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Posts Tagged ‘Web2.0’

Il Web 2.0 è morto. Evviva il Web

9 maggio 2009

logo_zerounoDa qualche tempo intervengo a dei business meeting organizzati dalla rivista ZeroUno, testata storica dell’ICT italiano, prima di Mondadori e poi rilevata dal Direttore Responsabile, il bravo Stefano Uberti Foppa. Stefano mi ha chiesto di scrivere per lui di Enterprise 2.0, cosa che ho iniziato a fare questo mese, interrogandomi sui termini, e sul loro significato. Il pezzo – come di consueto – è riportato qui di seguito, Buona lettura!

Vi ricordate dell’e-business? Un termine che riempiva aule delle Università, sale convegni, pagine e pagine sulla carta stampata. L’e-business avrebbe rivoluzionato il mondo, si diceva. L’e-business avrebbe dato vita a quella nuova economia fatta di bit ed autostrade informatiche sulle quali far viaggiare i sogni e le speranze del nuovo millennio. Poi, pian piano, sempre meno. E poi quasi più nulla. L’e-business è scomparso. Scomparso dai giornali, dai convegni, da tutti i consessi pubblici nei quali con tanto entusiasmo aveva fatto parlare di sé, relegato ormai oggi a discussioni tra specialisti.

Sono le implacabili ed inconciliabili logiche dell’informazione e del progresso che si scontrano. Quando un argomento è giornalisticamente “caldo” riempie le prime pagine dei giornali, per essere sostituito dal successivo nel momento stesso in cui si dirada l’interesse nei suoi confronti da parte del grande pubblico. Il risultato è che – paradossalmente – si capisce che un cambiamento è davvero compiuto esattamente quando si smette di parlarne. Non c’è più meraviglia nel telefono, quando tutti possono fare una telefonata. Non c’è più incanto nella televisione, dopo che è entrata in tutte le case. Non c’è più fascino nell’e-business, dal momento che le sue logiche hanno pervaso realmente la vita di molte aziende. E così, mentre l’e-business perde il suo prefisso per tornare ad essere semplicemente business e trasmutarsi da fenomeno di studio a realtà di fatto, altri termini, altri fenomeni devono essere macinati dalla macchina dell’informazione.

È quindi la volta del Web, al quale qualcuno – Tim O’Reilly per essere precisi – ha furbescamente attaccato l’etichetta “2.0″, facendo di una normale tendenza evolutiva un vero e proprio fenomeno di disruptive innovation, come la definirebbe Clayton Christensen.  Ma il Web 2.0, con qualche colpo ben assestato della sua coda lunga, sta cambiando le regole del gioco. Le cambia mettendo finalmente a sistema le tendenze evolutive della tecnologia da una parte e della società dall’altra, e le une al servizio delle altre con il risultato di trasformare le reti da grovigli di cavi e mucchi di bit in reali strumenti di relazione.

Non è Ajax, né sono i SaaS i veri risultati del cambiamento promosso dal Web 2.0. È il nuovo ruolo delle persone, che da utenti della rete divengono essi stessi “rete”, in un contesto in cui è questo tipo di rete a rappresentare la chiave dei modelli di creazione del valore che dovranno esser cercati nel “nuovo” web. E proprio in questo ruolo della rete, quella delle persone, possiamo vedere chiaramente le dinamiche del fenomeno che – figlio del Web 2.0 ma antropologicamente suo antenato – rappresenta e rappresenterà nel prossimo futuro il “trend del momento”: sino a ieri si è parlato di Web 2.0, oggi si parla di social networking. Domani parleremo d’altro. O sempre della stessa cosa, alla quale dovremo cambiare il nome. I ritmi delle mode e i criteri di notiziabilità  mal si conciliano con i tempi della società. Né ieri né oggi ci si rende conto che non è una innovazione discontinua e dirompente quella che sta connotando questi anni, ma il risultato di un lungo percorso evolutivo che è partito ben prima di Tim Berners Lee e che finirà ben oltre Tim O’Reilly e Christian Anderson. Il Web 2.0 è morto. Evviva il Web.

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Sbagliando si impara?

