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Posts Tagged ‘Net Neutrality’

Il costo della Net Neutrality

23 gennaio 2010

Continua la mia collaborazione con la rubrica Non Solo Cyber dell”Espresso.  Questa volta ho pubblicato una breve riflessione sul tema della Net Neutrality, sulla quale – come di consueto – mi piacerebbe un vostro parere…

Net Neutrality, ossia il principio secondo il quale una rete come Internet non dovrebbe poter discriminare il traffico che veicola in funzione di ciò che è contenuto nei dati trasferiti.

Come dire che in rete tutti i dati sono uguali. Ma, un po’ come nella Fattoria degli animali di orwelliana memoria,  nella realtà esiste la possibilità che qualche dato sia “più uguale degli altri”. In altri termini, è possibile che i gestori di una rete privilegino alcuni dati rispetto ad altri, in base ad elementi come la tipologia o il destinatario. È contro questa possibilità che si scagliano in molti, ritenendo che essa rappresenti un rischio per Internet, preconizzando – qualora il principio della net neutrality venisse meno – una sorta di internet a due velocità: da una parte l’autostrada dei dati a pagamento, e dall’altra una sconnessa carraia nella quale finirebbe tutto il resto.
Rischio effettivo o esagerazione ideologica? Di solito la realtà è nel mezzo, ma è difficile dirlo. Ciò che è certo è che su questo punto si è combattuta una parte importante della campagna elettorale di Barack Obama, che – mantenendo le promesse elettorali – lo scorso settembre ha fatto si che l’FCC rilasciasse le linee guida per garantire il principio di neutralità nelle reti di telecomunicazione.

In un’epoca dominata da codici Hadopi ed altre mostruosità giuridiche che tentano di gestire in modo vecchio il fenomeno sostanzialmente nuovo che è la rete,  questa notizia appare come una boccata d’aria fresca in una giornata torrida.
Eppure dietro l’accettazione di una net neutrality “ideologica”, che toglie alle società di telecomunicazione qualsiasi possibilità di distinguere (ancor prima che discriminare) i dati veicolati dai cavi che gestiscono, si nasconde un rischio. Il rischio è che il peso del diritto alla Net Neutrality cada tutto sulle spalle dei cittadini. Non poter distinguere il traffico, infatti, potrebbe voler dire dover garantire a tutti gli utenti una rete in grado di veicolare servizi che soltanto alcuni sono disposti a pagare. Eh si, perché non discriminare vuol dire anche dover mettere tutti, ma proprio tutti, nelle condizioni di poter ricevere ciò che solo alcuni vorranno ricevere. E questo comporta una aumento generalizzato dei costi di connessione.

Se quando l’AT&T parla di una decuplicazione delle tariffe probabilmente tenta di fare un po’ di terrorismo, è comunque inevitabile pensare ad aumenti generalizzati con percentuali a due zeri. C’è da dire che ciò avvicinerebbe i costi della connettività statunitense a quelli affrontati in Europa per un servizio decisamente peggiore. Ma c’è anche da dire che difficilmente la cosa sarà accolta calorosamente dagli utenti statunitensi.

Molto dipenderà da quale sarà il valore che i cittadini americani attribuiranno ad un principio la cui applicazione avrà una ricaduta diretta – molto poco ideologica e molto più prosaica –  sul loro portafogli.

Detto in giro , ,

Il Peer2Peer e due parole su Sarkozy

27 novembre 2007

Il mio contributo di questa settimana su ePolis riprende la brillante idea di Nicolas Sarkozy della quale si è parlato in questi giorni ma della quale, a mio giudizio, si sarebbe dovuto parlare molto di più, soprattutto sui media mainstream.

Nei giorni scorsi Nicolas Sarkozy ha annunciato un nuovo provvedimento antipirateria. A coloro i quali saranno colti a condividere file on-line, dopo alcuni avvertimenti verrà negato l’accesso ad Internet. Sul merito del provvedimento – a rigor di legge – si potrebbe anche pensare di discutere (ma, sia chiaro, discutere non vuol dire condividere o giustificare). È sul metodo che si prospetta una scenario piuttosto inquietante. Passi il fatto che l’applicabilità tecnica del provvedimento è tutta da verificare. Passi il fatto che c’è da chiedersi come si farà a tagliare la connessione ad un utente che accede ad internet da un computer il cui uso è condiviso (come accade nella maggior parte dei casi, soprattutto in famiglia). Passi il fatto che major e legislatori continuano a vedere nei sistemi di file sharing la causa dei mali del mercato discografico e non un sintomo della sua malattia. Ma è possibile far passare il principio per il quale qualcuno possa sistematicamente controllare il contenuto delle informazioni che mettiamo in rete, anche se il controllo è attuato per verificarne la liceità? È curioso come mentre ci si chiede quale sia il limite della privacy nei casi in cui sia a rischio la sicurezza propria o altrui, pochi abbiamo messo in discussione il fatto che si voglia superare tale limite per tutelare gli interessi commerciali di una lobby. Il cammino verso la Net Neutrality sarà lungo e difficile, con queste premesse.

