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Posts Tagged ‘Web2.0’

Google: l’altra faccia della medaglia…

16 settembre 2007

Sa quali siti internet visitiamo. Spesso è al corrente del contenuto delle nostre mail. Sa con chi abbiamo relazioni. Conosce i blog ed i giornali on-line che visitiamo e di questi sa quali articoli leggiamo. Capisce quali sono le pubblicità che ci colpiscono di più. È lui a determinare quali debbano essere le informazioni delle quali possiamo venire a conoscenza con maggiore facilità e quali siano invece quelle da occultare. Sa di molti dei nostri pagamenti on-line. Conosce alcuni dei nostri spostamenti e sa persino se guardiamo un video. E tutto perché siamo noi stessi a fornirgli quotidianamente queste informazioni.
Chi è? Google, naturalmente. Azienda che in un decennio di vita ha contribuito in maniera determinante a plasmare il volto della rete per come la conosciamo oggi. Poco meno di quattro quinti delle ricerche fatte on-line passano per il suo motore di ricerca. Centinaia di milioni di pagine Web vengono quotidianamente esaminate ed indicizzate in un sistema composto da quasi mezzo milione di computer.


Un’azienda che si presenta al mondo con uno slogan che letto con cinismo appare quasi una minaccia: Don’t be Evil. Google promette di non essere malvagia, ossia di non utilizzare “male” i dati di cui dispone su tutti i suoi utenti. Ammonimento o rassicurazione, ciò non ha impedito alla schiera dei critici dell’azienda californiana di paventare un futuro in cui le previsioni orwelliane diverrebbero pallide imitazioni della realtà. Anche perché il concetto di “male” spesso è relativo, come dimostrano le vicissitudini di Google e di Yahoo in Cina. Ed è innegabile che il potere in mano all’azienda statunitense sia potenzialmente enorme.


Che Google usi o meno tale potere è solo parte del problema. Un problema che se oggi riguarda Google in futuro potrebbe riguardare anche altri operatori. Ed il problema è quello della tutela delle libertà individuali in un epoca in cui esse dipendono strettamente dall’accesso alle informazioni digitali. Informazioni degli utenti, informazioni sugli utenti. Il problema – quindi – non è tanto se Google sia o meno malvagio, ma come fare per creare il sistema regolamentare che eviti che “un” google possa diventarlo.


PS: l’avevo scritto per e-Polis, ma è saltata l’uscita domenicale! :-)


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YouTube, la pubblicità, la botte piena e la moglie ubriaca

23 agosto 2007

Massimo fa alcune valutazioni sulla pubblicità che Google paventa di propinare agli utenti YouTube. In particolare, pensa alle critiche di quegli utenti che vedranno spinta a forza la pubblicità nei loro video.



“non mi piacerebbe mica troppo che un mio filmato amatoriale qualsiasi, sepolto nella coda lunga dei contenuti che interessano poche persone (sono cosi’ la maggioranza dei contenuti simili su Youtube) venga militarmente occupato da uno spot a caso”


e sono convinto che il malcontento – a torto o ragione – sarà diffuso.

Ma mi chiedo: c’è un’altra soluzione?


In altri termini, il servizio è gratuito (anche se sugli UGC a volte la penso in questo modo), ed il business model ne consentirebbe (forse) la sostenibilità.

L’alternativa? Paghi un fee e dai video (i tuoi) sparisce la pubblicità, ma quanti sceglierebbero questa strada?


NB: Ineccepibile questo commento di Massimo Moruzzi: ma sei sicuro, Massimo, che non ci limiteremmo a cambiare proprietario? :-)


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Appunti sul rapporto tra Media e Reti

23 agosto 2007

Ultimamente una cara amica e collega di vecchia data mi ha chiesto un intervento per un libro sul tema della comunicazione delle imprese sportive.


Nella parte centrale del mio intervento affronto in maniera generale un tema del quale più volte si è parlato da queste parti: il cambiamento della comunicazione a valle dell’avvento dei nuovi media. Pensando di fare cosa gradita ai malcapitati amici che passano da queste parti, ho “staccato” la parte centrale (quella più generale, appunto) dal resto del testo, riportandola in allegato.