10 giugno 2008

Mi chiedo se il Signor Rossetti della Mosaico Arredamenti abbia già percepito l’effetto boomerang della sua azione legale contro Sergio Sarnari.

La storia è riassumibile in due righe: Sergio acquista dei mobili ma non si ritiene soddisfatto, parla della cosa sul suo blog in un modo che l’Amministratore della Mosaico Arredamenti ritiene diffamatorio, e questi lo denuncia chiedendo un risarcimento di 400.000 euro (alla faccia!). Rossetti inoltre ha anche la brillante idea di minacciare di ulteriori azioni legali tutti gli altri utenti che dovessero commentare il post …direttamente nei commenti al post in questione:

Consiglio a coloro che hanno intenzione di inserire sul
presente blog notizie non veritiere e/o diffamatorie sulla società da
me rappresentata di valutare l’opportunità di tale comportamento,
rappresentando che le azioni giudiziarie sin d’ora promosse nei
confronti del sig. Sarnari saranno estese a quanti concorreranno a tale
fattispecie criminosa e/o civilmente illecita”

Ora, senza entrare nel merito della questione, mi chiedo se Rossetti si sia reso conto della stupidaggine fatta in primo luogo denunciando Sergio, ed in secondo luogo minacciando i suoi commentatori. Ovviamente la notizia è stata ripresa, tumblrata, twitterata, diffusa, commentata, analizzata e riportata da mezza blogosfera, con due conseguenze immediate:

  • la notizia è stata amplificata, con le conseguenze in termine di immagine che si possono bene immaginare per la Mosaico Arredamenti, che prima non conoscevo ma che in futuro eviterò accuratamente;
  • Google, come fa notare Caterina, sta facendo il suo lavoro, a giudicare dai risultati della ricerca “Mosaico Arredamenti” (stamane era in quarta posizione, ora in seconda… tra poco chissà…). E neanche questa si può proprio definire buona pubblicità…

In conclusione, caro Signor Rossetti, fare Corporate blogging è una scelta. Ma non si può impedire che la conversazione proceda. E non si può “scegliere” che gli altri parlino di voi. Non nella blogosfera. Faccia una cosa, mi dia retta: invece di consigliare, segua il consiglio di Antonio Tombolini, non rimedierà alla brutta figura, ma avrà dimostrato che sbagliando si impara.

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Enterprise 2.0

12 maggio 2008

La rivista ZeroUno – testata storia dell’ICT nostrano – mi ha invitato ad un seminario che si terrà domani tra poche ore a Roma.

Il tema è quello dell’Enterprise 2.0 e la platea è costituita da un gruppo di Responsabili IT di aziende e pubbliche amministrazioni. Se possibile, dalle 18.00 alle 19.00 trasmetterò l’evento tramite l’ormai inseparabile Qik.

Di seguito le slide della mia presentazione, che servirà come introduzione per la Tavola Rotonda moderata da Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno.

Naturalmente, i commenti sono sempre benvenuti…

Incontri

Passata la festa, gabbatu lu santu

20 dicembre 2007

Questa settimana su ePolis ho pubblicato una breve riflessione – fatta decisamente a caldo – sulle primissime evidenze di una ricerca che sto conducendo assieme a due mie giovani e brave tesiste (ogni tanto qualche complimentoa chi se lo merita non guasta). Il tema della ricerca è la comunicazione politica nell’era del Web 2.0. In altri termini, l’idea è quella di rispondere alla domanda “i nostri amministratori ed i nostri politici che uso fanno delle tecnologie di comunicazione interattiva?“…


Ultimamente si fa un gran parlare di come il Web e le nuove forme di comunicazione on-line possano cambiare il modo di vivere la relazione tra il cittadino ed i suoi rappresentanti. Ma quelli che vengono definiti “social media” stanno mutando realmente tale rapporto? In altri termini, quanto sono usati dai nostri politici e dai nostri amministratori i potenti strumenti di relazione che internet mette a disposizione? A questa domanda abbiamo tentato di rispondere con una ricerca condotta dal La Sapienza, Università di Roma. I risultati preliminari sono forse prevedibili, ma non per questo meno sconfortanti. A parte pochi sperimentatori, che della comunicazione on-line hanno fatto un vero e proprio cavallo di battaglia, nella sostanza c’è il vuoto. Un vuoto fatto di indifferenza completa nei confronti delle potenzialità che la Rete metterebbe a disposizione se soltanto vi fosse qualcuno pronto a sfruttarle. Un vuoto colmato al più da qualche candidato che apre un sito elettorale con il quale dialogare con il cittadino durante le elezioni, ma che quando da candidato diviene eletto, dimentica completamente tale dialogo, incurante persino di cancellare i resti di eteree promesse. Resti che il più delle volte rimangono nella memoria della Rete, a testimoniare che le buone intenzioni e la volontà di dialogo con il cittadino sono presto scomparse, durate il tempo di uno spoglio.

