Il Web 2.0 e le applicazioni per la Pubblica Amministrazione

Il Web 2.0 e le applicazioni per la Pubblica Amministrazione

Giorni fa, in occasione del ForumPA (del quale ho parlato qui), ho avuto il piacere di aprire un convegno gestito assieme ad Alberto Marinelli ed agli amici di Epistematica.
Si è parlato degli sviluppi del Web e le prospettive per la Pubblica Amministrazione. In quest’ambito ho parlato dei punti di contatto tra il Web 2.0 e le esigenze della Pubblica Amministrazione.

Alcuni dei partecipanti mi hanno chiesto le slide ma – essendo costituite essenzialmente da foto e qualche concetto e quindi poco autoesplicative – ho ritenuto opportuno montarle con una sintesi dell’audio del mio speech e rendere il tutto disponibile sul blog, per chi c’era e chi no.

Nei primi dieci minuti fornisco una rapida definizione del concetto di Web 2.0 nell’accezione in cui ho considerato il fenomeno nel contesto, soffermandomi poi per descrivere come tale fenomeno impatti sul mondo della comunicazione e concludere con le ripercussioni e le prospettive per la PA. Come caso di studio, cito Italia.it

Sperando di aver fatto una cosa utile, attendo i vostri commenti!

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8 Comments
  • antoniocontent
    Rispondi
    Posted at 14:35, 11 giugno 2007

    Brilliant! Andrebbe proposto a pioggia su tutta la PA, sperando che cresca prima qualche piantina, poi qualche alberello, infine una selva di servizi finalmente utili per i cittadini. Tra l’altro, è la prima volta che mi capita di vedere un powerpoint “montato” correttamente con l’audio dello speaker, ciò che lo rende davvero permalinkabile, altro che slideshare… 🙂 a

  • Gianluigi Cogo
    Rispondi
    Posted at 15:53, 11 giugno 2007

    Ottima presentazione, comprende MOLTI degli argomenti “critici” che la PA dovrebbe considerare, risolvere, rimodulare e chi più ne ha più ne metta.
    Te ne indico alcuni altri che, nella mia attività di “combattente ” come mi hanno definito :-), ho analizzato e ritenuto critici.

    A) Identità federata utile ad erogare servizi “cross-plattform”. Con inevitabile attenzione a un prerequisito: SSO fra i vari portali/servizi certificati della PA.

    B) Facilitatori del change-management. Noi generazione immigrata nel 2.0 troviamo facile e immediato l’utilizzo di questi servizi. I conservatori della PA devono essere accompagnati, facilitati e persuasi.

    C) Fiducia. E ti sembra poco? La PA deve essere trusted. E ora non lo è!

    Ne avrei altri, ma ti spezzerei l’entusiasmo che, invece, è importantissimo.

    Ciao

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 18:55, 11 giugno 2007

    @Antoniocontent
    Infatti il grande limite di slideshare è che non consente di inserire le note audio, rendendo di fatto inutile il sistema se le presentazioni non sono autoesplicative! così perde un po’ in qualità ed è necessaria un po’ di post-produzione, ma il risultato mi sembra dignitoso…

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 18:59, 11 giugno 2007

    @Gianluigi
    Caro Gigi,
    prima di tutto grazie, detto questo, riprendendo i tuoi punti:
    A) il tema del SSO temo sia ancora una chimera in molti casi, forse troppi. ma d’altro canto sino a che le attività saranno frammentate E non verranno definiti standard più solidi di quelli attuali…
    B) e non è affatto semplice, purtroppo. Nè il famoso “ricambio generazionale” sembra funzionare…
    C) ASSOLUTAMENTE d’accordo con te.

    Quanto all’entusiasmo, non sono bastati dieci anni di lavoro con la PAL per spegnerlo, quindi sono confidente che rimanga, come del resto è rimasto a te, che pure la tematica la vivi da dentro! 🙂
    un saluto!

