Il blog di Stefano Epifani
Appunti su Web, Tecnologia, Società...

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Meme

29 giu 2008, by

Sintomi…

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18 dic 2007, by

Zeitgeist

Sembra che Beppe Grillo – dopo una brutta esperienza su badoo – abbia deciso di passare a Myspace, continuando a caricare i suoi video su YouTube. Indiscrezioni riferiscono che nel suo prossimo spettacolo parlerà sicuramente della situazione dell’Alitalia, asserendo che neanche una vincita al superenalotto potrebbe salvarla! Nel frattempo, l’agenzia delle entrate indaga sui redditi del comico genovese per una supposta irregolarità nei rapporti con l’INPS, mentre lui in segno di protesta boicotta il derby milan-inter.


Google, Tiè! :-)


PS: in odor di meme …altre versioni?


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Vi capita mai di dire, leggendo i feed: “porca miseria, ‘sta cosa l’avrei voluta scrivere io!”?.
Bhè, a me è successo oggi, leggendo il post di Gigi


Ed è quindi con un filo di malinconia che aderisco – volentieri come rare volte – al suo meme


Lo faccio ripensando non soltanto a “cose” software, hardware e programmi. Ma anche a situazioni, emozioni, persone ormai lontane nella memoria, che mi ricordano quando l’informatica andava avanti con il cacciavite…
Mi ricordano un’informatica diversa, senz’altro meno scenografica, decisamente più artigianale. Un’informatica in cui si metteva mano ai computer con il saldatore. Ora, invece, si butta e sostituisce. Un’informatica in cui non esisteva il concetto del “non si può fare” perché il modo, alla fine, si trovava sempre. Magari a martellate. Un’informatica in cui i programmi non si scaricavano da eMule, ma si andava “dal pirata”.
E come scordare quell’aria da cospiratori quando si aveva per le mani l’ultima versione – ovviamente e rigorosamente pirata – dell’ennesimo software che avremmo istallato solo ed esclusivamente per il gusto di averlo, perché mai lo avremmo utilizzato davvero? Come scordare le nottate passate a fare il rendering di una immagine in 650*512 per poi accorgersi di aver messo male una luce?
Come scordare l’emozione del primo adattatore telematico, magari autoassemblato, o il primo accoppiatore acustico? E come dimenticare l’emozione di guardare le spie del modem accendersi per la prima chiamata ricevuta dopo aver montato la propria BBS?
Cose indimenticabili. Come indimenticabili sono il ricordo del collegamento alle BBS americane a spese della SIP, il gusto dei collegamenti attraverso il blueboxing, le sessioni in X.25, con le NUI e le NUA diffuse come i segreti di pulcinella (K58V9M vi dice qualcosa?). E gli amici – molti dei quali ormai persi nei meandri della rete – con i quali si usciva per una pizza e per parlare di cose astruse come Fidonet (piuttosto, amici di AMP, che fine avete fatto?).
E poi venne il tempo del GCN, di Internet, degli incontri del NIR – veri e propri Barcamp, ma fatti dieci anni fa (Maurizio ti ricordi, vero?).
E poi tutto cominciò a cambiare, perse “poesia”, guadagnò in diffusione ma divenne senz’altro meno divertente, per un lungo oblio paradossalmente iniziato con il Web e la maledetta “new economy” e finito – fortunatamente – con l’avvento di quella che Sergio chiama la parte abitata della Rete…
È stata una vera fortuna, vivere tutto questo, perché sono essendo entrati nel nostro mondo da un mondo diverso possiamo capire davvero cosa abbiamo guadagnato, e cosa abbiamo perso…


Grazie Gigi…


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crittografia.jpgCome sa chi legge da un po’ di tempo questo blog, non ho in gran simpatia i sistemi e le scorciatoie per scalare le classifiche conquistando link più o meno (imm)meritatamente. Tuttavia ho sempre considerato i meme come qualcosa di intrinsecamente positivo. Positivo e sociologicamente interessante, peraltro. Infatti la logica alla base del meme è notevole: si tratta di un ottimo sistema per “generare” contenuti su temi anche complessi, consentendo confronti e verifiche incrociate e – nella migliore delle ipotesi – concludendosi con un’analisi condivisa. Quasi una Delphi un po’ semplificata, per certi versi.