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Deprivazione sensoriale

18 dicembre 2007

Devo ammetterlo. Il tanto amato/odiato Twitter è entrato a pieno titolo nella mia dieta mediale. Naturalmente me ne accorgo in occasione della sua manutenzione, ossia quando non posso utilizzarlo. E non potendo utilizzarlo provo una sorta di deprivazione sensoriale, un po’ come quando si entra in una camera buia, e per un attimo si pensa di aver perso la vista.

Così, torturato dall’ansia di non sapere cosa stia facendo Catepol e dal dolore di perdere l’ultimo twit di Gigi, angosciato per non sapere l’ultima pillola di saggezza di Ninna_r, confuso dal non sapere a quale stazione/aereoporto/vaporetto si trovi Pandemia, afflitto dal fatto di perdermi gli ultimi risvolti della complicata vita di Stefigno e triste per non poter leggere le riflessioni surreali di antoniocontent, non posso fare altro che vagare solitario in una blogosfera improvvisamente un po’ più silenziosa…

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Lo sport nella Rete

17 dicembre 2007

Qual’è il rapporto che lega gli sportivi con la propria squadra? E come viene influenzato dagli sviluppi dei social media? In altri termini, quali sono gli impatti del cosiddetto Web 2.0 sulle relazioni tra tifosi, atleti e società sportive?

Da queste domande parte la riflessione sullo sport nell’era del Web che rappresenta la bozza di un mio contributo (scritto per chi si occupa di sport, prima che di Web) ad un libro di prossima pubblicazione sulla comunicazione sportiva e che – come di consueto – ho il piacere di condividere con voi, naturalmente in attesa dei vostri commenti.

Buona lettura!

Scarica: sport_e_reti.pdf

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Una conversazione interessante su Blog e Social Network

16 dicembre 2007

Di norma, quando da queste parti un post riceve diversi commenti interessanti, è mia abitudine sintetizzare la discussione che si svolge nei commenti in un nuovo post. Stavolta però il compito sarebbe particolarmente arduo, in quanto parlando del rapporto tra blog e social network si sono confrontati Caterina, Gigi, Antonio, Davide, onTypes, Tommaso, Mario, Geronimo e Paolo Via, sviluppando un thread particolarmente utile, che vi consiglio di leggere.


Quasi tutti sostengono il primato dei contenuti; Gigi sostiene – rispetto ai Social Network – il primato della rete reale, rispetto a quella sociale, esprimendo dubbi (assieme a Caterina) rispetto alle esperienze come Facebook. Antonio sostiene di non vedere differenza tra social network e blog, “social network naturali e fisiologici“.


Particolarmente interessante il commento di Davide “Folletto” Casali, che consiglio di leggere per intero. A questo Paolo risponde evidenziando gli aspetti negativi collegati allo sviluppo di reti virtuali a discapito di quelle reali.


Da approfondire il punto di vista di onTypes: “Nei blog le relazioni nascono per cio’ che la gente scrive (e dice di pensare), nei social network come facebook le relazioni nascono per cio’ che la gente e’ (o dice di essere…). Credo anch’io che l’integrazione tra le due modalita’ di social networking sia la destinazione da raggiungere”. A tal proposito mi domando e gli domando: non c’è il rischio, nei sistemi come facebook, che le relazioni risultino troppo artefatte, tenendo ad essere basate sul nulla?