  • Lucia
    Rispondi
    Posted at 7:09, 13 giugno 2007

    Complimenti e ancora complimenti!
    Avevo seguito con interesse il Master al Forum PA 2007 ed ero rimasta entusiasta del suo intervento. Il mio entusiasmo era motivato non solo dall’argomento (sebbene di interesse, ci ero arrivata abbastanza documentata) quanto al suo modo di esporlo. Il video è stata la ciliegina sulla torta! Invidio i suoi studenti per avere a disposizione le sue lezioni. Grazie ancora per il video (davvero utile). Saluti Lucia

  • Francesco
    Rispondi
    Posted at 18:19, 13 giugno 2007

    Temo che la parola “decentramento” contenga un’insidia. La possibilità di “distribuire” le informazioni non significa che non debbano esserci politiche editoriali “forti” (buona scrittura, pagine accessibili, protocolli condivisi, rispetto degli standard, architetture informative coerenti ecc.). Prendiamo per esempio il sito della sapienza… e’ un esempio di ‘decentramento’ ma in questo caso ancora (troppo) drammaticamente “web 1.0”.

  • frap1964
    Rispondi
    Posted at 23:25, 14 giugno 2007

    Ma le Sinapsi Urbane (www.sinapsiurbane.it) saranno web 2.0 ? 😉 Io mi limito a considerare che un importo a base d’asta di 1.972.000,00 euro + IVA per quest’oggetto/servizio e per soli 12 mesi, a me sembra francamente un po’ tantino…
    http://www.funzionepubblica.it/docs_pdf/Gara13_02_06/CAPITOLATO.pdf

    E il portale del cittadino, http://www.italia.gov.it, che a base d’asta arrivava a 16mln di euro + IVA ed è stato aggiudicato per soli “9,9mln di euro” x 36 mesi, battendo anche italia.it, che “si è fermato” nel suo bando a soli 7,85mln di euro (ma per 24 mesi), ecco… quel .gov in più, da 2mln di euro, … ma sarà sufficiente per avere il web 2.0 ? Io, a guardare bene il portale, qualche serio (serissimo) dubbio ce l’avrei… 😉

    La tua analisi su italia.it non è proprio del tutto corretta. Se guardi i documenti originali ti rendi conto di come il progetto prevedesse esplicitamente che il portale fungesse proprio da aggregatore di contenuti esterni. In più si doveva fornire un set di contenuti locale “di rilevanza nazionale”. E infine una piattaforma di booking. La redazione è unica perchè è ovvio che 20+1 redazioni avrebbero un costo esorbitante e ciascuna finirebbe per andare per la sua strada. Se poi la “piattaforma digitale” di interscambio dei contenuti l’abbiano effettivamente sviluppata oppure no… (come era previsto)… beh, questo bisognerebbe chiederlo ad IBM (e al DIT).
    Ma su cosa si stia effettivamente facendo (e si sia fatto) su Italia.it, han tirato su un bel muro impenetrabile.

    Per il portale culturaitalia, che doveva uscire a marzo 2007 e che, secondo comunicato di l’altro ieri (http://www.otebac.it/culturaitalia.html), non vedrà la luce prima della fine dell’anno (eh… Rutelli vorrà evitare la debàcle n.2…), ad es., il lavoro è stato fatto ed il progetto è made in Normale di Pisa, con tanto di sintesi delle specifiche pubblicata (http://www.otebac.it/siti/realizzare/PICO_2_1sintesi.pdf)
    Qui sono stati + economici: ce la caviamo con soli 1,8mln di euro circa, di cui 1mln per hosting triennale, ma a partire dalla data di collaudo e 0.8 mln per contenuti e marketing.

    Infine un recentissimo debutto per la Regione Veneto: http://www.villevenete.net . Anche qui siamo all’incirca sul 1,6mln di euro, ma siccome l’han fatto con fondi europei… li perdoniamo 😉 Ma pure loro dal web 2.0 mi sembrano lontanucci…

    E comunque per meno di 1mln di euro… nella PPAA si fa veramente poco.
    Se passano da web 1.0 a web 2.0… son capaci di duplicare pure i costi… 😉

  • frap1964
    Rispondi
    Posted at 8:29, 18 giugno 2007

    Addendum:
    http://www.impresa.gov.it: portale delle imprese – 8 mln di euro per due anni (dal 2005). Ora pare se ne investano ulteriori 5,5mln, perchè “è stato molto gradito”.
    Top dei top è il progetto michael-culture.it, progetto italo-anglo-francese che arriva (in due tranche) alla bella sommetta di 120 (centoventi) mln di euro.
    Anche qui di web2.0 … neanche l’ombra.

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