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E’ l’evoluzione, baby…

30 aprile 2008

Non posso che sorridere, leggendo questo sfogo di Ester e ripensando a qualcosa che scrissi un po’ di tempo fa… è un sorriso un po’ amaro, in realtà, che scema quando leggo anche questo post di Vittorio. C’è qualcosa che accomuna noi, la mamma di Vittorio e le ragazze “cretinette” delle quali parla Ester. L’evoluzione. O forse – meglio – il cambiamento.

Un inesorabile, lento (ma neanche tanto) cambiamento che fa sì che l’atteggiamento rispetto alle tecnologie muti implacabilmente nel tempo. E se la mamma di Vittorio è perplessa da YouTube ed infastidita da un mouse/mosca che si muove qua e là per lo schermo, Ester è perplessa ed infastidita dall’uso che fanno le ragazze di un newsgroup. Ma la natura del fastidio temo sia la stessa della perplessità dell’ottuagenaria genitrice dell’amico blogger.

Le cose cambiano, le modalità di comunicare mutano e si allontanano dai nostri schemi interpretativi. Il nostro modo di interpretare la realtà delle tecnologie (e non solo quella) non è quello giusto, è solo il nostro. Ed è un flash di un percorso evolutivo (o – in taluni casi – involutivo) che non possiamo pensare di arrestare.

La natura della differenza d’approccio tra Vittorio e sua madre rispetto alle tecnologie è forse simile a quella che c’è tra noi ed i nativi digitali, i quali fanno un uso assolutamente funzionale delle tecnologie, senza sapere cosa ci sia dietro, senza interrogarsi su come funzionino, senza chiedersi da dove provengano. Ma quanti di noi sanno come funziona un motore, una televisione, lo sciacquone del water?
Per certi versi, l’ignoranza tecnologica delle nuove generazioni, abilissime con il cellulare ma spesso completamente estranee all’informatica, è forse un bene. Un bene in quanto sintomo di una accettazione delle tecnologie quali parte integrante della vita quotidiana. Ma è senz’altro anche un rischio. Un rischio che nasce da una diversa capacità di lettura delle tecnologie stesse, delle loro possibili applicazioni, dei potenziali impatti sulla vita e sulla società.

La nostra responsabilità, in questo, è grande. Siamo l’ultima generazione che è nata prima del cellulare. Siamo l’ultima generazione a ricordarsi di quanto l’e-mail non esisteva. Siamo la generazione in grado di confrontare il prima ed il dopo.

E siamo comunque una generazione che – tra qualche anno – di fronte al pronipote di YouTube, avrà la stessa reazione della mamma di Vittorio. E questo ha fatto scemare il mio sorriso…

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Ripreso mentre ruba. La soluzione? Semplice: eliminiamo le telecamere

15 febbraio 2007

mano.jpgNon passa giorno, ormai, nel quale non si parli dell’ennesimo filmato rubato con un cellulare in una scuola, piscina, palestra, chiesa, falegnameria, asl, e chi più ne ha più ne metta. Non più tardi di ieri su tutti i giornali si parlava dell’episodio di Lecce, che è soltanto l’ultimo di una lunga, lunghissima serie. Si è partiti con l’increscioso video sul ragazzo down, per passare ad altre scene di varia umanità che – chissà perchè – sono quasi sempre inquetantemente ambientate nelle nostre scuole.

Ma non è sull’infimo livello culturale degli attori di tali show che voglio riflettere, quanto piuttosto su uno strano meccanismo di comunicazione che – a valle di tali show – si scatena.

Vediamo che succede:

  • Delle piccole bestie a due zampe se la prendono con un ragazzo down in una scuola. Il filmato viene ripreso con il cellulare ed inviato su YouTube.
  • Una maestra si abbandona in effusioni con gli studenti e viene ripresa con il cellulare. Il filmato viene fatto girare on-line.
  • Gruppi interi di minorenni si danno alla pazza gioia in modo vagamente illegale e si riprendono con il cellulare. Il filmato viene inviato via MMS.

Quindi, riassumento, abbiamo: ragazzi down picchiati, episodi di sesso in aula, effusioni tra maestre e studenti. Tanto per citare i casi più noti.

Come risolviamo il problema? Semplice! Vietiamo l’uso del cellulare a scuola!! (questa sembra la soluzione che stanno adottando molte scuole).

Eh si, perchè qui il problema non è comportamento dei nostri sempre più scellerati ragazzi o dei loro sempre più scellerati insegnanti, quando il fatto che tale comportamento, grazie al cellulare, possa essere reso noto e divulgato.

Come dire che se qualcuno viene sorpreso e filmato mentre ruba, la soluzione non è denunciarlo, ma eliminare la videocamera che l’ha ripreso. E tutti a parlare di privacy, di diritti, di tutela.

Ma possibile che nessuno rifletta rendendosi conto che il fatto che tali episodi siano stati ripresi e divulgati ha consentito che siano venuti alla luce? Quanti sono i piccoli soprusi quotidiani che rimangono celati agli occhi del mondo – e quindi impuniti – sui quali mai si farà giustizia? Qualcuno pensa forse che se non ci fosse stato il cellulare le violenze sul ragazzo down non avrebbero avuto luogo? Ora, è evidente che non è pensabile che in barba alla privacy ed alle più elementari norme del Diritto chiunque possa divulgare senza colpo ferire fatti, immagini e scene con enorme facilità. Ma non è pensabile che si provi a scaricar la colpa su uno strumento che – per di più – è lo strumento che è stato utilizzato per divulgare i fatti! L’inquetante sospetto è che l’importante non sia risolvere i problemi, ma assicurarsi che nessuno li veda.

Ci sono delle dinamiche, nella comunicazione, che mi sfuggono, evidentemente.

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