L'informazione non è una carrozza a vapore!

L'informazione non è una carrozza a vapore!

Su ePolis di questa settimana, una breve riflessione sulla demonizzazione di Internet attuata dal sistema dell’informazione “mainstream”… Ovviamente, i commenti sono benvenuti!

Pochi sanno che quando, agli inizi dell’800, le prime automobili arrivarono in Inghilterra, vi fu una vera e propria rivolta. La rivolta dei postiglioni, che videro minacciato lavoro e futuro dalla nuova tecnologia che – di fatto – rendeva superflua la loro figura.

Per risolvere il problema bastò una legge. Legge che obbligava ogni “carro a vapore” ad essere preceduto da un servitore a piedi che, correndo davanti alla vettura ed agitando una lanterna, avvisasse i passanti dell’arrivo del mostro meccanico. Un modo un po’ miope – insomma – per salvaguardare posti di lavoro con la scusa della sicurezza. Esistono due tipi di innovazione: quella definita “disruptive“, che implica un forte cambiamento rispetto allo status quo e quella definita “sustaining“, che invece rappresenta un’evoluzione di quanto già esistente.

Leggendo le pagine dei giornali, in queste settimane, si ha la triste impressione che una parte consistente del giornalismo italiano – rispetto al tema dell’informazione – consideri Internet ed i “new media” (che poi tanto nuovi non sono più) un po’ come i postiglioni dell’800 consideravano le automobili. Ogni volta che qualcosa di nuovo si profila all’orizzonte, c’è sempre qualcuno che – più o meno inconsciamente – teme d’esser soppiantato. Ma soltanto affrontare l’innovazione con serenità consente di coglierne i vantaggi e di leggerne i limiti. Il resto, è solo cattiva informazione.

(Articolo in PDF)

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9 Comments
  • Enoela
    Rispondi
    Posted at 8:54, 21 novembre 2007

    Ogni volta che sento parlare su “media mainstream” di argomenti a me non ignoti colgo nella notizia distorsioni e semplificazioni tali da arrivare spesso a snaturarne la sostanza. Così quando sentiamo parlare di internet rabbrividiamo dell’approssimazione e della superficialità. Non è paura, purtroppo, almeno non solo. Se all’ignoranza e alla presunzione aggiungiamo anche la voglia (e la necessità) di attrarre la nostra attenzione a qualsiasi costo otteniamo ciò che abbiamo.

  • stefano
    Rispondi
    Posted at 12:28, 21 novembre 2007

    Professor Epifani,
    spesso i suoi “spilli” su Epolis mi colpiscono per lucidità e pragmatismo.

    Stamattina in metro mi sono trovato a condividere in pieno il suo pensiero, e mi ha anche strappato un mezzo sorriso (amaro) con l’efficacissima immagine dei postiglioni.

    Mi permetto di riportare il suo intervento sul mio blog http://milanoromatrani.wordpress.com

    Complimenti per tutto

  • studentefreelance
    Rispondi
    Posted at 13:18, 21 novembre 2007

    Concordo pienamente…di solito la paura rende increduli e diffidenti!

    Ahhhhhh…..Se solo ci fosse più informazione in merito!

  • gigicogo
    Rispondi
    Posted at 0:14, 22 novembre 2007

    Paura di non conoscere. O difesa dal nuovo.
    Chi conserva, e su quella conservazione vive di rendita, odia il nuovo e lo demonizza.
    Altri lo chiamano “livellamento verso il basso”.

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 9:23, 23 novembre 2007

    @enoela
    ahimè concordo…

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 9:25, 23 novembre 2007

    @stefano
    gentile Stefano,
    la ringrazio infinitamente per le sue parole, ed in particolare per il termine che ha usato: “spilli”.
    spero di rileggerla presto!
    s.e.

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 9:26, 23 novembre 2007

    @gigi
    come al solito: son d’accordo! 🙂

  • stefano
    Rispondi
    Posted at 15:30, 23 novembre 2007

    gentile stefano,
    nella speranza di poterle dare del tu la saluto di nuovo, sottolineando che la speranza è reciproca! 🙂

    nel frattempo la aspetto sulle pagine di milano-roma-trani
    mi farebbe molto piacere…
    a presto!

    S

  • Google Angel
    Rispondi
    Posted at 14:07, 27 novembre 2007

    Sono pienamente d’accordo, infatti ci vuola la nuova onda, un pensiero più aperto e più pronto all’evoluzione. Tanto tutto cio dovrebbe arrivare con il vento dall’America. Quando? Credo che ci vogliono ancora tanti anni.

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