Saggiamente, Davide poi riporta la discussione alle sue origini, ossia alla psicologia sociale, mentre Caterina, chiamata in causa dall’incauto nominare Twitter di Paolo, si scaglia in difesa del suo regno! :-)


Tommaso si chiede: “Quanti avranno voglia, tempo e risorse per costruirsi una rete di relazione con un proprio blog e quanti invece preferiranno scegliere uno strumento di SN (classico o di microblogging che sia) per la propria presenza in Rete? Se il bisogno sarà quello di comunicare, conoscere ed interagire con altre persone non è più facile affidarsi ad una community già esistente, piuttosto che lottare per trovare un po’ di luce? I contenuti verranno di conseguenza, imho“. Potrei anche condividere, se non fosse che mi interrogo sulla sostanza delle relazioni, se si pongono i contenuti in secondo piano!


Ottima e calzante mi sembra la conclusione di Mario, nell’ultimo commento (per ora) al post: è tutto vero, ed è tutto falso…


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Blogcattedre di tutto il mondo, unitevi!

4 dicembre 2007

Molto interessante l’idea di Luca di aggregare tutti i blog usati dai docenti come strumenti di lavoro nella formazione universitaria. Personalmente, è qualche anno ormai che uso tale strumento; quello del mio corso di quest’anno è qui.


I risultati, raggiunti declinando lo strumento blog ed una metodologia didattica tagliata ad-hoc – mi sembrano più che soddisfacenti.


Per questo motivo condivido con voi qualche riflessione che riassume l’esperienza di questi anni…


La blotcattedra: un esperimento di didattica collaborativa
La BlogCattedra è lo strumento implementato dalla cattedra di “Organizzazione e gestione della comunicazione interattiva” per sperimentare un processo di didattica collaborativa finalizzato a favorire il coinvolgimento attivo degli studenti alle lezioni, in aula e da remoto, partendo dal presupposto che per spiegare la comunicazione interattiva il modo migliore sia praticarla.


Il modello
L’approccio scelto si basa su alcuni elementi chiave:



  1. L’utilizzo di un blog quale strumento di contatto e collaborazione con i discenti;

  2. L’adozione di una modalità di gestione della didattica d’aula che coinvolga attivamente gli studenti;

  3. La non obbligatorietà della partecipazione al blog ed ai momenti di interazione attivati on-line.

Il blog
Per quanto attiene il primo punto, è sufficiente implementare un qualsiasi sistema di blog management che consenta di gestire le funzioni principali necessarie all’attuazione pratica del modello didattico identificato. In particolare, accesso multi-utente, possibilità di commentare i post, possibilità di inserire file ed allegati (altrimenti si possono comunque adottare altri servizi di supporto, come slideshare). La scelta del Blog rispetto a sistemi di forum o di community dipende dalla possibilità insita nel modello di comunicazione proprio dei blog di “guidare” in maniera puntuale l’andamento delle discussioni, configurandosi con una struttura gerarchica più enfatizzata di quella consentita da un forum (in sostanza, il blog è uno strumento one-to-many, il forum uno strumento many-to-many).
Il blog, inoltre, è una forma di comunicazione che risulta più familiare agli studenti di quanto non lo siano meccanismi di partecipazione più complessi ed articolati.


La modalità di gestione della didattica
Il Blog – in quanto strumento tecnologico – è un completamento ed un complemento all’attività didattica d’aula, che si propone di favorire il coinvolgimento degli studenti attraverso una serie di momenti in presenza che rappresentano il compimento e la presentazione all’aula di processi svolti da remoto attraverso il blog ed i normali strumenti di comunicazione on-line (e-mail, instant messenger, ecc…).
In particolare, il coinvolgimento degli studenti è previsto in due momenti specifici: l’avvio della lezione (per circa 20 minuti) e la ripresa dopo la pausa (circa 15 minuti). In questi momenti gli studenti presentano – con slide powerpoint di sintesi degli interventi fatti nel Blog – le attività realizzate nel corso della settimana. In particolare:



  • Una breve sintesi della lezione precedente, che riassume gli argomenti affrontati in aula;

  • Uno o più approfondimenti sui temi affrontati in aula;

  • Una selezione di fonti utili;

  • Una valutazione del gradimento e della comprensione degli argomenti affrontati durante la lezione precedente;

Ovviamente, tutti i materiali presentati in aula convergono verso il Blog, che si configura in questo caso come il repository dei materiali sviluppati durante il corso.


