Archivio

Posts Tagged ‘Social Network’

Conoscenza e processi di interazione negli strumenti di Social Networking: una proposta di classificazione

4 giugno 2009

Mercoledì scorso stato stato ospite di Bruno Mazzara nel suo corso di Costruzione della Conoscenza nelle Relazioni di Rete. E’ stata una buona occasione per tentare una sistematizzazione del panorama dei Social Network e dei Social Network Site esistenti.

Un’attività alla quale – tra il serio ed il faceto -  si stanno dedicando  in molti, ma che in funzione del fatto che il tema è molto fluido e che i processi vengono descritti mentre sono in corso (il che non facilita di certo le cose) ancora non ha trovato, nè credo troverà mai, una sistematizzazione definitiva.

Quella che segue non è quindi una pretenziosa quanto (forse) inutile tassonomia dei social network, quanto piuttosto un semplice tentativo di rappresentarne le caratteristiche in maniera tale da permettere un loro inserimento in un quadro di contesto complessivo e, per quanto possibile, organizzato. Tentativo iniziato un paio di settimane fa, con un modello che considero superato da quello che sto per esporre (anche grazie ai vostri interventi su FriendFeed).

Il problema principale nella sistematizzazione dello scenario degli strumenti di social networking consiste nell’identificazione delle variabili sulla base delle quali effettuare le valutazioni di merito. Ho  quindi preso in considerazione due dimensioni che ritengo imprescindibili:

  1. la capacità del sistema di supportare un processo di costruzione condivisa della conoscenza;
  2. l’attitudine del sistema allo sviluppo di processi di interazione.

Di entrambe le dimensioni è possibile identificare una fase che potrebbe essere definita “abilitante” ed una fase che potrebbe essere invece definita “attiva“.

  • Per quanto attiene il punto 1, la fase abilitante è costituita dalla capacità dello strumento di favorire i processi di condivisione. La fase attiva è invece costituita dalla capacità effettiva di supportare la costruzione condivisa della conoscenza. E’ bene notare come i due elementi non siano mutualmente esclusivi nè l’uno sia necessario per l’altro. Un esempio per chiarire il concetto: del.icio.us è un ottimo strumento di condivisione, ma non è particolarmente orientato alla fase attiva (cioè quella orientata alla costruzione collaborativa di “nuova” conoscenza).
  • Per quanto attiene il punto 2, la fase abilitante è costituita dalla capacità dello strumento di strutturare reti di relazioni. La fase attiva è invece costituita dalla capacità effettiva di sviluppare, su tali reti di relazioni, un processo di interazione.

Le quattro caratterische sviluppate a partire dai due punti esposti possono essere rappresentate su un grafico così strutturato:

figura1

Il problema è ora quello di identificare delle metriche per stabilire le dimensioni sul grafico. Ipotizzando di basarsi per ora su una semplice scala a tre valori (poco, abbastanza, molto), questa sarebbe la rappresentazione grafica di uno strumento come Twitter:

figura2_twitter

Ossia: buona capacità di strutturare reti di relazioni dalla quale ne consegue una discreta capacità di sviluppare processi di interazione, sufficiente capacità di favorire la condivisione di informazioni, ma scarsa attitudine alla creazione di nuova conoscenza. Analogamente, possiamo descrivere uno strumento come Flickr, caratterizzato da una grande attitudine alla condivisione delle informazioni, una buona capacità di costruire conoscenza e discreti valori sull’asse degli strumenti di interazione:

figura2_flickr2

e così via, per strumenti come Facebook o FriendFeed, e anche – naturalmente – per i Blog.

Sovrapponendo le diverse immagini ottenute per i vari strumenti analizzati, si ottiene una rappresentazione dalla quale è desumibile – in un’ottica di confronto immediato – l’attitudine dei singoli strumenti rispetto alle diverse dimensioni considerate:

figura2_complessiva

Volendo riclassificare gli strumenti di social networking in un solo quadrante, ipotizzando che i caratteri abilitanti siano propedeutici a quelli attivi (il che – a mio parere – non è sempre vero) e riprendendo lo schema originario sopra citato, la rappresentazione potrebbe essere simile alla seguente:

