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Posts Tagged ‘Università’

Professional Blogging?

8 maggio 2008

Mentre ci si interroga sul tema degli UGC, in una settimana dominata da conversazioni più o meno dal basso (ma continua a piacermi poco la dizione “dal basso“), la simpatica Barbara Chicca, di Uniroma Network, mi intervista su Bloglab e – in particolare – sul professional blogging. Posto qui le risposte all’intervista, per conoscere il vostro punto di vista in proposito…

Cos’è Bloglab?
Un laboratorio ideato dalla sinergia tra blogger, docenti universitari (anch’essi blogger per passione) ed aziende. Nasce lo scorso anno da un’idea mia e di Antonio Sofi, docente dell’Università di Firenze e – visto il successo dell’iniziativa – abbiamo pensato di replicarla quest’anno, con l’aggiunta delle Università di Torino, di Genova e di Urbino. Sostanzialmente è una “scuola di blogging”, nella quale i partecipanti sono chiamati ad aprire un blog con il supporto di esperti, e completano il loro percorso con uno stage in azienda.

Perchè una “scuola” di blog, quali competenze è necessario acquisire per gestire un blog in modo professionale?
Per “aprire” un blog non sono necessarie particolari competenze, l’operazione è semplicissima e bastano pochi minuti. Ma avere un blog personale ed usare il blog come strumento di comunicazione “professionale” sono due cose ben diverse. Che lo si usi nella comunicazione d’impresa (ad esempio nel corporate blogging) o che lo si adotti nel contesto di una attività editoriale (come nel caso del micro-publishing) il ricorso al blog richiede competenze e know-how specifici che vanno ben oltre quelli che servono per aprire uno spazio su myspace.
È necessario comprendere le relazioni che esistono tra la blogosfera ed il sistema dei media “tradizionali”, quali sono i linguaggi da adottare in quello che è un vero e proprio mondo, quali le metodologie per entrarvi in contatto. Spesso a tutto ciò le aziende ed i media “classici” non sono preparati. Non si tratta di “piegare” il blog a linguaggi e mondi per i quali non è nato, ma di comprendere come il blog, con il suo linguaggio, possa essere utilizzato in tali contesti. Per questo motivo io ed Antonio abbiamo pensato a bloglab.

In che modo un blog realizzato da un blogger professionista si differenzia da quelli privati?


Premesso che più che formare “blogger professionisti” il nostro obiettivo è quello di formare professionisti che sappiano usare il blog, le differenze sono varie. Il blog professionale ha un obiettivo, una linea editoriale, un progetto. Non è fatto principalmente per piacere a chi lo scrive ma per essere compreso da chi lo legge. I blog personali non devono preoccuparsi di tutto ciò, devono piacere prima di tutto a chi li scrive. Tutto il resto viene in un secondo momento.

Si può fare del blog un lavoro, soprattutto nel settore della comunicazione?
Ricollegandomi alla domanda precedente, conoscere la blogosfera e le sue regole è secondo me ormai un obbligo per chiunque lavori nel mondo della comunicazione. In tal senso sono già molti i professionisti che – lavorando in tale settore – hanno quotidianamente a che fare con i blog. È una competenza che nelle aziende manca, e che comincia ad essere richiesta. Detto questo, ci sono persone che hanno fatto del loro blog una fonte di reddito. Anche se in Italia sono ancora decisamente poche.

Quali sono i prossimi passi per bloglab?
La seconda edizione è appena iniziata, ma stiamo già pensando a “spin off” del laboratorio, nei quali sperimentare nuovi linguaggi e nuove modalità di lavoro, dedicandoci a progetti specifici che vedano coinvolte aziende ed istituzioni già dalla prima fase del laboratorio.

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Bloglab: Incontri Romani…

13 aprile 2008

Bloglab è finalmente in partenza! Questo mercoledì, alla Sapienza, incontreremo gli studenti romani (ma l’invito è naturalmente aperto a tutti) e la settimana successiva, sempre a Roma, si terrà il primo incontro plenario, con la partecipazione degli altri amici che quest’anno ci affiancano nell’iniziativa.

