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Posts Tagged ‘Second Life’

Fuga dalla realtà: supponiamo…

15 gennaio 2008

Supponiamo di essere tra vent’anni. E tra vent’anni (ma possiamo fare anche trenta, via!) elementi come potenza di calcolo dei computer e banda delle reti saranno aumentate in maniera più che significativa

Supponiamo che l’ambiente sia qualcosa di simile ad una evoluzione dell’attuale Second Life, ovviamente ormai totalmente immersivo grazie a questi o altri strumenti che ne rappresentino un logico sviluppo.

Supponiamo che gli odori possano essere riprodotti grazie a futuri sviluppo di queste ricerche (ed in vent’anni ne succedono, di cose…).

Supponiamo che il tatto non rappresenti un problema grazie ad evoluzioni degli attuali Data Glove, magari estesi a tutto il corpo.

Supponiamo infine di ricostruirci una casa confortevole, vicina alle case degli amici, ad un passo da mille emozioni (virtuali? in fondo non saremmo molto molto lontani da questo).

La domanda che mi (e vi) pongo è: ne usciremmo volentieri, per tornare magari a questo?

Mi piacerebbe sapere il parere vostro e di chi studia l’argomento

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Identità parallele e profili identitari

28 dicembre 2007

Catepol, riprendendo un post di David Armano, ci parla di sistemi sociali. Sistemi sociali che, nella loro visione, appaiono un po’ come sistemi solari, costitutiti dall’insieme dei canali disponibili (blog, twitter, facebook, ecc…). In questi sistemi sociali, afferma catepol, sta a noi “gestire quante e quali identità sociali multiple vogliamo e/o riusciamo a gestire“.


Concordo con gran parte del discorso, tranne che con quella nella quale si parla di identità sociali multiple. Quella delle identità sociali multiple è una teoria che ormai da qualche anno saltella e rimbalza in convegni e conferenze, ma che non mi ha mai trovato particolarmente convinto. Se è innegabile che l’utente sviluppi un processo di ricostruzione identitaria utilizzando strumenti come Second Life, è altrettanto evidente, penso, che di tale processo non si possa più parlare con tanta forza per quanto riguarda i social network come la blogosfera, twitter, facebook e via dicendo.


Quello che sta avvenendo con i social netowork, invece, è un processo di riaggregazione dei pattern identitari. I diversi strumenti dei quali disponiamo, infatti, non costituiscono degli elementi che ci permettono di sviluppare identità sociali multiple, ma sono sistemi attraverso i quali fornire diverse espressioni della propria identità. Diverse espressioni che – a differenza di quanto può avvenire con Second Life – costituiscono pennellate che complessivamente contribuiscono alla rappresentazione della propria identità (per inciso: non è un caso che chi utilizza strumenti come Second Life approdandovi dai social network, non sfrutti Second Life per “nascondersi dietro” identità fittizie, ma ricostruisca in Second Life avatar in tutto simili al proprio essere reale).


In altri termini, l’identità reale e quella virtuale, in un contesto in cui reale e virtuale sono sempre più sovrapposti, si trasformano in identità fisica ed indentità digitale, ma entrambe assolutamente reali. La sovrapposizione dei pattern identitari fa si che attraverso i diversi strumenti dei quali disponiamo si tenda ad enfatizzare dei tratti della propria personalità, con il risultato di trasferire un’impressione di sè potenzialmente parzialmente diversa da quella prevalente (con il risultato che qualcuno, incontrandomi, mi dice “ma lo sai che dal blog sembravi una persona seria?“) ma l’intento non è più quello di mascherare la propria identità, quanto piuttosto quello di esprimerla in forme diverse.


La pervasività delle reti sociali rende inevitabile tale fenomeno e fa si che – a meno di voler celare la propria identità – gli attori che compongono la rete usino i diversi strumenti a disposizione in termini associativi, e non dissociativi.


C’è da considerare, inoltre, che i social network rischiano addirittura di agire in direzione opposta a quanto ipotizzato da chi parla di identità sociali multiple. Essi infatti creano cortocircuiti tra le diverse identità e tra i diversi ruoli che si assumono in società, così che – ogni volta che qualcosa finisce in un social network – essa diventa parte integrante di una identità che va al di là dei ruoli. Ecco quindi che si cercano su Internet contenuti sviluppati da protagonisti dei fatti di cronaca, si viene licenziati perchè scoperti su Facebook a feste mentre ci si è dati malati a lavoro, e così via (il così via include l’esser pescati in questo stato dai propri studenti :-) ).