figura3_quadro-di-confronto1

La presentazione è qui,  e naturalmente la discussione è aperta…

Considerazioni Sparse , , , , , ,

Facebook e profili identitari

29 ottobre 2008
Sembra proprio che non se ne possa più fare a meno. Dei miei studenti di quest’anno poco meno del 10% ha un blog, ma più di due terzi ha un profilo su Facebook . La stampa ne parla con l’approccio che le è consueto (vale a dire: a vanvera), i blogger gli dedicano fiumi d’inchiostro (pardon, di bit). Persino il Garante della Privacy non riesce a star zitto e deve dire la sua scempiaggine, dimostrando di parlare di cose che non conosce.
La privacy è uno degli argomenti dei quali più si discute. Dovrebbe rientrare nelle norme del buon senso il fatto che pubblicando quancosa su Facebook (come altrove) essa diventi de facto di dominio pubblico. Tuttavia molti lo dimenticano, e d’altro canto non è la prima volta che assistiamo a situazioni nelle quali incauti utenti finiscono per essere vittime delle loro confessioni on-line. Ma il problema della privacy è forse meno importante di un altro fenomeno che sta silenziosamente cambiando il nostro modo di vivere. Mi riferisco al tema dell’identità sociale, della quale si è già parlato da queste parti circa un anno fa, a seguito di un post di Catepol sul tema. Allora il focus, in un contesto in cui i social network erano molto meno diffusi di oggi, era centrato sul fatto che diversi strumenti di social networking contribuiscono alla costituzione di profili identitari unitari, sulla base di modelli che consentono di esprimere la propria identità in rete (i pattern identitari). Si parlava, allora, di identità virtuale digitale ed identità reale fisica (concordo), intese come modi diversi di esprimere la propria identità.
Ma ognuno di noi assume, in momenti diversi della propria vita – in momenti diversi della propria giornata – identità ed atteggiamenti sottilmente differenti. L’austero padre di famiglia si trasforma in un mite travet soggiogato da un capo autoritario, che a sua volta sfoga così la sua condizione di marito dimesso. Con gli amici ci permettiamo atteggiamenti che potrebbero stridere con la nostra immagine professionale; in famiglia siamo diversi da come siamo con gli amici, e così via.
Cosa succede quindi nel momento in cui un numero sempre maggiore di persone si sposta on-line? La rete – nei social network come Facebook – rappresenta un vero e proprio ambiente di generazione di cortocircuiti identitari. Studenti accedono ai profili dei propri professori, datori di lavoro dei propri dipendenti, mamme dei loro figli e delle loro figlie. Il diario, che si era aperto ad un circolo ristretto di persone generalmente diverse da quelle frequentate tutti i giorni, diviene un vero e proprio diario pubblico, aperto, in cui l’autore rischia di sovraesporsi, se non ha la consapevolezza della scomparsa di quelle barriere che prima dividevano i diversi universi nei quali normalmente ci muoviamo.
Ecco quindi che l’identità diventa condivisa, in un contesto in cui sarà sempre più difficile differenziare i vari ambiti ed in funzione di ciò adattare i nostri comportamenti. Le reti sociali che si sviluppano on-line e le piattaforme che le supportano, abolendo il diritto all’oblio, fanno di internet un grande condominio nel quale tutti possono sapere tutto di tutti, perchè tutti mettono tutto in piazza.
Un nuova realtà con la quale fare i conti: che ne pensate?

Considerazioni Sparse , ,

Sfratti Esecutivi su Facebook

3 gennaio 2008

Robert Scoble è stato sfrattato da Facebook. La situazione è fluida, come è possibile verificare collegandosi al suo blog e vedendo gli ultimi post sullargomento. Sembra infatti che Robert sia stato magnanimamente “riammesso” a patto che non faccia altri danni. Ossia che non violi più i termini d’uso sottoscritti in fase di registrazione eseguendo script non ammessi sull’account Facebook.