Forse è proprio l’allargamento alle altre Università, possibile grazie alla collaborazione di Vittorio, Andrea, Fabio e Roberta – che si aggiungono al gruppo iniziale formato da me ed Antonio – una delle prospettive più interessanti di questa nuova edizione del Laboratorio.

Mercoledì raccoglieremo le idee per i blog che saranno proposti dagli studenti della Sapienza e nei giorni immediatamente successivi, come non mancheremo di comunicare sul blog del laboratorio, la stessa cosa avverrà per gli studenti delle altre Università. In breve quindi si partirà con la fase operativa del laboratorio, che speriamo davvero vada bene come quella dell’anno scorso. Saranno presenti alcuni dei partecipanti alla scorsa edizione, in qualità di fellow e per raccontare la loro esperienza.

Il fatto che una buona parte dei blog nati nel laboratorio sia ancora vivo e vegeto è per noi motivo di grande soddifazione. Il fatto poi che molti dei partecipanti abbiano avviato stage che si son conclusi felicemente non fa che confermarci che l’idea di mettere insieme Università, aziende e blogger sia una idea vincente.

Per quanti volessero farsi un’idea dei “risultati” del nostro laboratorio, penso che il modo migliore sia quello di farsi un giro in alcuni tra i più interessanti blog nati nella prima edizione, che riporto qui di seguito e che – in molti casi – meritano davvero di essere aggiunti all’aggregatore…

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Management delle conoscenze in Impresa: presentazione dei risultati

3 aprile 2008

Sono stato invitato alla Tavola Rotonda conclusiva del convegno di disseminazione dei risultati del corso di formazione professionale “Management delle Conoscenze in Impresa“, che si terrà l’11 Aprile presso l’Aula Wolf della sede di Via Salaria 113 del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione a partire dalle ore 15.00.


Sarà un’occasione per parlare di quali siano (e/o quali dovrebbero essere) le competenze del “knowledge manager” e per capire come è stato affrontato tale tema dal punto di vista didattico e formativo.


Naturalmente l’invito è aperto ai blogger romani che – l’11 Aprile – avessero voglia di fare un salto dalle parti di Via Salaria. Dopo il convegno, potremmo bere qualcosa assieme! Visto che i posti sono limitati (la sala non è grandissima) coloro i quali decidessero di venire, sono pregati di comunicarmelo via e-mail, grazie!


Per maggiori informazioni:


Incontri

Blogcattedre di tutto il mondo, unitevi!

4 dicembre 2007

Molto interessante l’idea di Luca di aggregare tutti i blog usati dai docenti come strumenti di lavoro nella formazione universitaria. Personalmente, è qualche anno ormai che uso tale strumento; quello del mio corso di quest’anno è qui.


I risultati, raggiunti declinando lo strumento blog ed una metodologia didattica tagliata ad-hoc – mi sembrano più che soddisfacenti.


Per questo motivo condivido con voi qualche riflessione che riassume l’esperienza di questi anni…


La blotcattedra: un esperimento di didattica collaborativa
La BlogCattedra è lo strumento implementato dalla cattedra di “Organizzazione e gestione della comunicazione interattiva” per sperimentare un processo di didattica collaborativa finalizzato a favorire il coinvolgimento attivo degli studenti alle lezioni, in aula e da remoto, partendo dal presupposto che per spiegare la comunicazione interattiva il modo migliore sia praticarla.


Il modello
L’approccio scelto si basa su alcuni elementi chiave:



  1. L’utilizzo di un blog quale strumento di contatto e collaborazione con i discenti;

  2. L’adozione di una modalità di gestione della didattica d’aula che coinvolga attivamente gli studenti;

  3. La non obbligatorietà della partecipazione al blog ed ai momenti di interazione attivati on-line.

Il blog
Per quanto attiene il primo punto, è sufficiente implementare un qualsiasi sistema di blog management che consenta di gestire le funzioni principali necessarie all’attuazione pratica del modello didattico identificato. In particolare, accesso multi-utente, possibilità di commentare i post, possibilità di inserire file ed allegati (altrimenti si possono comunque adottare altri servizi di supporto, come slideshare). La scelta del Blog rispetto a sistemi di forum o di community dipende dalla possibilità insita nel modello di comunicazione proprio dei blog di “guidare” in maniera puntuale l’andamento delle discussioni, configurandosi con una struttura gerarchica più enfatizzata di quella consentita da un forum (in sostanza, il blog è uno strumento one-to-many, il forum uno strumento many-to-many).
Il blog, inoltre, è una forma di comunicazione che risulta più familiare agli studenti di quanto non lo siano meccanismi di partecipazione più complessi ed articolati.


