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Posts Tagged ‘Social Network’

Blog o Social Network? …è questo il problema?

13 dicembre 2007

Durante uno dei panel della recente manifestazione PiùBlog al quale ho partecipato con Tony, Massimo, Diego (che ora mi chiedo a quale blog si debba linkare), Tommaso e Sergio, è emersa a più riprese una tematica sulla quale vale la pena riflettere. Tematica che riguarda il rapporto tra blog e social network, e che più di uno dei presenti ha definito in possibile rotta di collisione.
In particolare si faceva riferimento a Facebook, sul quale la blogosfera italiana (e non solo) vive opinioni contrastanti; ma il discorso può essere allargato anche ad altri network, che proprio in questi giorni stanno evolvendo in forme sempre più “social”.

L’idea è che lo sviluppo dei social network rischi di danneggiare quello dei blog, che qualcuno ha addirittura definito “morti”. La facilità dei social network nel costruire reti relazionali, infatti, sarebbe tale da rendere questi strumenti preferibili rispetto ai blog per conoscere nuove persone, collegarle in reti più complesse o strutturate, portarle ad essere parte del proprio network. Che i social network consentano di costruire …network è indubitabile ma i sostenitori di questa teoria, secondo il mio modo di vedere le cose, non prendono in considerazione un fatto centrale: la produzione dei contenuti.

In primo luogo i social network come Facebook o LinkedIn non entrano in contrasto con i blog, ma con essi si integrano nell’ottica della gestione di un lifestream sempre più complesso e completo. E’ probabile che molti degli utenti di Facebook non siano blogger, ma difficilmente i blogger abbadoneranno il proprio blog per curare meglio il profilo su Facebook. Senz’altro lo aggregheranno, come vi aggregheranno anche l’acconto twitter o il tumblr.

In secondo luogo la coesione che c’è tra gruppi di blogger fa della blogosfera un social network naturale particolarmente efficace, anche se decisamente poco strutturato. Un social network che – a differenza degli altri – si basa sui contenuti quali elemento cardine della relazione. Il fatto che i blogger siano produttori di contenuto non è affatto indifferente rispetto alle dinamiche di sviluppo dei social network e fa dei blog – intesi come conversazioni – il terreno ideale per supportare lo sviluppo dei social network. Ma certo senza esserne cannibalizzati.


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PiùBlogCamp: l’ultimo Barcamp …dell’anno

10 dicembre 2007

Le mie impressioni sull’evento PiùBlog che si è concluso oggi le ho già espresse ieri. A quelle ne aggiungo due:



  • ho l’impressione che l’evento, più che aver avuto il merito di portare lettori di libri a conoscere i blog, abbia fatto si che molti blogger visitassero la Fiera della Piccola Editoria.

  • ho avuto inoltre la sensazione che l’intero evento sia stato condizionato un po’ troppo dalla necessità di adeguarsi ai tempi dettati dalle telecamere che registravano il tutto ed un po’ troppo poco a quelli del pubblico presente (luci, interruzioni per cambio cassetta, paura di impallare la telecamera e compagnia cantando…)

A parte questi appunti, le tre giornate di convegno son state ben strutturate, piacevoli e penso anche interessanti per i visitatori…


Ancora a caldo, però, vorrei fare qualche considerazione sul quarto giorno, l’appena concluso PiùBlogCamp e, più in generale, sulla formula “Barcampesca” ed il suo significato.


Parto dal PiùBlogCamp. Dai primi commenti che popolano la blogosfera appare unanime una certa delusione per un Barcamp un po’ troppo improvvisato, senza spazio, senza internet, senza badge, senza tutte quelle cose che siamo ormai abituati a vedere e che “fanno tanto barcamp“. Ma soprattutto appare evidente che è mancata la conversazione. Quella conversazione che andrebbe favorita e che – invece – è stata addirittura messa in secondo piano da esigenze organizzative. Forse la carenza di spazi e di strutture logistiche o forse un’impostazione troppo “convegnistica” ed ingessata hanno fatto si che le parti più interessanti, ossia le conversazioni, si svolgessero letteralmente in corridoio, o come è successo nel nostro caso, al ristorante. Un vero peccato.


Ma, più in generale, quello che mi sembra di percepire è un lento ma inesorabile cambiamento di paradigma nei BarCamp. Tali incontri hanno avuto un ruolo centrale e determinante nel consolidamento di una parte della blogosfera italiana. In altri termini, al di là dei contenuti veicolati negli interventi, sono serviti per farci conoscere di persona. Ma ormai ci conosciamo, ed è evidente che ci fa più piacere venire ai BarCamp per incontrarci che non per presentare qualcosa o ascoltare le presentazioni degli altri. I contenuti, infatti, li trasferiamo già egregiamente tramite i nostri blog e per mezzo delle conversazioni non strutturate che comunque avvengono nei BarCamp.