Che Facebook sia nel giusto o meno è discutibile. Probabilmente l’essere Scobleizer ha reso la riammissione di Scoble più rapida del normale. Sicuramente il fatto è significativo. Significativo perchè ci insegna un po’ di cose che, nel marasma dei nostri tempi dettati dal ritmo del 2.0, rischiano di sfuggirci


Primo: non siamo a casa nostra. Non lo siamo su Anobii, su Facebook, su LinkedIn, su Flickr e su tutti i social network presso i quali siamo registrati. Al più possiamo definirci ospiti, talvolta paganti. In altri termini, le “casette virtuali” nelle quali depositiamo parte della nostra identità non ci appartengono. Come tutti gli ospiti, quindi, dobbiamo rispettare le regole dettate da chi ci ospita. Che ci piaccia o no. E a me non è che piaccia poi tanto, in effetti. Soprattutto quando non sono nelle condizioni, cacciato da un albergo, di portarmi via i miei bagagli (ossia le informazioni generate).


Secondo: dovremmo porre più attenzione ai termini d’uso. Ossia alle regole della casa, che ci vengono fornite quando vi mettiamo piede per la prima volta, ossia quando ci registriamo. Quanti leggono le condizioni d’uso dei servizi che usano? Io, facendo ammissione di colpa, ammetto di non farlo quasi mai.


Terzo: Chi ci ospita non sempre è benevolo nei nostri confronti. Come un albergatore, ci caccia quando non gli andiamo più a genio. Ed il bello è che – legalmente parlando – ha quasi sempre ragione. Conviene riflettere bene, quindi, prima di scegliere una residenza, per quanto provvisoria.


Quarto: A volte, chi predica condivisione razzola accentramento. Ossia, non sempre chi si professa “2.0″ è poi – nei fatti – orientato alla condivisione dell’informazione e della conoscenza. Non è un caso che Facebook abbia delle ottime procedure per importare i dati dei contatti dagli account di posta elettronica dei suoi utenti, ma non consenta di riestrarli. Nulla di strano, basta saperlo. E sapere se essere disposti a stare alle regole di chi ci ospita…


Sarà per questo che mi piacciono i blog, soprattutto quando stanno su server indipendenti? :-)


UPDATE: (appena pubblicato il post, ho visto che ne parla anche Gigi…)


Technorati technorati tags: , , , ,

Considerazioni Sparse , ,

Identità parallele e profili identitari

28 dicembre 2007

Catepol, riprendendo un post di David Armano, ci parla di sistemi sociali. Sistemi sociali che, nella loro visione, appaiono un po’ come sistemi solari, costitutiti dall’insieme dei canali disponibili (blog, twitter, facebook, ecc…). In questi sistemi sociali, afferma catepol, sta a noi “gestire quante e quali identità sociali multiple vogliamo e/o riusciamo a gestire“.


Concordo con gran parte del discorso, tranne che con quella nella quale si parla di identità sociali multiple. Quella delle identità sociali multiple è una teoria che ormai da qualche anno saltella e rimbalza in convegni e conferenze, ma che non mi ha mai trovato particolarmente convinto. Se è innegabile che l’utente sviluppi un processo di ricostruzione identitaria utilizzando strumenti come Second Life, è altrettanto evidente, penso, che di tale processo non si possa più parlare con tanta forza per quanto riguarda i social network come la blogosfera, twitter, facebook e via dicendo.


Quello che sta avvenendo con i social netowork, invece, è un processo di riaggregazione dei pattern identitari. I diversi strumenti dei quali disponiamo, infatti, non costituiscono degli elementi che ci permettono di sviluppare identità sociali multiple, ma sono sistemi attraverso i quali fornire diverse espressioni della propria identità. Diverse espressioni che – a differenza di quanto può avvenire con Second Life – costituiscono pennellate che complessivamente contribuiscono alla rappresentazione della propria identità (per inciso: non è un caso che chi utilizza strumenti come Second Life approdandovi dai social network, non sfrutti Second Life per “nascondersi dietro” identità fittizie, ma ricostruisca in Second Life avatar in tutto simili al proprio essere reale).


In altri termini, l’identità reale e quella virtuale, in un contesto in cui reale e virtuale sono sempre più sovrapposti, si trasformano in identità fisica ed indentità digitale, ma entrambe assolutamente reali. La sovrapposizione dei pattern identitari fa si che attraverso i diversi strumenti dei quali disponiamo si tenda ad enfatizzare dei tratti della propria personalità, con il risultato di trasferire un’impressione di sè potenzialmente parzialmente diversa da quella prevalente (con il risultato che qualcuno, incontrandomi, mi dice “ma lo sai che dal blog sembravi una persona seria?“) ma l’intento non è più quello di mascherare la propria identità, quanto piuttosto quello di esprimerla in forme diverse.


