Fenomenologia del Blog: Il paradigma del Principe di Salina

Fenomenologia del Blog: Il paradigma del Principe di Salina

Anni fa, le aziende chiedevano Siti Web che non erano pronte a gestire.
Poi è venuta la rivoluzione, ed è cambiato tutto.

Il risultato?
Oggi, le aziende chiedono Blog che non sono pronte a gestire.

Non è che aveva ragione Tomasi Di Lampedusa?
Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi?

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13 Comments
  • Gaia
    Rispondi
    Posted at 8:39, 21 giugno 2007

    Professore, le è arrivata la mia e-mail? Per favore, avrei la necessità che mi rispondesse il prima possibile.

    Gaia
    (la proprietaria di ArezZona)

  • Gaia
    Rispondi
    Posted at 8:40, 21 giugno 2007

    P.S. Scusi se il commento è offtopic, ma non riesco a rintracciarla da nessuna parte…

  • Claudio Iacovelli
    Rispondi
    Posted at 12:21, 21 giugno 2007

    Il corporate blog é un progetto complesso, che richiede la propedeutica definizione degli obiettivi (“cosa permetterà all’azienda”) e l’identificazione delle risorse (“cosa servirà”).

    Nel passato il progetto CRM è stato un fenomeno di discreto successo: entrando in gioco numerose variabili, il raggiungimento di risultati interessanti era subordinato ad una serie di fattori, non sempre prevedibili.

    Il blogging può permettere il ripetersi di alcuni problemi, che si potrebbero verificare se le aspettative sono più business che comunicazionali.

    P.S.: Stefano, il blog é lo strumento di riferimento per la tua comunicazione personale? Come mai non rispondi alle mail? Ciao Claudio

  • catepol
    Rispondi
    Posted at 12:30, 21 giugno 2007

    bè se queste aziende per far gestire il loro blog cominciassero a pensare seriamente di assumere degli esperti, presi anche direttamente dalla blogosfera o comunque capaci di far funzionare la “grande conversazione”, questa sì che potrebbe essere la grande rivoluzione…

    io posso già inviare il mio cv 😉

  • Maurizio Goetz
    Rispondi
    Posted at 15:35, 21 giugno 2007

    Le aziende non chiedono i blog, sono certi consulenti che insistono perchè aprano un blog nonostante non siano pronte. Anche i blogger hanno una certa responsabilità, dovuta ad un eccesso di entusiasmo.

  • Francesco Biacca
    Rispondi
    Posted at 9:01, 22 giugno 2007

    @catepol: uno dei problemi più sottovalutati degli ultimi anni è l’aspetto sicurezza. La maggior parte delle aziende dove mi sono trovato a lavorare come free-lance, sottovalutano i problemi derivanti dal dare in giro i dati di admin, usare password poco complesse, ecc. ecc.

    Mi chiedo: se non assumono un esperto di sicurezza, affidando questo compito a degli interni, perchè dovrebbero assumere degli esperti per curare qualcosa che nemmeno loro sanno dove li porterà?

  • Pier Luca Santoro
    Rispondi
    Posted at 12:35, 22 giugno 2007

    Caro Stefano,
    Argomento ed argomentazioni centrate in pieno ancora una volta.
    Due le motivazioni di fondo a mio avviso:
    – Specializzazione ed inevitabile settorialità di molti consulenti che non hanno una visione d’insieme dell’impresa [anche perche al giorno d’oggi molti non vi hanno mai lavorato dall’interno]. Si valutano e suggeriscono sol,o aspetti specifici senza considerare l’impatto sul resto dell’organizzazione aziendale.
    – Riferimento a modelli anglosassoni [sai che è un mio “cavallo di battaglia” di qs giorni] che spesso sono scarsamente applicabili tout court nel ns paese.
    Un abbraccio.
    Pier Luca Santoro

    PS: Mi associo a Caterina, anche io posso inviare credo il mio cv 🙂

  • Gianluca Parravicini
    Rispondi
    Posted at 11:33, 24 giugno 2007

    Oltre a Tommasi di Lampedusa, mi permetto una citazione più itinerante, da strada, visto chi ne è stato il sellare dicitore: “Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare”. ( Gino Bartali) La realtà dei blog aziendali, per quello che ho visto mi sembra alquanto misera, forse non c’è ancora la consapevolezza di quanto può apportare in termini di diffusione. Le tipologie di comunicazione per i blog aziendali a mio avviso sono innumerevoli, sempre che non si assumano visioni parziali e distorte della realtà, o che si assimilino modelli televisivi. Solo qualche fremito mi suscita l’idea di vederli affidati ai soliti esperti di comunicazione, sarò paradossale, ma se dipendesse da me li affiderei ad un raffinato artista di strada…. Come sempre il passaggio sul tuo blog non delude mai! Ciao

  • Flavia
    Rispondi
    Posted at 0:01, 25 giugno 2007

    Anch’io esco dall’argomento del post, giusto per dire che sono quella ragazza dell’Università di Bergamo che voleva partecipare a BlogLab. In maniera molto educata e gentile lei mi ha riferito che non era possibile la mia iscrizione, ma oramai era troppo tardi ed il blog già realizzato. Ed ora mi sta dando immense gratificazioni. Grazie, dunque, per avermi dato la spinta di iniziare a tenere anch’io un blog, idea che già mi frullava nella testa e che aspettava solo di trovare un pretesto (il vostro progetto, per l’appunto) per concretizzarsi.

