appunto) delle nuove tecnologie, diffuse su scala globale.

Non potevo che iniziare parlando di Informazione e Web 2.0. La cosa divertente è che ci si deve rivolgere ad un pubblico tendenzialmente a digiuno della materia, e passare concetti comprensibili ed interessanti in 2.400 battute.

Che dite, questa volta ci sono riuscito? Naturalmente, mi piacerebbe avere da parte vostra spunti, suggerimenti e consigli sugli argomenti da trattare quindicinalmente sulla rubrica, i cui articoli saranno poi riportati qui il lunedì!

Scarica PDF: L’Informazione nell’era del Web 2.0

Technorati technorati tags: , , ,

Senza categoria , ,

A Radio Imago parlo di giornalismi

20 marzo 2007

radioimago.jpgNei giorni scorsi sono stato invitato da Antonio Pavolini alla trasmissione che conduce assieme alla simpatica Daniela Apollonio: Proxy Bar, su Radio Imago. Ho scoperto una realtà fatta da persone appassionate, entusiaste e competenti. Una Web Radio “nuova” in tutti i sensi, che fa molte cose interessanti e spero sia destinata ad un grande futuro.


Radio Imago è un tentativo di radio culturale, di quelle che non trovano posto nei canali mainstream ma che possono trovare nel Web un canale di distribuzione ideale, sempre ovviamente che gli sponsor se ne accorgano.


Sono stato intervistato sul tema dei rapporti tra stampa ed internet. Doveva intervenire anche Antonio Sofi, ma per problemi tecnici mi ha lasciato solo. Risentendo stralci dell’intervista, ho l’impressione di esser stato un po’ più “talebano” di quanto non sia in realtà, ma sottoscrivo…


L’intervista, per chi fosse così masochista da volerla ascoltare, è naturalmente disponibile on-line


Technorati technorati tags: , , , ,

Senza categoria

Su TelePA parlo di blog…

27 gennaio 2007

telepa.jpgLa brava Alessandra Flora ha avuto il coraggio di intervistarmi per TelePA. Il tema centrale è stato quello del rapporto tra Pubblica Amministrazione e nuove tecnologie di comunicazione. In sostanza: come cambiano i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino con l’avvento delle nuove tecnologie, dei blog, del Web 2.0? A brevissimo, un post sull’argomento. Per il momento, l’intervista è qui

Detto in giro ,

A Natale regali in Vista! :-)

28 dicembre 2006

vista.gifNon capisco molto l’ondata di sdegno che si è sollevata in relazione all’iniziativa di Microsoft di regalare ai blogger più …”in Vista” (scusate, ma non potevo farne a meno) un portatile completo del nuovo sostema operativo. Qualcuno parla addirittura di “scandalo” e la cosa, secondo me, fa davvero sorridere.

Fa sorridere perchè esprime tutta la (costruita?) ingenuità di alcuni blogger – o di alcuni loro lettori, visto il tono di certi commenti – di fronte all’evoluzione di un fenomeno come quello dei blog che, per quanto parta “dal basso“, per quanto sia “orizzontale“, per quanto sia nuovo, non può che andare ad arricchire la costellazione dei media e, lasciatemelo dire, dei mezzi di comunicazione di massa.

Eh si, perchè siapure in modo particolare, quella della blogosfera è una realtà che in qualche modo arricchisce il sistema dei mezzi di comunicazione di massa. Certo, con le sue particolarità (non irrilevanti) e delle novità assolutamente di rilevo.

Ma quando un blog come quello di Luca Conti (che in questo post parla dell’argomento Microsoft) comincia ad avere un numero di lettori paragonabile a quello di un piccolo quotidiano, non c’è da stupirsi se assuma il rilievo di un piccolo quotidiano. E non c’è da stupirsi se il suo estensore riceva le stesse attenzioni riservate ad un Direttore Responsabile.

L’iniziativa di Microsoft non fa altro che confermare che il fenomeno dei blog ormai sta assumedo una rilevanza che supera la platea dei “geek”, e che alcuni blog influenzano i lettori in maniera rilevante. Il che poi spiega l’attenzione a questo strumento da parte delle aziende.

Quanto allo “scandalo” ed al rischio di “tradire la fiducia dei lettori“, nutro la convinzione che i lettori (di giornali, come di blog) siano spesso più intelligenti di quanto chi fa simili osservazioni possa essere portato a pensare…

I blogger, insomma, stanno diventando opinion maker …come i calciatori; la parabola sarà compiuta quando si fidanzeranno con le veline?