La pervasività delle reti sociali rende inevitabile tale fenomeno e fa si che – a meno di voler celare la propria identità – gli attori che compongono la rete usino i diversi strumenti a disposizione in termini associativi, e non dissociativi.


C’è da considerare, inoltre, che i social network rischiano addirittura di agire in direzione opposta a quanto ipotizzato da chi parla di identità sociali multiple. Essi infatti creano cortocircuiti tra le diverse identità e tra i diversi ruoli che si assumono in società, così che – ogni volta che qualcosa finisce in un social network – essa diventa parte integrante di una identità che va al di là dei ruoli. Ecco quindi che si cercano su Internet contenuti sviluppati da protagonisti dei fatti di cronaca, si viene licenziati perchè scoperti su Facebook a feste mentre ci si è dati malati a lavoro, e così via (il così via include l’esser pescati in questo stato dai propri studenti :-) ).


Per questo motivo piuttosto che di sistema solare parlerei di bolle identitarie, nelle quali i diversi strumenti servono ad enfatizzare diversi tratti della propria identità, come rappresentato nella figura a lato, che sviluppa quella realizzata da Armano cambiandone però l’impostazione concettuale.


E voi che ne pensate?


Technorati technorati tags: , , ,

Considerazioni Sparse , , ,

Deprivazione sensoriale

18 dicembre 2007

Devo ammetterlo. Il tanto amato/odiato Twitter è entrato a pieno titolo nella mia dieta mediale. Naturalmente me ne accorgo in occasione della sua manutenzione, ossia quando non posso utilizzarlo. E non potendo utilizzarlo provo una sorta di deprivazione sensoriale, un po’ come quando si entra in una camera buia, e per un attimo si pensa di aver perso la vista.

Così, torturato dall’ansia di non sapere cosa stia facendo Catepol e dal dolore di perdere l’ultimo twit di Gigi, angosciato per non sapere l’ultima pillola di saggezza di Ninna_r, confuso dal non sapere a quale stazione/aereoporto/vaporetto si trovi Pandemia, afflitto dal fatto di perdermi gli ultimi risvolti della complicata vita di Stefigno e triste per non poter leggere le riflessioni surreali di antoniocontent, non posso fare altro che vagare solitario in una blogosfera improvvisamente un po’ più silenziosa…

Technorati technorati tags:

Considerazioni Sparse , ,

Una conversazione interessante su Blog e Social Network

16 dicembre 2007

Di norma, quando da queste parti un post riceve diversi commenti interessanti, è mia abitudine sintetizzare la discussione che si svolge nei commenti in un nuovo post. Stavolta però il compito sarebbe particolarmente arduo, in quanto parlando del rapporto tra blog e social network si sono confrontati Caterina, Gigi, Antonio, Davide, onTypes, Tommaso, Mario, Geronimo e Paolo Via, sviluppando un thread particolarmente utile, che vi consiglio di leggere.


Quasi tutti sostengono il primato dei contenuti; Gigi sostiene – rispetto ai Social Network – il primato della rete reale, rispetto a quella sociale, esprimendo dubbi (assieme a Caterina) rispetto alle esperienze come Facebook. Antonio sostiene di non vedere differenza tra social network e blog, “social network naturali e fisiologici“.


Particolarmente interessante il commento di Davide “Folletto” Casali, che consiglio di leggere per intero. A questo Paolo risponde evidenziando gli aspetti negativi collegati allo sviluppo di reti virtuali a discapito di quelle reali.


Da approfondire il punto di vista di onTypes: “Nei blog le relazioni nascono per cio’ che la gente scrive (e dice di pensare), nei social network come facebook le relazioni nascono per cio’ che la gente e’ (o dice di essere…). Credo anch’io che l’integrazione tra le due modalita’ di social networking sia la destinazione da raggiungere”. A tal proposito mi domando e gli domando: non c’è il rischio, nei sistemi come facebook, che le relazioni risultino troppo artefatte, tenendo ad essere basate sul nulla?