Nulla di più di un breve paper sul rapporto tra tecnologia e media, che come al solito mi fa piacere condividere con voi, in attesa dei vostri sempre utili commenti…


Scarica: Reti_e_Media.pdf



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Detto in giro

Una vaga inquietudine…

14 agosto 2007

E’ quella che mi assale quando leggo post come questo. Non posso non chiedermi: e se aNobii dovesse chiudere? E se chiudesse Del.Icio.Us, o Flickr, o uno qualsiasi dei servizi on-line grazie ai quali conserviamo – assolutamente delocalizzati – i nostri dati? Lo so, l’argomento è stato affrontato più e più volte nella blogosfera, ma salvo suggerire dei backup (piuttosto, quanti li fanno?) non mi sembra che siano state trovate soluzioni valide… So anche che è difficile che tali servizi vengano dismessi …ma fidarsi è bene…


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L’identità è comunicazione

31 luglio 2007

Anche a valle della lettura dei commenti a questo post (come spesso mi accade più interessanti del post stesso), ritengo possa essere utile continuare a speculare per un po’ sul tema della virtualità reale, o della “cultura della virtualità reale”, come l’ha definita Castells. Cultura che è nel contempo virtuale e reale. Virtuale in quanto elaborata in prima istanza per mezzo di processi di comunicazione virtuale ed elettronica. Reale (e non immaginaria) in quanto si tratta della realtà vera e materiale dell’esistenza individuale.


Opinione condivisa, quella di Castells, anche da Bolter e Grusin (per intenderci, gli autori di Remediation), secondo i quali gli individui costruiscono le loro identità collettive come una rete di collegamenti tra i tanti sé mediati ai quali Castells si riferisce come “cornice semantica” del vissuto soggettivo: “è un sistema in cui la stessa realtà (ossia, l’esistenza materiale/simbolica delle persone) è interamente catturata, completamente immersa in un ambiente virtuale di immagini, nel mondo della finzione, in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”.


L’identità è il risultato di processi di comunicazione. I processi di comunicazione si esplicano sempre più non attraverso la separazione (online vs offline, in presenza vs mediazione tecnologica) bensì attraverso una reciproca compenetrazione di reale e virtuale. Allo spazio fisico si sovrappone uno spazio elettronico di tipo simbolico, in cui si fa evidente come eventi comunicativi anche relativamente effimeri tendano a strutturare relazioni sociali significative dal punto di vista degli individui. Da tali eventi e relazioni, i soggetti traggono le risorse per definire “creativamente” il proprio essere.


Del resto, è evidente come sempre più spesso l’identità stessa vada concepita secondo una prospettiva centrata sulle relazioni, vale a dire sulle dinamiche di connessione.
Tenendo presente questo, è possibile comprendere insieme sia le aspettative che caratterizzano l’investimento comunicativo individuale, sia la complessità e l’aleatorietà delle relazioni sociali, nella costante ricerca di un equilibrio difficile da ottenere. Virtualizzare i legami sociali vuol dire realizzarli in forme diverse, affidarli a modelli di selettività nuovi ed inediti. E sono proprio i modelli di selettività, in ultima analisi, a contribuire alla definizione dell’identità sociale, autoalimentata proprio attraverso un processo di selezione più o meno consapevole attuata dal proprio sé reale, in maniera tale che rispecchi le istanze del corrispondente – o dei corrispondenti – sé virtuali


L’integrazione sempre più marcata tra la trama delle relazioni online (virtuali) e quelle offline (reali o fisiche) consente di ricomporre una frattura che a lungo ha diviso artificialmente i due mondi e segnala, al contempo, come il tema dell’identità negli ambienti mediati sia ancora tutto da definire…


UPDATE DEL 3/08: Di un tema vicino a questo si è parlato anche da queste parti!