La modalità di gestione della didattica
Il Blog – in quanto strumento tecnologico – è un completamento ed un complemento all’attività didattica d’aula, che si propone di favorire il coinvolgimento degli studenti attraverso una serie di momenti in presenza che rappresentano il compimento e la presentazione all’aula di processi svolti da remoto attraverso il blog ed i normali strumenti di comunicazione on-line (e-mail, instant messenger, ecc…).
In particolare, il coinvolgimento degli studenti è previsto in due momenti specifici: l’avvio della lezione (per circa 20 minuti) e la ripresa dopo la pausa (circa 15 minuti). In questi momenti gli studenti presentano – con slide powerpoint di sintesi degli interventi fatti nel Blog – le attività realizzate nel corso della settimana. In particolare:



  • Una breve sintesi della lezione precedente, che riassume gli argomenti affrontati in aula;

  • Uno o più approfondimenti sui temi affrontati in aula;

  • Una selezione di fonti utili;

  • Una valutazione del gradimento e della comprensione degli argomenti affrontati durante la lezione precedente;

Ovviamente, tutti i materiali presentati in aula convergono verso il Blog, che si configura in questo caso come il repository dei materiali sviluppati durante il corso.


La non obbligatorietà
È significativo evidenziare come la partecipazione al Blog sia stata presentata come facoltativa. Questo per comprendere quanto lo strumento fosse utile e risultasse gradito, al di là dei possibili vantaggi derivanti da una partecipazione “orientata al voto”.


I Risultati


I risultati della sperimentazione della Blogcattedra possono considerarsi positivi. La quantità di interventi on-line, visibile ed aggiornata in tempo reale sul blog, fornisce una prima indicazione della partecipazione degli studenti. La gestione del corso attraverso questo strumento e questa modalità operativa hanno prodotto inoltre i seguenti risultati:



  • Il coinvolgimento di un numero rilevante di studenti ad una attività didattica attiva (10 incontri, con gruppi di mediamente 5 persone, “movimentano” circa 50 studenti), che li ha spinti peraltro ad approfondire gli argomenti oggetto del corso per poterne riferire in aula;

  • La modalità di lavoro, orientata ad un approccio di tipo collaborativo, ha richiesto agli studenti di lavorare in gruppo, auto-organizzandosi e coordinandosi con modalità che sono state soltanto suggerite dalla cattedra, responsabilizzando ogni partecipante rispetto al gruppo sul compimento di un processo operativo complesso e da svolgere in poco tempo;

  • L’esposizione degli argomenti in aula ha fatto si che molti studenti dovessero parlare in pubblico in un contesto strutturato (con una presentazione, un programma preciso, tempi identificati a priori);

  • Lo sviluppo dei contenuti (sintesi, approfondimenti, ecc…) non soltanto come presentazioni powerpoint, ma anche come post nel forum, ha consentito agli studenti di esercitarsi nella scrittura on-line;

  • La redazione delle sintesi e degli approfondimenti ha consentito di creare una base di contenuti utile agli studenti assenti per alcune lezioni o ai non frequentanti, consentendo loro di “non perdere il filo” dei discorsi affrontati in aula;

  • L’utilizzo del Blog come strumento attraverso il quale valutare comprensione e gradimento ha consentito al docente di tenere costantemente sotto controllo tali fattori, dedicando il giusto tempo ad eventuali approfondimenti tematici e/o spiegazioni più approfondite.