Saggiamente, Davide poi riporta la discussione alle sue origini, ossia alla psicologia sociale, mentre Caterina, chiamata in causa dall’incauto nominare Twitter di Paolo, si scaglia in difesa del suo regno! :-)


Tommaso si chiede: “Quanti avranno voglia, tempo e risorse per costruirsi una rete di relazione con un proprio blog e quanti invece preferiranno scegliere uno strumento di SN (classico o di microblogging che sia) per la propria presenza in Rete? Se il bisogno sarà quello di comunicare, conoscere ed interagire con altre persone non è più facile affidarsi ad una community già esistente, piuttosto che lottare per trovare un po’ di luce? I contenuti verranno di conseguenza, imho“. Potrei anche condividere, se non fosse che mi interrogo sulla sostanza delle relazioni, se si pongono i contenuti in secondo piano!


Ottima e calzante mi sembra la conclusione di Mario, nell’ultimo commento (per ora) al post: è tutto vero, ed è tutto falso…


Technorati technorati tags: , ,

Considerazioni Sparse , , ,

Blog o Social Network? …è questo il problema?

13 dicembre 2007

Durante uno dei panel della recente manifestazione PiùBlog al quale ho partecipato con Tony, Massimo, Diego (che ora mi chiedo a quale blog si debba linkare), Tommaso e Sergio, è emersa a più riprese una tematica sulla quale vale la pena riflettere. Tematica che riguarda il rapporto tra blog e social network, e che più di uno dei presenti ha definito in possibile rotta di collisione.
In particolare si faceva riferimento a Facebook, sul quale la blogosfera italiana (e non solo) vive opinioni contrastanti; ma il discorso può essere allargato anche ad altri network, che proprio in questi giorni stanno evolvendo in forme sempre più “social”.

L’idea è che lo sviluppo dei social network rischi di danneggiare quello dei blog, che qualcuno ha addirittura definito “morti”. La facilità dei social network nel costruire reti relazionali, infatti, sarebbe tale da rendere questi strumenti preferibili rispetto ai blog per conoscere nuove persone, collegarle in reti più complesse o strutturate, portarle ad essere parte del proprio network. Che i social network consentano di costruire …network è indubitabile ma i sostenitori di questa teoria, secondo il mio modo di vedere le cose, non prendono in considerazione un fatto centrale: la produzione dei contenuti.

In primo luogo i social network come Facebook o LinkedIn non entrano in contrasto con i blog, ma con essi si integrano nell’ottica della gestione di un lifestream sempre più complesso e completo. E’ probabile che molti degli utenti di Facebook non siano blogger, ma difficilmente i blogger abbadoneranno il proprio blog per curare meglio il profilo su Facebook. Senz’altro lo aggregheranno, come vi aggregheranno anche l’acconto twitter o il tumblr.

In secondo luogo la coesione che c’è tra gruppi di blogger fa della blogosfera un social network naturale particolarmente efficace, anche se decisamente poco strutturato. Un social network che – a differenza degli altri – si basa sui contenuti quali elemento cardine della relazione. Il fatto che i blogger siano produttori di contenuto non è affatto indifferente rispetto alle dinamiche di sviluppo dei social network e fa dei blog – intesi come conversazioni – il terreno ideale per supportare lo sviluppo dei social network. Ma certo senza esserne cannibalizzati.


Considerazioni Sparse ,

PiùBlogCamp: l’ultimo Barcamp …dell’anno

10 dicembre 2007

Le mie impressioni sull’evento PiùBlog che si è concluso oggi le ho già espresse ieri. A quelle ne aggiungo due:



  • ho l’impressione che l’evento, più che aver avuto il merito di portare lettori di libri a conoscere i blog, abbia fatto si che molti blogger visitassero la Fiera della Piccola Editoria.

  • ho avuto inoltre la sensazione che l’intero evento sia stato condizionato un po’ troppo dalla necessità di adeguarsi ai tempi dettati dalle telecamere che registravano il tutto ed un po’ troppo poco a quelli del pubblico presente (luci, interruzioni per cambio cassetta, paura di impallare la telecamera e compagnia cantando…)

A parte questi appunti, le tre giornate di convegno son state ben strutturate, piacevoli e penso anche interessanti per i visitatori…


Ancora a caldo, però, vorrei fare qualche considerazione sul quarto giorno, l’appena concluso PiùBlogCamp e, più in generale, sulla formula “Barcampesca” ed il suo significato.