A volte ho l’impressione che le presentazioni siano una scusa per incontrarsi salvaguardando i punti moglie (come dire: “cara, non sto mica andando a trovare gli amici, vado ad aggiornarmi, io!“). Ovviamente è una esasperazione del concetto, ma la sostanza è quella… i Barcamp generalisti sono ormai i contesti per raduni tra amici ai quali la virtualità consentita dai blog non basta più. E personalmente questa cosa la ritengo assolutamente positiva. Diverso è forse il discorso per i Barcamp tematici, ma di quelli, dalle nostre parti, ne ho visti ancora pochi.


Qualcuno sostiene che i Barcamp debbano essere delle occasioni di apertura verso l’esterno. Su questo punto sono particolarmente scettico per dei motivi molto precisi che riguardano la struttura stessa della tipolgia di evento. Mi spiego: per definizione, i barcamp sono concepiti come delle “non conferenze” alle quali “tutti devono partecipare“. Ora, è evidente che se devo partecipare devo anche avere qualcosa da dire; ed è altrettanto evidente che se devo ancora essere alfabetizzato non avrò molto da dire. In altri termini, i barcamp – sulla falsa riga dei circoli di qualità degli anni ’80 e delle comunità di pratica come le intende Wenger (non ci inventiamo mai nulla) – sono degli incontri per persone più o meno esperte che si confrontano tra di loro e tramite questo confronto costruttivo sviluppano un sistema di conoscenze condivise. Nei sistemi così strutturati, il Sapere Tacito che si sviluppa e si tende a dare per scontato nel tempo è notevole, rendendo la soglia di ingresso per i nuovi utenti non particolarmente semplice da abbattere. Ciò non vuol certo dire che si crei un sistema settario, ma in qualsiasi comunità così strutturata l’ingresso dei nuovi membri non può essere massivo, ma deve procedere per gradi. Questo implica che in un Barcamp possono senz’altro essere presenti persone non esperte o neofiti totali, ma il loro numero non potrà essere sufficientemente alto da poter utilizzare tale format come strumento di diffusione, evengelizzazione o apertura verso l’esterno.


Tempo fa (proprio in occasione di un Barcamp) dissi che per diffondere la rete saremmo dovuti uscire dalla rete. Questo vale anche nel caso dei Barcamp. Per diffondere la rete non possiamo portare dentro la nostra rete le persone che ne sono al di fuori, ma siamo noi – prima – a dover andare loro incontro, in contesti diversi da quelli specialistici, con modalità precise, con intenti chiari e strategie strutturate.


Oggi tante persone infilavano la testa nell’atrio della nostra sala, ma quasi nessuno entrava. Noi eravamo dentro. Se avessimo voluto evangelizzare, saremmo dovuti uscire.


Mi si scusi per il post un po’ troppo “serioso” scritto alle due di notte, ma devo anche riabilitarmi per non sembrare – dopo la cena di ieri sera – completamente matto! :-)


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Incontri

L’INAIL se ne va su YouTube…

24 novembre 2007

Perchè non utilizzare le possibilità le possibilità offerte dalla comunicazione non convenzionale e dal social networking? Per esempio inserendo in YouTube, dove abbonda il trash, un messaggio socialmente significativo e stilisticamente corretto… Che ne pensi?”


E’ questo che si domanda (e ci domanda) Marco Stancati, amico e collega all’Università e Direttore Centrale Comunicazione dell’INAIL. E visto che è un uomo concreto, mette in atto il proposito inserendo in YouTube alcuni video, sui quali ci chiede di aprire una discussione


Io una mia idea me la sono fatta, ma prima di esporvela, vorrei sentire la vostra opinione


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La rete oltre la Rete

17 ottobre 2007

Tra un ricovero ed un po’ di Toradol (che visto il suo effetto euforizzante non vorrei diventasse per me come il Vicodin per Dr. House) ho ripreso la mia collaborazione con ePolis, sempre per parlare di “fatti” che riguardano la Rete. Questa settimana, nei miei 1.500 caratteri parlo di Social Network, con tanto di riferimento alla prossima blogbeer romana! ;-) .


Come vedete nel file PDF, il mio pezzo è giusto sotto quello di Luigi De Ficchy. Luigi, del quale posso vantarmi di essere amico, ha da poco aperto un blog. Per lavoro fa il Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed i suoi pezzi – tutti riferiti a problemi della Capitale – sono un’inesauribile miniera di spunti e di idee. Vi invito quindi a visitare il suo blog, e lasciare lì i vostri commenti!