Per approfondire il dibattito, vale la pena di leggere anche l’intervento di Federico e la risposta di Marco.

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Qualche considerazione sulla Net Neutrality

18 ottobre 2007

Stefano Quintarelli, sempre attento osservatore dei fatti della rete, rilancia il tema della Net Neutrality scatenando una interessante discussione. Discussione nella quale, però, temo ci sia un difetto di fondo: siamo tutti d’accordo. E naturalmente mi metto nel “siamo”. La Net Neutrality è una bella cosa, è giusta, è sacrosanta. In effetti chi potrebbe dire diversamente? Ma il rischio, quando si avviano discussioni in questo modo, è che si perdano di vista alcuni termini del problema. Dare per scontate le cose, in particolare, è quantomai rischioso, e non aiuta a ragionare. Ora, fermo restando il fatto che sono personalmente convinto che la neutralità della rete vada tutelata (come ho già scritto in altre occasioni), penso sia comunque opportuno porsi una domanda che magari apparirà impopolare:


Esiste un principio “a priori” per il quale la net neutrality debba essere garantita?


Dal punto dei vista dei carrier, no. Dal punto di vista dei fornitori di contenuti, forse. Dal punto di vista degli utenti: si (ma con riserva).



  • Il no dei carrier dipende dal fatto che essi hanno tutto l’interesse a creare dei “wallet garden” sullo stile delle Pay-TV (d’altro canto è una logica che capiscono e comprendono. Poco importa che internet sia un’altra cosa. Non lo capiscono e non lo capiranno mai). Non a caso sono i carrier i maggiori antagonisti della net neutrality;
  • Il forse dei fornitori di contenuti dipende dal fatto che in un contesto in cui la net neutrality non venisse garantita i grandi fornitori di contenuti – o in altri termini quelli che finirebbero nei wallet garden – sarebbero favoriti. Non a caso tra gli antagonisti della net neutrality ci sono anche i grandi fornitori di contenuti;
  • il si degli utenti è intuitivo. E non a caso i grandi sostenitori della net neutrality sono proprio gli utenti.

Un po’ meno immediata è la postilla “con riserva” attribuita agli utenti. Ormai lo abbiamo dimenticato, ma alcuni principi della net diversity erano un tempo tacitamente accettati. I sostenitori della Net Neutrality (noi) temono – tra le altre cose – il rischio di una internet a due velocità. Un esempio? Semplice: “chi paga di più ha diritto ad un accesso veloce, chi paga di meno deve essere disposto ad aspettare per ricevere le informazioni“. Il che vuol dire discriminare l’accesso all’informazione in funzione della capacità d’acquisto dell’utente che deve fruirne. Ma è ciò che di fatto in rete si fa da sempre. Paghi un accesso di qualità? Hai la banda garantita. Vuoi un acconto free? condividi la banda con altri 200 utenti. Non fa una piega. Di ciò non se ne parla (quasi) più perchè di fatto la banda nelle reti wired è una risorsa praticamente in eccesso. Non a caso il tema è tornato caldo con il caso di Vodafone, che basandosi su una rete wireless nella sostanza gestisce una risorsa limitata. Vodafone a questo aggiunge una informazione ingannevole (ed a mio giudizio vagamente truffaldina), parlando di tariffa flat quando la tariffa flat non lo è affatto.


Ma nella sostanza non è così scontato il fatto che Vodafone non debba poter creare un’offerta con tariffe aggressive valorizzando contenuti selezionati in funzione di un accordo commerciale con un suo partner. Perchè non dovrebbe farlo? sarà il mercato – in fondo – a determinare il successo o il fallimento dell’iniziativa. A tal proposito apro un’altra piccola parentesi: un conto è discriminare la fonte del traffico ed in funzione di ciò tariffarlo, altro conto è discriminare il traffico in base alla sua natura.


Ma il mercato a volte è ingiusto, e potrebbe portare in una direzione lontana dalla Net Neutrality.


E quindi torniamo a bomba: il punto non è se la net neutrality sia economicamente conveniente o meno (in tal caso, dipende dai punti di vista). Il punto non è se con i nuovi modelli di business, con l’economia dell’abbondanza, con le nuove modalità di veicolare informazione la Net Neutrality convenga o no.


Il punto è se debba essere considerata o meno un valore universale. Se la risposta è si, allora il problema è politico, se la risposta è no il problema è economico. Il resto, rischia di essere tempo perso, per come la vedo io…


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