Parto dal PiùBlogCamp. Dai primi commenti che popolano la blogosfera appare unanime una certa delusione per un Barcamp un po’ troppo improvvisato, senza spazio, senza internet, senza badge, senza tutte quelle cose che siamo ormai abituati a vedere e che “fanno tanto barcamp“. Ma soprattutto appare evidente che è mancata la conversazione. Quella conversazione che andrebbe favorita e che – invece – è stata addirittura messa in secondo piano da esigenze organizzative. Forse la carenza di spazi e di strutture logistiche o forse un’impostazione troppo “convegnistica” ed ingessata hanno fatto si che le parti più interessanti, ossia le conversazioni, si svolgessero letteralmente in corridoio, o come è successo nel nostro caso, al ristorante. Un vero peccato.


Ma, più in generale, quello che mi sembra di percepire è un lento ma inesorabile cambiamento di paradigma nei BarCamp. Tali incontri hanno avuto un ruolo centrale e determinante nel consolidamento di una parte della blogosfera italiana. In altri termini, al di là dei contenuti veicolati negli interventi, sono serviti per farci conoscere di persona. Ma ormai ci conosciamo, ed è evidente che ci fa più piacere venire ai BarCamp per incontrarci che non per presentare qualcosa o ascoltare le presentazioni degli altri. I contenuti, infatti, li trasferiamo già egregiamente tramite i nostri blog e per mezzo delle conversazioni non strutturate che comunque avvengono nei BarCamp.


A volte ho l’impressione che le presentazioni siano una scusa per incontrarsi salvaguardando i punti moglie (come dire: “cara, non sto mica andando a trovare gli amici, vado ad aggiornarmi, io!“). Ovviamente è una esasperazione del concetto, ma la sostanza è quella… i Barcamp generalisti sono ormai i contesti per raduni tra amici ai quali la virtualità consentita dai blog non basta più. E personalmente questa cosa la ritengo assolutamente positiva. Diverso è forse il discorso per i Barcamp tematici, ma di quelli, dalle nostre parti, ne ho visti ancora pochi.


Qualcuno sostiene che i Barcamp debbano essere delle occasioni di apertura verso l’esterno. Su questo punto sono particolarmente scettico per dei motivi molto precisi che riguardano la struttura stessa della tipolgia di evento. Mi spiego: per definizione, i barcamp sono concepiti come delle “non conferenze” alle quali “tutti devono partecipare“. Ora, è evidente che se devo partecipare devo anche avere qualcosa da dire; ed è altrettanto evidente che se devo ancora essere alfabetizzato non avrò molto da dire. In altri termini, i barcamp – sulla falsa riga dei circoli di qualità degli anni ‘80 e delle comunità di pratica come le intende Wenger (non ci inventiamo mai nulla) – sono degli incontri per persone più o meno esperte che si confrontano tra di loro e tramite questo confronto costruttivo sviluppano un sistema di conoscenze condivise. Nei sistemi così strutturati, il Sapere Tacito che si sviluppa e si tende a dare per scontato nel tempo è notevole, rendendo la soglia di ingresso per i nuovi utenti non particolarmente semplice da abbattere. Ciò non vuol certo dire che si crei un sistema settario, ma in qualsiasi comunità così strutturata l’ingresso dei nuovi membri non può essere massivo, ma deve procedere per gradi. Questo implica che in un Barcamp possono senz’altro essere presenti persone non esperte o neofiti totali, ma il loro numero non potrà essere sufficientemente alto da poter utilizzare tale format come strumento di diffusione, evengelizzazione o apertura verso l’esterno.


Tempo fa (proprio in occasione di un Barcamp) dissi che per diffondere la rete saremmo dovuti uscire dalla rete. Questo vale anche nel caso dei Barcamp. Per diffondere la rete non possiamo portare dentro la nostra rete le persone che ne sono al di fuori, ma siamo noi – prima – a dover andare loro incontro, in contesti diversi da quelli specialistici, con modalità precise, con intenti chiari e strategie strutturate.