Nel frattempo, come di consueto, di seguito riporto il testo del mio pezzo…


Nell’immaginario collettivo troppo spesso l’appassionato di tecnologie assomiglia ancora oggi al ragazzo che vent’anni fa, nel film War Games, disputava una cruciale partita a dama contro il computer del Pentagono per sventare una guerra atomica. Tuttavia la realtà è ormai ben diversa. Gli appassionati di informatica da “nerd” si sono trasformati in “geek”, e sono tutt’altro che isolati gli uni dagli altri. Non a caso è sempre più frequente sentir parlare di Social Network: reti sociali. Un termine che non viene dall’informatica ma dalla sociologia e dall’antropologia e che in internet trova un terreno di coltura ideale. Il concetto alla base delle reti sociali è semplice: la rete non è fatta (solamente) di cavi e computer ma (soprattutto) di relazioni tra persone. Relazioni rese più forti da una tecnologia che non isola le persone, ma le avvicina per creare vere e proprie comunità di interessi. Piazze telematiche ove incontrarsi, nelle quali anche senza gli effetti speciali di Second Life è possibile scambiarsi opinioni su temi di interesse comune o su passioni condivise. I social network sono sempre più numerosi e trovano la loro linfa vitale nell’innata voglia di confronto dei propri utenti. Alcuni sono trasversali, altri specifici. Gli appassionati di letteratura, ad esempio, non possono non collegarsi ad Anobii, ove potranno consultare centinaia di migliaia di biblioteche personali ed inserire le proprie letture. E sarà inevitabile scoprirsi a navigare tra gli scaffali dei propri “vicini” alla ricerca di buoni consigli, o di persone con gusti simili ai propri. Per gli appassionati di fotografia la tappa d’obbligo è quella di Flickr, ove fotografi dilettanti e professionisti condividono le proprie creazioni ed entrano in contatto tra di loro. Ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo. Insomma la rete – oggi – è tutt’altro che una questione di tecnologie. E per i romani che volessero averne la conferma, un collegamento al sito Blogbeer eliminerà ogni dubbio!


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L’identità è comunicazione

31 luglio 2007

Anche a valle della lettura dei commenti a questo post (come spesso mi accade più interessanti del post stesso), ritengo possa essere utile continuare a speculare per un po’ sul tema della virtualità reale, o della “cultura della virtualità reale”, come l’ha definita Castells. Cultura che è nel contempo virtuale e reale. Virtuale in quanto elaborata in prima istanza per mezzo di processi di comunicazione virtuale ed elettronica. Reale (e non immaginaria) in quanto si tratta della realtà vera e materiale dell’esistenza individuale.


Opinione condivisa, quella di Castells, anche da Bolter e Grusin (per intenderci, gli autori di Remediation), secondo i quali gli individui costruiscono le loro identità collettive come una rete di collegamenti tra i tanti sé mediati ai quali Castells si riferisce come “cornice semantica” del vissuto soggettivo: “è un sistema in cui la stessa realtà (ossia, l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”.


L’identità è il risultato di processi di comunicazione. I processi di comunicazione si esplicano sempre più non attraverso la separazione (online vs offline, in presenza vs mediazione tecnologica) bensì attraverso una reciproca compenetrazione di reale e virtuale. Allo spazio fisico si sovrappone uno spazio elettronico di tipo simbolico, in cui si fa evidente come eventi comunicativi anche relativamente effimeri tendano a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista degli individui. Da tali eventi e relazioni, i soggetti traggono le risorse per definire “creativamente” il proprio essere.


Del resto, è evidente come sempre più spesso l’identità stessa vada concepita secondo una prospettiva centrata sulle relazioni, vale a dire sulle dinamiche di connessione.
Tenendo presente questo, è possibile comprendere insieme sia le aspettative che caratterizzano l’investimento comunicativo individuale, sia la complessità e l’aleatorietà delle relazioni sociali, nella costante ricerca di un equilibrio difficile da ottenere. Virtualizzare i legami sociali vuol dire realizzarli in forme diverse, affidarli a modelli di selettività nuovi ed inediti. E sono proprio i modelli di selettività, in ultima analisi, a contribuire alla definizione dell’identità sociale, autoalimentata proprio attraverso un processo di selezione più o meno consapevole attuata dal proprio sé reale, in maniera tale che rispecchi le istanze del corrispondente – o dei corrispondenti – sé virtuali


L’integrazione sempre più marcata tra la trama delle relazioni online (virtuali) e quelle offline (reali o fisiche) consente di ricomporre una frattura che a lungo ha diviso artificialmente i due mondi e segnala, al contempo, come il tema dell’identità negli ambienti mediati sia ancora tutto da definire…


UPDATE DEL 3/08: Di un tema vicino a questo si è parlato anche da queste parti!