Considerazioni Sparse , ,

…Internet è morta? Evviva internet!

19 dicembre 2006

penna.gifForse lo sbaglio lo abbiamo fatto quando abbiamo cominciato a scriverlo con la “I” maiuscola (anzi, quando – in inglese – si è cominciato ad anteporvi il “The“). Di che parlo? di Internet, naturalmente. Anzi, di internet. Con la minuscola.


Il differenziare Internet da internet è servito, inizialmente, a distinguere un termine tecnico da un fenomeno mediale, che ha poi fatto guadagnare sul campo ad Internet (con la maiuscola) pure l’onore dell’articolo, trasformando una rete nella Rete, anzi, ne “La Rete”. E da lì sono forse cominciati i guai…


Eh si, perchè uno strumento di comunicazione è diventato un mezzo, anzi, un medium. Anzi, “Il” medium per eccellenza di questi ultimi anni. Nessuno si sognerebbe di scrivere di “aver comprato il Giornale“, ma a tutti pare normale scrivere “mi son collegato ad Internet“.


Ma spesso, parlando di internet (e da questo momento in poi, vi giuro che maiuscola e minuscola saranno la stessa cosa), non ci rendiamo conto di affrontare il problema non decontestualizzando a sufficienza lo strumento tecnologico dal contesto mediale in cui è inserito. I giornali, ma anche le radio e le televisioni tanto in quanto semplici strumenti tecnologici che in virtù di mezzi di comunicazione di massa, stanno subendo un processo di ibridazione che è generato dalla convergenza e che genera convergenze in un vero e proprio circolo virtuoso. Il problema, quindi, non è tanto “vecchi media” o “nuovi media”, quando piuttosto “vecchio sistema dei media” o “nuovo sistema dei media”. Intendendo con ciò il contesto nel quale i singoli media si muovono e nel quale interagiscono generando modelli di ibridazione, appunto, prima sconosciuti.


Il punto non è tanto che c’è Internet e poi/a fianco/prima ci sono i giornali, quanto piuttosto che i giornali (e gli altri media in generale) stanno cambiando con internet e con le reti. Cambiano in quando cambiano le value chain ad essi connesse, cambiano i sistemi di acquisizione, gestione, erogazione e fruizione dell’informazione, cambiano in quanto cambia l’utenza.


Un esempio? Presto detto. Mario Tedeschini Lalli in un suo vecchio post da me ripreso qualche tempo fa (per questo lo ricordavo, Mario! :-) ) evidenzia come, tra le altre cose, sia sempre minore il numero di persone che per informarsi usa un solo medium (il 10% in Italia, il 2% in Germania). Questo vuol dire che il futuro dell’informazione non può che essere di tipo cross channel, in un contesto in cui è inevitabile che si generino modelli di comunicazione innovativi. Questo non vuol dire la morte del giornale, ma di certo ciò implica un profondo ripensamento della sua natura, da valutare in un contesto che non è più lo stesso non di cento anni fa, ma di dieci anni fa.


Oggi parliamo di Internet – gli utenti finali parlano di internet – (intendendo impropriamente con ciò il web e tutta una serie di fenomeni ad esso correlati, come i blog), ma non credo che tra qualche anno si parlerà ancora con tale foga di Internet, almeno non più di quanto non si parli oggi di VHF quando si pensa alla TV (il “qualche” è un auspicio, ovviamente). In altri termini, oggi la commistrione tra strumento e mezzo, tra internet ed il web, tra comunicazione e tecnologia ritengo defocalizzi un po’ la questione.


Non posso che concordare con Antonio Sofi, quando definisce “conclusive” le osservazioni che Mario Tedeschini Lalli fa nel suo ultimo post, dal provocatorio titolo “E se scoprissimo che internet non esiste?“. Il dibattito sulla natura dei “nuovi” media (che, come da auspici, è davvero continuato on-line a partire dalla manifestazione PiùBlog di un paio di settimane fa) trova una felice conclusione nell’osservazione di Lalli, che sostiene che l’insistere sulla distinzione tra vecchi e nuovi media non può che portare “all’autoghettizzazione reciproca, di chi non si rende conto di star giocando in realtà la stessa partita, sullo stesso campo da gioco, davanti allo stesso pubblico“.