La non obbligatorietà
È significativo evidenziare come la partecipazione al Blog sia stata presentata come facoltativa. Questo per comprendere quanto lo strumento fosse utile e risultasse gradito, al di là dei possibili vantaggi derivanti da una partecipazione “orientata al voto”.


I Risultati


I risultati della sperimentazione della Blogcattedra possono considerarsi positivi. La quantità di interventi on-line, visibile ed aggiornata in tempo reale sul blog, fornisce una prima indicazione della partecipazione degli studenti. La gestione del corso attraverso questo strumento e questa modalità operativa hanno prodotto inoltre i seguenti risultati:



  • Il coinvolgimento di un numero rilevante di studenti ad una attività didattica attiva (10 incontri, con gruppi di mediamente 5 persone, “movimentano” circa 50 studenti), che li ha spinti peraltro ad approfondire gli argomenti oggetto del corso per poterne riferire in aula;

  • La modalità di lavoro, orientata ad un approccio di tipo collaborativo, ha richiesto agli studenti di lavorare in gruppo, auto-organizzandosi e coordinandosi con modalità che sono state soltanto suggerite dalla cattedra, responsabilizzando ogni partecipante rispetto al gruppo sul compimento di un processo operativo complesso e da svolgere in poco tempo;

  • L’esposizione degli argomenti in aula ha fatto si che molti studenti dovessero parlare in pubblico in un contesto strutturato (con una presentazione, un programma preciso, tempi identificati a priori);

  • Lo sviluppo dei contenuti (sintesi, approfondimenti, ecc…) non soltanto come presentazioni powerpoint, ma anche come post nel forum, ha consentito agli studenti di esercitarsi nella scrittura on-line;

  • La redazione delle sintesi e degli approfondimenti ha consentito di creare una base di contenuti utile agli studenti assenti per alcune lezioni o ai non frequentanti, consentendo loro di “non perdere il filo” dei discorsi affrontati in aula;

  • L’utilizzo del Blog come strumento attraverso il quale valutare comprensione e gradimento ha consentito al docente di tenere costantemente sotto controllo tali fattori, dedicando il giusto tempo ad eventuali approfondimenti tematici e/o spiegazioni più approfondite.

  • Gli studenti, superata la diffidenza e le difficoltà iniziali, hanno dimostrato di gradire molto l’iniziativa, come è desumibile dai post di commento scritti da loro stessi nel blog.

C’è da considerare, come aspetti potenzialmente ostativi, che questa modalità di gestione del corso:



  • richiede un maggior carico di lavoro, che comunque può essere svolto con il supporto di un assistente (nel caso specifico, un assistente è dedicato interalmente alla gestione del Blog, con un carico di lavoro di circa un’ora al giorno per tutta la durata del corso);

  • complessivamente sottrae tempo (circa 4/5 ore) alla didattica tradizionale, di tipo frontale. In altri termini, ha sottratto tempo alle spiegazioni del docente. Riguardo a ciò, c’è però da considerare che gli approfondimenti degli studenti hanno consentito di ottimizzare i tempi e garantire una maggiore comprensione degli argomenti trattati.

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La rete oltre la Rete

17 ottobre 2007

Tra un ricovero ed un po’ di Toradol (che visto il suo effetto euforizzante non vorrei diventasse per me come il Vicodin per Dr. House) ho ripreso la mia collaborazione con ePolis, sempre per parlare di “fatti” che riguardano la Rete. Questa settimana, nei miei 1.500 caratteri parlo di Social Network, con tanto di riferimento alla prossima blogbeer romana! ;-) .


Come vedete nel file PDF, il mio pezzo è giusto sotto quello di Luigi De Ficchy. Luigi, del quale posso vantarmi di essere amico, ha da poco aperto un blog. Per lavoro fa il Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia ed i suoi pezzi – tutti riferiti a problemi della Capitale – sono un’inesauribile miniera di spunti e di idee. Vi invito quindi a visitare il suo blog, e lasciare lì i vostri commenti!


