SSGRR

SSGRR: Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli. Chi ha qualche capello bianco sulla testa e lavora da un po’ di tempo nel settore delle TLC non può non conoscere questo nome.
Centro di eccellenza per la formazione sulle telecomunicazioni, la Scuola dell’Aquila ha formato generazioni e generazioni di manager e tecnici che hanno fatto e fanno le TLC in Italia. Ho avuto per anni l’onore di insegnare per la Reiss Romoli. Anni indimenticabili che mi hanno fatto comprendere quale possa essere il ruolo della formazione in una grande azienda e con quanto entusiasmo si possa lavorare in questo settore. Mi hanno fatto capire come la formazione possa diventare cinghia di trasmissione per lo sviluppo delle conoscenze e strumento di condivisione della cultura aziendale. Chi ne conosce la storia, sa che oggi la Reiss Romoli è ad un passo dalla chiusura. Chi ne conosce le storie, sa che a tutto ciò si è arrivati per l’incredibile miopia dei manager di Telecom Italia, che dominati dalla smania dell’ARPU e del ROI non hanno esitato un secondo prima di dilapidare un patrimonio inestimabile di conoscenza, un vero e proprio bacino culturale per il malmesso mondo delle TLC italiane.
Non è l’amicizia profonda ed ormai decennale che mi lega a molti dei professionisti che vi lavorano che mi spinge a scrivere questo post, ma la rabbia nei confronti di un’azienda – Telecom Italia – che non ha compreso il ruolo della Scuola dell’Aquila. Nei confronti di un’azienda che non ha esitato un attimo a svendere un luogo storico delle TLC italiane per la sua profonda incapacità di comprenderne il valore. E di sfruttarlo.
Oggi la Reiss Romoli è di proprietà di Tils – mostro nato dalla fusione della SSGRR con quelle che Colaninno definì le altre “pizzerie” del gruppo Telecom e poi svenduto. La sua chiusura vorrebbe dire la perdita definitiva di quarant’anni di cultura delle TLC in Italia. Vorrebbe dire anche lasciare senza lavoro decine di professionisti. Ma paradossalmente non è questo che mi preoccupa di più. Sono convinto che il loro valore sia tale che resterebbero per molto poco tempo disponibili sul mercato. Tuttavia la morte della Reiss Romoli vorrebbe dire la morte della storia delle TLC del nostro Paese. E il nostro Paese non può permetterselo.
Della vicenda parla il blog dei dipendenti della Reiss Romoli
9 Comments
  • .mau.
    Rispondi
    Posted at 20:05, 30 ottobre 2008

    ero convinto avessero fatto fuori la Scuola già due anni fa, a dire il vero.
    🙁

  • antoniocontent
    Rispondi
    Posted at 22:28, 30 ottobre 2008

    io non ho mai insegnato alla SSGRR, ma ovviamentge ho fatto a tempo a partecipare a qualche corso di formazione dell'”ultima generazione”, quella del “mordi e fuggi” che in qualche modo già segnava la fine di un’era in Telecom, quella in cui prima di mettere mano alla stanza dei bottoni bisognava imparare un bel pò di cose, e forse anche uno stile aziendale, il che richiedeva soggiorni abruzzesi nell’ordine di mesi, non di giorni.

    ebbene la probabile fine della Scuola è solo la metafora della “cortomiranza” delle gestioni predatorie che hanno caratterizzato le ultime due cordate (Colaninno e Tronchetti) che hanno messo le mani su questa grande azienda. se il tuo scopo è quello di rubare e scappare, non sorprende che di formare le nuove generazioni di manager, quelli che daranno valore quando tu sarai già fuggito con la cassa, a questi signori non potesse fregare alcunchè.

    Cosa possa fare Bernabè in questo momento per salvare questa istituzione è qualcosa di difficile da capire, ci mancano troppi elementi (e non parlo solo dei freddi dati). Forse la soluzione migliore potrebbe anche prescindere da Telecom e dai piani industriali prossimi venturi. La SSGRR è una risorsa per il Paese, e magari qualcuno potrebbe fare a tempo ad accorgersene.

    a

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 18:59, 1 novembre 2008

    @.mau
    per farla fuori, secondo me la hanno fatta fuori con la fusione. Ora si tratta del colpo di grazia.

  • Stefano Epifani
    Rispondi
    Posted at 19:00, 1 novembre 2008

    @antonio
    con i vertici della Regione presi da “altre” priorità, la vedo difficile… ciò non toglie che concordi appieno con il tuo punto di vista.

