Siamo drogati, ma non lo sappiamo?

Siamo drogati, ma non lo sappiamo?

Oggi, leggendo il Sole24Ore, ho appreso che dei miei circa 600 contatti su FaceBook quasi 150 sono malati, e magari non lo sanno.

No, non penso all’H1N1, ma mi riferisco alle dichiarazioni di Federico Tonioni, il coordinatore dell’Ambulatorio del Policlinico Gemelli dedicato all’Internet Addiction Disorder che ha avviato oggi la sua attività. E per inaugurarla, secondo il consueto costume italico, si fa pubblicità con un articolo nell’usuale stile terroristico adottato dalla peggior stampa italiana quando si parla di Internet.  Nel virgolettato dell’articolo Tonioni afferma:

Almeno due iscritti a Facebok su 10 ne sono dipendenti mentre, secondo i dati di uno studio dell’università di Perugia, su 10 persone quattro possono sviluppare abusi o dipendenza da internet, la maggior parte delle volte inconsapevolmente. Si potrebbe dire che questo tipo di patologie di dipendenza da internet si stia diffondendo a livello epidemico

E quindi, se la matematica non è un’opinione, ho 150 amici malati (anzi, almeno 150 amici malati). Tanto per esprimere meglio il dato: di oltre dieci milioni di utenti FaceBook in Italia, ben due milioni sarebbero i malati. Altro che H1N1!

Il vero problema è che l’IAD è una cosa seria, della quale si parla da quasi 15 anni e sulla quale sono stati scritti articoli scientifici di tutto rispetto. Ma tra parlarne seriamente nell’ottica della divulgazione scientifica e scegliere la facile soluzione dello scoop giornalistico, pare proprio che lo psichiatra abbia adottato la strada più semplice. E lo fa nel modo peggiore: parlando di epidemie, di piaghe sociali, di ossessioni. Insomma, di tutto il catalogo da mettere in gioco quando si vuole (s)parlare di  Internet per avere la certezza di essere ascoltati (tanto che spunta fuori, come al solito, anche la pornografia ed il gioco d’azzardo).

Ora, le considerazioni da fare sarebbero diverse, ma mi limito a ad alcune osservazioni a caldo:

  • Ancora una volta, si è scelto di parlare di internet in modo allarmistico, non rendendo un buon servizio al lettore, e men che meno allo sviluppo della rete;
  • La scelta di un approccio allarmistico su un tema delicato come quello della dipendenza da Internet è doppiamente controproducente, perchè da una parte terrorizza chi non sa, dall’altra genera l’indignazione di chi sa;

Infine, un’ultima considerazione: ho l’impressione che a volte chi dovrebbe occuparsi di un fenomeno ne parli senza conoscerlo realmente. Come si fa a dire che un utente su cinque è malato? O che due su cinque possono esserlo? Quali sono i parametri? Quali le metriche? Non sarà che la società cambia, e chi dovrebbe leggerla, interpretarne il cambiamento, comprenderne le dinamiche non se ne accorge e classifica una parte di questo cambiamento come una malattia?

6 Comments
  • Posted at 21:55, 2 novembre 2009

    Ottimo articolo. Di “internet dipendenza” i mass media ne parlano dall’invenzione della prima chat pubblica. Ogni tanto devono trovare il mostro della rete…. ora é il turno di facebook.

  • massimo r.
    Rispondi
    Posted at 12:59, 4 novembre 2009

    salve, purtroppo questa malattia esiste e non è una caccia alle streghe, io ho giocato ad un gioco di vita virtuale(second life)e in questo mondo ho trovato molte persone già malate o che stavano sviluppando i sintomi, ho provato sulla mia pelle, io mi occupo di dipendenze da nuove droghe, non sono un medico, ma un operatore sono a contatto con molti tossici classici (eroina-cocaina) e molti comportamenti sviluppati nella dipendenza da internet sono sovrapponibili. Io ero come un infiltrato in questo mondo e ho riscontrato un fattore che molti utenti erano forti consumatori di alcol, anche se loro vivevano il bere molto, come una attività ludica e alcuni avevano abbandonato l’alcol, ma erano passati ad altra dipendenza, quelle del gioco virtuale! penso che tutti siamo potenziali soggetti a sviluppare IAD, ma non è detto che tutti ci ammaliamo, per vari fattori che ci differenziano e quello più determinate è la nostra vita di come la viviamo, ho notato che gli che i soggetti più vulnerabili sono quelli che hanno grossi problemi famigliari o sociali, che li spingono a crearsi un mondo virtuale per trovare una pace interiore, quello stato di benessere che non hanno nella vita vera.