Oggi tante persone infilavano la testa nell’atrio della nostra sala, ma quasi nessuno entrava. Noi eravamo dentro. Se avessimo voluto evangelizzare, saremmo dovuti uscire.


Mi si scusi per il post un po’ troppo “serioso” scritto alle due di notte, ma devo anche riabilitarmi per non sembrare – dopo la cena di ieri sera – completamente matto! :-)


Technorati technorati tags: , , , ,

Incontri

L’INAIL se ne va su YouTube…

24 novembre 2007

Perchè non utilizzare le possibilità le possibilità offerte dalla comunicazione non convenzionale e dal social networking? Per esempio inserendo in YouTube, dove abbonda il trash, un messaggio socialmente significativo e stilisticamente corretto… Che ne pensi?”


E’ questo che si domanda (e ci domanda) Marco Stancati, amico e collega all’Università e Direttore Centrale Comunicazione dell’INAIL. E visto che è un uomo concreto, mette in atto il proposito inserendo in YouTube alcuni video, sui quali ci chiede di aprire una discussione


Io una mia idea me la sono fatta, ma prima di esporvela, vorrei sentire la vostra opinione


Technorati technorati tags: , ,

Considerazioni Sparse ,

La rete oltre la Rete

17 ottobre 2007

Tra un ricovero ed un po’ di Toradol (che visto il suo effetto euforizzante non vorrei diventasse per me come il Vicodin per Dr. House) ho ripreso la mia collaborazione con ePolis, sempre per parlare di “fatti” che riguardano la Rete. Questa settimana, nei miei 1.500 caratteri parlo di Social Network, con tanto di riferimento alla prossima blogbeer romana! ;-) .


Come vedete nel file PDF, il mio pezzo è giusto sotto quello di Luigi De Ficchy. Luigi, del quale posso vantarmi di essere amico, ha da poco aperto un blog. Per lavoro fa il Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed i suoi pezzi – tutti riferiti a problemi della Capitale – sono un’inesauribile miniera di spunti e di idee. Vi invito quindi a visitare il suo blog, e lasciare lì i vostri commenti!


Nel frattempo, come di consueto, di seguito riporto il testo del mio pezzo…


Nell’immaginario collettivo troppo spesso l’appassionato di tecnologie assomiglia ancora oggi al ragazzo che vent’anni fa, nel film War Games, disputava una cruciale partita a dama contro il computer del Pentagono per sventare una guerra atomica. Tuttavia la realtà è ormai ben diversa. Gli appassionati di informatica da “nerd” si sono trasformati in “geek”, e sono tutt’altro che isolati gli uni dagli altri. Non a caso è sempre più frequente sentir parlare di Social Network: reti sociali. Un termine che non viene dall’informatica ma dalla sociologia e dall’antropologia e che in internet trova un terreno di coltura ideale. Il concetto alla base delle reti sociali è semplice: la rete non è fatta (solamente) di cavi e computer ma (soprattutto) di relazioni tra persone. Relazioni rese più forti da una tecnologia che non isola le persone, ma le avvicina per creare vere e proprie comunità di interessi. Piazze telematiche ove incontrarsi, nelle quali anche senza gli effetti speciali di Second Life è possibile scambiarsi opinioni su temi di interesse comune o su passioni condivise. I social network sono sempre più numerosi e trovano la loro linfa vitale nell’innata voglia di confronto dei propri utenti. Alcuni sono trasversali, altri specifici. Gli appassionati di letteratura, ad esempio, non possono non collegarsi ad Anobii, ove potranno consultare centinaia di migliaia di biblioteche personali ed inserire le proprie letture. E sarà inevitabile scoprirsi a navigare tra gli scaffali dei propri “vicini” alla ricerca di buoni consigli, o di persone con gusti simili ai propri. Per gli appassionati di fotografia la tappa d’obbligo è quella di Flickr, ove fotografi dilettanti e professionisti condividono le proprie creazioni ed entrano in contatto tra di loro. Ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo. Insomma la rete – oggi – è tutt’altro che una questione di tecnologie. E per i romani che volessero averne la conferma, un collegamento al sito Blogbeer eliminerà ogni dubbio!


Technorati technorati tags: , ,

Detto in giro , ,