Poi ho letto questo post di Giovy che – essendo uno che stimo – mi ha fatto riflettere. I meme sono degli strumenti utili per generare sapere su di un tema oppure delle scorciatoie per scalare le classifiche di Technorati e compagnia cantante? Giovy protende per la seconda ipotesi. Immediatamente, un’altra persona che leggo e che stimo – Gaspar Torriero – in maniera netta e bruciante (ma simpatica come al solito) gli da torto.
Per cercare di sciogliere il nodo sui meme ho quindi fatto una piccola prova (Vob Qjddpmb Qspwb). Ho scritto un messaggio dai contenuti decisamente insignificanti lanciandolo come un vero e proprio meme.


Il testo del messaggio era il seguente:



Se Giovy avesse ragione, questo meme dovrebbe generare moltissimi link come se avesse senso. o no Gaspar? …chissà che ne pensano:”


e giù una lista di link in vero stile meme


Piccolo particolare: il testo del messaggio era “criptato” con un semplicissimo algoritmo ottenuto traslando ogni lettera di una posizione, così che “ciao” apparisse “djbp“.


Cosa è successo? Alcune cose molto divertenti



  • Primo risultato: questo post è stato il più commentato del mio Blog (cosa che non so se deve farmi contento…)
  • Secondo risultato: alcuni amici blogger hanno ripreso il meme, con il risultato di riempire gli aggregatori ed i feed reader di messaggi un po’ “strani“.

Ma cos’è che ha scatenato il putiferio di commenti sul mio e di post sugli altri blog? Non certo il contenuto del messaggio, quanto la sua forma. Se avessi scritto il messaggio in chiaro, nessuno avrebbe risposto al meme. Riprova ne sia il fatto che praticamente nessuno ha risposto al meme riprendendo l’argomento del meme stesso, ma pressochè tutti hanno commentato la boutade della scrittura trasposta.


Qual’è la lezione? Semplice (e scontata): il meme, per funzionare, deve avere un elemento di interesse. Questo elemento può essere la forma, come nel mio caso, o il contenuto, come nella maggior parte dei casi. Se ripubblicassi oggi un meme “crittografico” non riceverei nemmeno una risposta, avendo rapidamente (e fortunatamente) esaurito l’effetto novità. D’altro canto, il meme può generare Post se l’opinione in risposta è forte e netta e di conseguenza il blogger che risponde la vuole ospitare sulle sue pagine; oppure semplici commenti al post originale, quando la questione non è di particolare interesse…


La mia conclusione, quindi, è che anche se Giovy avesse ragione, i meme sarebbero comunque una cosa utile. Mi spiego meglio: dal momento in cui il meme è seguito perchè solleva un interesse condiviso con chi vi risponde, poco importa se chi lo promuove ne ottiene un vantaggio. Anzi: è giusto e corretto che chi lo promuove ne ottenga un vantaggio, soprattutto se poi costui si carica dell’onere di trarre delle conclusioni che facciano tesoro dei diversi interventi dei partecipanti al meme.


Tra i commenti al mio post, cito quello di Davide, che dice:



“Ma il meme non è un tormentone? Quindi che io sappia non è chi lo lancia che deve stabilire se una cosa è un meme o meno ma è ciò che gravita attorno ad esso che se “impazzirà” per qualcosa lo farà diventare un meme, ovvero un tormentone.
E’ come nelle canzoni alla radio: quella che viene lanciata è la canzone, poi se piace al pubblico verrà mandata in onda tante di quelle volte che diventerà un tormentone”


In teoria è così, ma nella pratica è invalso l’uso di “lanciare un meme” inserendo nel post l’invito diretto ai propri amici e contatti (ovviamente autoreferenziali), sollecitandone l’intervento. Quindi, Davide, dividerei i meme in due grandi categorie:



  • quelli naturali, che cioè si diffondono per l’interesse che sollecitano, indipendentemente dalla presenza al loro interno di “chiamate alle armi”;
  • quelli indotti, che sono innescati in genere da un listone di indirizzi in coda al post. Non credo che questo secondo tipo di approccio sia negativo in assoluto. Mi sembra invece un simpatico ed efficace modo di chiamare a raccolta i propri contatti, per sapere cosa ne pensano su di un argomento.

