Buzz: Prove Generali di Grande Fratello

Buzz: Prove Generali di Grande Fratello

È nato. È nuovo. È social. È targato google. È Buzz. Ed è un autogoal. Inutile dilungarsi su cosa sia Buzz, chi legge questo blog è probabile che lo sappia bene. In caso contrario, un giro sul blog di Google Italia sarà sufficiente a chiarirsi le idee. Invece penso valga la pena di soffermarsi non su ciò che Google Buzz è o non è, ma che cosa rappresenta. E Google Buzz rappresenta, a mio giudizio, un significativo, rappresentativo, sintomatico, pericoloso autogoal di Google. O meglio, l’autogoal non è Buzz in sè, ma il modo in cui Google lo ha lanciato. Non mi riferisco al fatto che il servizio abbia un assetto funzionale tale da sembrare più un alpha version che una beta, non mi riferisco al fatto che – caso più unico che raro nella politica di lancio dei nuovi prodotti di Google – sia stato lanciato subito per tutta l’utenza, saltanto a piedi pari il consueto prelancio ad invito. Non mi riferisco a tutto ciò.

Qual’è quindi il nocciolo della questione? Il nocciolo della questione consiste nella possibilità di scelta. In quella che per l’azienda di Montain View pare più una prova generale di Grande Fratello che il lancio di un nuovo servizio, Buzz è entrato con la grazia di un elefante in una cristalleria nella delicatissima questione del diritto di scelta dei suoi utenti. Non è (in questo caso) in discussione la politica di gestione dei dati che – consapevolmente o meno – milioni di utenti cedono o concedono a Google ogni volta che scrivono una mail, usano le mappe, fanno una ricerca. Google è una azienda commerciale. Non è il caso di fare i finti ingenui. Non è il caso di cadere dal pero. Non è questo il punto.

Non vale la pena discutere del fatto che Google disponga di infinite informazioni su di noi. Non serve far finta di non sapere che le usi. Ma c’è una differenza sostanziale tra l’advertising contestuale di GMail (ad esempio) ed il fatto che Buzz abbia ricostruito (o tentato di ricostruire) il social network dei propri utenti a partire dagli indirizzi e-mail, collegando oltretutto Buzz al Profilo dell’utente. La differenza consiste nel fatto che nel primo caso l’uso delle informazioni attiene un rapporto privato tra l’utente e google. Nel secondo caso, invece, tale rapporto viene automaticamente “allargato” a tutti gli altri utenti. A tutti gli altri titolari di e-mail che hanno attivato Buzz.

Ora, è evidente che la manovra sia stata portata avanti con l’obiettivo di abbreviare i tempi di popolamento della “Buzzsfera”. Ma è altrettanto evidente che tale tentativo confligga fortemente con la privacy ed il diritto di scelta degli utenti che, abilitato Buzz, si son trovati – senza necessariamente (o esplicitamente) volerlo – letteralmente in piazza.

Sappiamo tutti che i social network stanno ridefinendo il significato ed il ruolo della privacy. Ma proprio per questo è quanto mai importante che gli operatori si muovano, in questo contesto, con i piedi di piombo. Non è questione di cosa sia legalmente fattibile o meno. È, una volta tanto, una questione che riguarda cosa sia eticamente fattibile o meno. Il fatto che le nostre informazioni siano sempre più spesso in piazza non implica automaticamente che l’utente non debba poter avere il diritto di decidere quando mettercele, o quali di esse distribuire. È questa l’essenza di uno dei diritti più importanti: il diritto di scelta. È questo il vero diritto che Google ha violato con Buzz. E se pure ciò non verrà discusso nell’aula di un tribunale, è indubbio che ponga un’ombra sul rapporto di fiducia tra Google ed i suoi utenti. Fiducia sulla quale Google regge il suo impero.

Se – come ha affermato Andrea qui – Buzz fosse targato Microsoft, sarebbe insorto il mondo. Ma don’t be Evil. Google è buona. E quindi ne parla solo una manciata di esperti. Per questo tutto sommato l’autogoal di Google è utile. Utile a ricordarci che ogni volta che cediamo un’informazione essa potrà essere usata. Forse bene, forse male. Non necessariamente con il nostro esplicito consenso. Non necessariamente nel nostro interesse.

Un’azienda come Google, che incide così fortemente sulla vita di ognuno di noi (Dania docet), ha una responsabilità enorme nei confronti dei suoi utenti. Della quale, questa volta, non è stata all’altezza.

6 Comments
  • Posted at 14:31, 14 febbraio 2010

    Appena l’ho visto, trovandomelo imposto sulla casella di posta, mercoledì scorso, ho detto subito quello che che dici (meglio) tu e Andrea e molti altri oggi. (qui nei commenti da catepol: http://friendfeed.com/catepol/4531660c/l-aggregatore-per-eccellenza-che-aggrega-tutto). Ma dato che non sono una teNNica, qualcuno (non lì, ma in privato) mi ha (amabilmente) preso in giro dandomi dell’asociale paurosa delle novità magnifiche del progresso googleiano. 😉

  • Posted at 14:41, 14 febbraio 2010

    Sì, io mi sono trovata spiazzata perché non riuscivo a capire cosa fosse e come funzionasse. Però non mi fa molto piacere che ora chiunque sia in grado di leggere a chi ho spedito una mail, anche incidentalmente. Anzi, mi dà decisamente fastidio, anche perché non ho richiesto il servizio e non riesco nemmeno a capire se sia possibile o meno disattivarlo. 🙁

  • Posted at 14:50, 14 febbraio 2010

    Galatea, vai in fondo alla pagina, c’è il cosino da cliccare “disattiva buzz”. Clicchi e non lo vedi/usi più (però resta a vita)

  • Posted at 0:19, 15 febbraio 2010

    @Stefano mi sto prendendo il tempo di osservare (utilizzandolo al minimo). A pelle… Facebook quasi quasi è da rivalutare. E detto da me, a cui notoriamente fb non piace… Bel giocattolino che gioca con la nostra privacy passandoci sopra con un cingolato …

  • Posted at 14:02, 19 febbraio 2010

    Pur non avendo articolato così bene i miei pensieri, pur non utilizzando Gmail e servizi associati, questo lancio di Buzz mi ha un pò allarmato. Anche a me ha dato l’impressione di Grande Fratello, ma forse più per la moltitudine di servizi lanciati da Google e per questo suo esserci lanciata anche nel campo dei social network.
    Ma adesso rifletterò anche su quello che dice il prof..

  • Posted at 14:50, 20 febbraio 2010

    E io che aspettavo un degno sostituto di facebook per il mio blog… E’ qualcosa di orrendo questo buzz…
    E comunque, inutile porre adesso problemi di privacy sul web. Se davvero vi interessa, dico a voi blogger, accettate un compromesso: maggiore privacy, meno libertà. Non si può avere tutto e questo è il risultato della totale anarchia che dilaga nel web2.0.

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