Per questo motivo piuttosto che di sistema solare parlerei di bolle identitarie, nelle quali i diversi strumenti servono ad enfatizzare diversi tratti della propria identità, come rappresentato nella figura a lato, che sviluppa quella realizzata da Armano cambiandone però l’impostazione concettuale.


E voi che ne pensate?


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Giornalisti o giornalai?

3 agosto 2007

Attraverso questo post del blog di Davide vengo a sapere del fatto che sul Corriere della Sera (non sto parlando dell’Eco di Paperopoli, quindi) un “Giornalista”, Guido Olimpio, ha scritto un pezzo dove si parla del terrorismo su Second Life. Il pezzo è “ispirato” (diciamo così) ad un articolo pubblicato su The Australian (alcuni mesi fa!), come documenta Davide, del quale non posso che condividere le considerazioni – compreso il titolo del Post. Ma alle sue considerazioni ne vorrei aggiungere qualcuna:



  • non posso non pensare alle recenti esternazioni dell’orbo Del Boca sulla differenza tra i giornali ed i blog. Caro Sig. Del Boca, guardi al pezzo del “giornalista” Guido Olimpio, e guardi al pezzo di Davide Casali: quale è più corretto? quale è più onesto? quale è scritto per fare sensazionalismo? quale per fare informazione?
  • mi chiedo in che mani siamo, visto che il “Giornalista” Guido Olimpio è considerato dalla Jamestown Foundation un “TERRORISM ANALYST“. Se queste sono le analisi, non riesco proprio ad immaginare le sintesi…
  • lo so, sono un ingenuo, ma non riesco a non irritarmi quando i “giornalisti” usano cose delle quali fondamentalmente non capiscono nulla per fare notizia, aumentando l’ignoranza collettiva su tematiche che invece richiederebbero maggiore attenzione;
  • non oso immaginare il monte di idiozie che vengono pubblicate su argomenti dei quali non capisco molto. Voglio dire: non trovo articolo che parla di tecnologia, comunicazione, marketing e quant’altro pubblicato su di una testata generalista che non sia pieno di errori o – nella migliore delle ipotesi – di inesattezze. Considerato che di diritto, medicina, fisica nucleare, architettura e via dicendo non ne capisco quasi nulla, quante sono le boiate che passo per buone e che salterebbero all’occhio di un medico, di un fisico, di un avvocato, di un architetto e via dicendo?

Credo che ai nostri “giornalisti” non sia chiara la differenza tra i Giornalisti (che dovrebbero essere quelli che fanno informazione) e giornalai (che sono quelli che vengono i giornali), con tutto il rispetto per questi ultimi…


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L’identità è comunicazione

31 luglio 2007

Anche a valle della lettura dei commenti a questo post (come spesso mi accade più interessanti del post stesso), ritengo possa essere utile continuare a speculare per un po’ sul tema della virtualità reale, o della “cultura della virtualità reale”, come l’ha definita Castells. Cultura che è nel contempo virtuale e reale. Virtuale in quanto elaborata in prima istanza per mezzo di processi di comunicazione virtuale ed elettronica. Reale (e non immaginaria) in quanto si tratta della realtà vera e materiale dell’esistenza individuale.


Opinione condivisa, quella di Castells, anche da Bolter e Grusin (per intenderci, gli autori di Remediation), secondo i quali gli individui costruiscono le loro identità collettive come una rete di collegamenti tra i tanti sé mediati ai quali Castells si riferisce come “cornice semantica” del vissuto soggettivo: “è un sistema in cui la stessa realtà (ossia, l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”.


L’identità è il risultato di processi di comunicazione. I processi di comunicazione si esplicano sempre più non attraverso la separazione (online vs offline, in presenza vs mediazione tecnologica) bensì attraverso una reciproca compenetrazione di reale e virtuale. Allo spazio fisico si sovrappone uno spazio elettronico di tipo simbolico, in cui si fa evidente come eventi comunicativi anche relativamente effimeri tendano a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista degli individui. Da tali eventi e relazioni, i soggetti traggono le risorse per definire “creativamente” il proprio essere.