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Quando la prima non basta…

9 giugno 2007

Non so… ma proprio non riesce a convincermi la moda per la quale non c’è convegno, incontro, seminario, chiacchierata da bar, paturnia pubblica che non abbia un equivalente su Second Life. Come dire che se non sei su Second Life non sei. Punto e basta…
Capisco che per farsi riprendere dai media sia necessario seguire le mode e dimostrarsi innovativi, ma di questo passo si finirà sul giornale perchè si è fatto un convegno che non ha il suo equivalente virtuale su Second Life!


A volte è un po’ triste questa tecno-omologazione di massa


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MySpace ci seppellirà?

2 maggio 2007

Qualche giorno fa, sostenendo che non esiste una blogosfera, ma ne esistono molte e parallele, ho citato a titolo d’esempio MySpace.


Nei commenti al post, Nicola mi dice “ma chi ha la voglia di andare a farsi un giro in MySpace, che è una sfera completamente diversa e che contraddice molte delle cose che noi diano per assodate“, e Lizzy rincara la dose, esprimendo un giudizio netto e lapidario: “A conti fatti il Myspace è inutile“.


Al di là delle mie opinioni personali, che coincidono sostanzialmente con quelle di Nicola e di Lizzy, penso però che una considerazione sia d’obbligo…


MySpace viaggia sui cento milioni di utenti. Cento milioni di utenti che si muovono in uno spazio che – per chiunque si occupi di usabilità – definire aberrante è dir poco. Ma l’usabilità, evidentemente, è un concetto relativo. Loro infatti, in quello spazio, ci sguazzano allegri, muovendosi agevolmente in un universo che per chiunque non lo conosca assume contorni indefiniti ed inquetanti.


Milioni e milioni di giovani e giovanissimi che – abituandosi ai modelli di navigazione di MySpace e degli spazi personali che lo affollano – stanno interiorizzando delle euristiche assolutamente diverse da quelle alle quali siamo abituati. Quanto sono compatibili i nostri modelli con i loro?


Mi vengono in mente i nostri genitori, che ci guardano perplessi ed un po’ smarriti mentre navighiamo nel web. Mi immagino io tra qualche anno, mentre guardo perplesso ed un po’ smarrito un figlio che naviga in una rete della quale non capisco più i modelli.


A meno che non mi metta a studiarli da subito…


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Blogosfere Parallele

25 aprile 2007

Sempre più spesso parliamo di blogosfera, intendendo con ciò l’insieme dei Blog.


Eppure basta avere, per un momento, l’esigenza (o la voglia, o l’opportunità, o quel che sia) di “guardare oltre” per rendersi conto che faremmo bene ad utilizzare il plurale. Non esiste “la blogosfera”, nè esitono “porzioni di blogosfera”. Esistono tante, tantissime “blogosfere parallele“.


Ed è interessante notare come tali blogosfere, malgrado possano intersecarsi, siano pressochè impenetrabili l’una all’altra. Entrarvi, anche soltanto per sbirciarci dentro, non è facile. Hanno i loro lessici, le loro dinamiche, le loro blogstar che magari non sono le nostre. Vivono le proprie dinamiche in maniera spesso assolutamente diversa da quella che siamo abituati a vedere, a navigare, a vivere.


La più nota, inutile dirlo, è quella degli utenti MySpace. Dinamiche conversazionali (si dice? ma si!) assolutamente particolari, un approccio all’usabilità che farebbe impallidire un cercopiteco, processi relazionali assolutamente incomprensibili per chi non li agisce. E, particolare non indifferente, tutto ciò sta influenzando in maniera non indifferente gli adolescenti di mezzo mondo. Che saranno gli utenti e gli sviluppatori di domani, ma questo è un altro discorso (che ci tocca studiare, ragazzi!).


Blogosfere parallele… quando parliamo di blog, non possiamo non tenerne conto. La nostra realtà non è l’unica, nè la più rilevante…


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Anche gli ingegneri hanno il loro social network

14 marzo 2007

AIGERS.jpgHo appena ricevuto una mail dagli amici dell’AIGERS, l’Associazione di Ingegneri Gestionali della mia Università (si lo so, insegno a Scienze della Comunicazione, ma mica è vietato avere amici ingegneri!!) che mi comunicano il lancio di una loro nuova iniziativa che mi sembra davvero degna di nota.
Social Aigers” è un social network che si propone di creare una rete di professionisti grazie alla quale gli utenti possano condividere esperienze e ampliare rapporti personali e professionali con tutti i membri della community. Si aggiunge ai tanti Social Network che stanno tentando di prendere piede in Italia ma a mio giudizio ha alcune caratteristiche di unicità che lo distinguono dagli altri: il fatto di essere focalizzato sugli ex-studenti dell’Università, il fatto di essere evidentemente indirizzato ad una rete professionale specifica, il fatto – non indifferente – di nascere in seno ad una associazione con obiettivi no-profit.


Naturalmente, ci si può iscrivere anche se non si è soci dell’Associazione. Io l’ho appena fatto.


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Diario di Navigazione