  • Gli studenti, superata la diffidenza e le difficoltà iniziali, hanno dimostrato di gradire molto l’iniziativa, come è desumibile dai post di commento scritti da loro stessi nel blog.

C’è da considerare, come aspetti potenzialmente ostativi, che questa modalità di gestione del corso:



  • richiede un maggior carico di lavoro, che comunque può essere svolto con il supporto di un assistente (nel caso specifico, un assistente è dedicato interalmente alla gestione del Blog, con un carico di lavoro di circa un’ora al giorno per tutta la durata del corso);

  • complessivamente sottrae tempo (circa 4/5 ore) alla didattica tradizionale, di tipo frontale. In altri termini, ha sottratto tempo alle spiegazioni del docente. Riguardo a ciò, c’è però da considerare che gli approfondimenti degli studenti hanno consentito di ottimizzare i tempi e garantire una maggiore comprensione degli argomenti trattati.

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Di nuovo in aula con la blogcattedra…

23 novembre 2007

Questa settimana ho iniziato il mio corso di Organizzazione e Gestione della Comunicazione Interattiva. Anche quest’anno utilizzerò il blog come strumento di gestione dei rapporti con gli studenti e come piattaforma di lavoro collaborativo.


I partecipanti cureranno approfondimenti che pubblicheremo on-line, sviluperanno le sintesi delle lezioni che metteranno a disposizione dei colleghi e – naturalmente – avranno modo di conoscere un bel po’ di blogosfera (sia in termini “accademici“, nel senso che ne parleremo, che “fisici“, nel senso che alcuni amici con molte cose da dire saranno invitati a lezione).


L’esperienza di quest’anno riprende quanto già fatto l’anno scorso, con alcune modifiche relative al modello didattico. Nella scorsa edizione io e gli studenti siamo stati molto soddisfatti di come sono andate le cose, quindi spero che la bella esperienza si ripeta anche quest’anno (anche se a dire il vero li ho visti un po’ più titubanti, ma conto di “convertirli“).


La blogcattedra è qui. Che ne pensate? Naturalmente, siete tutti i benvenuti!


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Ancora sull’ignoranza, a partire dal Web 2.0

7 ottobre 2007

Con il mio ultimo post, nel quale prendevo spunto dalle disavventure di una studentessa per parlare della condizione dell’Università italiana, ho messo forse troppa carne al fuoco (concordo con Matteo: …troppi punti). Il ruolo dell’Univesità, la voglia di studiare, il Web 2.0, il ruolo degli intellettuali nella società contemporanea.


Tutti temi che mi piacerebbe approfondire. E per farlo, voglio iniziare da quello forse meno importante ma che però ha catalizzato l’ovvia attenzione di alcuni amici che hanno commentato il post: il Web 2.0 e il suo ruolo in tutta la faccenda. Prima di tutto una premessa: Roberto si chiede cosa avrei risposto io alla mia domanda (!). Lo ho fatto a più riprese, ma penso che la risposta migliore venga – guarda caso – proprio da un’altra sudentessa, che mi scrisse quasi un anno fa nei termini immediatamente riportati in questo post. (Peraltro, penso che a volte il nostro indulgere a dire che il Web2.0 non esista tout court, riveli un po’ di malcelato snobismo, e su questo la penso come Calogero e Markingegno).


Ma il punto non è questo. Mai mi sarei sognato di bocciare uno studente per una “definizione” errata e soprattutto mai lo avrei fatto per un’interpretazione di un fenomeno da me non condivisa, purchè ben argomentata. Quindi ben vengano i commenti di Massimo (Mantellini) Massimo (Moruzzi), Maurizio, Jhonnie, Paolo ed altri che affermano in toni vari che il Web 2.0 è una Buzzword. Ma tali commenti sono accettabili e condivisibili perchè provengono da persone che sanno di cosa si sta parlando! Fenomeno di marketing, di costume o moda che sia, sanno quale insieme di valori (o disvalori) evochi, cosa comporti, che impatti possa avere (o non avere). E ciò è ben diverso dall’ignorare completamente un fenomeno.


