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A Start (Radio 1), per parlare della crisi di Wikipedia e delle sue motivazioni

11 agosto 2011

Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è dichiarato preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales.

Personalmente ritengo invece che il calo dei collaboratori sia solo il sintomo del vero problema: non esser stati in grado di rinnovare l’interesse verso un progetto di importanza fondamentale (Wikipedia, con tutti i suoi difetti, è comunque l’esperimento di costruzione condivisa ed organizzata della conoscenza più articolato e significativo della storia dell’uomo).

Nell’era delle reti, Wikipedia ha mantenuto il suo approccio basato, più che su di esse, su un sistema di tipo prettamente comunitario. Qualche anno fa mi sono soffermato, sempre su questo blog, nel descrivere la differenza tra il concetto di comunità e quello di rete nella gestione delle relazioni online. Wikipedia, in questi anni, ha sviluppato una forte comunità di contributori. Tuttavia, nell’era delle reti, l’approccio individualistico che dai blog si è sviluppato nei social network site non favorisce un processo anonimo di “cessione” della propria conoscenza, che nelle comunità (virtuali come reali) dall’individuo fluisce nel gruppo. I Social Network consentono un processo di conferimento del valore individuale verso la comunità con un modello che consente di mantenere la visibilità del proprio apporto. Wikipedia, al contrario, lavora su un principio del tutto opposto. Per intenderci: chi conosce il nome di un autore dell’enciclopedia libera?

Ecco: questa in estrema sintesi ritengo sia l’origine del problema. Non sono i social network site come Facebook che stanno “rubando tempo” agli autori di Wikipedia, è quest’ultima che non è stata in grado di sfruttare e valorizzare quelle dinamiche sociali proprie delle reti che – lavorando su elementi come la reputazione – possano spingere le persone a collaborare.

Di questo tema parliamo oggi il 18 Agosto* alle 11.30 a Start, spazio informativo di Radio Uno, al quale sono stato invitato da Pietro Plastina. Se qualcuno di voi è d’accordo (o meno) con la mia visione dei fatti, sarò più che felice di portare anche il suo punto di vista in trasmissione!

* oggi sono saltate tutte le dirette per dare spazio a Tremonti e le sue comunicazioni in merito alla crisi finanziaria. L’occasione è buona per avere più tempo a disposizione per raccogliere i vostri pareri e portarli in trasmissione!

UPDATE: intervista fatta. L’audio lo trovate qui!

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Una considerazione su Wikipedia…

10 ottobre 2009

Dice il mio amico Maurizio sul tema Wikipedia:

Stiamo arrivando a un punto in cui Wikipedia sta assumendo lo stesso status dei grandi media: l’accettazione acritica dei suoi contenuti. Se ci pensate, è una cosa incredibile: certo, per un’enciclopedia dovrebbe essere il minimo sindacale, ma nessuno si metterebbe a credere aprioristicamente che le informazioni presenti su un sito qualunque siano vere [...] in pochi anni l’enciclopedia è diventata qualcosa da prendere davvero sul serio; io non me lo sarei affatto aspettato

Come sa Frieda, con la quale ho sempre scambiato opinioni in modo “vivace” (ed alla quale va tutta la mia solidarietà per l’assurda vicenda che la vede coinvolta), le mie opinioni su Wikipedia sono varie. E contrastanti. Ma l’osservazione di Maurizio più di altre mi fornisce l’occasione per esprimerne una in particolare, relativa all’affidabilità di Wikipedia. Affidabilità che i sostenitori dell’enciclopedia collaborativa più grande del mondo difendono a spada tratta, e che i suoi detrattori utilizzando come principale arma da rivolgervi contro.

Ma il punto della situazione non è definire se e quanto le voci presenti su Wikipedia siano “affidabili” o meno. Il vero punto è capire se il lettore medio di Wikipedia abbia o meno idea di cosa si trovi ad utilizzare. E dall’affermazione di Maurizio, che di cose wikipediane se ne intende, mi sembra proprio di capire che c’è una forte  discrasia tra quelli che sanno cos’è Wikipedia, e quindi quali sono i suoi limiti, e quelli che invece si limitano ad usarla acriticamente (diciamo un 90% dei suoi utenti?).

L’accettazione acritica dei suoi contenuti è per gli utenti di Wikipedia la norma ormai da anni; tutti quegli anni in cui migliaia di studenti poco accorti di ogni ordine e grado ne hanno imparato a copiare di peso i contenuti per temi, tesi, tesine e compagnia cantante. Maurizio ha ragione: nessuno si metterebbe a credere aprioristicamente che le informazioni presenti su un sito qualunque siano vere (e anche di questo, siamo sicuri?). Ma Wikipedia è un sito qualunque? è considerata un sito qualunque? Decisamente no. E nell’immaginario collettivo assurge al ruolo di fonte attendibile. Anzi, spesso di fonte inequivocabilmente attendibile. Tanto che viene citata  in migliaia e migliaia di tesi.

E qui – a mio modo di vedere le cose – sorge un problema di affidabilità che, per la natura stessa del sistema, non può essere garantita. Chi sa come funziona l’enciclopedia libera è ben conscio di ciò, e quindi valuta i suoi contenuti di conseguenza, ma siamo sicuri che la maggior parte dei visitatori sappia cosa sta utilizzando?

Certo, un problema che non dipende principalmente da Wikipedia ma dai suoi utenti (come dire: il male non è nelle cose ma neglio occhi di chi le guarda), ma che Wikipedia – proprio per rafforzare la sua credibilità – dovrebbe affrontare con più forza di quanto non faccia attualmente.

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