  • Posted at 13:57, 4 novembre 2009

    @massimo r.
    Caro Massimo,
    lungi da me affermare che l’IAD sia un’invenzione. Penso però che sia criminale parlarne come si è fatto nell’articolo. E penso anche che per parlare del problema sia necessario conoscerlo sotto diversi aspetti: psicologico, sociale, tecnologico. Non trovi anche tu? La tua testimonianza, del resto, è più valida di mille pezzi come quello del Sole, o servizi come quello apparso nello stesso giorno al TG5…

  • massimo r.
    Rispondi
    Posted at 15:05, 4 novembre 2009

    @Stefano Epifani
    Hai ragione Stefano e se non avessi vissuto di persona, con le basi che il mio lavoro richiede non avrei avuto un quadro completo della situazione, potrei scrivere delle ore sulle varie tipologie di persone che ho incontrato, ho scritto pure un blog dove racconto in modo soft cosa ti può succedere, nella speranza che chi lo legge usi il virtuale per divertirsi e non per crearsi una vita alternativa che sostituisca quella reale!

  • Anya
    Rispondi
    Posted at 16:33, 10 novembre 2009

    Credo che Tonioni abbia poca colpa di come siano riportate le sue parole, quindi accusarlo di “scegliere la strada più semplice” lo trovo ingiusto. Se vuoi una comunicazione scientifica vai a leggere il Lancet o il Jama e non di certo Ilsole24ore (almeno poi fosse quello Sanità) che di scientifico non ha nulla. Lo dico perchè c’ero alla conferenza stampa e Tonioni l’ho intervistato e la questione era stata posta in modo molto diverso. Chissà come mai non riportano le frasi in cui afferma che nella maggior parte dei casi esiste una psicopatologia pregressa, che Internet non è uno strumento negativo. Che ha cambiato la comunicazione tra gli esseri umani. Che è un altro livello della realtà, neo costituito. Ma che esistono persone che questa libertà la vivono come un disagio, che pensano di non avere più un’alternativa nel mondo reale.
    Più che pensare a criticare Tonioni bisognerebbe gettare nel cestino tutte le decine di quotidiani che si definiscono “seri” ma che trattano gli argomenti come fossero l’ultima avventura di Corona e Belen. Ma forse è il pubblico che vuole leggere questo tipo di cose. Finisco con il dire che se l’1% dello spazio dedicato a questo argomento (questo sì di nicchia) venisse dedicato a parlare di patologie neuropsichiatriche come schizofrenia e depressione magari oggi non avremmo gente che parla di “matti” e che farebbe riaprire i manicomi domani.

  • massimo r.
    Rispondi
    Posted at 1:12, 11 novembre 2009

    @Anya
    Anya mi pare che nessuno attacca Tonioni, se leggi con attenzione i post infatti si evince come la comunicazione dei media sia distorta e il mio intervento era proprio per far capire che come in ogni luogo reale anche nel virtuale esistono persone con problemi e tutti usiamo le chat, visto che da quello che ho capito sei una giornalista ti consiglio di provare i numerevoli social netework per almeno un anno e poi capirai che tutti usano questa mondi virtuali per cercare un equilibrio che la vita di tutti i giorni nn da, io ho resistito 2 anni poi se sei “normale” ti stacchi per sfinimento, invece ci sono persone che resistono perdendo il contatto con la realtà, pur vivendoci! quindi ben vengano persone come Tononi, perche attualmente i servizi sanitari che dovrebbero curare queste persone sono rimasti un po indietro con i tempi

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