Se mi laureo in storia greca, una cosa è dire che Efesto non esiste, ben’altra cosa è dire che non lo si è mai sentito nominare!


Conclusione perfetta – a mio giudizio – quella di Marco, che si stupisce di come per alcuni l’ignoranza possa essere considerata una virtù.


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L’identità è comunicazione

31 luglio 2007

Anche a valle della lettura dei commenti a questo post (come spesso mi accade più interessanti del post stesso), ritengo possa essere utile continuare a speculare per un po’ sul tema della virtualità reale, o della “cultura della virtualità reale”, come l’ha definita Castells. Cultura che è nel contempo virtuale e reale. Virtuale in quanto elaborata in prima istanza per mezzo di processi di comunicazione virtuale ed elettronica. Reale (e non immaginaria) in quanto si tratta della realtà vera e materiale dell’esistenza individuale.


Opinione condivisa, quella di Castells, anche da Bolter e Grusin (per intenderci, gli autori di Remediation), secondo i quali gli individui costruiscono le loro identità collettive come una rete di collegamenti tra i tanti sé mediati ai quali Castells si riferisce come “cornice semantica” del vissuto soggettivo: “è un sistema in cui la stessa realtà (ossia, l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”.


L’identità è il risultato di processi di comunicazione. I processi di comunicazione si esplicano sempre più non attraverso la separazione (online vs offline, in presenza vs mediazione tecnologica) bensì attraverso una reciproca compenetrazione di reale e virtuale. Allo spazio fisico si sovrappone uno spazio elettronico di tipo simbolico, in cui si fa evidente come eventi comunicativi anche relativamente effimeri tendano a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista degli individui. Da tali eventi e relazioni, i soggetti traggono le risorse per definire “creativamente” il proprio essere.


Del resto, è evidente come sempre più spesso l’identità stessa vada concepita secondo una prospettiva centrata sulle relazioni, vale a dire sulle dinamiche di connessione.
Tenendo presente questo, è possibile comprendere insieme sia le aspettative che caratterizzano l’investimento comunicativo individuale, sia la complessità e l’aleatorietà delle relazioni sociali, nella costante ricerca di un equilibrio difficile da ottenere. Virtualizzare i legami sociali vuol dire realizzarli in forme diverse, affidarli a modelli di selettività nuovi ed inediti. E sono proprio i modelli di selettività, in ultima analisi, a contribuire alla definizione dell’identità sociale, autoalimentata proprio attraverso un processo di selezione più o meno consapevole attuata dal proprio sé reale, in maniera tale che rispecchi le istanze del corrispondente – o dei corrispondenti – sé virtuali


L’integrazione sempre più marcata tra la trama delle relazioni online (virtuali) e quelle offline (reali o fisiche) consente di ricomporre una frattura che a lungo ha diviso artificialmente i due mondi e segnala, al contempo, come il tema dell’identità negli ambienti mediati sia ancora tutto da definire…


UPDATE DEL 3/08: Di un tema vicino a questo si è parlato anche da queste parti!


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Realtà virtuale o Virtualità reale?

25 luglio 2007

In pieno fiorire della moda secondlifista (o secondlifiana?), nella quale sembra che la propria identità virtuale a volte si trovi a dover sopperire anche alle mancanze di quella reale, è importante non perdere di vista il fatto che – per quanto di moda – il fenomeno delle identità virtuali ha un grande impatto sociale ed è utile per comprendere alcune tendenze della società anche al di là dei suoi aspetti puramente “virtuali”. Secondo Castells, ad esempio, le nuove forme di interazione nell’epoca di Internet vanno inquadrate prestando attenzione a una tendenza evolutiva costituta dall’ascesa dell’individualismo.
Tale processo si concretizza nella transizione dalla comunità al network, inteso come la forma più importante di organizzazione delle interazioni. Già nel 2002 Castells ha asserito che “le comunità, almeno nella tradizione della ricerca sociologica, erano basate sulla condivisione di valori e di organizzazione sociale. I network sono costruiti attraverso scelte e strategie degli attori sociali, siano essi individui, famiglie o gruppi. Di conseguenza, la principale trasformazione delle società complesse si è verificata attraverso la sostituzione delle comunità spaziali con i network come forme prime di socialità“.