  • Maurizio Goetz
    Rispondi
    Posted at 17:59, 3 novembre 2008

    La Reiss Romoli è sempre stata un polo di qualità in Italia nella formazione, ce la invidiavano anche all’estero.

    Ho, come te, un ricordo stupendo, grazie ai tanti professionisti che hanno lavorato con passione ed entusiamo per portare avanti tanti progetti innovativi di formazione.

    Sono orgoglioso di aver potuto lavorare con tante straordinarie persone che mi onorano della loro amicizia.

    Non posso che condividere il tuo pensiero, ma voglio essere ottimista, augurandomi che qualcuno possa ancora salvare l’enorme patrimonio culturale che è la Reiss Romoli.

  • gigicogo
    Rispondi
    Posted at 16:15, 5 novembre 2008

    Ne ho parecchi di bianchi 🙂
    Anch’io ho li degli amici e, se penso che dal ’99 al 2001 ero anche fornitore. Sigh!

    Un altro pezzo “1.0” che se ne va!

  • Posted at 3:42, 13 novembre 2008

    Io ho iniziato a lavorare per un provider internet a 17 anni… ne ho compiuti 30 il mese scorso… quindi sono 13 anni che lavoro nelle tlc (son pure certificato eh). Eppure non l’avevo mai sentita nominare. Ho pensato che fosse ignoranza mia… e allora ho continuato a leggere. Fino a che sono arrivato a “Tuttavia la morte della Reiss Romoli vorrebbe dire la morte della storia delle TLC del nostro Paese”. E allora ho capito che non era ignoranza mia (cioe’ si, era ignoranza mia; pero’ non così grave). Dal mio punto di vista la storia delle TLC in Italia e’ morta con CSELT, e un altro pezzo quando e’ morto Bove’. Dipende da cosa si intende per “storia delle TLC”. Pero’ si… la miopia dei manager Telecom e’ oramai abbastanza evidente…

    (il motivatore di turno che incita a fare come Napoletone a Woodstock… ehm a Waterloo… lo ha reso evidente pure ai lombrichi nel mio giardino, che ancora sono tutti contratti dalle risate)

    … la miopia mi sa che se la sono attaccata dalla Olivetti… che dopo Adriano aveva finito la lungimiranza (cfr. “Perottina”). E in Olivetti ce n’era talmente tanta che continua ancora a viaggiare su tutti questi computer moderni pensati nella Silicon Valley.

  • roberto Venturini
    Rispondi
    Posted at 7:29, 30 dicembre 2008

    Ho avuto la fortuna anch’io di insegnare per parecchio tempo alla SSGRR, ho fatto li’ per anni alcuni dei miei primi pacchetti di formazione sul marketing digitale e dintorni.

    La scuola era certamente un polo d’eccellenza, anche se -diciamocelo – non era il MIT o Harvard; C’era gente molto in gamba e c’erano onesti mestieranti… ma rispetto alla media italiana era nella fascia decisamente superiore (poi, probabilmente, sugli aspetti più tecnico tecnologici, reti, hardware e simili la scuola era ancora più avanti, almeno mi dicono).

    Ho dei buoni ricordi, e ricordi curiosi della struttura – che sembrava di essere in convento, con le sue cellette/appartamentini. E ricordi di persone deliziose e molto umane.

    L’arrivo della nuova telecom ha segnato la fine di un’ epoca: feci anch’io un po’ di formazione per TILS ma era un’altra cosa. La qualità richiesta era un’altra.

    Del resto la cosa si inquadra in un (inevitabile?) processo di dequalificazione dei prodotti / servizi; si bada al ROI come unico parametro, quindi la qualità, le cose fatte bene se non danno un ROI immediatamente dimostrabile e immediatamente inseribile nella trimestrale sono costi inutili…

    Si un pezzo di storia italiana che se ne va, però che freddo che faceva all’Aquila…

  • Luca Valentini
    Rispondi
    Posted at 20:21, 23 aprile 2009

    Ho i capelli bianchi ( e radi ), ho lavorato 4o anni nelle TLC ( sono stato assunto dalla TE.TI e sono andata in pensione con Telecom , fortunamente prima che arrivasse Colaninno. Ho frequentato molti corsi presso la SSGR e ricordo con molto piacere un’ Istituzione ,che sicuramente ha contribuito allio sviluppo delle TLC, cosa questa, non compresa dai bottegai avidi e presentuosi che ne hanno decretato la fine. Si tratta di una perdita secca e irreparasbile per l ” Azienda Italia “.
    Luca vALENTINI

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