Il gioco è lo stesso. Senz’altro stanno cambiando le regole.


Incontri

Il re è nudo, e io sono commosso!

13 dicembre 2006

piublog.jpgDomenica son stato invitato a partecipare alla sessione pomeridiana di un interessante convegno sul tema dei blog, ospitato dalla manifestazione Più Libri Più Liberi e organizzato da Marina Bellini di PiùBlog. A coordinare la sessione pomeridiana, alla quale ho preso parte, un impareggiabile Antonio Sofi; tra gli altri relatori Mauro Lupi, Antonio Paolini, Bruno Pellegrini.


Molte, e interessanti, le cose dette.
Ma mi ha stupito il modo in cui ho rubato prima un applauso alla platea e poi l’onore di venire citato in un colpo solo in ben tre blog di persone che stimo (in particolare, ha aperto le danze Mauro Lupi, affiancato da Carlo Felice e da Antonio Sofi). A meritare tanta attenzione un mio sfogo, nel momento in cui la povera Giulia Blasi – alla quale ho strappato letteralmente il microfono dalle mani, e me ne scuso! (sono un cafone!) – ha citato il termine “nuovi media” riferendosi ad Internet.


Mi sono chiesto, un po’ esasperato (ma l’esasperazione non era rivolta all’incolpevole Giulia, ci tengo a sottolinearlo!), quando la finiremo di definire Internet un “nuovo media”, visto che ormai ha da tempo superato la maggiore età! Anche perchè sono convinto del fatto che finchè considereremo Internet un nuovo media, faremo in modo che il mondo (e non solo quello dei media) continui a trattarlo come qualcosa di nuovo, e quindi sconosciuto, e quindi forse interessante ma forse pericoloso. Ed in sostanza continui a non comprenderlo appieno, nelle sue potenzialità e nelle sue sfumature.


Concordo in pieno con l’opinione di Mauro Lupi, che conclude il suo post dicendomi “Caro Epifani, mi sa che per alcuni internet rimarrà ‘new’ per sempre“, e lo dimostra un mio post di qualche giorno fa (Mauro, sempre del CNIPA si parlava, ahimè!). Ma penso che l’applauso e l’attenzione, in fondo, me li sia meritati per aver detto che il Re è nudo, ossia per aver detto una ovvietà.


A Mauro, Antonio, Carlo il prolema è ben noto. Ed è ben noto anche a quelli che hanno applaudito alla mia osservazione. Internet è ben lungi dall’essere una novità. Solo che spesso ce ne dimentichiamo, o per lo meno non diamo alla cosa il giusto peso. Internet non è più una novità, ma facciamo fatica (la Società – con la S maiuscola – fa fatica) ad interiorizzare questo fatto. Continuamo a voler considerare la Rete come qualcosa di nuovo, e non ci rendiamo conto che nuova, internet, non lo è più.


Ma il problema, in fondo, è più complesso. La Rete delle reti non è più qualcosa di nuovo, ma lo è ancora ai nostri occhi. E se non lo è ai nostri di occhi, che di internet ci occupiamo da qualche anno, lo è agli occhi della maggior parte dei suoi utenti, delle aziende, delle istituzioni.


Qualcuno mi ha accusato, per aver detto questo, di essere un qualunquista. Ebbene, se prendere atto di come internet sia ancora una realtà sconosciuta ai più vuol dire essere qualunquisti, allora non ho difficoltà ad ammettere di esserlo. Anzi, me ne vanto.


Ma ciòimplica un problema più profondo. Il problema – cui ho fatto un breve cenno nel convegno – di una società a due velocità. Una società fatta di persone che usano le reti consapevolmente e una società fatta di persone che le reti, pur usandole, le usano funzionalmente, senza comprenderne davvero gli impatti sul lavoro, sui processi aziendali, sulla vita delle organizzazioni e delle persone.


E finchè queste persone sono gli “utenti finali” poco male (forse, ma non ne sono così sicuro). Ma quando queste persone, come spesso accade nel nostro paese, appartengono alle istituzioni ed a quella “elite culturale” che dovrebbe guidare la società nella costruzione del sentire comune, allora il problema diviene decisamente più preoccupante.