Nel frattempo, come di consueto, di seguito riporto il testo del mio pezzo…


Nell’immaginario collettivo troppo spesso l’appassionato di tecnologie assomiglia ancora oggi al ragazzo che vent’anni fa, nel film War Games, disputava una cruciale partita a dama contro il computer del Pentagono per sventare una guerra atomica. Tuttavia la realtà è ormai ben diversa. Gli appassionati di informatica da “nerd” si sono trasformati in “geek”, e sono tutt’altro che isolati gli uni dagli altri. Non a caso è sempre più frequente sentir parlare di Social Network: reti sociali. Un termine che non viene dall’informatica ma dalla sociologia e dall’antropologia e che in internet trova un terreno di coltura ideale. Il concetto alla base delle reti sociali è semplice: la rete non è fatta (solamente) di cavi e computer ma (soprattutto) di relazioni tra persone. Relazioni rese più forti da una tecnologia che non isola le persone, ma le avvicina per creare vere e proprie comunità di interessi. Piazze telematiche ove incontrarsi, nelle quali anche senza gli effetti speciali di Second Life è possibile scambiarsi opinioni su temi di interesse comune o su passioni condivise. I social network sono sempre più numerosi e trovano la loro linfa vitale nell’innata voglia di confronto dei propri utenti. Alcuni sono trasversali, altri specifici. Gli appassionati di letteratura, ad esempio, non possono non collegarsi ad Anobii, ove potranno consultare centinaia di migliaia di biblioteche personali ed inserire le proprie letture. E sarà inevitabile scoprirsi a navigare tra gli scaffali dei propri “vicini” alla ricerca di buoni consigli, o di persone con gusti simili ai propri. Per gli appassionati di fotografia la tappa d’obbligo è quella di Flickr, ove fotografi dilettanti e professionisti condividono le proprie creazioni ed entrano in contatto tra di loro. Ma gli esempi potrebbero proseguire a lungo. Insomma la rete – oggi – è tutt’altro che una questione di tecnologie. E per i romani che volessero averne la conferma, un collegamento al sito Blogbeer eliminerà ogni dubbio!


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Ancora sull’ignoranza, a partire dal Web 2.0

7 ottobre 2007

Con il mio ultimo post, nel quale prendevo spunto dalle disavventure di una studentessa per parlare della condizione dell’Università italiana, ho messo forse troppa carne al fuoco (concordo con Matteo: …troppi punti). Il ruolo dell’Univesità, la voglia di studiare, il Web 2.0, il ruolo degli intellettuali nella società contemporanea.


Tutti temi che mi piacerebbe approfondire. E per farlo, voglio iniziare da quello forse meno importante ma che però ha catalizzato l’ovvia attenzione di alcuni amici che hanno commentato il post: il Web 2.0 e il suo ruolo in tutta la faccenda. Prima di tutto una premessa: Roberto si chiede cosa avrei risposto io alla mia domanda (!). Lo ho fatto a più riprese, ma penso che la risposta migliore venga – guarda caso – proprio da un’altra sudentessa, che mi scrisse quasi un anno fa nei termini immediatamente riportati in questo post. (Peraltro, penso che a volte il nostro indulgere a dire che il Web2.0 non esista tout court, riveli un po’ di malcelato snobismo, e su questo la penso come Calogero e Markingegno).


Ma il punto non è questo. Mai mi sarei sognato di bocciare uno studente per una “definizione” errata e soprattutto mai lo avrei fatto per un’interpretazione di un fenomeno da me non condivisa, purchè ben argomentata. Quindi ben vengano i commenti di Massimo (Mantellini) Massimo (Moruzzi), Maurizio, Jhonnie, Paolo ed altri che affermano in toni vari che il Web 2.0 è una Buzzword. Ma tali commenti sono accettabili e condivisibili perchè provengono da persone che sanno di cosa si sta parlando! Fenomeno di marketing, di costume o moda che sia, sanno quale insieme di valori (o disvalori) evochi, cosa comporti, che impatti possa avere (o non avere). E ciò è ben diverso dall’ignorare completamente un fenomeno.


Se mi laureo in storia greca, una cosa è dire che Efesto non esiste, ben’altra cosa è dire che non lo si è mai sentito nominare!


Conclusione perfetta – a mio giudizio – quella di Marco, che si stupisce di come per alcuni l’ignoranza possa essere considerata una virtù.


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