Per concludere, saluto i coraggiosi che hanno scritto in uno strano linguaggio dei post nei loro blog, come Catepol – sempre simpatica, Camu – che è un po’ critico ma ho il sospetto che non abbia seguito “all’indietro” il discorso, perdendone così parte del senso (ma se sbaglio corregimi!), Luigi, Tambu, Estroversa (che mi fa arrossire), Andrea, Vittorio (che ritiene che il mio meme sia “potenzialmente devastante” …è positivo, vero? :-) ), Davide, JokerRulez, Gabriele, e quelli che ancora non ho notato…


Certo, però, anche soltanto per principio, varrebbe davvero la pena di lanciare un “metamemesull’utilità dei meme


Luca, Matteo, Samuele, Vittorio, Maurizio, Andrea, Gaspar, Davide, Mau, Mavero, Napolux, Marco, Plamasco, Tony, Antonio, Davidonzo, Catepol, Placida, Estroversa, Luigi, Luciano, Giovy, Fullo, Federico, Lele, Stefano, Cristian, Tambu, Antonio, Maurizio, Svaroschi, Giorgio, Francesco, Vito, Senzastile, Axell, Luca, Valentino, Nicola, Antonio, Camu


che ne dite?


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crittografia.jpgTf Hjpwz bwfttf sbhjpof, rvftup nfnf epwsfccf hfofsbsf npmujttjnj mjol dpnf tf bwfttf tfotp. p op Hbtqbs? ;-)

…dilttb dif of qfotbop:

Luca, Matteo, Samuele, Vittorio, Maurizio, Andrea, Gaspar, Davide, Mau, Mavero, Napolux, Marco, Plamasco, Tony, Antonio, Davidonzo, Catepol, Placida, Estroversa, Luigi, Luciano, Giovy, Fullo, Federico, Lele, Stefano, Cristian, Tambu, Antonio, Maurizio, Svaroschi, Giorgio, Francesco, Vito, Senzastile, Axell, Luca, Valentino, Nicola, Antonio e Camu.

(…no, non sono impazzito! :-) )

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gruppo.jpgLo ammetto. Ho saltato un paio di Meme. Ma non posso ignorare anche quello di Davide. Un po’ perchè gli ho praticamente strappato dalle mani un piatto di pasta durante l’ultimo BarCamp romano e mi sento colpevole, un po’ perchè l’argomento è più stuzzicante di quanto non sembri ad una prima lettura.

Davide si domanda: perchè leggere un blog? E qualcuno – in maniera decisamente impeccabile – risponde: “perchè no?” (a Roma si direbbe: “mettece ‘na pezza…“).

Eppure penso ci sia altro. E penso che quest’altro finisca per inficiare il senso stesso della domanda. Penso infatti che i blog non si leggano. Si partecipino. Proprio pochi giorni fa ho scritto che i blog sono conversazioni. Ed alle conversazioni, infatti, si partecipa. Quindi, più che leggere i blog, io partecipo ai blog. E lo faccio con un approccio totalmente diverso da quello che ho quando leggo un libro o un articolo su una rivista cartacea piuttosto che su un portale. E’ la concezione stessa del blog che mi porta ad avere un approccio diverso rispetto al modello di fruizione del contenuto che ho di fronte. Non è tanto la disponibilità di strumenti di feedback, che possono esserci anche su un portale; quanto piuttosto la consapevolezza del fatto che un blogger il feedback se lo aspetta. Lo vuole esplicitamente. Si mette in discussione.

E lo fa attraverso un processo di knowledge generation dalle caratteristiche assolutamente interessanti. Tanto difficile è convincere gli individui a condividere conoscenza con un approccio orientato alle community, quanto semplice è spingerli a farlo con un approccio orientato alla rete
(delle differenze tra comunità e rete ne ho parlato qui, ma non riprendo il discorso, sennò finisco fuori tema ed addio meme). I blog sono strumenti di generazione di conoscenza; conoscenza che nasce da quel confronto costruttivo che è parte integrante del processo di sviluppo e di crescita – personale e professionale – dei knowledge worker. Certo, questo è valido per alcuni blog. Ma il concetto può essere esteso a tutti i blog assumendo il fatto che comunque chi scrive un blog intrinsecamente si mette in discussione. Anche quando racconta la sua giornata di shopping.

Tornando alla domanda, quindi, penso che il modo più corretto di porla sia “perchè partecipo ai blog?“. Leggerli, è un’altra cosa…
Ma l’ultima parola, all’autore del meme



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