Google condannata in Tribunale. E l'Italia condannata all'oblio

Google condannata in Tribunale. E l'Italia condannata all'oblio

Quando qualcuno indica la luna, si diceva un tempo, gli stolti guardano il dito. Ma a ben più alti livelli di idiozia riusciamo ad arrivare nel nostro Paese, quando se qualcuno urla in un megafono delle oscenità, siamo così stupidi da prendercela con il produttore del megafono. Eh si, perchè se si vanno ad analizzare i fatti, è questo quello che è successo con la sentenza che condanna tre dirigenti di Google per il caso del ragazzo affetto dalla sindrome di Down maltrattato dai suoi compagni di classe.

Del fatto, del quale hanno appena dato notizia i giornali, ne parlano già Massimo, Ernesto, Metilparaben ed altri. Non vale quindi la pena soffermarsi sulla descrizione delle circostanze, che d’altro canto sono note ormai a tutti.

Vale invece la pena di soffermarsi su ciò che il fatto potrebbe comportare, in termini sostanziali, per lo sviluppo di internet nel nostro Paese. Le previsioni più pessimistiche di Massimiliano Trovato, autore di un bell’e-Book sul tema pubblicato dall’Istituto Bruno leoni nel quale afferma in sostanza che una decisione avversa a Google andrebbe contro il diritto, pare proprio si siano avverate.

E non basta, come sostiene Massimo, “archiviare il fatto nel lungo elenco delle arretratezze culturali di questo paese di fronte alle nuove tecnologie” perchè archiviare è troppo vicino ad accettare. Ed alcuni fatti, alcune situazioni, sono inaccettabili.

E’ inaccettabile, ad esempio, che il sistema politico e quello giudiziario – forse (e drammaticamente) più per crassa ignoranza che per malafede – continuino ad ostinarsi a voler legiferare e giudicare su argomenti che non conoscono e non capiscono. Dei quali non percepiscono i confini, le regole, le caratteristiche. Un pò come se pretendessimo che i guidatori di una carrozza scrivessero il codice della strada per un mondo popolato  da astronavi.

E non serve dire che mancano le leggi, quando poi chi dovrebbe applicarle non sa neanche come declinare quelle che ci sono rispetto al nuovo contesto. Il problema non è costituito dal fatto che mancano le leggi. Le leggi ci sono. Mancano persone in grado di applicarle perchè mancano persone, nei luoghi chiave, che conoscono e capiscono il problema. Così come per lo sport esistono i Giudici sportivi, sarebbe utile che per la rete esistessero Giudici con competenze specifiche, o abbastanza umili (o intelligenti) da farsi affiancare da chi tali competenze le ha. Ma la rete non definisce più un dominio limitato o delimitabile. La rete oggi è il mondo. La rete sta cambiando il mondo. Peccato che chi questo mondo deve regolarlo non se ne renda conto a sufficienza. O, quando se ne rende conto, non faccia altro che cercare di ostacolare un cambiamento che è nei fatti inarrestabile.

Questi non sono problemi che riguardano qualcun altro. Riguardano noi tutti. Noi che scriviamo su un blog, noi  che abbiamo un profilo su facebook, noi che facciamo ricerche con Google. Perchè la libertà non è un diritto acquisito, ma un diritto che va conquistato e riconquistato giorno per giorno.

5 Comments
  • Posted at 20:28, 24 febbraio 2010

    Ogni libertà ha un confine ben preciso. Questo è un principio elementare che internet non può prevaricare. Inoltre, smettiamo di parlare di internet come qualcosa di eccezionale da adorare o altro. Internet è fatto da persone umane, e noi normali utenti siamo un suo elemento essenziale nel web2.0 e come tali dobbiamo rispettare le regole imposte dalla società. Il rispetto delle regole è accertato dai tribunali che la stessa società ha eretto come tali.
    Poi, si può secondo me criticare una sentenza, ma non insinuare che quei giudici sono ignoranti o altro. Comunque ottimo articolo anche per le fonti.

  • Posted at 23:46, 24 febbraio 2010

    Francesco, entra nel merito, parla della sostanza delle cose. Altrimenti non riusciamo ad affrontare realmente il problema. E quindi: la sentenza è giusta? La responsabilità dell’intermediario – che ha rimosso tempestivamente il contenuto – qual’è?

    E poi, non ho insinuato che i giudici siano ignoranti. L’ho detto chiaramente. Altrimenti, si sarebbero comportati diversamente.

  • Posted at 1:05, 25 febbraio 2010
  • Posted at 14:28, 25 febbraio 2010

    Dai giornali ho letto che la condanna sarebbe motivata dai profitti derivati dal video. Se così fosse, aggirerebbe la norma che la piattaforma non è responsabile dei contenuti? E in ogni caso, non darebbe una mano a tutti quelli che sostengono il contrario?
    Magari è una forzatura: ma mi pare che ancora una volta la politica (come giustamente sottolinei) è incapace di governare processi complessi e in questo vuoto la magistratura supplisce. Il risultato è quello che descrivi.

  • Jacopo Romani
    Rispondi
    Posted at 17:09, 28 febbraio 2010

    Salve, complimenti per il blog. Gradirei poterla contattare per farle conoscere un progetto di informazione on line in fase di lancio. Si chiama net1news e lo presenteremo ufficialmente al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia il 23 aprile. Occupandomi della categoria comunicazione avrei selezionato fra altri anche il suo blog per entrar a far parte di questo grande progetto. Le lascio la mail jacopo.romani@net1news.org
    Sperando in un riscontro ringrazio e porgo cordiali saluti.
    Jacopo Giovanni Romani

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