Del resto, è evidente come sempre più spesso l’identità stessa vada concepita secondo una prospettiva centrata sulle relazioni, vale a dire sulle dinamiche di connessione.
Tenendo presente questo, è possibile comprendere insieme sia le aspettative che caratterizzano l’investimento comunicativo individuale, sia la complessità e l’aleatorietà delle relazioni sociali, nella costante ricerca di un equilibrio difficile da ottenere. Virtualizzare i legami sociali vuol dire realizzarli in forme diverse, affidarli a modelli di selettività nuovi ed inediti. E sono proprio i modelli di selettività, in ultima analisi, a contribuire alla definizione dell’identità sociale, autoalimentata proprio attraverso un processo di selezione più o meno consapevole attuata dal proprio sé reale, in maniera tale che rispecchi le istanze del corrispondente – o dei corrispondenti – sé virtuali


L’integrazione sempre più marcata tra la trama delle relazioni online (virtuali) e quelle offline (reali o fisiche) consente di ricomporre una frattura che a lungo ha diviso artificialmente i due mondi e segnala, al contempo, come il tema dell’identità negli ambienti mediati sia ancora tutto da definire…


UPDATE DEL 3/08: Di un tema vicino a questo si è parlato anche da queste parti!


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Con Di Pietro il mezzo è il messaggio; ma il messaggio?

12 luglio 2007

Penso sia significativo il fatto che di tutti i post che ho letto sinora sul tema della conferenza “virtuale” del nostro Ministro, nessuno fa cenno ai temi affrontati.


Molto si è detto sul come, sulle procedure di accreditamento, sull’efficienza dell’infrastruttura, sui (prevedibili) probemi tecnici collegati al carico, ma nessuno ha commentato le parole del ministro.


Credo sia un elemento da prendere in considerazione. Prevedibile, forse. ma comunque da valutare…


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Di Pietro, Ministro virtuale, in conferenza su Second Life

9 luglio 2007

Il Ministro Di Pietro non è nuovo all’uso delle nuove tecnologie, e questa volta ha organizzato una Conferenza Stampa su Second Life, con tanto di invito ed istruzioni per l’accreditamento:


GIOVEDI 12 LUGLIO ALLE ORE 17 su NEVER LAND,
L’ISOLA DI ITALIA DEI VALORI SU SECOND LIFE

CONFERENZA STAMPA DI ANTONIO DI PIETRO
MINISTRO PER LE INFRASTRUTTURE E PRESIDENTE DI ITALIA DEI VALORI
SUL TEMA: LA RETE TUTELA LA DEMOCRAZIA

La prima conferenza stampa di un politico italiano su Second Life, si discuterà della Rete come strumento di democrazia dal basso, di nuove tecnologie e del diritto all’informazione, di integrazione tra realtà virtuale e realtà reale, di obiettivi e modalità di relazione di Italia dei Valori attraverso Second Life. Per poter partecipare è necessario accreditarsi, fornendo il proprio nome e cognome, la testata, e il nome e cognome dell’Avatar utilizzato. Una volta accreditati saranno fornite le informazioni necessarie per collegarsi e raggiungere l’isola.

Che dire? Al di là del fatto che mi sono interrogato sul cosa ci faccia un Ministro della Repubblica Italiana su Second Life (non gli bastano gli impegni della First Life?) mi sono detto che se ‘sta cosa fosse nata oltreoceano avremmo detto “guarda là come sono avanti i loro politici, invece i nostri…“. Quindi ho sospeso il giudizio ed ho osservato che non siamo mai contenti…

Mi gioco il mio cent sul fatto che vedremo commenti all’iniziativa che spaziano da cose del tipo:
è l’ennesima trovata del Ministro Di Pietro per farsi pubblicità e far parlare di sè sfruttando l’ultima moda tecnologica” a letture come “un importante passo avanti dei nostri politici nel comprendere i fenomeni che li circondano e modernizzare la comunicazione con il cittadino”.

Io per il momento, in attesa di più illustri reazioni, mi chiedo solo se, visto che siamo su Second Life, non bastava l’indicazione del nome dell’Avatar (vedi parte in rosso del comunicato). ;-)


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Quando la prima non basta…

9 giugno 2007

Non so… ma proprio non riesce a convincermi la moda per la quale non c’è convegno, incontro, seminario, chiacchierata da bar, paturnia pubblica che non abbia un equivalente su Second Life. Come dire che se non sei su Second Life non sei. Punto e basta…
Capisco che per farsi riprendere dai media sia necessario seguire le mode e dimostrarsi innovativi, ma di questo passo si finirà sul giornale perchè si è fatto un convegno che non ha il suo equivalente virtuale su Second Life!


A volte è un po’ triste questa tecno-omologazione di massa


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