  • Regina
    Rispondi
    Posted at 0:31, 25 giugno 2007

    ciao ti ricordi di Regina?..e la farfalla?…:-) sono trascorsi diversi anni….

  • toleno
    Rispondi
    Posted at 19:05, 25 giugno 2007

    …gestire un blog apparentemente sembra molto facile, basta scrivere due cazzate e il gioco è fatto, ma io conosco aziende che hanno una filosofia in qualità di vetrina e il blog una volta aperto rimane lì abbandonato a se stesso, ogni tanto viene scritto qualcosa di incomprensibile che neanche i ‘clienti’ o ‘internauti’ riescono a capire.

    Io propongo una sorte di “Grande Fratello” rendere interessante tutto quello che accade dietro le quinte di una gestione aziendale, dalla presentazione del personale, presi singolarmente e parlare di loro, del loro carattere, delle loro filosofie ecc. Creare un qualcosa che l’azienda venga anche vista al suo interno…ma come dici, caro professore, le aziende non sono ancora pronte.

    Saluti
    Toleno

  • caracaterina
    Rispondi
    Posted at 6:36, 27 giugno 2007

    In genere, da queste parti, leggo senza intervenire perchè spesso i discorsi che si fanno, sono molto interessanti ma anche troppo specialistici per me che non sono del ramo (o dei rami). (Ulteriore parentesi dubbiosa: un blog non è anche quella cosa grazie alla quale chi, appunto, non è del ramo può pure intervenire e, per fortuna, esprimersi democraticamente anche se non c’ha i titoli? un blog non è quella cosa grazie alla quale chi, appunto, non è del ramo può pure intervenire e, purtroppo, dire comunque la sua anche se non ne sa un caz?)
    Ad ogni modo, in merito al post e ad alcuni commenti, due cose. Prima: di quali aziende e di che genere di blog si parla? perchè mi risulta che certe multinazionali sfruttino bene il fenomeno blog a fini pubblicitari. Certo, non “hanno un blog”, utilizzano il fatto che esistono, ne creano di “finti” ma, se entriamo a discutere di ciò che è “finto” e di ciò che è “vero”, mi sembra che ci si avventuri in un impestato ginepraio.
    Secondo: toleno, qui sopra, mi ha fatto rizzare le orecchie perchè sembra parlare direttamente a me di un blog per così dire “aziendale” che conosco bene perchè ne faccio parte, quello di Untitl.Ed. Per nostra esperienza, quanto scritto nel primo paragrafo del commento di toleno non esclude quanto sta nel secondo. Perchè, se ti metti a parlare dall’interno dell’azienda, puoi usare due forme di linguaggio: o il linguaggio che usi coi colleghi mentre lavori, il che corrisponderebbe abbastanza alla filosofia blog come trasparenza e come presa diretta sulla realtà – ma allora è difficile capire per chi sta fuori (vedi pure la mia introduzione in questo commento) -; oppure usi un linguaggio descrittivo-rappresentativo, e allora stai a fare la vetrina e la sfilata. E usi vetrinisti e scenografi a contratto che hanno un’altra vita, rispetto all’azienda (e magari un loro blog ;))Ora, si dirà che un’azienda, dovendo vendere, proprio la vetrina e la mostra dovrebbe fare: ma allora non mi stupisce molto che, a meno di non fare come le multinazionali, o come certe banche molto televisive in cui i testimoinial sono gli impiegati che fanno scenette, un’azienda medio-piccola non sappia molto bene che farsene di un blog, la cui forza, secondo me, (ed è la forza della rete) sta più nell’azione che nella rappresentazione.

  • Giusi Mineo
    Rispondi
    Posted at 10:26, 5 luglio 2007

    Cara Caterina,

    penso proprio che il tuo commento sia azzeccato, ma come tutti sanno le cose nascono con uno scopo per poi venire puntualmente stravolte, nel momento in cui qualcuno capisce che ciò che è stato ideato può, a limite, essere utilizzato a fini commerciali o di lucro, se vuoi.
    Un blog nasce come mezzo di espressione personale, che poi le aziende ne aprano uno che faccia da “vetrina” o da strumento di espressione libera di ciò che le persone all’interno pensano (sempre che in azienda tu possa dire ciò che pensi effettivamente), in ogni caso è stato snaturato in quello che era il suo scopo originario.
    Per quanto riguarda poi il cambiare le cose, il problema è che le cose non cambiano alla stessa velocità per tutti e il Gattopardo, in quanto siciliano come me, la sapeva bene. Noi tutti sappiamo che l’Italia è sempre in coda a tutte le innovazioni che riguardano web e comunicazione, questa non è una novità! In ogni caso non penso che sarà la presenza o meno dei blog aziendali a cambiare lo stato delle cose.

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