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Tra Di Pietro e Capezzone, la politica è on-line…

15 luglio 2007

Sempre più spesso la politica va on-line. La scorsa settimana, sia Di Pietro che Capezzone hanno fatto parlare delle loro iniziative “virtuali”. E questo è il tema del mio intervento su ePolis di oggi, che riporto in allegato e di seguito…


Never Land. Giovedì scorso un avatar dalle sembianze del Ministro Antonio Di Pietro ha parlato, in uno scenario virtuale, ad alcune centinaia di avatar dalle sembianze di giornalisti, in quella che aveva le sembianze di una conferenza stampa. Siamo su Second Life, Never Land è l’“isola” dell’Italia dei Valori e dietro gli avatar c’erano davvero Di Pietro, giornalisti e blogger. È stata la prima conferenza stampa “virtuale” di un Ministro della Repubblica. In questo caso di un Ministro che oltre ad occuparsi di infrastrutture reali gioca anche con quelle virtuali di Second Life. I contenuti della conferenza stampa si sono persi, negli articoli di giornale e nei post dei blog, dietro la descrizione delle modalità di svolgimento dell’evento. Diceva McLuhan che il mezzo è il messaggio: in questo caso del messaggio è rimasto ben poco, ma d’altro canto la vera notizia – evidentemente – era nel mezzo usato.
Un mezzo che se da una parte serve a fare notizia, dall’altra – usato in maniera appropriata – permette di fare politica in modo innovativo e realmente interattivo.
Ne sa qualcosa Daniele Capezzone, che nei giorni scorsi ha lanciato la sua iniziativa on-line: decidere.net. Un programma politico in 13 punti e la possibilità per i cittadini di interagire attraverso una vasta serie di strumenti di comunicazione sono la ricetta per sperimentare nuove modalità di coinvolgimento diretto dei cittadini nelle azioni della politica. Tramite il sito, un blog, la possibilità di interagire con MMS ed SMS Daniele Capezzone intende creare un vero e proprio network – non soltanto telematico – in cui la rete non è fatta di cavi, ma di relazioni tra persone. Comunicazione e coinvolgimento sono infatti i pilastri dell’iniziativa secondo Mauro Lupi, che oltre ad essere colui il quale si è occupato della realizzazione del progetto è un nome molto noto nella blogosfera italiana.
Anche in Italia, la Rete è entrata ormai a pieno titolo nella politica. A volte per fare notizia, altre come reale strumento di contatto con i cittadini, internet rappresenta una grande opportunità: l’opportunità di attuare processi democratici che vedano un coinvolgimento reale ed attivo della società civile. Ora, sta alla politica il non sprecare l’opportunità che la rete le offre.


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Non ne capisco bene il senso…

13 giugno 2007

Perdonatemi, ma faccio proprio fatica a capirne bene il senso
Voglio dire: ho un giornale, nel quale potrei inserire dei meccanismi di rilevazione del feedback come si fa da queste parti da anni, ma mi guardo bene dal farlo. In compenso arruolo un battaglione di cento blogger che deporto in massa sulla mia piattaforma avviando una batteria di blog


Che senso ha quello che faccio?
Se i blog in questo caso sono semplicemente un format editoriale da cavalcare perchè va di moda posso anche capirlo (magari non condividerlo), ma se i blog trovano la loro forza nel concetto di editoria indipendente, nell’aura di libertà d’opinione che si portano dietro e in tutte le cose che da tempo ci diciamo, me ne sfugge l’utilità, dal momento in cui vengono ingabbiati nel quotidiano di Confindustria… C’è una bella differenza tra un network di nanopublishing ed un network di blog di un megapublisher!


bho… Gaspar è ottimista, io per ora un po’ perplesso


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Il Web 2.0 e le applicazioni per la Pubblica Amministrazione

11 giugno 2007

Giorni fa, in occasione del ForumPA (del quale ho parlato qui), ho avuto il piacere di aprire un convegno gestito assieme ad Alberto Marinelli ed agli amici di Epistematica.
Si è parlato degli sviluppi del Web e le prospettive per la Pubblica Amministrazione. In quest’ambito ho parlato dei punti di contatto tra il Web 2.0 e le esigenze della Pubblica Amministrazione.


Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto le slide ma – essendo costituite essenzialmente da foto e qualche concetto e quindi poco autoesplicative – ho ritenuto opportuno montarle con una sintesi dell’audio del mio speech e rendere il tutto disponibile sul blog, per chi c’era e chi no.