Troppe volte ho sentito dire che per combattere il digital divide dovremo aspettare il “ricambio generazionale“. Al di là del fatto che in quella che si sta trasfromando in una società di ultraottuagenari il ricambio generazionale temo (o spero, nonno!) che tarderà a verificarsi, il vero problema sta nel fatto che non basta “fare largo ai giovani” (citazione da Fantozzi). I giovani vanno formati.


E questo ruolo non può che essere ricoperto da un sistema formativo efficace. Sarà il nostro sistema scolastico in grado di mettere i nostri ragazzi nelle condizioni di competere con quelli formati in altri, più dinamici Paesi?


Per fortuna sono quasi le due di notte… troppo tardi per dare una risposta…


.s.e.

Incontri

Italia e Media: siamo pronti all’innovazione?

7 novembre 2006

Mario Tedeschini Lalli, nel suo blog Giornalismo D’altri, ci racconta come negli Stati Uniti molti quotidiani stiano letteralmente rivoluzionando le redazioni ed i processi operativi che esse sottendono. Parla – ed a ragione – di una vera e propria “rivoluzione”, che ha portato (ad esempio) un’azienda del calibro della Garnet (USAToday, tanto per fare un nome) ad operare in base ad un concetto di “audience aggregation” e di “information center”. In sostanza, nel modello organizzativo proposto da Craig Dubow (DG di Garnet) non esistono più le “redazioni di canale” (economia, sport, ecc…) dedicate a medium specifici, ma dei nuclei di elaborazione dell’informazione, che operano contestualmente per i diversi media (cartaceo, internet, pda, ecc…) in un’ottica completamente cross channel.


Un’ottima descrizione dei motivi che hanno spinto alla scelta di tale modello è riportata nel sito di PointerOnLine: “The Information Center works by focusing on gathering news and information in multiple media for rapid digital dissemination rather than solely building a newspaper every day. The key is redeploying our resources to gather, process and publish news and information on a multitude of platforms focused on community needs and involvement“.


Un’innovazione radicale non soltanto nel modo di realizzare un giornale, ma anche nel modo di concepirlo, rispetto al ruolo del lettore e di ciò che da esso il lettore può e deve pretendere. Un approccio che vede la realtà editoriale divenire un punto di riferimento che va al di là della dimensione “quotidiana” del giornale, ma che diviene uno strumento pensato per seguire ed assistere quello che non è più un semplice “lettore”, ma si trasforma in “utente” di un servizio di information delivery. Servizio concepito per seguire l’utente nel corso della sua giornata. Senz’altro la mattina in edicola, ma anche e soprattutto durante il giorno, utilizzando i diversi strumenti che contribuiscono a costituire quello che potremmo definire l’ecosistema mediale dell’utente.


Ma tutto ciò, che impatto potrebbe avere nel nostro paese?
Quello che ho qui definito “Ecosistema Mediale” dalle nostre parti preferiamo chiamarlo “dieta mediale”, e come spiega Massimo Mantellini su Punto Informatico, ce ne parla il sesto Rapporto Censis sulla comunicazione. Una dieta abbastanza povera di sostanza nutritiva. Infatti secondo il Censis, che esprime il concetto in maniera più edulcorata della mia, più che di dieta mediale in Italia dovremmo parlare di vera e propria anoressia mediale, viste le tristi condizioni dei lettori nostrani.


Al di là della infima attitudine alla lettura di giornali, infatti, l’Italia spicca agli ultimi posti anche in termini di varietà di strumenti attraverso i quali il lettore si “nutre” di informazioni. Tanto per dare una idea: in Italia coloro i quali usano un solo mezzo di informazione sono il 10% della popolazione, contro il 2% dell’Inghilterra ed il 4% della Germania.


In questo contesto, nel nostro paese viene difficile pensare all’attuabilità di un approccio come quello che stanno seguendo alcune tra le più importanti testate giornalistiche statunitensi o anglosassoni, come il New York Times o il Daily Telegraph. Ma viene anche difficile pensare ad un’Italia che – anche soltanto rispetto alle modalità di accesso e fuizione del sistema dei media – riesca a stare al passo con gli altri paesi industrializzati.


Mentre in altri contesti si discute delle opportunità offerte da nuovi modelli organizzativi dei sistemi editoriali e di come stia cambiando il sistema dei media, dalle nostre parti l’attenzione è concentrata sulle liti tra Sgarbi e la Mussolini.


L’innovazione non ha esattamente terreno fertile, in queste condizioni…


Considerazioni Sparse ,