Partendo dall’assunto che il network sia una forma complessa che struttura le esperienze di socialità e l’organizzazione delle relazioni fra i soggetti, Barry Wellman nel 2002 ha proposto una rivisitazione del concetto di comunità.
Secondo Wellman, nelle società contemporanee le comunità si fondano su network di legami interpersonali intorno a cui si dispiegano la socialità e l’identità.
La connettività estesa e flessibile che caratterizza una simile configurazione relazionale, in cui le barriere sono permeabili e si ha la possibilità di passare senza interruzioni da un network ad un altro, è la ragione di una appropriazione personale delle dinamiche di relazione sociale.
Wellman si spinge al punto da disegnare una progressiva similitudine e ibridazione tra computer network e social network, dal momento che la complementarietà di network online e offline permette di gestire forme di relazione sociale sempre più particolari e specializzate, meno condizionate dai contesti formalizzati della real life.


Rispetto alla problematica dell’identità, l’individuo può così disporre di strumenti con cui esprimere le proprie esigenze di autorealizzazione e di espressione della propria personalità all’interno di configurazioni relazionali (i network) da sé stesso composte ed intorno ad esse organizzate. Su queste basi Castells sostiene: “L’individualismo in rete è un modello sociale, non è una raccolta di individui isolati. Piuttosto, gli individui costruiscono i loro network, online e offline, sulla base dei loro interessi, valori, affinità e progetti. […] Dato che le persone possono far parte senza problemi di numerosi network, gli individui tendono a sviluppare i loro “portafogli di socialità”, investendo in maniera differenziata, in momenti diversi, in un certo numero di reti con basse barriere d’ingresso e bassi costi di opportunità“.


La pervasività della mediazione tecnologica e la morfologia reticolare dei rapporti sociali sono due fattori che innescano un ribaltamento logico e terminologico: accanto alla sfera della realtà virtuale, Castells ha integrato la propria visione con il riconoscimento dell’esistenza di una virtualità reale.


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Il Web 2.0 e le applicazioni per la Pubblica Amministrazione

11 giugno 2007

Giorni fa, in occasione del ForumPA (del quale ho parlato qui), ho avuto il piacere di aprire un convegno gestito assieme ad Alberto Marinelli ed agli amici di Epistematica.
Si è parlato degli sviluppi del Web e le prospettive per la Pubblica Amministrazione. In quest’ambito ho parlato dei punti di contatto tra il Web 2.0 e le esigenze della Pubblica Amministrazione.


Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto le slide ma – essendo costituite essenzialmente da foto e qualche concetto e quindi poco autoesplicative – ho ritenuto opportuno montarle con una sintesi dell’audio del mio speech e rendere il tutto disponibile sul blog, per chi c’era e chi no.


Nei primi dieci minuti fornisco una rapida definizione del concetto di Web 2.0 nell’accezione in cui ho considerato il fenomeno nel contesto, soffermandomi poi per descrivere come tale fenomeno impatti sul mondo della comunicazione e concludere con le ripercussioni e le prospettive per la PA. Come caso di studio, cito Italia.it


Sperando di aver fatto una cosa utile, attendo i vostri commenti!



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BlogLab: ecco i fellow!

7 maggio 2007

rete blog.jpgHo pubblicato qui l’elenco dei fellow e dei relativi blog. Spero di aver tenuto conto delle indicazioni di tutti (piuttosto: scusa Mitì, mi era passato di mente! :-) ). Ad ogni modo per qualsiasi comunicazione, c’è sempre l’e-mail.


A questo punto, il laboratorio è pienamente operativo. I forum cominciano ad essere affollati di studenti e di fellow volenterosi, l’aggregatore è operativo, i blog dei ragazzi cominciano ad essere popolati, il canale di Excite sta per partire.


Già si cominciano ad intravedersi alcuni “nuovi talenti” del blog, tra i tanti che son partiti nella prima edizione del nostro laboratorio…


Ora, ovviamente, buon lavoro Fellow!


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