Nei primi dieci minuti fornisco una rapida definizione del concetto di Web 2.0 nell’accezione in cui ho considerato il fenomeno nel contesto, soffermandomi poi per descrivere come tale fenomeno impatti sul mondo della comunicazione e concludere con le ripercussioni e le prospettive per la PA. Come caso di studio, cito Italia.it


Sperando di aver fatto una cosa utile, attendo i vostri commenti!



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Su EPolis parlo di Web 2.0…

16 aprile 2007

Da questa settimana il Diario di Navigazione diventa quindicinale.
Dalla scorsa domenica, infatti, ho iniziato una rubrica che verrà pubblicata sui quotidiani del gruppo Gruppo EPolis, dedicata alle tematiche connesse ad Internet ed alla Globalizzazione. La rubrica si alternerà, nei miei sabato pomeriggio, alla redazione del Diario.

Il titolo della rubrica è “Glocal” (originale, eh?), che non è una pillola contro il mal di testa ma un termine coniato alla fine del secolo scorso e nato dalla fusione di “Global” e “Local” (qualcuno ricorderà il motto “Think Global, Act Local“, nato dalla constatazione che nei fatti le strategie globali delle aziende non possono che declinarsi localmente per avere successo).

La scommessa è quella di analizzare gli impatti locali (appunto) delle nuove tecnologie, diffuse su scala globale.

Non potevo che iniziare parlando di Informazione e Web 2.0. La cosa divertente è che ci si deve rivolgere ad un pubblico tendenzialmente a digiuno della materia, e passare concetti comprensibili ed interessanti in 2.400 battute.

Che dite, questa volta ci sono riuscito? Naturalmente, mi piacerebbe avere da parte vostra spunti, suggerimenti e consigli sugli argomenti da trattare quindicinalmente sulla rubrica, i cui articoli saranno poi riportati qui il lunedì!

Scarica PDF: L’Informazione nell’era del Web 2.0

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Scommesse in salsa 2.0. E ora aspettiamo la censura…

26 gennaio 2007

logo_aams.pngAlessandro Guerra, il nostro tesista 2.0, mi fa notare che su Excite si parla di Gottabet, sito inglese dedicato alle scommesse in stile 2.0 (e ci mancava!). Com’è noto infatti gli inglesi scommettono su tutto, ma proprio su tutto. E con Gottabet si può scommettere su tutto. Ma proprio su tutto.

Il sito (che ovviamente riporta la dicitura “beta” ormai d’ordinanza affianco al nome) consente a tutti di pubblicare la propria scommessa definendone caratteristiche, quotazione e quant’altro. Non mancano un meccanismo di valutazione della reputazione del giocatore in stile e-bay, il pagamento con carta di credito e paypal, un sistema di tagging delle scommesse ed una strizzata d’occhio alla solidarietà (secondo me un po’ pelosa, ma a caval donato…) con la possibilità di donare in beneficenza parte delle vincite.

Mi chiedo quanto impiegherà la nostra efficientissima Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ad accorgersi di questo nuovo sito, ed aggiungerlo alla lunga lista di quelli già censurati.
Ah no, scusate, non si può parlare di censura, o di oscurantismo perché – come recita una “velina” del Direttore Generale di AAMS – il provvedimento “Non è oscurantista in quanto tende a non rendere accessibili i siti di quegli operatori che hanno deciso scientemente di “oscurare” – loro sì! – il sistema delle regole che ogni Paese democratico si dà e deve darsi per salvaguardare i consumatori, l’ordine pubblico ed il sistema competitivo”. E d’altro canto “…non è protezionistico in quanto ogni operatore che desidera entrare nel mercato italiano può già farlo con investimenti limitati, acquistando concessioni esistenti in Italia”. Infatti il problema non è evitare che si scommetta, ma farlo pagando la concessione governativa…

Io finché posso (ma tanto bypassare l’IP hijaking sarà abbastanza banale) una scommessa su Gottabet l’ho fatta (in noccioline). Chi partecipa?

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